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Libero ricercatore indipendente su salute, longevità, ehretismo, crudismo, fruttarianismo, sungazing, nutrimento pranico.

ALIMENTARSI DI LUCE, PRANA O ARIA

A cura di Marco Giai-Levra, 12/10/2012

Anche se scienza e medicina pongono i limiti che tutti conosciamo riguardo alla sopravvivenza di un essere umano senza alimentazione solida e liquida, a quanto pare c’è -e c’è sempre stato- chi si è spinto al di là di questi confini. Numerosi sono i santi e i mistici che nella storia antica e recente hanno manifestato il fenomeno fisico dell’ “inedia totale” (Teresa Neumann, morta nel 1962, è tra i casi recenti più famosi per esempio ).

È POSSIBILE SOPRAVVIVERE PER ANNI SENZA MANGIARE E BERE? PRAHLAD JANI LO FA…
La medicina allopatica ufficiale afferma che possiamo sopravvivere alcune settimane senza mangiare e 3 o 4 giorni senza bere. Ciò nonostante il mistico indiano Prahlad Jani (nato nel 1929), sostiene di non mangiare e non bere da ben 76 anni. Egli afferma di avere ricevuto questo “dono” dalla dea Durga, quando era un bambino, omaggio questo che gli consentirebbe di nutrirsi di gocce di Amrita, il nettare divino che goggiola da un foro praticato dalla stessa divinità nel suo palato, e che lo manterrebbe in vita, indipendentemente dall’ingestione di cibo e acqua. Ma questo fenomeno chiamato anche “inedia totale” è un semplice digiuno, o è qualcosa di diverso? Un estremo adattamento dell’essere umano? La scrittrice Jasmuheen ci dà una definizione.

JASMUHEEN CHIARISCE LA DIFFERENZA TRA DIGIUNO E “INEDIA TOTALE”
Jasmuheen, scrittrice famosa per le sue pubblicazioni sugli argomenti “nutrirsi di Luce” o “alimentazione pranica”, dichiara: “c’è una grande differenza fra digiunare e nutrirsi di prana. Col digiuno l’organismo si può disintossicare, ma il digiuno, dopo un po’ di tempo, tende ad intaccare il tessuto muscolare e i grassi presenti nel corpo, e si comincia a perdere peso. Col prana, invece, si accede ad una fonte di nutrimento che sgorga dentro di noi. È quella forma di energia che i cinesi chiamano chi e gli yogi prana. L’organismo diventa capace di nutrirsi di quest’energia e quindi non si autoconsuma e non perde peso”.

Tale fenomeno viene chiamato breatharianismo e viene qui differenziato dal normale digiuno.

IL CASO PRAHLAD JANI
Prahlad Jani è stato studiato per 2 volte da un’equipe medica guidata dal Dott. Sudhir Shah, neurologo presso l’Ospedale Sterling di Ahmedabad, in India, nel 2003 per 10 giorni e nel 2010 per 15 giorni. Erano presenti anche membri della NASA che erano interessati a comprendere e a utilizzare “l’inedia totale” anche in campo militare e spaziale, tra i soldati e gli astronauti.

I risultati di questi esami sono stati interpretati da Shah in favore della sua ipotesi che le capacità di Jani erano “scientificamente inspiegabili”, e sono stati una conferma della sua ipotesi che una nutrizione autotrofa (fotoautotrofismo) è possibile anche nell’essere umano, conosciuta finora solo in piante e alghe, e non nell’uomo. Shah non esclude la possibilità di una energia cosmica come forma di alimentazione di Jani.

SOPRAVVIVERE NUTRENDOSI DI SOLA LUCE O PRANA, OVVERO IL FOTOAUTOTROFISMO
Eppure gli scienziati ed i medici non sanno darsi una spiegazione riguardo il fatto che Prahlad Jani, sotto esame per 15 giorni in una stanza di un ospedale dello stato settentrionale del Gujarat (sorvegliata 24 ore su 24 da telecamere), non ha consumato alcun cibo o bevuto liquidi, e non ha neppure espletato bisogni fisiologici.

La comunità scientifica ufficiale non ha riconosciuto l’esperimento del 2003, che di conseguenza non è stato riportato nelle banche dati scientifiche, mentre i risultati per l’esperimento del 2010 sono da essa considerati preliminari (come del resto c’era da aspettarsi dall’establishment-sistema, che usa tutti i mezzi in proprio possesso per insabbiare questo genere di notizie ed effettuare l’opportuno debunkig disinformativo). L’unica fonte di dati sono le dichiarazioni in conferenza stampa proposta dall’equipe medica diretta da Shah, diffuse in molti articoli di giornali e trasmissioni televisive in tutto il mondo.

Tra i detrattori del caso Jani spicca l’Associazione Razionalista Indiana (IRA), che denuncia il fenomeno come una frode. Questa associazione indiana aveva già sfatato diversi casi di presunta “inedia totale” in passato (svolge una funzione analoga al nostro CICAP riguardo i fenomeni considerati paranormali). Infatti essi affermavano che, durante le visite al maestro, i seguaci di Jani li passassero del cibo di nascosto, anche se la cosa non è affatto dimostrata dalle telecamere che riprendevano tutto 24 ore su 24. Personalmente queste ultime motivazioni non mi convincono, in quanto dubito fortemente che i membri della NASA e del dipartimento indiano della difesa (presenti negli esperimenti) si siano fatti prendere in giro da un signore di 83 anni.

Nel test del 2003 i medici hanno dichiarato che l’asceta non aveva urinato, né defecato durante il periodo di osservazione, ma che l’urina si era sì formata all’interno della sua vescica, per poi venire riassorbita però. Alla fine Jani risulta fisicamente normale; si è osservato anche un buco nel palato, come una condizione anomala (buco attraverso cui Jani sostiene di ricevere l’Amrita come nutrimento dalla Dea Madre Durga). Il fatto che il peso di Jani sia sceso un po’ durante i 10 giorni ha gettato qualche dubbio sulla sua pretesa di poter vivere all’infinito senza cibo, ma si tratta di pochi grammi che potrebbero corrispondere ai prelievi fisiologici di controllo effettuati durante i test.

Nel test del 2010 dopo quindici giorni di osservazione durante i quali Prahlad Jani non avrebbe mangiato, bevuto o evacuato, tutti i test medici lo hanno segnalato come normale e in perfetta salute ed i ricercatori concludono che egli gode di una migliore salute rispetto ai suoi coetanei. I ricercatori del DRDO concludono che Jani può essere la dimostrazione di una forma estrema di adattamento a restrizioni di fame e acqua, affermazioni basate sui livelli di leptina e grelina misurati su Jani, due ormoni dell’appetito intercorrelati fra loro.

Per chi volesse approfondire l’argomento “inedia totale” e saperne di più, esiste il libro di Joachim M Werdin (“LSWF -Life Style Without Food- ovvero lo STILE DI VITA SENZA CIBO“), che è l’opera più completa sull’argomento tradotta in italiano. Werdin è un ingegnere chimico polacco che ha sperimentato l’inedia totale per un periodo di quasi 2 anni, in cui non ha né mangiato, né bevuto. Nel libro sono spiegati in dettaglio argomenti come l’inedia totale, le tecniche pratiche per raggiungere questo stadio, il digiuno terapeutico, il ringiovanimento fisico, l’autoguarigione, l’arte di rimirare il sole e altri argomenti ancora, come la riprogrammazione cellulare, la spiritualità, le sfere di Coscienza, gli esseri non-materiali e così via. Lo scritto descrive tutta la sua personale esperienza, ma la differenza con altri testi simili sta nell’approccio pratico e dettagliato, che accompagna il lettore dall’inizio alla fine, evitando i frequenti atteggiamenti naiff tipici di altri autori.

Il sito dedicato al libro in italiano è www.inediatotale.altervista.com

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