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Libero ricercatore indipendente su salute, longevità, ehretismo, crudismo, fruttarianismo, sungazing, nutrimento pranico.

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1. Il Fruttarismo La Dieta Naturale dell’Uomo, a cura del Prof. Armando D’Elia

Il Fruttarismo La Dieta Naturale dell’Uomo

A cura del Prof. Armando D’Elia – editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

Per una corretta comprensione dell’argomento di questa relazione occorre fare uno sforzo su sé stessi: si devono, cioè, lasciare da parte tutte le teorie e le ipotesi sull’alimentazione dell’uomo preistorico che grosse forze economiche ed una scienza asservita al potere e al profitto hanno cercato di farci accettare a tutela di determinati interessi. Si deve invece cercare di dare risposte soddisfacentemente accettabili agli interrogativi che certamente suscita tale tema, utilizzando il buon senso, la logica elementare e i nostri orientamenti istintivi : sono, questi, tre semplici ma potenti strumenti di indagine di cui tutti disponiamo e che dobbiamo rivalutare ed usare con determinazione.

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Occorre partire da un dato di fatto incontestabile: i nostri antichi progenitori non erano carnivori, non erano erbivori, non erano onnivori, erano semplicemente dei fruttariani e lo furono per moltissimi anni, i primi della loro esistenza. Essi, non ancora bipedi, vivevano sugli alberi della foresta, che dava loro l’unico cibo al quale la specie umana è biologicamente adatta, cioè la frutta succosa e dolce, che ancora oggi istintivamente appetiamo e cerchiamo da piccoli finché conserviamo i nostri sani istinti alimentari. Quindi noi tuttora nasciamo fruttariani, non ci sono dubbi, non ce ne possono essere, da bambini desideriamo e rubiamo la frutta, non la carne, non la verdura, essendo attirati unicamente dal cibo più confacente alla nostra struttura fisiopsichica e quindi nutrizionalmente ottimale, come l’anatomia comparata, la fisiologia comparata ed altre discipline scientifiche comprovano.

Indubbiamente, per ogni specie animale esiste un cibo adatto, più di qualsiasi altro, a quella specie e la frutta succosa e dolce è, appunto il cibo più adatto naturalmente alla specie umana.

Scientificamente questo è spiegabile facilmente dato che esiste una stretta relazione, profonda ed atavica, tra un certo tipo di alimento e la struttura anatomo-funzionale dell’animale che di esso si nutre; tale relazione costituisce garanzia di conservazione e di salute per quell’organismo, il quale, pertanto, è, ovviamente, attratto “istintivamente” da quello specifico alimento. Quell’organismo è, in conclusione, predisposto, per legge naturale, in modo ottimale, alla ingestione e alla digestione di quell’alimento soprattutto e più di ogni altro alimento.

La terminologia è importante; deve essere quanto più possibile esatta, per evitare confusioni, errori di valutazione, interpretazioni fuorvianti, conclusioni sbagliate.

Detto questo, ecco che sorge qui la necessità di fare chiarezza sulla differenza tra “fruttivoro” e “fruttariano” e tra “fruttivorismo” e “fruttarismo”.

Parliamone, quindi.

Il termine “fruttivorismo” indica un generico “mangiar frutta”; pertanto “fruttivoro” è “chi mangia frutta”. Orbene, se pensiamo che esistono popoli che non conoscono l’uso alimentare della carne e dell’olio, o del pane, o del latte non umano, ma che (significativamente!) non esiste alcun popolo che ignori la frutta come alimento, allora TUTTI gli abitanti della Terra si potrebbero qualificare “fruttivori”, anche se assieme alla frutta mangiano altro? CERTAMENTE.

Ma quei fruttivori che sono finalmente riusciti ad individuare nella frutta il proprio UNICO e duraturo alimento, ripristinando felicemente l’alimentazione naturale dei nostri antenati, sono dei fruttivori particolari che occorre distinguere dagli altri fruttivori chiamandoli “fruttariani” e chiamando “fruttarismo” il modello alimentare da loro raggiunto. Non sarebbe errato quindi dire che i fruttariani sono dei “fruttivori fruttariani”.

In conclusione, tutti i fruttivori e quindi indistintamente tutti gli uomini della Terra sono potenzialmente dei futuri fruttariani in quanto tutti inevitabilmente, più o meno tardi e più o meno velocemente, approderanno (questo è il vero progresso!) al fruttarismo, ambita meta di tutta l’umanità, impegnata ormai nel lungo viaggio di ritomo alla alimentazione naturale, che ha intrapreso molti millenni fa.

E’, questo, un viaggio lunghissimo, ma che verrebbe enormemente accelerato se da bambini fossimo lasciati liberi di crescere nutrendoci solo con la frutta, unico alimento che l’istinto ci suggerisce e che ambiamo mangiare e non fossimo invece soggetti alle pressioni deviatrici dei genitori, di coetanei già viziati, di pediatri che, ignoranti o venduti all’industria, influenzano purtroppo le cure parentali. Ancora qualche nota di terminologia per affermare che si può validamente usare il termine “frugivoro” quale sinonimo di “fruttariano”, come autorevolmente confermano il glottologo Pianegiani nel suo “Dizionario etimologico della lingua italiana” ed il linguista Webster nel suo “New International Dictionary”. Va ricordato anche che la radice etimologica di FRUCTUS è la medesima di “frugale” e quindi di “frugalità”, per indicare un modello di alimentazione sobrio e limitato a modeste quantità di prodotti della terra, il che torna a lode del vegetarismo e, naturalmente, del fruttarismo. C’è chi, facendo leva sul fatto che FRUGES (latino) significa “frutti”, ma significa anche “biade”, sostiene, più o meno artatamente, che il termine “frugivoro”, se si privilegia tale secondo significato e se ci si riferisce all’uomo, giustifica il ricorso alimentare ai cereali da parte dell’uomo stesso.

Una simile tesi è però scientificamente insostenibile per molti motivi e soprattutto per i seguenti, da tenere sempre presenti:

  1. I cereali danno dei frutti secchi (cariossidi) che, se interi, sono inadatti ad alimentare l’uomo mentre sono adatti, per esempio, a nutrire uccelli granivori, che sono fomiti di un apparato digerente appositamente strutturato per la digestione di questi frutti/semi delle graminacee (famiglia alla quale appartengono i cereali) e ben diverso da quello umano. L’uomo soltanto ricorrendo ad artifici riesce ad utilizzare i cereali: con la MOLITURA e poi con la COTTURA, ricavando alla fine dei prodotti morti, privati, fra l’altro, del corredo vitaminico.
  2. All’uomo si addicono solo i frutti crudi (cioè “vivi”), carnosi e dolci, che costituirono – si ripete – la sua unica fonte di alimentazione nella preistoria e che contengono più o meno la stessa percentuale media di acqua presente nel corpo umano (65%).
  3. La digestione degli amidi dei cereali è particolarmente onerosa in quanto a dispendio energetico e alla fine approderà alla formazione terminale di monosaccaridi (cioè zuccheri semplici, come, per esempio, il glucosio) che troviamo già presenti, pronti ad essere assorbiti senza fatica, nella frutta carnosa e dolce.

Se, invece, si fa riferimento non all’uomo come fruitore di cereali, ma ad altri animali, l’affermazione secondo la quale è corretto l’utilizzo alimentare dei cereali è scientificamente valida. Del resto si è già visto dianzi che per gli uccelli granivori le cariossidi (integre) dei cereali costituiscono cibo adeguato. Lo precisa attenzione! – lo stesso glottologo Pianegiani (prima citato) il quale ci dice che FRUGES con il significato di “biade” si addice “propriamente alle bestie”, intendendo evidentemente per “bestie” gli animali non umani e particolarmente gli erbivori, i quali infatti usano le biade come foraggio e per i quali quindi è giusto dire (come, sempre il Pianegiani dice) che “si pascono” di biade.

Poiché questo paragrafo fa parte di un lavoro imperniato sulle proteine nell’alimentazione umana, uno dei punti qualificanti è senza dubbio quello che riguarda le proteine della frutta, che costituirono per millenni l’unico cibo dell’uomo preistorico. L’uomo, però, ad un certo momento del suo passato preistorico divenne carnivoro e la carne, si sa, è un alimento eminentemente proteico, che continua ad essere presente nella comune dieta di gran parte dell’umanità.

Quale abisso tra l’uomo preistorico fruttariano testé descritto e l’attuale uomo carnivoro! perché l’uomo divenne carnivoro! Cerchiamo di rispondere a questo inquietante interrogativo nel seguente paragrafo.

Editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

SCIENZA DI KRISHNA: NORME CORRETTE IN CUCINA PER ADORARE LA DIVINITÀ

SCIENZA DI KRISHNA: NORME CORRETTE IN CUCINA PER ADORARE LA DIVINITÀ
Considerazioni, analogie e differenze tra un punto di vista crudista e la tradizione vedica (NdT)
Traduzione e commenti a cura di Marco Giai-Levra

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Propongo la seguente traduzione da documento originale, la quale raccoglie una serie di norme, lettere e consigli che dovrebbero vigere tra i vaishnava, ossia gli adoratori di Dio sotto l’aspetto di Vishnu o Krishna. Le seguenti informazioni provengono da lettere e conversazioni di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Svami Srila Prabhupada, fondatore del Movimento per la Coscienza di Krishna (ISKCON).

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Ho aggiunto delle considerazioni personali filtrate dalla mia personale esperienza crudista-fruttariano-igienista, differenziando i miei commenti con il diverso colore blu. Si noterà come svariati alimenti e modalità sconsigliate o consigliate rimangono tali anche nel crudismo e igienismo, come a voler arrivare a delle affinità, pur partendo da tutt’altro punto di vista. Esistono analogie e differenze, ma se si vanno a esaminare direttamente i testi originali, senza passare attraverso dei commentari e delle interpretazioni (che, come dice Krishna stesso nel Cap.15 verso 16, sono fallibili), si potrà notare come le differenze sono talvolta state create proprio da interpretazioni personali o tradizionali delle scritture. La cucina degli Hare Krishna è vegetariana, da cui vengono esclusi ulteriormente uova (quindi non è lacto-“ovo”-vegetariana, ma solo lacto-vegetariana), aglio, cipolla, funghi, caffè, cioccolata e qualsiasi sostanza inebriante o stimolante.

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CIBI PROIBITI (o non-offribili, Ndt)
I cibi proibiti più comuni sono pesce, carne, vino, cipolla, aglio, Masur dhal (lenticchie rosse), riso bruciato, ravanello, melanzane bianche, canapa (marijuana), il cedro e succhi provenienti da alberi (se non bolliti prima), prodotti lattiero-caseari di bufala o di capra, e il latte con del sale dentro (preparazioni salate come le zuppe che includono del latte sono consentite). Inoltre, non si dovrebbero offrire cibi in scatola o congelati alle Divinità, ed è meglio evitare di offrire alimenti contenenti sostanze non salutari come il lievito e lo zucchero bianco. [Nel crudismo tutti questi alimenti (tranne aglio, cipolla, ravanello e cedro, anche se per Shelton, uno dei padri dell’igienismo, vanno esclusi anche aglio e cipolla) sono considerati insani in quanto rappresentano cibo non commestibile così com’è in Natura, che necessita della trasformazione chimica provocata dalla cottura per essere mangiato; secondo i Veda gli ortaggi che crescono sotto terra sono tamasici, ossia sotto l’influenza materiale tamas, che in sanscrito significa “ignoranza”; le altre due influenze materiali sono sattva o “virtù” e rajas o “passione”, NdT]

Srila Prabhupàda commenta: “Congelato significa marcio. Non prendo mai congelato …. è come se fosse marcio; piuttosto la stessa verdura viene fatta essiccare e conservata, in India utilizziamo questa pratica. Questa ha un buon gusto”. [Conversazione con Srila Prabhupàda, Vàndàvana, 3 Novembre 1976] [Nel crudismo, in alternativa ai vegetali crudi e freschi, si utilizza l’essicazione solare oppure artificiale a una temperatura inferiore ai 45° C, sotto la quale la cottura non avviene mai; questa pratica è utilizzata per concentrare il gusto, conservare e preservare il 100% dei nutrienti, al pari dell’alimento crudo, NdT]

“I cetrioli sottaceto: per quanto possibile, non si dovrebbero offrire alle Divinità cose che sono state preparate da non-devoti. Siamo in grado di accettare da loro frutta cruda, cereali (crudi, o simili cose crude). La cottura e la preparazione dovrebbero essere strettamente limitate ai devoti iniziati. E a parte questo, l’aceto non è buono ma è tamasico, cioè nelle tenebre; è quindi un cibo cattivo”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 24 marzo 1969], [Da queste affermazioni si evince che i vegetali crudi offribili, ossia quasi tutti, non hanno karma e non inquinano la Coscienza dell’uomo, al contrario dei cibi cotti, che infatti devono essere preparati solo dai devoti per non creare attaccamenti alla materia e ai sensi più grossolani; anche nel crudismo l’aceto è considerato un acido innaturale troppo forte assolutamente da evitare, NdT]

“Per quanto riguarda l’uso della panna acida nel tempio, dovrebbe essere interrotto immediatamente. Nulla di ciò che è stato acquistato nei negozi deve essere offerto alle divinità. Cose prodotte dal karma [o dai karmi, i non-devoti, NdT] non dovrebbero essere offerte a Radha-Krishna. Il gelato, se si può preparare, va bene, ma altrimenti no”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 6 aprile 1976] [Alimento considerato dall’igienismo-crudismo come acidificante, non commestibile da crudo, quindi da abiurare, NdT]

“Riso non raffinato, che si presenta come marrone può essere utilizzato … Non importa se lucidato o rozzo, ma quello bollito-doppiamente (ossia il riso parboiled o riso siddha) non deve essere utilizzato. Il riso parboiled è considerata impuro. Il riso cotto al sole (atapa) va bene “. [Lettera di Srila Prabhupàda, 17 ottobre 1967] [Alimento considerato dall’igienismo-crudismo come acidificante, non commestibile da crudo, quindi da abiurare, NdT]

“Fagioli di soia e lenticchie sono inoffribili”. [Istruzione personale di Srila Prabhupàda a Hàdayànanda DASA Gosvàmé] [Alimento considerato dall’igienismo-crudismo come acidificante, non commestibile da crudo, quindi da abiurare, NdT]

“Per quanto riguarda l’acquisto di cose al mercato, questi prodotti sono considerati purificati quando paghiamo denaro per essi. Questa è l’istruzione generale. Ma quando si ha qualche sospetto dovremmo evitarli. Ma se senza saperlo se qualcosa di questo tipo è stato acquistata, non è colpa nostra. Le cose su cui si ha qualche sospetto, tuttavia, devono essere evitate”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 21 ottobre 1968]

Dal momento che è offensivo offrire qualcosa a Krishna che Egli non accetta, si dovrebbe essere molto cauti e non offrire (o mangiare) niente di discutibile.

CIBI OFFRIBILI
L’Hari-bhakti-vilasa elenca alcuni degli alimenti che potrebbero essere offerti: bilva (frutto dell’Albero sacro di Shiva, NdT). datteri, noce di cocco, jackfruit (frutto giaca o catala, NdT). uva, frutto di Tala, radice di loto, ortaggi a foglia, prodotti di latte di mucca, e prodotti a base di grano, ghee, e zucchero. I cereali, in particolare riso, dovrebbe sempre essere servito con il ghee. Il riso senza ghee è considerato asurico (demoniaco, NdT). [Si può ben notare che la frutta e i vegetali crudi a foglia sono offribili senza nessuna precauzione, contrariamente a quanto invece avviene ad esempio con i cereali: questo dimostra che sono un cibo di prima classe, di qualità sattvica, o sotto l’influenza materiale della virtù, e sono molto graditi a Dio; il ghee è il “burro chiarificato” ottenuto attraverso un processo di purificazione e trasformazione chimica che lo rendono più leggero e salutare: come fruttariano il primo pensiero a riguardo viene rivolto all’avocado, l’unico vero frutto grasso prodotto dalla Natura commestibile e squisito da crudo, detto anche “burro del marinaio”: sicuramente questo frutto carico di salutari grassi naturali monoinsaturi si può elevare su un piano superiore rispetto al ghee, in quanto è prodotto direttamente dalla Natura o da Dio, e non da un intervento umano, NdT]

Il Signore si compiace quando Gli vengono offerti cibi preparati con ghee, zucchero, yogurt, guòa (sagù o zucchero di canna) e miele; ceci preparati, dàls, zuppe (sabjés o biscotti inzuppati, NdT), le varietà di dolci e altri alimenti possono essere leccati, masticati, aspirati, o bevuti: sono tutti gradevoli.

Si possono anche offrire bevande come il succo di canna da zucchero, lo yogurt, l’acqua di limone zuccherato, acqua aromatizzata con cannella, canfora, o cardamomo, bevande alla frutta e di aromi e colori diversi.

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Molti passi della Caitanya-caritamrita descrivono preparazioni che piacciono a Krishna. Ecco un esempio da Antya-Lela, descrivendo ciò che i devoti di Sri Caitanya preparerebbero per Lui: «Hanno offerto [per Lui] preparati dal gusto pungente a base di pepe nero, preparati dal gusto dolce-acido, zenzero, preparazioni salate, tigli, latte, yogurt, formaggio, due o quattro tipi di spinaci, zuppa a base di cetriolo amaro [gukta o karela], melanzane mescolate con i fiori di Nimba, e fritto di paòola.>> [Cc. Antya 10,135-136] [Pepe, karela e melanzane sono tutti dei frutti, mentre gli spinaci sono foglie verdi, lo zenzero è consigliato come spezia digestiva, e i fiori di Nimba dal sapore appetibile sono tutti alimenti contemplati nel crudismo NdT]

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In una lettera Srila Prabhupàda ha descritto i cibi in virtù e come presentarli al Signore: “Prodotti alimentari in virtù sono il frumento, il riso, legumi fagioli -non quelli di soia, NdT-, piselli), zucchero, miele, burro, e tutte le preparazioni latte, ortaggi, fiori, frutta, cereali. Quindi, questi alimenti possono essere offerti in qualsiasi forma, ma preparati in vari modi secondo l’intelligenza dei devoti”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 13 Novembre 1968]

[Riporto e rimando il lettore direttamente al Cap. XVII della Bhavavad Gita, dove Krishna (Dio in Persona) definisce i cibi secondo le tre influenze della Natura materiale, cioè quelli  in “virtù, passione e ignoranza”.
VERSO 7
Anche i cibi, graditi a tutti, sono di tre tipi, che corrispondono alle tre influenze della natura materiale. Questo vale anche per i sacrifici, le austerità e la carità. Ascolta ciò che li distingue.
VERSI 8-10
I cibi in virtù accrescono la durata della vita, purificano l’esistenza e danno forza, salute, gioia e soddisfazione. Questi cibi sostanziosi sono dolci, succosi, grassi e saporiti.
I cibi troppo amari, aspri, salati, piccanti, secchi o caldi, sono preferiti da chi è dominato dalla passione. Essi generano sofferenza, infelicità e malattia.
I cibi cotti più di tre  ore prima di essere consumati [secondo alcune interpretazioni solo “cotti”, NdT], privi di gusto, di freschezza, puzzolenti, decomposti e impuri, sono preferiti da chi è sotto l’influenza dell’ignoranza.

Dalla descrizione si può notare che alcuni cibi situati dalla tradizione hindù sotto le varie influenze possono essere anche frutto di interpretazioni fallibli in quanto nel Cap. XV della Bhagavad Gita lo stesso Krishna afferma nel verso 16: “Ci sono due categorie di esseri: i fallibili e gli infallibili. Nel mondo materiale tutti sono fallibili, ma nel mondo spirituale tutti sono infallibili”, NdT]

Nella sua Caitanya-caritamrita, Srila Prabhupàda descrive il migliori tipi di riso per le offerte alle Divinità: “In India gukla-càval (riso bianco) è anche chiamato àtapa-càval, o riso che non è stato bollito prima di essere trebbiato. Un altro tipo di riso, chiamato siddha-càval (riso integrale), è bollito prima di essere trebbiato. In genere il riso bianco pregiato di prima classe è necessario per le offerte alla divinità” , [Cc. Antya 2,103, significato]

Un devoto può offrire in buona fede gli alimenti considerati prelibatezze dalla popolazione locale preferito, da lui stesso o dalla sua famiglia. Sanatana Gosvàmé, nel commentare un qloka e affermando che una persona può offrire i suoi alimenti favoriti o locali, scrive che questo significa che in generale sebbene alle persone possa non piacere un certo cibo, se ad un altro piace egli lo può offrire. Ma questo si riferisce agli alimenti approvati Scritture, non a quelli proibiti.
Quindi se uno è appassionato di un cibo proibito, non lo si può offrire al Signore. E così non lo si può mangiare.
Inoltre, non si dovrebbero offrire neanche gli alimenti consentiti ma che sono insipidi, sgradevoli, non-commestibili, impuro per qualsiasi motivo, o mangiati da insetti, animali o persone. [E’ interessante notare che la frutta cruda e scondita è buona e appetibile senza l’ausilio di condimenti o trasformazioni chimiche come la cottura, mentre altri vegetali risulterebbero non-­commestibili, ad esempio i grani, i cereali e i legumi, NdT]

Se nessun cibo offribile è disponibile, si può offrire solo della frutta. Se anche la frutta non è disponibile, si possono offrire erbe commestibili. E se le erbe non sono disponibili, si può offrire acqua pura, meditando di offrire preparazioni elaborate. Se anche l’acqua non è disponibile, si dovrebbe almeno mentalmente offrire della bhoga. [Essenza di godimento della vita, NdT]

DIMENSIONI DELL’OFFERTA AL SIGNORE
Srila Prabhupàda scrive nel suo Caitanya-caritamrita: “[Krishna] non diventa affamato come un comune essere umano, tuttavia, si presenta come un essere affamato e, come tale, egli può mangiare tutto e niente, a prescindere dalla quantità. La filosofia sull’atto di mangiare di Krishna è comprensibile ai nostri sensi trascendentali”. [Cc. Madhya 4,77, senso]

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In una lettera Srila Prabhupàda scrive: “Per quanto riguarda ilprasadam da offrire alle divinità, si prende da ciò che si è preparato solo la porzione sufficiente per un uomo posta in un piatto; questo prasadam dovrebbe essere offerto alla Divinità e non la quantità totale. Il resto dei prodotti alimentari può rimanere nel forno per mantenersi caldo fino a che i devoti non lo accettino e onorino”. * [lettera di Srila Prabhupàda, 14 febbraio 1969]

In Australia Srila Prabhupàda ha incaricato i devoti di offrire porzioni di bhoga a Krishna, così come le si offrirebbe a un ragazzo di sedici anni molto affamato. Ha anche indicato un certo numero di puri da offrire con l’ultima offerta di bhoga serale: sei grande, otto media o sedici puri piccoli dovrebbe essere sul piatto di Krishna.

GLI STANDARD IN CUCINA
Così come dobbiamo scegliere gli alimenti puri, ottimi da offrire ai Krishna, così dobbiamo anche prepararli in modi puro.

Per preparare il cibo per il Signore, si devono scrupolosamente osservare le regole per la pulizia e avere la massima cura nel preparare il cibo in modo corretto, mantenendo la Coscienza corretta in modo che il Signore accetti l’offerta.

Siccome la Coscienza di coloro che preparano il cibo entra nel cibo stesso, (specialmente dove la cottura è coinvolta), cucinare per le Divinità è limitato ai devoti con un’iniziazione braminica. Se un devoto mostra qualità di pulizia braminiche, purezza e stabilità, e quindi sembra qualificato per cucinare per la Divinità, può essere opportuno per lui avvicinarsi al suo maestro spirituale e chiedere l’iniziazione braminica. [Si ribadisce nuovamente che il processo chimico della cottura o comunque qualsiasi elaborazione o raffinazione del cibo offertoci dalla Natura provoca l’immissione di “Coscienza-sentimenti-emozioni-eventuale attaccamento alla materia e ai sensi” nel cibo stesso, NdT]

Srila Prabhupàda ha sottolineato che un bramino deve solo cucinare per il Signore. Egli scrive: “Per quanto riguarda la cottura, un non-bramino può aiutare, ma non cucinare”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 24 Novembre 1974]

“La Divinità dovrebbe essere accudita ed il cibo offerto dovrebbe essere cucinato solo dai bramini, debitamente istruiti a riguardo”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 19 dicembre 1974]

“Per quanto possibile i Devoti non-avanzati non potrebbero entrare in cucina o nel Settore della Divinità. Possono aiutare dall’esterno. Basta prendersi cura di loro in modo che possano diventare puri devoti”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 4 aprile 1971]

“Se non si è avanzati, non si può cucinare. Bisogna essere un discepolo regolare, poi si potrà adorare le Divinità. Non ci si sono dubbi sul far cucinare i profani nel tempio di Nuova Delhi” . [Lettera di Srila Prabhupàda, 11 luglio 1976]

L’Hari-bhakti-vilasa sottolinea questo punto: “I cibi (soprattutto i grani-cereali) che vengono cucinati dai non-vaishnava o peccatori, o che non sono stati offerti Vishnu, equivalgono alla carne di cane. Si dovrebbe comprendere chiaramente i principi di pulizia (come una persona o un oggetto diventa contaminati), come la contaminazione viene trasferita, e come le cose vengono purificate.”

La Coscienza del cuoco entra nel cibo che prepara, e perciò deve sforzarsi di essere cosciente di Krishna mentre cucina. La cucina, dove si prepara il cibo per il Signore, è un’estensione della Camera Divinità, dove Lui mangia. Così lo stesso standard elevato di pulizia dovrebbe essere mantenuto in entrambi i luoghi.

Srila Prabhupàda ha sottolineato che i devoti dovrebbero sempre mantenere i più severi standard di pulizia. Egli scrive: “La cosa principale è che ogni volta che il prasadam viene offerto al Signore, tutto dovrebbe essere preparato e presentato con molto rispetto e pulizia.

Nel tempio di Jagannath, il Signore mangia 56 volte. Così il Signore può mangiare tutte le volte che si può offrire. Ma la cosa principale è che per ciò che viene offerto deve esserci rispetto e devozione …. il cibo che è stato offerto non dovrebbe mai essere rimesso nel frigorifero con gli alimenti inoffribili, o riportato in cucina… il frigorifero dovrebbe essere sempre molto pulito e puro … Se c’è qualsiasi cibo extra, vanno separati, e se c’è un frigorifero separato, non all’interno della cucina e contenente tutti gli alimenti inoffribili, allora si può avere ad esempio un frigorifero speciale per gli avanzi di prasadam …

Non si dovrebbe mai mangiare dentro la cucina; se c’è posto sufficiente per mangiare, allora perché si dovrebbe mangiare in cucina? La cucina deve essere presa in considerazione come la camera del Signore, e nessuno dovrebbe indossare le scarpe in cucina. Annusare e degustare gli alimenti per il Signore in fase di preparazione non dovrebbe mai essere fatto.

Parlare all’interno della cucina deve limitarsi a ciò che è necessario per la preparazione del prasadam o sul Signore, e i piatti sporchi (quelli presi dalla cucina e usati per mangiare) non devono essere riportati in cucina (ma se non c’è nessun altro posto per lavarli, allora dovrebbero essere messi nel lavandino lavandoli immediatamente), le mani devono sempre essere lavate nella preparazione prasadam, e in questo modo tutto deve essere preparato i modo molto pulito e puro. Qual è la difficoltà nel rispettare queste regole? Sono regole, e sono semplici regole, e devono essere seguite. Bisogna essere pronti a seguire le regole per Krishna. Altrimenti dov’è la prova che si ama Krishna. Non sono molto difficili da seguire”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 16 giugno 1968]

E’ molto offensivo verso la divinità permettere che cibi conservati marciscano prima di utilizzarli per le offerte. I cuochi dovrebbero conoscere i prodotti disponibili e utilizzarli quando sono freschi. Srila Prabhupàda ha scritto: “In cucina non si dovrebbe vedere nulla che viene sprecato”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 10 novembre 1975]

“Se, nel processo di cottura, il cibo cade a terra, se è crudo e può essere lavato bene, allora può essere offerto. Ma se è preparato e non può essere lavato, allora non è da offrire, ma può essere mangiato piuttosto che essere sprecata”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 15 febbraio 1968], [Si può notare nuovamente che il cibo vegetale crudo è considerato sempre migliore del cotto e necessita sempre di meno trattamenti, NdT]

REGOLE IN CUCINA
Abbigliamento in cucina

  • Coprire i capelli in modo da evitare la caduta dei capelli in un preparato. Se c’è anche un solo capello nel cibo che viene offerto al Signore, si tratta di una grande offesa.
  • Non indossare lana in cucina.
  • Tutti gli indumenti devono essere puliti, cioè, non deve essere stato indossato in bagno, mentre si mangia o si dorme, o al di fuori del tempio.

Solo abbigliamento devozionale è permesso.
Pulizia personale

  • Si dovrebbe essere freschi di doccia, indossare il simbolo tilaka e la collana di tulasi.
  • Lavarsi le mani prima di entrare in cucina e lavarle di nuovo, se si tocca il viso, la bocca, o capelli, o se si starnutisce o tossisce (avendo -si spera- coperto la bocca).

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Purezza del cibo

  • Dopo aver preparato gli ingredienti per cucinare, lavare tutte le verdure e la frutta e tutto ciò che può essere lavato.
  • Se qualcosa lavabile cade sul pavimento o in un lavandino, lavare, se non è lavabile, rifiutarla. Scartare tutto ciò che cade sui piedi, lavabile o meno che sia.
  • Il cuoco dovrebbe coprire tutti i preparativi fino a quando non siano pronti. Se un animale vede una preparazione prima che venga offerta, deve essere respinto. Nessuno, tranne il cuoco e il pujàré dovrebbero vedere il cibo non ancora offerto.

La porta della cucina dovrebbe essere sempre chiusa.
La porta del tempio deve essere bloccata, impedendo il passaggio.

  • Il personale della cucina deve coprire il ghee per friggere quando non è usato. Il ghee Vecchio dovrebbe essere sostituito regolarmente con del ghee fresco.
  • Fare in modo che tutti gli ingredienti siano ben conservati in contenitori chiusi.

Assicurarsi che le pentole siano veramente pulite prima di utilizzarle.
Controllare che i piatti delle divinità siano puliti prima di utilizzarli.
Cucina e la pulizia degli utensili
Vedere Pianificazione della pulizia

  • I devoti che servono in cucina devono pulirla accuratamente regolarmente, anche all’interno di stufe, forni e frigoriferi.
  • Il cuoco deve strofinare le pentole dopo che sono state utilizzate.
  • Nessuno deve mangiare o bere in cucina, né qualcuno dovrebbe usare il lavandino per sputare o bere.
  • Rimuovere tutti i rifiuti dalla cucina, almeno una volta al giorno.
  • Non conservare o avanzare Prasada in cucina. Appena possibile dopo l’offerta, e dopo che i piatti offerti sono stati lavati, rimuovere tutto il prasada dalla cucina.

Non prendere nessun maha fino a che * TUTTI * sono stati trasferiti fuori dalla cucina.
Mantenimento della Coscienza corretta

  • Concedetevi abbastanza tempo per preparare l’offerta in buona Coscienza. “La fretta fa danno.”
  • La conversazione dovrebbe essere limitato al Krishna-katha.
  • Non riprodurre le registrazioni di musica commerciale in cucina. Le registrazioni di bhajana e kértana sono appropriate.
  • La presenza contemporanea di uomini e donne in cucina dovrebbe essere evitato per quanto possibile.

Di solito solo i Vaishnava dovrebbero essere ammessi in cucina, dal momento che solo i devoti preparati possono correttamente comprendere e seguire tutte queste regole.
Le fritture dovrebbero essere fatte nel ghee puro. Il burro chiarificato usato per friggere deve essere regolarmente sostituito. (Idealmente, il ghee deve essere usato una sola volta, dal momento che ogni riscaldata riduce la sua digeribilità. Un cuoco per Divinità esperto userà una quantità minima di burro chiarificato per friggere e userà il resto per fare dell’Halvah o del condimento per il riso).
Il ghee dovrebbe essere messo nel suo contenitore usato dopo ogni utilizzo.
Utensili da cucina
Evitare l’uso di pentole di alluminio (è piuttosto velenoso) o quelle in acciaio smaltato, che possono impoverire e contaminare l’offerta.

CHE COS’E’ UN FRUTTO?

CHE COS’E’ UN FRUTTO?

Che cos’è un frutto?

a cura di Marco Giai-Levra, 24/02/2012

Abstract e conclusioni

Raccogliendo diverse informazioni su che cosa sia un frutto e su quale scopo abbia la sua esistenza, emergono i seguenti punti:

  • Con la parola “frutta” si raggruppano comunemente vari tipi di frutti commestibili
  • Il frutto consiste nella polpa vegetale edibile più o meno succosa che avvolge i semi
  • Il significato biologico del frutto è fornire protezione, nutrimento e mezzo di diffusione al seme che contiene

apple fruit

Per frutti commestibili si intendono tutti quei frutti che presentano una o più delle seguenti caratteristiche:

  • masticabili e digeribili senza problemi quando maturi, crudi e sconditi; in secondo luogo una caratteristica aggiuntiva e secondaria potrebbe essere anche l’accessibilità alla polpa (ad esempio una mela è più accessibile di un ananas). I legumi ad esempio non sono commestibili crudi e quindi sono da considerarsi non-adatti all’uomo (così come i cereali e i grani, anche se queste specie non sono frutti).
  • appetibilità per l’apparato sensoriale umano, quindi gradevolezza per il senso del gusto della polpa, il profumo o la fragranza scaturita dalla buccia o dalla polpa (come nei frutti dell’orto maturi ad esempio), nonché i colori vivaci e accattivanti che sono in grado di attirare l’attenzione (ciò che la pianta vuole per cercare di far disperdere i semi racchiusi nei suoi frutti)

Si potrebbe a questo proposito creare anche una scala di valori relativi a un “indice di commestibilità”.

Se è vero, come lo è, che il frutto consiste nella polpa vegetale edibile più o meno succosa che avvolge i semi sono da considerarsi frutti a tutti gli effetti tutti i frutti dell’orto che presentano tale caratteristica. Pertanto sono frutti: pomodori, zucca, peperoni, limone, cetrioli, zucchine, karelas, okra o gombo. Anche l’avocado è da considerarsi un frutto in quanto soddisfa questa caratteristica. Non sono invece da considerarsi frutti ad esempio: carote, patate, aglio, cipolle, ecc., così come non lo sono noci e semi.

Se è vero, come lo è, che il significato biologico del frutto è fornire protezione, nutrimento e mezzo di diffusione al seme che contiene, in quanto l’unico interesse della pianta consiste nel cercare di perpetuare la specie, disperdendo o meglio facendo in modo che vengano dispersi i suoi semi. Posto che le caratteristiche biologiche e anatomiche dell’uomo sono quelle di un frugivoro, l’essere umano ha un ruolo specifico, conferitogli dalla natura: disperdere i semi dei frutti, in cambio del nutrimento che trae dalla loro polpa.

Lo scopo della pianta consiste nel fatto che i suoi semi vengano dispersi nella terra, tramite feci oppure coltivazione, da parte degli animali che hanno le caratteristiche adatte per espletare questa funzione.

La natura a questo scopo rende appetibili (maturi e senza condimento) i frutti alla tal specie che può disperdere i semi nel migliore dei modi. Ad esempio buccia e parti dell’avocado sono altamente tossici e velenosi per numerosi animali: questo avviene perchè è destinato a un animale che con le sue mani può trasportare il suo grosso seme lontano dall’albero. Infatti per noi uomini è delizioso (almeno per me lo è), come come avviene per il mango. Ad esempio, per i cani sono altamente tossici uva, uva passa, macadamia, cachi e avocado.

Il peperoncino brucia perchè non è destinato a noi (è praticamente un veleno, anche se può essere usato come medicinale: sicuramente non è un cibo per l’uomo): “Gli uccelli, al contrario dei mammiferi, non sono sensibili alla capsaicina, poiché questa sostanza agisce su uno specifico recettore nervoso che gli uccelli non possiedono. A ragione di ciò i peperoncini costituiscono il cibo preferito di molti volatili… In cambio gli uccelli spargono i semi della pianta sia mentre consumano i frutti, sia attraverso le feci, poiché questi semi riescono a oltrepassare l’apparato digerente inalterati. Si pensa che questo tipo di relazione abbia promosso l’evoluzione dell’attività protettrice della capsaicina. È infine interessante notare come agenti chimici usati per dare un sapore di uva a bevande come la “grape soda” (bevanda frizzante al gusto di uva) diano negli uccelli un effetto simile a quello che la capsaicina dà agli esseri umani.”

Quindi una buona pratica potrebbe essere quella di conservare quanti più semi possibile dei vari frutti di cui si mangia la polpa, per poi un giorno disperderli nell’ambiente o trasformarli in piante ornamentali, in modo da restituire alla natura ciò che si è preso. Io cerco di farlo abitualmente, se possibile.

I semi sono fatti per dare la vita e dalla natura sono stati progettati per questo preciso motivo. Non sono stati creati per essere un nutrimento. Ne consegue che non sono neanche salutari, in quanto l’alto tasso proteico acidifica l’organismo umano, mentre invece dovrebbe servire al seme come combustibile naturale per avere la forza di schiudersi al momento giusto, anche secoli dopo (hanno ottenuto una pianta di datteri di 2000 anni fa, facendo germogliare adesso i semi). Personalmente se mangio l’anguria cerco di sputare tutti i semi, anche perchè quando successo accidentalmente di averne rotto qualcuno con i denti, il gusto amaro era terribile; stessa cosa dicasi per l’uva fresca ad esempio. Se accidentalmente mastico un seme di mela, il gusto in bocca è rovinato.

Questo discorso si riverisce soprattutto alle noci, in quanto il frutto a guscio (che poi non è un frutto ma un seme) è stato progettato per germogliare con tutta la sua unicità (una noce=un seme, mentre un kiwi=moltissimi semini).

Diverso è il discorso per kiwi e pomodori, dove sulla grande quantità di semi, molti non vengono masticati ed escono indenni nelle feci degli animali che li mangiano. Anche perchè in questo caso si sta mangiando la polpa e non i semi, come invece succede nell’ingerire mandorle e noci. Non mangiando i semi, in generale, si contribuisce a perseguire lo scopo di vita della pianta e si espleta la funzione che ci è stata assegna dalla natura. G­­­li uccelli che mangiano i semi, poi li disperdono con le feci, senza distruggerli.

Ma torniamo al topic:

D: CHE COS’E’ UN FRUTTO?

R: Il “frutto” in termini botanici è il prodotto della modificazione dell’ovario a seguito della fecondazione. L’ovario è una parte del gineceo che contiene gli ovuli da fecondare e ne costituisce la parte inferiore. Il gineceo, anticamente chiamato anche pistillo (lat. pistillum: mano del mortaio), è la parte femminile dei fiori nelle piante angiosperme.

Il significato biologico del frutto è fornire protezione, nutrimento e mezzo di diffusione al seme che contiene.

Nel linguaggio comune ed in cucina, normalmente, per frutta si intendono alcuni tipi di frutti botanici, ad esempio:

  • le drupe: pesche, ciliegie, albicocche;
  • l’esperidio degli agrumi;
  • alcune bacche o loro modificazioni, come gli acini d’uva, i cocomeri ed i pomodori;
  • i pomi: mele, pere.

Con la parola “frutta” si raggruppano “comunemente” vari tipi di frutti commestibili compresi alcuni che non sono, botanicamente parlando, propriamente frutti come le pomacee (mele e pere): queste ultime sono invece nella pratica dei frutti a tutti gli effetti, in qualunque tradizione culturale, al di là delle classificazioni botaniche che come tutte le teorie sono sucettibili di diversi cambiamenti nel corso del tempo. Esistono poi sono le polpose (pesche, albicocche, prugne, ciliegie e susine) , mentre nelle regioni a clima mediterraneo si coltivano anche gli agrumi (limoni, arance e mandarini) e la frutta in guscio (noci, nocciole e mandorle), che non è in realtà un frutto ma si tratta di semi (cioè quello che si mangia, si mastica e si digerisce è il seme e non la polpa, che è assente).

Normalmente, in base al tipo di uso che se ne fa nell’alimentazione, si definiscono “frutta” alcune specie commestibili (che frutti non sono, come le noci ad esempio), escludendone altre come pomodori, peperoni, cetrioli (che invece sono frutti a tutti gli effetti, cioè polpa che racchiude i semini).

I tempi di maturazione sono diversi e questo fatto permette di avere polpose in estate, agrumi in inverno, pomacee nelle stagioni intermedie.

Quindi è un frutto tutta la polpa vegetale più o meno succosa che avvolge i semi.

La botanica suddivide i frutti in “veri frutti” e “falsi frutti”, ma questa divisione è dettata più che altro da una necessità di classificazione della biologia delle forme di vita vegetale. E’ da notare che le diverse classificazioni non sono considerate valide da tutti gli studiosi. Ad ogni modo per completezza di argomento riporto le definizioni:

  • Vero frutto: secondo la definizione “classica”, il vero frutto deriva dalla sola trasformazione dell’ovario del fiore che si modifica profondamente.
  • Falso frutto: se invece i frutti non derivano esclusivamente dallo sviluppo dell’ovario ma alla loro formazione partecipano anche altre parti del fiore si parla più correttamente di falsi frutti.

VERI FRUTTI

I veri frutti si suddividono in:

  • frutti secchi in cui a maturità tutti gli strati hanno scarsi parenchimi e un contenuto di acqua piuttosto basso; il pericarpo può quindi essere duro, papiraceo o legnoso;
  • frutti carnosi in cui la consistenza dei diversi strati è carnosa in quanto ricchi di parenchimi che trattengono una percentuale d’acqua notevolmente alta.

I frutti secchi si dividono in:

  • follicoli: elleboro, aquilegia, ecc.
  • legumi: fagioli, piselli, fave, araghidi, soia, lenticchie, ecc.
  • lomenti: modificazioni del legume
  • silique: crucifere
  • capsule: tabacco, tulipano, papavero, ecc.
  • acheni: betullacee, ecc.
  • sàmare: acero, ecc.
  • cariosside: graminacee, ecc. nucule: nocciolo, castagno, ecc.

Di tutti questi gli unici che sono commestibili sono le nucule e, previa trasformazione chimica tramite cottura, i legumi. Quindi si può concludere che i frutti definiti dalla botanica come secchi non sono adatti all’essere umano, in quanto non sono commestibili allo stato naturale, oppure sono velenosi o tossici. Infatti anche se le castagne e le nocciole sono commestibili allo stato naturale, esse sono altamente acidificanti per il PH sanguigno umano; è da notare come si facciano spesso al forno o tostate per renderle più gradevoli al palato (un altro segno che le classifica come cibo non o poco adatto all’uomo).

Un ulteriore diramazione (non considerata valida da tutti) dei frutti secchi li definisce come frutti secchi schizocarpici:

  • diachenio (Umbelliferae e Rubiaceae);
  • tetrachenio (Labiatae e Boraginaceae);
  • poliachenio (Malvaceae e Ranunculaceae).

I frutti carnosi si dividono in:

  • bacca (vite, pomodoro, banano, sambuco, belladonna);
  • esperidio: frutto delle Rutaceae ovvero gli agrumi. È da alcuni considerato una bacca modificata;
  • drupa: monosperme unicarpellari(drupacee come susina, pesca, ciliegia, albicocca), pluricarpellari (olivo, noce), plusrispermie pluricarpellari (caffè, pepe) a mesocarpo coriaceo (noce, mandorlo) o fibroso (cocco);
  • peponide: frutto tipico delle Cucurbitaceae (zucchina, zucca, cetriolo);
  • balaustio: frutto tipico delle Punicaceae (melograno);
  • cabosside: frutto del cacao; bacca deiscente, tipica della noce moscata (a maturità libera il seme con arillo), e dell’Ecballium (Cucurbitaceae).

Si può quindi concludere che i frutti denominati come “carnosi” dalla botanica sono in gran parte adatti all’essere umano, in quanto possono essere consumati allo stato naturale senza problemi e qunado maturi e di stagione possiedono un notevole polo attrattivo, in virtù della loro appetibilità.

FRUTTI COMPOSTI

I frutti composti sono quelli derivati da più pistilli dello stesso fiore che rimangono uniti anche nel frutto. Esempi:

  • polidrupa: deriva da tante piccole drupe inserite sul ricettacolo convesso del fiore (tipiche del genere Rubus); es. mora del rovo, lampone;
  • conocarpo: deriva dal ricettacolo carnoso e convesso su cui erano inseriti numerosi ovari trasformati in acheni; es. fragola (il vero frutto è composto dagli acheni, la parte carnosa deriva dall’ingrossamento del ricettacolo fiorale).

Si può quindi concludere che i frutti denominati come “composti” dalla botanica sono adatti all’essere umano.

INFRUTTESCENZE

I singoli frutti derivano da pistilli di fiori diversi che formavano un’infiorescenza più o meno compatta.

sorosio: formato da tante false drupe originatasi dalla concrescenza dei calici carnosi (mora del gelso), da corta spiga ( pseudodrupa), oppure l’ananas con asse brattee e frutti carnosi.

siconio: deriva da un ricettacolo semi- carnoso e concavo tappezzato al suo interno da fiori femminili che daranno degli acheni (Fico).

Si può quindi concludere che i frutti denominati come “infruttescenze” dalla botanica sono adatti all’essere umano.

FALSI FRUTTI

  • pomo deriva da un ovario pentacarpallere infero sincarpico avvolto dal ricettacolo carnoso con il quale concresce (il vero frutto è il torsolo), calice persistente.
  • cinorrodo è il “frutto” del genere Rosa è un falso frutto a coppa carnosa, derivante dal ricettacolo. I frutti sono gli acheni in esso racchiusi.

Si può quindi concludere che i frutti denominati come “falsi frutti” dalla botanica sono molto adatti all’essere umano e sono in realtà dei veri e propri frutti a tutti gli effetti, ossia polpa intorno ai semi.

SALUTE PERFETTA, RINGIOVANIMENTO FISICO E LONGEVITÀ: QUESTIONE DI SANGUE

SALUTE PERFETTA, RINGIOVANIMENTO FISICO E LONGEVITÀ: QUESTIONE DI SANGUE
a cura di Marco Giai-Levra

In questo ariticolo vedremo come e perchè una dieta a base di frutta e vagetali crudi produce nell’essere umano una salute perfetta e promuove il ringiovanimento cellulare.

Iniziamo questo discorso presupponendo che sia di interesse comune rimanere in perfetta salute il più a lungo possibile, avendo cura del proprio  corpo, cioè del veicolo materiale che il Divino e la Natura ci hanno dato in prestito per effettuare il viaggio esperienziale della vita, nonchè il contenitore della nostra anima.  In quanto elemento “datoci in prestito” dalle forze universali si presuppone che chiunque dovrebbe prestarvi la massima cura, non cadendo contemporaneamente nell’errore grossolano di indentificarsi con esso.  Noi siamo l’anima. Il corpo è un veicolo.

IL PERFETTO FUNZIONAMENTO DEL CORPO: PH SANGUIGNO LEGGERMENTE ALCALINO
Ma come funziona questo veicolo? Perchè si deteriora? Perchè si ammala? E perchè muore?
La risposta si trova nella purezza del nostro sangue, la nostra linfa vitale. La perfetta salute è relativa al perfetto equilibrio acido-base del PH sanguigno. PH significa potentia hydrogenii (effettività dell’idrogeno) o pondus hydrogenii (peso di idrogeno) e la sua relativa scala di misura va da 0 a 14, dove 7 è neutro, da 0 a 7 è acido e da 17 a 14 è basico o alcalino.
Il sangue puro o che si è depurato attraverso i processi biologici ha un livello di acidità corrispondente a un valore di PH compreso tra 7,35 e 7,45. Questo significa anche che l’uomo è un essere  leggermente alcalino.

Ogni volta che il nostro PH sanguigno oscilla al di fuori di questo range il nostro organismo lo deve riportare rapidamente tra 7,35 e 7,45, che sono i valori compatibili con la vita; al di sopra o al di sotto di questi valori insorgono malattie e se ci si discosta troppo si va incontro alla morte. Quando il valore va al di sotto di 7,35 si dice che l’organismo va in acidosi, mentre al di sopra di 7,45 si parla di alcalosi.

Scala del pH

ACIDIFICAZIONE, FERMENTAZIONE, DEMINERALIZZAZIONE: IN PRATICA SINONIMI CHE PROVOCANO MALATTIA, INVECCHIAMENTO E MORTE
La maggior parte delle malattie sono l’effetto dell’acidosi, causa di invecchiamento, deterioramento e morte. Quando si creano delle acidificazioni il corpo deve obbligatoriamente “neutralizzare” l’acidificazione legando gli acidi formatisi con degli elementi basici o alcalini, che sono i nostri minerali: denti, ossa, pelle, unghie, capelli.  Se il corpo non neutralizzasse gli acidi si ammalerebbe o andrebbe in contro alla morte.
Ma la neutralizzazione ha un prezzo molto caro: comporta infatti la perdita dei nostri preziosi minerali. Perdere i minerali organicati corrisponde a malattia, invecchiamento e infine a morte.

La fonte della vitalità, della perfetta salute è della giovinezza sono i nostri minerali e la perdita di questi comporta l’effetto contrario.
La perdita di minerali o demineralizzazione è la diretta conseguenza di un qualsiasi processo di acidificazione, che è causata a sua volta da fermentazioni interne al corpo provocate per lo più da errate abitudini alimentari. Quindi i termini fermentazione, acidificazione e demineralizzazione sono correlati tra loro tanto da poter essere giudicati dei sinonimi all’atto pratico, ossia che producono il medesimo risultato: malattia, invecchiamento e morte.

Ogni malattia è il tentativo disperato del corpo di espellere muco e sostanze tossiche, accumulati anche in decenni. Invecchiamento e morte possono essere considerate delle malattie. Quindi alla luce di questo punto di vista questi tre elementi sono la conseguenza di anni di errori alimentari in primis e di stili di vita sbagliati o troppo lontani da quello che dovrebbe essere un modo di vivere naturale.

Ogni malattia corrisponde ad una costipazione e prevede una conseguente eliminazione fisiologica di muco e tossine.

UN CORPO PRIVO DI ACIDIFICAZIONI E DEMINERALIZZAZIONI: SALUTE PERFETTA, LONGEVITÀ E IPOTETICA IMMORTALITÀ
Se per assurdo non ci fosse mai nessuna acidificazione nel nostro sangue le nostre cellule sarebbero immortali: questo è stato dimostrato dal famoso esperimento del premio nobel Alexis Carrel, al Rockfeller Institute di New York for Medical Research. Carrel ebbe il Premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1912 per i lavori sulle suture vascolari, sul trapianto degli organi e sulla coltivazione a lunga scadenza di tessuti in vitro, in particolare per aver inventato un nuovo metodo di sutura delle ferite profonde e per aver evitato le emorragie postoperatorie (a quel tempo frequentissime), trombosi e altre complicanze.
A questo proposito vale la pena di citare il sopracitato esperimento di Carrel e la sua opinione, tratti da libri di Bernard Jensen e Sang Whang:
“Alexis Carrel, al Rockefeller Institute for Medical Research, mantenne in vita il cuore di un pollo per circa 28 anni in una soluzione salina (che conteneva minerali nelle stesse proporzioni di quelle del sangue del pollo) che egli rinnovava tutti i giorni.
Nel momento in cui smise di cambiare la soluzione, le cellule del cuore morirono.
Il segreto per cui il cuore sopravvisse per 28 anni sta nel fatto che egli manteneva il fluido extracellulare costante e che eliminava prodotti di rifiuto delle cellule ogni giorno”.
Tratto da Intestino libero di Bernard Jensen

“Il dott. Alexis Carrel, a questo proposito, diceva: “La cellula è immortale. E’ semplicemente il fluido nella quale galleggia che si degrada. Sostituendo questo fluido ad intervalli regolari, daremo alla cellula ciò che le necessita per nutrirsi e, per quanto ne sappiamo, il pulsare della vita potrà continuare indefinitamente”.
Potete immaginare una casa da cui si eliminano solo il 99,9% dei rifiuti ogni giorno? Nel giro di pochi mesi, accumulando l’1% dei rifiuti ogni giorno, la casa avrebbe un odore orribile. Nel nostro corpo succede la stessa cosa.
Ma cosa sono questi prodotti di rifiuto che si trovano nel nostro corpo? E come facciamo a liberarcene?
Quello che io intendo con “Invertire l’invecchiamento” è ridurre i prodotti di rifiuto, riportandoli ad esempio, nel caso di una persona di 50 anni, ai livelli di una persona di 40 anni o persino più giovane.
Se i rifiuti accumulati non hanno ancora provocato danni irreversibili ai tessuti e agli organi del corpo, le loro funzioni possono anche essere rivitalizzate”.
Tratto da Invertire l’invecchiamento di Sang Whang

Di seguito l’opinine del naturopata Peter Jetnschura riguardo l’invecchiamento:
“Perché l’essere umano invecchia?
Perché consuma i tesori della sua vita, i depositi di sostanze minerali, per neutralizzare grazie ad esse l’aggressività degli acidi.
Con questa continua sottrazione di sostanze minerali dai depositi del cuoio capelluto, dai capelli, dalle ossa, dalle cartilagini e dalle articolazioni sfiorisce la nostra bellezza.
L’invecchiamento del corpo è il progressivo accumulo di scorie e il concomitante esaurimento delle sostanze minerali per neutralizzare gli acidi.
E’ lo svuotamento del corpo che è venuto al mondo “pieno” di sostanze minerali.
Contemporaneamente è un progressivo intaccamento da parte degli acidi di ghiandole e funzioni, fino alla loro perdita totale”.
Tratto da La Salute attraverso l’eliminazione delle scorie di Peter Jentschura e Josef Lohkamper

LA SOLUZIONE ALLA PORTATA DI TUTTI: IL FRUTTARIANISMO
Qual’è quindi la principale causa delle acidificazioni (causa di malattie, invecchiamento e morte) nell’essere umano?
La risposta è: il cibo.
Possono essere tante le concause, ma la principale è sicuramente il cibo assunto. Ossia questa è la causa principale dell’acidificazione dell’organismo nel contesto di un normale funzionamento corporeo umano, per come viene “programmato di fabbrica” dalla Natura. Probabilmente è virtualmente possibile “cambiare il programma” attraverso tecniche di espansione di Coscienza, ma sicuramente è una via difficile in cui pochi potrebbero riuscire facilmente. Infatti anche alla luce delle scoperte relative alla fisica quantistica la materia “non esiste” ma tutto è energia che vibra a frequenza diifferente. Quindi virtualmente una persona malata di tumore, quindi con l’organismo gravemente acidificato, potrebbe in teoria guarire solo con la mente. In realtà anche se questo è possibile, non è molto probabile per la maggior parte delle persone, in quanto richiede una fede e un livello di Coscienza non comuni.

Quindi la soluzione alla portata di tutti a “malattia, invecchiamento e morte prematura” la si può trovare nella correzione delle proprie abitudini alimentari: più ci si allontana dai cibi naturali o di elezione dell’essere umano e più si accelera la velocità di crociera verso il decadimento.

Quali sono i cibi di elezione dell’essere umano?
Ovviamente tutti i vegetali e la frutta commestibili allo stato naturale, cioè crudo e a piena maturazione. Questi sono cibi alcalinizzanti e portatori di minerali.
Ma allora perchè molti individui sembrano apparentemente godere di una perfetta salute e di una perfetta forma fisica, nonchè di un invecchiamento non-precoce pur mangiando cibo-spazzatura-morto-cotto-acidificante?
La risposta è semplice: sono stati dotati da madre natura di una percentuale di minerali più elevata rispetto a molti altri e quindi possono “spenderli” conducendo uno stile di vita con abitudini alimentari dissolute, naturalmente fino ad esaurimento scorte. Ovviamente ogni individuo può avere un accumulo di minerali in denti, ossa, pelle, unghie o capelli che può essere considerato il suo “punto di forza”. È per questo motivo che a causa delle acidificazioni c’è chi perde i denti, chi diventa calvo, chi viene affetto da atrofia ossea e chi in apparenza fisicamente perfetto viene invece colpito all’interno da patologie tumorali.

CIBI E COMBINAZIONI ALIMENTARI ACIDIFICANTI
Quali sono i cibi che acidificano?
I cibi acidificanti sono tutti quelli innaturali per l’essere umano, il quale ha in realtà una natura frugivora. Quindi tutti i cibi raffinati, elaborati artificialmente o non commestibili crudi allo stato naturale hanno un effetto acidificante. Al contrario il 99% dei vegetali crudi e della frutta alcalinizzano l’organismo, apportando minerali in forma liquida colloidale, ossia totalmente assimilabili. I minerali assunti da integratori invece hanno una microstruttura cristallina e quindi non sono assimilabili ma diventano sedimenti che permangono all’interno del corpo per anni, acidificandolo.

Tra i vegetali, quelli non commestibili allo stato naturale sono i legumi, i cereali e i grani, con tutti i loro derivati.
Cibi come i farinacei, i legumi, i cereali, i semi, la carne, il pesce e i latticini danno luogo a delle fermentazioni e quindi a delle acidificazioni: ossia il PH del nostro sangue va sotto i 7,35 diventando a più acido e il corpo va quindi in acidosi e deve neutralizzare questi acidi consumando i nostri minerali interni: come sopradetto questo significa malattia, invecchiamento e morte.
La soluzione quindi è virare gradualmente verso una dieta crudista-fruttariana (cioè quella più adatta all’uomo), alcalinizzare l’organismo e apportare minerali in forma liquida e assimilabile, estratta dai vegetali. Questa dieta va approcciata gradualmente perchè dà luogo a numerose crisi di disintossicazione da scorie e muco, dovuti ad anni o a decenni di errate abitudini alimentari. Spesso queste crisi vengono erroneamente scambiate dai neofiti per carenze nutrizionali.
Infine è lecito pensare che, una volta finito il processo della disintossicazione, si possano reintegrare i minerali perduti, in modo naturale e quindi “invertire l’invecchiamento”.
Il 99% della frutta (dolce, acida, grassa) e dei vegetali crudi commestibili hanno un effetto alcalinizzante e apportano minerali nell’organismo. Quindi questi cibi, rinfoltendo la nostra riserva di minerali, aiuteranno a neutralizzare tutte le acidificazioni dovute allo smaltimento delle scorie e dei rifiuti tossici, nonchè del muco presenti nel corpo a causa di decenni di malealimentazione.
I cibi che acidificano sono:

  • tutti i cibi elaborati e raffinati industrialmente.
  • tutti i cibi cotti: generano in diversa percentuale il fenomeno della leucocitosi nel corpo in quanto vengono riconosciuti dall’organismo come non-cibo, facendo scattare le difese immunitarie. Nel caso di vegetali allo stato naturale e poi cotti l’acidificazione è più lieve.
  • tutti i cibi di origine animale: carne, pesce, insaccati, uova, latte e formaggio.
  • tutti i vegetali che non sono commestibili crudi a piena maturazione e derivati: legumi, cereali, grani, farinacei.
  • tutti i vegetali che contengono un’alta percentuale di amido.
  • tutti i cibi ad alto contenuto proteico.
  • un apporto proteico superiore ai 30-35 grammi giornalieri dà luogo ad acifificazioni.

Altre cause di acidificazione sono le fermentazioni intestinali dovute a combinazioni alimentari errate. Anche i semi acidificano e in genere tutto ciò che ha un alto contenuto proteico.
Le combinazioni da evitare sono:

  • amidi+proteine
  • amidi+zuccheri
  • amidi+acidi
  • proteine+zuccheri
  • proteine+acidi
  • amidi+amidi (un solo tipo di amido concentrato a pasto)
  • proteine+proteine (un solo tipo di proteine concentrate a pasto)
  • grassi+proteine
  • grassi+zuccheri
  • grassi+acidi (avocado+limone è un’eccezione che conferma la regola e si può fare senza conseguenze)
  • grassi+grassi (un solo tipo di grasso concentrato a pasto)

Il contenuto proteico giornaliero medio dovrebbe essere compreso tra i 25 e i 30-35 grammi. Sopra i 30-35 grammi comincia l’acidificazione. Registrandosi su siti come fitday.com o cronometer.com ognuno può facilmente controllare questo valore.

Quando si violano le regole delle corrette combinazioni alimentari avvengono delle fermentazioni nello stomaco e/o nell’intestino. Fermentazione significa ebollizione ma in questo contesto è sinonimo di acidificazione, in quanto ne è la causa.

Le fementazioni creano nel corpo acqua, acido acetico, anidride carbonica e alcol. L’organismo utilizza solo l’acqua, mentre il resto deve smaltirlo e neutralizzarlo “bruciando” la nostra preziosa miniera di minerali, quindi come spiegato facendoci ammalare, invecchiare e andare più velocemente in contro alla morte.

Vale la pena di notare come i cibi acidificanti contengano già al loro interno delle combinazioni alimentari errate per l’essere umano: ad esempio i fagioli violano la regola “amido+proteine” in quanto contengono una percentuale considerevole di entrambi gli elementi. Infatti, come è noto, producono gas nell’intestino: questo gas è la conseguenza di una fermentazione, la quale dà luogo ad un’acidificazione. Gli acidi prodotti vengono assorbiti dai villi intestinali (ne abbiamo 3000 per centimetro quadrato) che li ributta nel sangue, abbassandone il valore del PH. Quindi segue la neutralizazzione degli acidi che si concretizza in una demineralizzazione.

CONCLUSIONI
Le conclusioni del discorso introdotto in questo articolo rendono evidente che se il processo “FERMENTAZIONE->ACIDIFICAZIONE->DEMINERALIZZAZIONE ” sta al processo “malattia, invecchiamento e morte”, allora il processo “MINERALIZZAZIONE->ALCALINIZZAZIONE” corrisponderà a “salute perfetta, disintossicazione e ringiovanimento cellulare”.
Noi possiamo facilmente intervenire sulla qualità della nostra salute, sulla disintossicazione del nostro organismo ed infine, trascorso l’adeguato periodo di transizione-disintossicazione-riadattamento (3 o 4 anni secondo Arnold Ehret), possiamo auspicarci un ringiovanimento cellulare grazie all’apporto di sostanze minerali in forma liquida colloidale, ossia tutti quelli presenti nei vegetali crudi, che a quel punto non serviranno più per neutralizzare l’acidificazione ma sono per reintegrare i minerali perduti in passato.

Se invece il nostro stile di vita vuole perpetuare la tipologia standard consigliata da tutti i media e da gran parte di medici e nutrizionisti allora non ci sarà nessuna possibilità di invertire l’invecchiamento o di evitare la malattia.

Fonte: http://ehretismo.com/2012/03/salute-perfetta-ringiovanimento-fisico-e-longevita-questione-di-sangue/