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Libero ricercatore indipendente su salute, longevità, ehretismo, crudismo, fruttarianismo, sungazing, nutrimento pranico.

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IMPERSONALISMO, TU SEI DIO, DIO È “SOLO” UN OCEANO-MAGMA DI GRAZIA-AMORE-BEATITUDINE: ILLUSIONE SUPREMA!!!!

A cura di Marco Giai-Levra

Al giorno d’oggi è spesso diffusa la visione impersonalista di Dio, ossia quel punto di vista che riconosce solo l’aspetto impersonale del Signore ritenendolo addirittura l’aspetto originale, quindi l’unico reale.

Visto che Krishna che è Dio, dice “dei logici, Io sono la conclusione”, questo significa che siamo autorizzati ad usare la logica come strumento mentale per cercare di afferrare la Verità. E se facciamo un semplice ragionamento logico assumiamo che Dio per Sua definizione è Colui che non ha origine da nulla. Egli è Tutto e non ha bisogno di Nulla. E’ l’Essere Supremo, la Persona Suprema, è Eterno e Immutabile (era, è, sarà contemporaneamente, perchè la dimensione Spazio-Tempo non esiste nel mondo spirituale). Lui rivela Sè stesso nelle scritture sacre in tempi, luoghi e circostanze diverse, e in differenti modalità per essere dialogare in modo intellegibile per la forma mentale dei fruitori del messaggio divino.

Le Sue qualità sono eterne e infinite, e naturalmente così anche i suoi aspetti e le sue forme: tutto è senza limite, ossia non solo non ha mai fine, ma non c’è nascita, nè morte, nè origine per Lui.

Da questo si evince che ha infiniti aspetti e forme, il che significa che la “non-forma”, “l’Oceano di Energia” è senza dubbio reale e và onorato dai devoti, ma quello è solo uno dei Suoi innumerevoli aspetti. Nei “99 bei nomi di Allah”, citati nel Corano ad esempio, questi aspetti si traducono come: il Misericordioso, il Compassionevole, il Buono, il Potente, ecc.
Questi sono tutti attributi che si addicono ad un persona, non ad un magma impersonale. Inoltre proprio uno dei 99 nomi di Allah è “colui che plasma la forma”: pertanto come potrebbe mai la forma originale di Dio essere un Oceano di Energia impersonale senza forma, e poi creare in seguito le sue forme personali (cioè quelle di cui noi siamo ad immagine e somiglianza) senza possedere questa qualità??? Se qualcuno produce qualcosa che ha una certa qualità, si presuppone che egli abbia già tale qualità.

Quindi la conclusione logica è che Dio è una Persona, la Persona Suprema, e che noi siamo fatti a sua immagine  e somiglianza, come viene spiegato nella Genesi Ebraica, cioè nel Vecchio Testamento. Nella Bibbia viene ancora detto che Dio passeggiava a fianco di Adamo nel Giardino di Eden: un po’ difficile per un Oceano impersonale passeggiare a fianco di  un uomo in un giardino!

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Vishnu il Dio supremo nell’induismo il cui nome significa “quello che Tutto pervade” ha infatti una forma personale, umanoide con quattro braccia. E Krishna il Dio che ha emanato l’aspetto di Vishnu secondo i Vaishnava ha un aspetto umano.

Ma perchè allora nonostante queste facili considerazioni logiche và di moda considerare vero solo l’aspetto impersonale di Dio e falso quello che ha una forma di persona?

La risposta è semplice: INVIDIA SOLTANTO! Di chi??? Invidia verso Dio, l’Essere Supremo, l’Altissimo, l’Elyon dell’Antico Testamento della Bibbia.

Questo è il sentimento che ci ha fatto incarnare per la prima volta: “Perchè Lui si e io no? Perchè devo godere sempre insieme a Lui e con Lui, io adesso voglio provare a godere dei sensi in modo indipendente da Lui….”

Puff…. Accontentati immediatamente: siamo intrappolati e condizionati dal corpo materiale e dal karma che generiamo probabilmente da migliaia di anni, siamo qui letteralmente imprigionati e non riusciamo a liberarci. Questo avverrà fino a che con sottomissione e con tono dimesso, ci arrenderemo definitivamente a Dio, la Persona Suprema.

Sono assimilabili al concetto di impersonalismo anche le visioni New Age e altre ancora, quelle che promuovono solo “il Tuo Dio interiore”, in quanto l’invidia verso l’Essere Supremo è tale, che questi demoni e falsi spiritualisti non riescono a concepire di abbassare la testa, sottomettersi e svolgere il nostro eterno dovere: SERVIRLO!
Il rapporto che abbiamo con Dio è eterno e di eterna beatitudine, perchè solo servendolo possiamo godere anche noi. Lui ama i suoi devoti più di ogni altra cosa e desidera soddisfarli in tutto, in base alla devozione con cui lo hanno adorato.
Se una mano serve la bocca ne gode anch’essa, al contrario se si rifiuta di portare il cibo alla bocca perchè invidiosa della capacità di gustare, perisce la bocca, il corpo intero e quindi la mano stessa.

Riporto qui di seguito il dialogo tra Sua Divina Grazia Bhaktivedanta Swami A. C. Prabhupada e i suoi discepoli, avvenuto nel settmebre del 1975 a Vrindavana in India.

Srila Prabhupada

Srila Prabhupada

Srila Prabhupada: Sia gli esseri viventi sia Krishna sono pieni di coscienza. La coscienza di un essere vivente è dentro di lui e la coscienza di Krishna si diffonde ovunque. Questa è la differenza.

Discepolo: I mayavadi [gli impersonalisti] dicono che quando diventeremo liberati, anche noi ci diffonderemo ovunque. Ci fonderemo nel Brahman e perderemo la nostra identità individuale.

Srila Prabhupada: Questo significa che ti dimenticherai di tutto. Comunque piccola sia la coscienza che avevi, essa non esisterà più.

Discepolo: Ma comunque quello che dimenticheremo è solo illusione.

Srila Prabhupada: Se questa è la liberazione, allora lascia che ora ti uccida. Ti dimenticherai di tutto – la liberazione. [Risate] [Un passante canta in hindi] Questa è la liberazione – egli canta: “O mio Signore Krishna, quando mi abbandonerò ai Tuoi piedi di loto?” Questa è la liberazione. Come un bambino che si abbandona totalmente ai propri genitori – egli è liberato. Non ha ansietà. È fiducioso: “Oh, I miei genitori sono qui. Qualunque cosa facciano va bene per me. Nessuno può farmi del male.”

Discepolo: Gli impersonalisti dicono che la liberazione libera da ogni sofferenza.

Srila Prabhupada: Sì, ma se sei pieno di ansietà, dov’è la tua liberazione?

Discepolo: Dicono che può essere raggiunta se diventiamo uno con il Supremo.

Srila Prabhupada: Krishna è la coscienza suprema. Se perdi la tua coscienza, come puoi diventare uno con Lui?

Discepolo: Bene, non è esatto dire che perdiamo la nostra coscienza, ma che ci fondiamo nella coscienza suprema.

Srila Prabhupada: Questo significa che vuoi diventare Dio, ma perchè ora sei differente da Dio?

Discepolo: È il mio lila [il mio divertimento].

Srila Prabhupada: Se questo è il tuo lila, allora perché ti sottoponi a così tante austerità per raggiungere la liberazione?

Discepolo: Il punto è che la coscienza suprema non è incarnata, mentre ora noi siamo incarnati. Perciò, quando otterremo la coscienza suprema, anche noi non saremo più incarnati.

Srila Prabhupada: Ma come hai fatto ad incarnarti se sei il Supremo? Che cosa ti ha fatto incarnare? Non ti piace essere incarnato – il corpo dà molta sofferenza – perciò vuoi la liberazione. Ma chiunque ti ha fatto incarnare, Egli è il Supremo. Non sei tu il Supremo.

Discepolo: M’illudo, cosicché posso provare il piacere di essere liberato.

Srila Prabhupada: Perché un qualsiasi uomo sano di mente si metterebbe in una posizione in cui sarà ripetutamente preso a calci dalla natura materiale sotto forma di nascita, vecchiaia, malattia e morte? Qual è il divertimento?

Discepolo: Senza sofferenza, come puoi sperimentare il piacere?

Srila Prabhupada: Allora lascia che ti prenda a calci e quando smetto puoi sperimentare il piacere.

Discepolo: L’idea è che dopo aver sperimentato la sofferenza in questo mondo, la liberazione sarà molto dolce.

Srila Prabhupada: Ma perché c’è la sofferenza? Se sei supremo, perché ci sono sofferenze di tutti i tipi per te? Che cosa è questa sciocchezza: “La sofferenza è il mio lila”?

Discepolo: È sofferenza solo per coloro che non capiscono di essere supremi. Essi sono gli unici a soffrire, non io.

Srila Prabhupada: Allora sei come i maiali e i cani. Essi non capiscono che questa è sofferenza, ma noi sì. Perciò i mayavadi sono mudha, sciocchi e mascalzoni, che non sanno cos’è la sofferenza e cos’è il piacere. Mudho ’yam nabhijanati mam ebhyah param avyayam. Krishna dice: “Gli sciocchi e i mascalzoni non sanno che Io sono il Supremo.” Perciò dopo molte vite trascorse a soffrire e a parlare di ogni genere di sciocchezze, la persona che possiede la vera conoscenza si arrende a Krishna (bahunam janmanam ante jñanavan mam prapadyate). Questa è conoscenza. Quando si raggiunge questa consapevolezza, “ho solo sofferto e ho cercato d’illudermi con giochi di parole”, allora ci si arrende a Krishna.

Discepolo: Quindi la filosofia mayavada è veramente la suprema illusione?

Srila Prabhupada: Sì. Mayavadi bhasya shunile haya sarva-nasha: “Chi segue la filosofia mayavada è finito.” È condannato, rimarrà assorbito in quella falsa filosofia e non sarà più capace di accettare la vera filosofia. I mayavadi sono degli offensori, quindi rimarranno eternamente nell’ignoranza e penseranno di essere Dio. Essi predicano pubblicamente: “Perchè pensi di essere colpevole? Tu sei Dio.”

Discepolo: I cristiani hanno il concetto del peccato. Quando i mayavadi si recarono in America, dissero ai cristiani: “Dimenticate questa idea di peccato, Qualsiasi cosa facciate, va bene, perché siete Dio.”

Srila Prabhupada: Ai sacerdoti cristiani non piacque la filosofia mayavada. I mayavadi erano atei, più dei buddisti. I buddisti non accettano l’autorità vedica, perciò sono considerati atei, ma questi mascalzoni di mayavadi accettano i Veda e predicano l’ateismo. Pertanto sono più pericolosi dei buddisti, che, sebbene si supponga siano atei, adorano Buddha, un’incarnazione di Krishna, quindi un giorno saranno liberati. I mayavadi invece non saranno mai liberati. Nella Bhagavad-gita [18.66] Krishna ci rassicura: “Abbandonati a Me e Io ti libererò da tutti i pericoli.” Noi accettiamo Krishna. Questo è tutto. Il nostro metodo è molto facile.

Il bambino cerca di camminare, ma non ne è capace e cade. Il padre dice: “Mio caro figlio, prendi la mia mano.” Allora il bambino è salvo. Questi mayavadi si oppongono al verdetto di Dio. Dio dice: “Gli esseri viventi sono parte integrante di Me” e i mayavadi dicono: “Io sono Dio.” Questa è stupidità. Se fossero uguali a Dio, perché Dio direbbe: “Abbandonati a Me?” Essi non sono Dio, sono semplicemente dei mascalzoni che proclamano di essere uguali a Dio perché non vogliono arrendersi a Lui. Quindi questa conoscenza – che “devo sottomettermi a Dio” – la otteniamo solo dopo moltissime nascite. Allora abbandoniamo quegli sciocchi giochi di parole e otteniamo la vera liberazione nella coscienza di Krishna.

Marco Phoenix Giai-Levra

SCIENZA DI KRISHNA: NORME CORRETTE IN CUCINA PER ADORARE LA DIVINITÀ

SCIENZA DI KRISHNA: NORME CORRETTE IN CUCINA PER ADORARE LA DIVINITÀ
Considerazioni, analogie e differenze tra un punto di vista crudista e la tradizione vedica (NdT)
Traduzione e commenti a cura di Marco Giai-Levra

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Propongo la seguente traduzione da documento originale, la quale raccoglie una serie di norme, lettere e consigli che dovrebbero vigere tra i vaishnava, ossia gli adoratori di Dio sotto l’aspetto di Vishnu o Krishna. Le seguenti informazioni provengono da lettere e conversazioni di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Svami Srila Prabhupada, fondatore del Movimento per la Coscienza di Krishna (ISKCON).

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Ho aggiunto delle considerazioni personali filtrate dalla mia personale esperienza crudista-fruttariano-igienista, differenziando i miei commenti con il diverso colore blu. Si noterà come svariati alimenti e modalità sconsigliate o consigliate rimangono tali anche nel crudismo e igienismo, come a voler arrivare a delle affinità, pur partendo da tutt’altro punto di vista. Esistono analogie e differenze, ma se si vanno a esaminare direttamente i testi originali, senza passare attraverso dei commentari e delle interpretazioni (che, come dice Krishna stesso nel Cap.15 verso 16, sono fallibili), si potrà notare come le differenze sono talvolta state create proprio da interpretazioni personali o tradizionali delle scritture. La cucina degli Hare Krishna è vegetariana, da cui vengono esclusi ulteriormente uova (quindi non è lacto-“ovo”-vegetariana, ma solo lacto-vegetariana), aglio, cipolla, funghi, caffè, cioccolata e qualsiasi sostanza inebriante o stimolante.

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CIBI PROIBITI (o non-offribili, Ndt)
I cibi proibiti più comuni sono pesce, carne, vino, cipolla, aglio, Masur dhal (lenticchie rosse), riso bruciato, ravanello, melanzane bianche, canapa (marijuana), il cedro e succhi provenienti da alberi (se non bolliti prima), prodotti lattiero-caseari di bufala o di capra, e il latte con del sale dentro (preparazioni salate come le zuppe che includono del latte sono consentite). Inoltre, non si dovrebbero offrire cibi in scatola o congelati alle Divinità, ed è meglio evitare di offrire alimenti contenenti sostanze non salutari come il lievito e lo zucchero bianco. [Nel crudismo tutti questi alimenti (tranne aglio, cipolla, ravanello e cedro, anche se per Shelton, uno dei padri dell’igienismo, vanno esclusi anche aglio e cipolla) sono considerati insani in quanto rappresentano cibo non commestibile così com’è in Natura, che necessita della trasformazione chimica provocata dalla cottura per essere mangiato; secondo i Veda gli ortaggi che crescono sotto terra sono tamasici, ossia sotto l’influenza materiale tamas, che in sanscrito significa “ignoranza”; le altre due influenze materiali sono sattva o “virtù” e rajas o “passione”, NdT]

Srila Prabhupàda commenta: “Congelato significa marcio. Non prendo mai congelato …. è come se fosse marcio; piuttosto la stessa verdura viene fatta essiccare e conservata, in India utilizziamo questa pratica. Questa ha un buon gusto”. [Conversazione con Srila Prabhupàda, Vàndàvana, 3 Novembre 1976] [Nel crudismo, in alternativa ai vegetali crudi e freschi, si utilizza l’essicazione solare oppure artificiale a una temperatura inferiore ai 45° C, sotto la quale la cottura non avviene mai; questa pratica è utilizzata per concentrare il gusto, conservare e preservare il 100% dei nutrienti, al pari dell’alimento crudo, NdT]

“I cetrioli sottaceto: per quanto possibile, non si dovrebbero offrire alle Divinità cose che sono state preparate da non-devoti. Siamo in grado di accettare da loro frutta cruda, cereali (crudi, o simili cose crude). La cottura e la preparazione dovrebbero essere strettamente limitate ai devoti iniziati. E a parte questo, l’aceto non è buono ma è tamasico, cioè nelle tenebre; è quindi un cibo cattivo”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 24 marzo 1969], [Da queste affermazioni si evince che i vegetali crudi offribili, ossia quasi tutti, non hanno karma e non inquinano la Coscienza dell’uomo, al contrario dei cibi cotti, che infatti devono essere preparati solo dai devoti per non creare attaccamenti alla materia e ai sensi più grossolani; anche nel crudismo l’aceto è considerato un acido innaturale troppo forte assolutamente da evitare, NdT]

“Per quanto riguarda l’uso della panna acida nel tempio, dovrebbe essere interrotto immediatamente. Nulla di ciò che è stato acquistato nei negozi deve essere offerto alle divinità. Cose prodotte dal karma [o dai karmi, i non-devoti, NdT] non dovrebbero essere offerte a Radha-Krishna. Il gelato, se si può preparare, va bene, ma altrimenti no”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 6 aprile 1976] [Alimento considerato dall’igienismo-crudismo come acidificante, non commestibile da crudo, quindi da abiurare, NdT]

“Riso non raffinato, che si presenta come marrone può essere utilizzato … Non importa se lucidato o rozzo, ma quello bollito-doppiamente (ossia il riso parboiled o riso siddha) non deve essere utilizzato. Il riso parboiled è considerata impuro. Il riso cotto al sole (atapa) va bene “. [Lettera di Srila Prabhupàda, 17 ottobre 1967] [Alimento considerato dall’igienismo-crudismo come acidificante, non commestibile da crudo, quindi da abiurare, NdT]

“Fagioli di soia e lenticchie sono inoffribili”. [Istruzione personale di Srila Prabhupàda a Hàdayànanda DASA Gosvàmé] [Alimento considerato dall’igienismo-crudismo come acidificante, non commestibile da crudo, quindi da abiurare, NdT]

“Per quanto riguarda l’acquisto di cose al mercato, questi prodotti sono considerati purificati quando paghiamo denaro per essi. Questa è l’istruzione generale. Ma quando si ha qualche sospetto dovremmo evitarli. Ma se senza saperlo se qualcosa di questo tipo è stato acquistata, non è colpa nostra. Le cose su cui si ha qualche sospetto, tuttavia, devono essere evitate”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 21 ottobre 1968]

Dal momento che è offensivo offrire qualcosa a Krishna che Egli non accetta, si dovrebbe essere molto cauti e non offrire (o mangiare) niente di discutibile.

CIBI OFFRIBILI
L’Hari-bhakti-vilasa elenca alcuni degli alimenti che potrebbero essere offerti: bilva (frutto dell’Albero sacro di Shiva, NdT). datteri, noce di cocco, jackfruit (frutto giaca o catala, NdT). uva, frutto di Tala, radice di loto, ortaggi a foglia, prodotti di latte di mucca, e prodotti a base di grano, ghee, e zucchero. I cereali, in particolare riso, dovrebbe sempre essere servito con il ghee. Il riso senza ghee è considerato asurico (demoniaco, NdT). [Si può ben notare che la frutta e i vegetali crudi a foglia sono offribili senza nessuna precauzione, contrariamente a quanto invece avviene ad esempio con i cereali: questo dimostra che sono un cibo di prima classe, di qualità sattvica, o sotto l’influenza materiale della virtù, e sono molto graditi a Dio; il ghee è il “burro chiarificato” ottenuto attraverso un processo di purificazione e trasformazione chimica che lo rendono più leggero e salutare: come fruttariano il primo pensiero a riguardo viene rivolto all’avocado, l’unico vero frutto grasso prodotto dalla Natura commestibile e squisito da crudo, detto anche “burro del marinaio”: sicuramente questo frutto carico di salutari grassi naturali monoinsaturi si può elevare su un piano superiore rispetto al ghee, in quanto è prodotto direttamente dalla Natura o da Dio, e non da un intervento umano, NdT]

Il Signore si compiace quando Gli vengono offerti cibi preparati con ghee, zucchero, yogurt, guòa (sagù o zucchero di canna) e miele; ceci preparati, dàls, zuppe (sabjés o biscotti inzuppati, NdT), le varietà di dolci e altri alimenti possono essere leccati, masticati, aspirati, o bevuti: sono tutti gradevoli.

Si possono anche offrire bevande come il succo di canna da zucchero, lo yogurt, l’acqua di limone zuccherato, acqua aromatizzata con cannella, canfora, o cardamomo, bevande alla frutta e di aromi e colori diversi.

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Molti passi della Caitanya-caritamrita descrivono preparazioni che piacciono a Krishna. Ecco un esempio da Antya-Lela, descrivendo ciò che i devoti di Sri Caitanya preparerebbero per Lui: «Hanno offerto [per Lui] preparati dal gusto pungente a base di pepe nero, preparati dal gusto dolce-acido, zenzero, preparazioni salate, tigli, latte, yogurt, formaggio, due o quattro tipi di spinaci, zuppa a base di cetriolo amaro [gukta o karela], melanzane mescolate con i fiori di Nimba, e fritto di paòola.>> [Cc. Antya 10,135-136] [Pepe, karela e melanzane sono tutti dei frutti, mentre gli spinaci sono foglie verdi, lo zenzero è consigliato come spezia digestiva, e i fiori di Nimba dal sapore appetibile sono tutti alimenti contemplati nel crudismo NdT]

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In una lettera Srila Prabhupàda ha descritto i cibi in virtù e come presentarli al Signore: “Prodotti alimentari in virtù sono il frumento, il riso, legumi fagioli -non quelli di soia, NdT-, piselli), zucchero, miele, burro, e tutte le preparazioni latte, ortaggi, fiori, frutta, cereali. Quindi, questi alimenti possono essere offerti in qualsiasi forma, ma preparati in vari modi secondo l’intelligenza dei devoti”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 13 Novembre 1968]

[Riporto e rimando il lettore direttamente al Cap. XVII della Bhavavad Gita, dove Krishna (Dio in Persona) definisce i cibi secondo le tre influenze della Natura materiale, cioè quelli  in “virtù, passione e ignoranza”.
VERSO 7
Anche i cibi, graditi a tutti, sono di tre tipi, che corrispondono alle tre influenze della natura materiale. Questo vale anche per i sacrifici, le austerità e la carità. Ascolta ciò che li distingue.
VERSI 8-10
I cibi in virtù accrescono la durata della vita, purificano l’esistenza e danno forza, salute, gioia e soddisfazione. Questi cibi sostanziosi sono dolci, succosi, grassi e saporiti.
I cibi troppo amari, aspri, salati, piccanti, secchi o caldi, sono preferiti da chi è dominato dalla passione. Essi generano sofferenza, infelicità e malattia.
I cibi cotti più di tre  ore prima di essere consumati [secondo alcune interpretazioni solo “cotti”, NdT], privi di gusto, di freschezza, puzzolenti, decomposti e impuri, sono preferiti da chi è sotto l’influenza dell’ignoranza.

Dalla descrizione si può notare che alcuni cibi situati dalla tradizione hindù sotto le varie influenze possono essere anche frutto di interpretazioni fallibli in quanto nel Cap. XV della Bhagavad Gita lo stesso Krishna afferma nel verso 16: “Ci sono due categorie di esseri: i fallibili e gli infallibili. Nel mondo materiale tutti sono fallibili, ma nel mondo spirituale tutti sono infallibili”, NdT]

Nella sua Caitanya-caritamrita, Srila Prabhupàda descrive il migliori tipi di riso per le offerte alle Divinità: “In India gukla-càval (riso bianco) è anche chiamato àtapa-càval, o riso che non è stato bollito prima di essere trebbiato. Un altro tipo di riso, chiamato siddha-càval (riso integrale), è bollito prima di essere trebbiato. In genere il riso bianco pregiato di prima classe è necessario per le offerte alla divinità” , [Cc. Antya 2,103, significato]

Un devoto può offrire in buona fede gli alimenti considerati prelibatezze dalla popolazione locale preferito, da lui stesso o dalla sua famiglia. Sanatana Gosvàmé, nel commentare un qloka e affermando che una persona può offrire i suoi alimenti favoriti o locali, scrive che questo significa che in generale sebbene alle persone possa non piacere un certo cibo, se ad un altro piace egli lo può offrire. Ma questo si riferisce agli alimenti approvati Scritture, non a quelli proibiti.
Quindi se uno è appassionato di un cibo proibito, non lo si può offrire al Signore. E così non lo si può mangiare.
Inoltre, non si dovrebbero offrire neanche gli alimenti consentiti ma che sono insipidi, sgradevoli, non-commestibili, impuro per qualsiasi motivo, o mangiati da insetti, animali o persone. [E’ interessante notare che la frutta cruda e scondita è buona e appetibile senza l’ausilio di condimenti o trasformazioni chimiche come la cottura, mentre altri vegetali risulterebbero non-­commestibili, ad esempio i grani, i cereali e i legumi, NdT]

Se nessun cibo offribile è disponibile, si può offrire solo della frutta. Se anche la frutta non è disponibile, si possono offrire erbe commestibili. E se le erbe non sono disponibili, si può offrire acqua pura, meditando di offrire preparazioni elaborate. Se anche l’acqua non è disponibile, si dovrebbe almeno mentalmente offrire della bhoga. [Essenza di godimento della vita, NdT]

DIMENSIONI DELL’OFFERTA AL SIGNORE
Srila Prabhupàda scrive nel suo Caitanya-caritamrita: “[Krishna] non diventa affamato come un comune essere umano, tuttavia, si presenta come un essere affamato e, come tale, egli può mangiare tutto e niente, a prescindere dalla quantità. La filosofia sull’atto di mangiare di Krishna è comprensibile ai nostri sensi trascendentali”. [Cc. Madhya 4,77, senso]

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In una lettera Srila Prabhupàda scrive: “Per quanto riguarda ilprasadam da offrire alle divinità, si prende da ciò che si è preparato solo la porzione sufficiente per un uomo posta in un piatto; questo prasadam dovrebbe essere offerto alla Divinità e non la quantità totale. Il resto dei prodotti alimentari può rimanere nel forno per mantenersi caldo fino a che i devoti non lo accettino e onorino”. * [lettera di Srila Prabhupàda, 14 febbraio 1969]

In Australia Srila Prabhupàda ha incaricato i devoti di offrire porzioni di bhoga a Krishna, così come le si offrirebbe a un ragazzo di sedici anni molto affamato. Ha anche indicato un certo numero di puri da offrire con l’ultima offerta di bhoga serale: sei grande, otto media o sedici puri piccoli dovrebbe essere sul piatto di Krishna.

GLI STANDARD IN CUCINA
Così come dobbiamo scegliere gli alimenti puri, ottimi da offrire ai Krishna, così dobbiamo anche prepararli in modi puro.

Per preparare il cibo per il Signore, si devono scrupolosamente osservare le regole per la pulizia e avere la massima cura nel preparare il cibo in modo corretto, mantenendo la Coscienza corretta in modo che il Signore accetti l’offerta.

Siccome la Coscienza di coloro che preparano il cibo entra nel cibo stesso, (specialmente dove la cottura è coinvolta), cucinare per le Divinità è limitato ai devoti con un’iniziazione braminica. Se un devoto mostra qualità di pulizia braminiche, purezza e stabilità, e quindi sembra qualificato per cucinare per la Divinità, può essere opportuno per lui avvicinarsi al suo maestro spirituale e chiedere l’iniziazione braminica. [Si ribadisce nuovamente che il processo chimico della cottura o comunque qualsiasi elaborazione o raffinazione del cibo offertoci dalla Natura provoca l’immissione di “Coscienza-sentimenti-emozioni-eventuale attaccamento alla materia e ai sensi” nel cibo stesso, NdT]

Srila Prabhupàda ha sottolineato che un bramino deve solo cucinare per il Signore. Egli scrive: “Per quanto riguarda la cottura, un non-bramino può aiutare, ma non cucinare”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 24 Novembre 1974]

“La Divinità dovrebbe essere accudita ed il cibo offerto dovrebbe essere cucinato solo dai bramini, debitamente istruiti a riguardo”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 19 dicembre 1974]

“Per quanto possibile i Devoti non-avanzati non potrebbero entrare in cucina o nel Settore della Divinità. Possono aiutare dall’esterno. Basta prendersi cura di loro in modo che possano diventare puri devoti”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 4 aprile 1971]

“Se non si è avanzati, non si può cucinare. Bisogna essere un discepolo regolare, poi si potrà adorare le Divinità. Non ci si sono dubbi sul far cucinare i profani nel tempio di Nuova Delhi” . [Lettera di Srila Prabhupàda, 11 luglio 1976]

L’Hari-bhakti-vilasa sottolinea questo punto: “I cibi (soprattutto i grani-cereali) che vengono cucinati dai non-vaishnava o peccatori, o che non sono stati offerti Vishnu, equivalgono alla carne di cane. Si dovrebbe comprendere chiaramente i principi di pulizia (come una persona o un oggetto diventa contaminati), come la contaminazione viene trasferita, e come le cose vengono purificate.”

La Coscienza del cuoco entra nel cibo che prepara, e perciò deve sforzarsi di essere cosciente di Krishna mentre cucina. La cucina, dove si prepara il cibo per il Signore, è un’estensione della Camera Divinità, dove Lui mangia. Così lo stesso standard elevato di pulizia dovrebbe essere mantenuto in entrambi i luoghi.

Srila Prabhupàda ha sottolineato che i devoti dovrebbero sempre mantenere i più severi standard di pulizia. Egli scrive: “La cosa principale è che ogni volta che il prasadam viene offerto al Signore, tutto dovrebbe essere preparato e presentato con molto rispetto e pulizia.

Nel tempio di Jagannath, il Signore mangia 56 volte. Così il Signore può mangiare tutte le volte che si può offrire. Ma la cosa principale è che per ciò che viene offerto deve esserci rispetto e devozione …. il cibo che è stato offerto non dovrebbe mai essere rimesso nel frigorifero con gli alimenti inoffribili, o riportato in cucina… il frigorifero dovrebbe essere sempre molto pulito e puro … Se c’è qualsiasi cibo extra, vanno separati, e se c’è un frigorifero separato, non all’interno della cucina e contenente tutti gli alimenti inoffribili, allora si può avere ad esempio un frigorifero speciale per gli avanzi di prasadam …

Non si dovrebbe mai mangiare dentro la cucina; se c’è posto sufficiente per mangiare, allora perché si dovrebbe mangiare in cucina? La cucina deve essere presa in considerazione come la camera del Signore, e nessuno dovrebbe indossare le scarpe in cucina. Annusare e degustare gli alimenti per il Signore in fase di preparazione non dovrebbe mai essere fatto.

Parlare all’interno della cucina deve limitarsi a ciò che è necessario per la preparazione del prasadam o sul Signore, e i piatti sporchi (quelli presi dalla cucina e usati per mangiare) non devono essere riportati in cucina (ma se non c’è nessun altro posto per lavarli, allora dovrebbero essere messi nel lavandino lavandoli immediatamente), le mani devono sempre essere lavate nella preparazione prasadam, e in questo modo tutto deve essere preparato i modo molto pulito e puro. Qual è la difficoltà nel rispettare queste regole? Sono regole, e sono semplici regole, e devono essere seguite. Bisogna essere pronti a seguire le regole per Krishna. Altrimenti dov’è la prova che si ama Krishna. Non sono molto difficili da seguire”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 16 giugno 1968]

E’ molto offensivo verso la divinità permettere che cibi conservati marciscano prima di utilizzarli per le offerte. I cuochi dovrebbero conoscere i prodotti disponibili e utilizzarli quando sono freschi. Srila Prabhupàda ha scritto: “In cucina non si dovrebbe vedere nulla che viene sprecato”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 10 novembre 1975]

“Se, nel processo di cottura, il cibo cade a terra, se è crudo e può essere lavato bene, allora può essere offerto. Ma se è preparato e non può essere lavato, allora non è da offrire, ma può essere mangiato piuttosto che essere sprecata”. [Lettera di Srila Prabhupàda, 15 febbraio 1968], [Si può notare nuovamente che il cibo vegetale crudo è considerato sempre migliore del cotto e necessita sempre di meno trattamenti, NdT]

REGOLE IN CUCINA
Abbigliamento in cucina

  • Coprire i capelli in modo da evitare la caduta dei capelli in un preparato. Se c’è anche un solo capello nel cibo che viene offerto al Signore, si tratta di una grande offesa.
  • Non indossare lana in cucina.
  • Tutti gli indumenti devono essere puliti, cioè, non deve essere stato indossato in bagno, mentre si mangia o si dorme, o al di fuori del tempio.

Solo abbigliamento devozionale è permesso.
Pulizia personale

  • Si dovrebbe essere freschi di doccia, indossare il simbolo tilaka e la collana di tulasi.
  • Lavarsi le mani prima di entrare in cucina e lavarle di nuovo, se si tocca il viso, la bocca, o capelli, o se si starnutisce o tossisce (avendo -si spera- coperto la bocca).

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Purezza del cibo

  • Dopo aver preparato gli ingredienti per cucinare, lavare tutte le verdure e la frutta e tutto ciò che può essere lavato.
  • Se qualcosa lavabile cade sul pavimento o in un lavandino, lavare, se non è lavabile, rifiutarla. Scartare tutto ciò che cade sui piedi, lavabile o meno che sia.
  • Il cuoco dovrebbe coprire tutti i preparativi fino a quando non siano pronti. Se un animale vede una preparazione prima che venga offerta, deve essere respinto. Nessuno, tranne il cuoco e il pujàré dovrebbero vedere il cibo non ancora offerto.

La porta della cucina dovrebbe essere sempre chiusa.
La porta del tempio deve essere bloccata, impedendo il passaggio.

  • Il personale della cucina deve coprire il ghee per friggere quando non è usato. Il ghee Vecchio dovrebbe essere sostituito regolarmente con del ghee fresco.
  • Fare in modo che tutti gli ingredienti siano ben conservati in contenitori chiusi.

Assicurarsi che le pentole siano veramente pulite prima di utilizzarle.
Controllare che i piatti delle divinità siano puliti prima di utilizzarli.
Cucina e la pulizia degli utensili
Vedere Pianificazione della pulizia

  • I devoti che servono in cucina devono pulirla accuratamente regolarmente, anche all’interno di stufe, forni e frigoriferi.
  • Il cuoco deve strofinare le pentole dopo che sono state utilizzate.
  • Nessuno deve mangiare o bere in cucina, né qualcuno dovrebbe usare il lavandino per sputare o bere.
  • Rimuovere tutti i rifiuti dalla cucina, almeno una volta al giorno.
  • Non conservare o avanzare Prasada in cucina. Appena possibile dopo l’offerta, e dopo che i piatti offerti sono stati lavati, rimuovere tutto il prasada dalla cucina.

Non prendere nessun maha fino a che * TUTTI * sono stati trasferiti fuori dalla cucina.
Mantenimento della Coscienza corretta

  • Concedetevi abbastanza tempo per preparare l’offerta in buona Coscienza. “La fretta fa danno.”
  • La conversazione dovrebbe essere limitato al Krishna-katha.
  • Non riprodurre le registrazioni di musica commerciale in cucina. Le registrazioni di bhajana e kértana sono appropriate.
  • La presenza contemporanea di uomini e donne in cucina dovrebbe essere evitato per quanto possibile.

Di solito solo i Vaishnava dovrebbero essere ammessi in cucina, dal momento che solo i devoti preparati possono correttamente comprendere e seguire tutte queste regole.
Le fritture dovrebbero essere fatte nel ghee puro. Il burro chiarificato usato per friggere deve essere regolarmente sostituito. (Idealmente, il ghee deve essere usato una sola volta, dal momento che ogni riscaldata riduce la sua digeribilità. Un cuoco per Divinità esperto userà una quantità minima di burro chiarificato per friggere e userà il resto per fare dell’Halvah o del condimento per il riso).
Il ghee dovrebbe essere messo nel suo contenitore usato dopo ogni utilizzo.
Utensili da cucina
Evitare l’uso di pentole di alluminio (è piuttosto velenoso) o quelle in acciaio smaltato, che possono impoverire e contaminare l’offerta.