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URINOTERAPIA IN NATURA E IN TUTTE LE CULTURE, RELIGIONI E TRADIZIONI DEL MONDO: LA FONTANA D’ORO, L’ELISIR DI LUNGA VITA, LA RIGENERAZIONE CELLULARE, VITAMINE B12 e K2 … e molto altro ancora

A cura di Marco Giai-Levra

“Oh mia amata Parvati! Ho narrato i dettagli di Shivambu Kalpa. Questa è la sua tecnica. Si dovrebbe tentare di mantenere il segreto. Non dirlo a nessuno“. – Shiva-Dio parla a sua moglie Paravati – Verso 107  del Damar Tantra

Può essere la nostra urina, come dicevano gli antichi, la “fonte dell’eterna giovinezza”, “la fontana d’oro”, “la pietra filosofale”  tanto cercati? Decine sono i nomi con cui questo Amnios sintetizzato e personalizzato dal nostro corpo è stato chiamato.

Secondo le varie culture, religioni e pratiche diffuse in tutto il mondo, l’urinoterapia è uno strumento di guarigione di corpo-mente, e contestualmente anche una piattaforma più sottile di ascensione e elevazione spirituale.

Non ha nulla a che vedere con perversioni mentali e sessuali, anzi proprio il contrario: gli yogi indiani usano questo metodo per controllare i propri sensi e per rivolgersi al Divino.

Urinoterapia

Urinoterapia

SIMPATIZZANTI E PRATICANTI OGGI
Senza tener conto del fatto che tutti noi, volenti o nolenti, abbiamo praticato l’urinoterapia per 9 mesi immersi nel liquido amniotico che è saturato dalle urine del feto per oltre il 90%, in Germania questa pratica (chiamata anche con i termini sanscriti Amaroli o Shivambu) ha attirato cinque milioni di persone praticanti, due milioni in Giappone e un milione in Olanda, tanto per citare qualche cifra dall’Europa. Praticanti in tutto il mondo sono a milioni, oggi come da sempre.

STORIA

La pratica dell’urinoterapia risale a epoche molto antiche: il medico dell’antica Grecia Galeno usava prescriverla a molti suoi pazienti[, mentre nell’antica Roma Plinio, nella sua Naturalis historia, consigliava di trattare con l’urina ferite, ustioni, cicatrici e morsi di animali; inoltre l’urina veniva usata come sbiancante dei denti.

L’uso religioso della terapia dell’urina è documentata in un testo in sanscrito risalente a 5000 anni, il Damar Tantra in cui la pratica si chiama “Shivambu Kalpa”. Il Papiro di Ebers, uno dei più antichi trattati di medicina, che ci ha raggiunto dall’antico Egitto, è stato scritto nel XVI° secolo a.C., e offre 55 ricette mediche che utilizzano urina.

L’urina è stata considerata strumento di guarigione in molte culture asiatiche per secoli, e in India questo trattamento è stato parte della tradizione medica per migliaia di anni. Non era infatti mai considerata un prodotto di scarto del corpo, ma piuttosto come un prodotto distillato e selezionato del sangue, contenente delle sostanze utili per la cura del corpo.

È stata denominata “l’oro del sangue” o “elisir di lunga vita”, indicando il suo potenziale terapeutico. La pratica dell’urinoerapia trova la sua origine nella cultura indiana, trasferendosi attraverso i secoli in culture e tradizioni diverse. Le antiche cronache ne testmoniano l’uso presso egizi, ebrei, greci e romani, dal Medioevo al Rinascimento fino a  tempi più recenti, fino a oggi. Questa pratica è stata più recentemente discussa e condivisa in 2 conferenze internazionali: nel 1996 in India e nel 1999 in Germania, dove le persone provenienti da diversi paesi hanno condiviso e presentato le proprie ricerche.

[… Ricordiamo ancora che: la parola Orina od Urina significa nell’antico linguaggio semantico, Akkadico, protoSinaitico, Ebraico antico, Samaritano: La bevanda, la forza,la Luce, l’Energia, l’Informazione, (l’Ur – Or-o) cioe’ l’or-INA (l’anagramma di INA e’ ANI e significa in antico Fenicio ed Ebraico semplicemente l’IO dell’Essere), per cui il vero significato dell’urina e’ questo: la sorgente fondamentale, il dono, simbolo dell’anima Universale, la sintesi dell’Essere, il distillato della persona, capace di poteri tramutanti, cioe’ di far passare da uno stato ad un altro (dalla malattia alla salute), infatti l’urina e’ il distillato del sangue; per mezzo dei reni essa e’ estratta dal sangue, possiamo chiamarla l’Oro del Sangue; essa e’ l’unico ed il vero “Elisir di lunga Vita” di cui parlano tutte le tradizioni antiche; in Sanscrito l’urina si dice “Amaroli”, da “Amar” che significa immortalita’ !, dalla stessa parola deriva anche la nostra parola “Amore” quindi l’urina e l’amore della ConoScienza che genera Consapevolezza, fin dall’antichita’ sono strade da percorrere per giungere alla tanto sospirata immortalita’. …] [http://www.mednat.org/cure_natur/tecniche/urino_terapia.htm]

TABU’ NELLA NOSTRA SOCIETA’… MA PERCHE VERAMENTE? IL MOTIVO DEL DISGUSTO STA NELLA DIETA MALSANA CHE PROVOCA PUTREFAZIONE, PUS E MUCO CHE SI RIVERSANO NELLE URINE, COSA CHE NON AVVIENE CON UNA DIETA CRUDISTA E FRUTTARIANA
Molti storceranno il naso o esprimeranno disgusto al solo pensiero, ma tale disgusto è dovuto soprattutto all’impurità della loro dieta e di conseguenza all’impurità della loro mente. Per cui associano immediatamente qualcosa di impuro a questo argomento. Ragioniamo. Non si usa forse dire anche presso la nostra cultura che l’urina di un neonato è “acqua dorata”? … Perchè? E’ naturale: il neonato è ancora relativamente puro, nutrendosi solo del latte biosintetizzato per lui, così egli ha ancora un corpo puro e di conseguenza anche la sua urina lo è.

“Il senso di dustugo è direttamente proporzionale all’impurità dovuta a una dieta malsana, che rende impuro corpo, mente e spirito, rendendo ciechi spiritualmente”.

Ne consegue che purificando la propria dieta si purifica la mente (mens sana in corpore sano) in modo adeguato, anche la propria l’urina diventerà il miracoloso liquido sterile, distillato del nostro plasma sanguigno pieno di virtù terapeutiche, e oserei dire quasi “proprietà magiche”.

URINOTERAPIA IN INDIA E NELL’INDUISMO
Non è un caso che in India oltre alla auto-urinoterapia (Shivambu o Amaroli) si associa, o sostituisce a seconda dei casi, la terapia di urina di mucca (Gomutra),
che è un prodotto puro, di un animale erbivoro, che non presenta nei propri intestini la putrefazione dovuta al consuno di carne, o cibi alto proteici. Quindi l’urina di mucca in particolare, ma quella di tutti gli animali erbivori che si nutrono in modo naturale, è praticamente “pura” e conserva tutte le proprietà. Si tratta di un elisir universale che possono usare tutti.

Krishna Govinda, Dio, la Persona suprema e Signore delle mucche.

Krishna Govinda, Dio, la Persona suprema e Signore delle mucche.

Perfino Dio stesso, Krishna, da neonato (in realtà Lui è il non-nato perchè il  suo corpo è trascendentale, al di là di questo universo materiale) viene onorato e omaggiato con impacchi di sterco sacro di mucca (che in India si usa come l’argilla) e docce di urina di mucca. Uno dei nomi con cui ci si rivolge a Krishna è Govinda, o Signore delle mucche.

Raccolta dell'urina di mucca

Raccolta dell’urina di mucca

Due indiani che praticano urinoterapia con l'urina di mucca.

Due indiani che praticano urinoterapia con l’urina di mucca.

Urina di mucca in bottiglia in vendita come rimedio ayurvedico.

Urina di mucca in bottiglia in vendita come rimedio ayurvedico.

IL DAMARA TANTRA E’ IL TESTO PIU’ANTICO CHE CI SPIEGA COME SI PRATICA
Shivambu Kalpa è il testo in sanscrito, un capitolo del ‘Damar Tantra’,
più antico che  contiene 107 versi sui benefici dell’ “Acqua pura che è la propria urina”. In questo testo, la terapia urina viene indicata come Shivambu Kalpa (Shivambu=acqua di Shiva; Kalpa=tecnica o metodo), una tradizione ayurvedica relativa alle scritture indù conosciuti come i Veda. Quando si inizia Shivambu Kalpa (Urine Therapy o UT) ci sono alcune esigenze alimentari da considerare descritte come “molto buone nella pratica di Amaroli”. L’obiettivo principale di questo sistema è quello tale pratica.

Shiva e Parvati

E’ una tecnica di purificazione, ascensione e controllo dei sensi

Ecco la traduzione solo dei primi 30 versi di 107

[…  Migliaia di anni fa, come è riportato nel Damar Tantra, una delle scritture sacre Indiane, il Dio Shiva, primo e assoluto asceta, meditatore, yogi e ayurveda, espone alla Dea moglie Parvati le tecniche di utilizzo della propria urina, Shivambu (Acqua Benefica), per elevarsi allo stato divino di salute e ottenere guarigione da tutte le malattie e immortalità, sperimentando così il livello di esistenza, coscienza e comprensione del Dio stesso.

Questo lavoro, composto di 107 aforismi, dei quali ne presentiamo soltanto i primi trenta, risulta essere il più antico trattato scritto sulle tecniche di salute e guarigione e le loro realizzazioni.

Shiva dice:

O Parvati! Ti esporrò le azioni raccomandate e i rituali di Shivambu Kalpa che conferiscono numerosi benefici. Quelli di noi ben versati nelle Scritture hanno accuratamente specificato le metodologie certe per lo scopo.

Sono consigliati utensili fabbricati con i seguenti materiali: oro, argento, rame, bronzo, ottone, ferro, argilla, avorio, vetro, legno di alberi sacri, ossa, pelle e foglie.

Lo Shivambu (la propria urina) deve essere raccolta in un utensile in uno qualsiasi di questi materiali. Tra questi, gli utensili di argilla sono i migliori e quelli di rame di gran lunga i migliori.

Chi intende praticare la terapia deve abiurare i cibi salati o amari, non dovrebbe sforzarsi eccessivamente, dovrebbe fare un pasto leggero la sera, dovrebbe dormire per terra, e dovrebbe controllare e dominare i propri sensi.

Il praticante sagace dovrebbe alzarsi quando tre quarti della notte sono trascorsi, e dovrebbe urinare rivolto verso est.

Il saggio lascierà fuori la prima e l’ultima porzione delle urine e raccoglierà solo la parte centrale. Questa è considerata la procedura migliore.

Così come c’è veleno nella bocca e coda del serpente, o Parvati, così è anche nel caso del flusso di Shivambu.

Shivambu è nettare celeste, che è in grado di distruggere vecchiaia e infermità. Il praticante di Yoga dovrebbe prenderlo prima di procedere con i suoi altri rituali.

Dopo la pulizia della bocca e aver svolto le altre funzioni essenziali mattutine, uno dovrebbe bere la propria chiara urina, che è l’annientatrice di vecchiaia e infermità.

Chi beve Shivambu per la durata di un mese sarà purificato internamente. Berlo per due mesi stimola ed energizza i sensi.

Berlo per tre mesi distrugge tutte le malattie e libera da tutti i problemi. Bevendolo per cinque mesi, uno acquisisce visione divina e la libertà da tutte le malattie.

Continuando la pratica per sei mesi rende il praticante altamente intelligente e competente nelle scritture, e se la durata è di sette mesi, il praticante acquisisce forza straordinaria.

Se la pratica è continuata per otto mesi, uno acquisisce un’aura permanente come quella d’oro, e se è continuata per nove mesi, uno liberato da tubercolosi e lebbra.

Dieci mesi di questa pratica fa di uno un vero tesoro di lustro. Undici mesi purificherebbero tutti gli organi del corpo.

Un uomo che ha continuato la pratica per un anno diventa eguale al sole in splendore. Chi ha continuato per due anni conquista l’elemento Terra.

Se la pratica è continuata per tre anni, una conquista l’elemento Acqua, e se è continuata per quattro anni, anche l’elemento Luce è conquistato.

Chi continua la pratica per cinque anni conquista l’elemento Aria, e chi continua per sette anni vince l’orgoglio.

La continuazione della pratica per otto anni consente di conquistare tutti gli elementi importanti della Natura, e la sua continuazione per nove anni libera dal ciclo di nascita e morte.

Uno che ha continuato la pratica per dieci anni può volare attraverso l’aria senza sforzo. Uno che ha continuato per undici anni è in grado di ascoltare la voce della propria anima.

Colui che ha continuato la pratica per dodici anni vivrà tanto a lungo quando durando la luna e le stelle. Egli non è disturbato da animali pericolosi come serpenti, e nessun veleno può ucciderlo. Non può essere consumato dal fuoco, e può galleggiare sull’acqua proprio come il legno.

O Dea! Chi prende Shivambu quotidianamente ed esclude cibo salato, acido e amaro della propria dieta acquisisce rapidamente realizzazioni divine. Liberato da tutti i disturbi, e possedendo un corpo paragonabile a quello di Shiva stesso, si diletta come gli dei nell’Universo per un’eternità. …] [Tradotto dall’Inglese da Andrea Scarsi] [http://www.andrea-scarsi.com/damar-tantra.htm]

Shiva - Dio
Shiva – Dio

Pratica di base:
Come si fa? … Ancora più semplice: si beve il solo flusso centrale, scartando inizio e fine, della propria urina, preferibilmente prodotta tra le 2 e le 4 di notte, oppure nel primo mattino, in quanto molto carica di ormoni e melatonina, prodotti con il buio.

Ci sono fior di libri che sviscerano l’argomento in tutte le lingue, molti tradotti in italiano.

URINOTERAPIA NEL BUDDHISMO
L’urina fresca o invecchiata, presa in questo modo o mescolata con altre erbe o frutti con ad esempio il Myrobalan o Haritaki (Terminalia Chebula) è la medicina base del vero e originale monaco che segue le orme del Buddha Gautama Siddharta, fino essere indicato come un requisito o prescrizione nei testi più antichi:

  1. Il Vinaya-Pitaka, l’antica raccolta delle regole monastiche buddiste.
  2. La Sutta Pitaka, l’antica raccolta dei discorsi del Buddha.
  3. Il cosiddetto ‘Commento’, testi e considerazioni scritti da monaci (buddisti) nei secoli seguenti alla morte del Buddha, allo scopo di chiarire il significato dei testi presenti nelle due raccolte prima citate

In una traduzione in inglese del Mahakkhandhaka (un testo in Mahavagga trovato nel Vinaya-Pitaka) il Buddha dice:

“La vita religiosa si basa sull’urina invecchiata come sua unica medicina. E’ necessario impegnarsi nel vivere tutta la vita in questo modo. Ghee, burro, olio, miele e melassa sono gratificazioni permesse, ma supplementari .

Una traduzione alternativa dice:

“Proseguendo [nella vita santa] l’urina fermentata diventa il suo [del monaco] sostegno. Per il resto della vita bisogna impegnarsi a vivere così. Le gratificazioni supplementari permesse sono: Ghee, burro fresco, olio, miele, zucchero “ .

Gautama Siddharta, conosciuto come il Buddha

Gautama Siddharta, conosciuto come il Buddha

Ci sono quattro prescrizioni necessarie elencate nel Vinaya Pitaka. In Pali, la lingua dei più antichi testi buddhisti, sono chiamati “i quattro requisiti”, considerati come un minimo assoluto per i monaci di essere in grado per vivere la “vita santa”, in linea con l’insegnamento del Buddha. Le traduzioni sopra citano “l’urina fermentata” come il quarto di questi requisiti. Tutti e quattro devono essere conosciuti, posseduti, osservati e recitati dal bhikkhu (monaco) nel momento in cui prende l’iniziazione monastica durante l’apposita cerimonia. E ‘responsabilità del maestro assicurarsi che tutti i giovani monaci conoscano questi requisiti secondo la seguente prescrizione del Buddha:

“Prescrivo, o monaci, che colui che segue l’ordine più alto (bhikkhu), pronunci i quattro requisiti” .

Queste sono le quattro prescrizioni obbligatorie elencate nel Vinaya-Pitaka:

  1. Vestiti: vesti fatte di stracci presi da un mucchio impolverato come risorsa
  2. Cibo: bocconi di cibo ricevuto in elemosina come risorsa
  3. Abitazione: i piedi di un albero come risorsa
  4. Medicina: urina fermentata come risorsa

Questi requisiti e prescrizioni descritti dal Buddha come indispensabili, o il minimo indispensabile.

[http://www.dhammatalks.net/Books9/Bhikkhu_Dhammajiva_The_Buddha_Medicine.htm]

In alcuni commentari e di fatto viene utilizzata anche l’urina di mucca chiamata Muttam o Putimuttam (anche mukta e putimukta) in Pali, derivante dal termine sanscrito  Mutra (Gomutra è il nome sanscrito per l’urina di mucca, go=mucca, mutra=urina). Puti significa letteralmente invecchiato, fermentato o imputridito. Aldilà del termine in sé stesso, l’uso per scopi particolari dell’urina appositamente invecchiata è esposto nell’antico testo sacro indiano Damar Tantra.

URINOTERAPIA NELL’ISLAM
Nell’islam è severamente proibito fare l’auto-urinoterapia, ma la lungimiranza del profeta Maometto (pace su di lui) e la sua intuizione, ha permesso di inserire ugualmente questa formidabile medicina tramite l’uso delle urine dell’erbivoro più comune in quelle zone: il cammello.

L’uso di urina di cammello a scopo medicinale effettuato era tradizionalmente tra gli arabi beduini. Ibn al-Qayyim riporta: L’autore di al-Qanoon (Il Canone della Medicina) – più noto in occidente come Avicenna (persiano ابن سينا; Balkh, 980 – Hamadan, giugno 1037) – ha scritto che l’urina di cammello più vantaggiosa è quella dei cammelli beduini chiamati Najeeb.

Non è un caso quindi che nello Yemen, un paese islamico in cui tutti i fedeli musulmani mangiano carne praticamente tutti i giorni si utilizzi come tonico ed energizzante l’urina di cammello, seguendo il consiglio del Profeta Maometto (pace su di lui) che in alcune Hadith (scritture sacre, oltre al Corano) prescrive l’urina dell’animale a tre uomini che erano giunti ammalati a Medina. Un hadith riportato da al-Bukhari (2855) e Muslim (1671) afferma che delle persone erano giunte a Medina e si erano ammalate, con il ventre gonfio. Il profeta ha detto loro di mescolare del latte con dell’urina di cammello e berla, e così facendo essi sono guariti.

Nello Yemen, l’urina di cammello viene usata dalle donne come shampo o balsamo per i loro capelli lucidi. Secondo la rete televisiva araba al-Arabiya, i saloni dei parrucchieri in tutto il paese vendono questo prezioso tonico’  a ben 4 dollari al litro, un prezzo alto considerando il livello di reddito della maggior parte degli acquirenti.

Esistono anche delle ricerche mediche islamiche che evidenziano la presenza di nano particelle in grado di curare il cancro nell’urina di cammello.

Ma spesso queste notizie sono ignorate dal resto dei musulmani immigrati in Europa o che vivono in altre regioni, nonostante esistano alcune scritture sacre Hadith in cui il profeta menziona e prescrive questa terapia con l’urina di cammello.

Urinoterapia in alcuni paesi islamici, nello Yemen in particolare

Urinoterapia in alcuni paesi islamici, nello Yemen in particolare


Ecco le Hadith in questione:

  1. Narrato Anas: Alcune persone della tribù di Ukl erano andate dal Profeta e avevano abbracciato l’Islam. Il clima di Medina non si addiceva a loro, tanto che il Profeta ordinò loro di andare dai cammelli della carità (alla mandria di Milch), e di bere il loro latte e la loro urina (come medicina). Sahih Bukhari 8: 82: 794

  2. Malik ha riferito che alcune persone appartenenti (alla tribù) di Uraina andarono dal Messaggero di Allah (che la pace sia su di lui) a Medina, ma hanno trovato il suo clima non-congeniale. Così il Messaggero di Allah (che la pace sia su di lui) disse loro: Se vuoi, si può andare dai cammelli di Sadaqa e bere il loro latte e le loro urine. Dopo averlo fatto erano guariti. Sahih Muslim 16: 4130

  3. “Un tradizionalista mi ha detto che hanno riportato  di Muhammad b. Talha da Uthman v. Abdul-Rahman che, negli assalti di Muharib e B. Thalaba, l’apostolo aveva catturato uno schiavo chiamato Yasar, e lo mise come pastore a capo della sua Mandria di cammelli di Milch, nel quartiere di al-Jamma. Alcuni uomini di Qays di Kubba di Bajila andarono dall’apostolo, sofferenti per la loro milza ingrossata a causa di un’epidemia, egli li ha detto che se fossero andati dai cammelli di Milch e avessero bevuto il loro latte e loro urina sarebbero guariti, così essi fecero. Dalla Sirat Rasul Allah (La vita del Profeta di Dio), da Ibn Ishaq (3) pagine 677, 678

La purezza dell’urina del profeta: ben 26 Hadith ne parlano!
Nelle seguenti Hadith invece è riportato e confermato un episodio che riguarda la purezza del profeta Muhammad (pace su di lui) e nel trattare questo argomento racconta che egli aveva urinato di notte in un contenitore, e che un’altra persona aveva inavvertitamente bevuto da questa ciotola, pensanto che fosse acqua dolce. Al mattino quando il profeta si sveglia e vuole vuotare il contenitore apprende l’accaduto e sorridendo proclama che la persona non avrà mai più mal di stomaco, oppure sarà per salvata dal fuoco (l’inferno). Poichè lui era puro così lo era anche la sua urina. Ad ogni modo queste Hadith parlano di ingestione di urina umana (quella del profeta) questa volta, sempre in testi islamici, anche se il profeta non è da considerarsi un uomo comune, ma un puro devoto.

Ne riporto solo due versioni come esempio:

Narrazioni di Imam Suyuti [1]

  1. Imam Jalal al-Din Suyuti riporta da Tabarani e Bayhaqi che narrava da Hukaymah bint Umaymah  (possa Allah benedirla) da un’autentica catena di trasmissione che lei disse: IL PROFETA AVEVA UNA CIOTOLA IN LEGNO NELLA QUALE EGLI USAVA URINARE E POI PORLA SOTTO IL SUO LETTO. UNA NOTTE LA CERCO’ MA NON LA TROVO’, E CHIESE “DOV’E’ LA CIOTOLA?”. LA GENTE DELLA CASA DISSE “BARRAH, LA RAGAZZA SCHIAVA DI UMM SALAMA NON SAPEVA, L’HA TROVATA E HA BEVUTO DA ESS. IL PROFETA REPLICO’: CERTAMENTE, D’ORA IN POI LEI SARA’ PROTETTA DAL FUOCO CON UN GRAN MURO”
  2. Imam Jalal al-Din Suyuti riporta da Abu Ya’la, Hakim, Dar Qutni, Tabarani and Abu Nu’aym da Umm Ayman, che disse: IL PROFETA UNA NOTTE SI ALZO’ E URINO NELLA SUA CIOTOLA. DURANTE QUELLA NOTTE, MI SVEGLIAI PER LA SETE E BEVVI QUELLO CHE C’ERA NELLA CIOTOLA DEL PROFETA. AL MATTINO GLI DISSI COSA AVEVO FATTO, AL CHE EGLI SORRISE E MI DISSE: “CERTAMENTE TU NON SOFFRIRAI PIU DI MAL DI STOMACO”

[http://scholarspen.blogspot.com/2005/05/prophets-urine_10.html]

Di seguito trovate i riferimenti a queste ben 26 Hadith concernenti lo stesso episodio con piccole variazioni. Questo lo rende un racconto autorevole.

[1] Al-al-Kubra Khasa’is 2: 252, Matba’ah Da’irat al-Ma’arif, Hayder Abad.
[2] Al-Mu’jam al-Kabeer
[3] (Majma ‘al-Zawa’id 8: 270.271, Dar al-Kitab al-Arabi, Beirut).
[4] (al-Tahqeeq li Mishkat al-Masabeeh ‘, no hadith: 362, 1: 117, Prnt Taba al-Maktab al-Islami Beirut)
[5] Hadith no: 1423, 3: 293, Prnt. Mu’assasat al-Risalah, Beirut.
[6] 2: 111, prnt Tab al-Maktabah al-Islamiyah
[7] 8: 271, PRNT. Dar al-Kitab al-Arabi, Beirut
[8] al-Shifa, 01:41, PRNT. Matba’ah Rustum Mustafa al-Halabi, Cairo
[9] 4: 233, Dar al-ma’rifah, Beirut.
[10] Sharh al-Muhazzab, 1: 234, Dar al-Fikr, Beirut
[11] al-Shifa Sharh, 1: 361, PRNT. Al-Matba’ah al-Azhariyyah al-Misriyyah, Cairo
10 Dhikru abeedihi wa imaa’ihi 5: 326, Maktabah al-Ma’arif Beirut
[13] Cfr: Talkhees al-habeer, Ibn Hajar Asqalani, 01:31, Maktabah Athariyyah, Sanghla Hill, Pakistan
[14] Cfr: Ibid.
[15] Dala’il al-Nubuwwah, 2: 380-381, PRNT. Dar al-Baz, Mecca, Hilyat, ‘Trjimah 147 Umm Ayman’, 2:67, Dar al-Fikr, Beirut
[16] Biografia no: 1145 ‘Umm Ayman al-mawlat Nabiyy wa hadhinatuhu’, 4: 433, prnt, Maktabah al-Mathna, Baghdad
[17] Al-Mu’jam al-Kebeer, Umaymah bint Ruqayqah Bint Sayfi, Hadith no: 477, 24: 189, PRNT. Makatabah Ibn Taymiyah, Cairo
[18] Al-Isti’ab, 4: 251, Matba’ah al-Sa’adah, Misr
[19] Faiz al-Qadeer, 5: 177, PRNT. Dar tutto ma’rifah, Beirut
[20] 4: 251, Prnt. Maktabah al-Mathna, Baghdad
[21] 7:67 PRNT. Matba’ah Majlis al-Da’irat Ma’arif al-Nizamiyah, Haiderabad
[22] 1: 31-32, PRNT. Maktabah Athariyyah, Sanghla Hill, Pakistan)
[23] VEDERE: USDL-Ghabah, Izz al-Din al-ABN Atheer, 5: 403, PRNT. Dar Ihya al-Turath al-Arabi, Beirut
[24] Cfr: Usd al-Ghabah, Izz al-Din al-ABN Atheer, 5: 403, Prnt. Dar Ihya al-Turath al-Arabi, Beirut)
[25] Dala’il al-Nubuwwah, 2: 381, Dar al-Baz, Makkah
[26] 2: 30, al-Maktabah al-Nuriyyahh al-Ridhwiyyah, Laiylpur.

L’URINOTERAPIA NELLA BIBBIA

  • Proverbi 5:15 Bevi delle acque della tua cisterna, E de’ ruscelli di mezzo della tua fonte. [Bibbia italiana di Gerusalemme]

  • Proverbs 5:15 Drink H8354 H8798 waters H4325 out of thine own cistern H953, and running waters H5140 H8802 out of H8432 thine own well H875. [Bibbia di Re Giaocomo – King James]

  • Proverbs 5:15 shathah H8354 mayim H4325 . . . . bowr H953 . nazal H5140 . . . . . ‘be’er H875 [Trascrizione fonetica da Bibbia ebraica]

Il passo di Proverbi ha qui due livelli di significato: GNOSTICO ed ALCHEMICO.  Bevi l’acqua della tua cisterna…In ebraico il termine per cisterna significa anche VESCICA, ossia luogo ove si depositano le acque. Ma in senso gnostico il passo suona come: ATTINGI ALLA TUA CONOSCENZA INNATA, ALLA CONOSCENZA DELLA TUA ANIMA. “perchè non scorrano al di fuori”.

Tre livelli di significato:

  1. continenza
  2. non disperdere l’urina, ma riassorbirla
  3. non divulgare la gnosi e i misteri agli indegni, ossia agli STRANIERI. Straniero qui è colui che non ha nulla in comune con i FIGLI DI DIO, con gli iniziati.

[http://mikeplato.myblog.it/2010/07/14/temp-8521b751898072383dbc7bebacf7336c/]

L’URINOTERAPIA NEL TALMUD EBRAICO
Il Talmud (ebraico תלמוד, che significa insegnamento, studio, discussione dalla radice ebraica ל-מ-ד, LMD) è uno dei testi sacri dell’ebraismo.

Il Talmud conosce l’uso di urina umana ed animale come medicinale da prendere internamente o anche applicato esternamente, e nel Medioevo sottili distinzioni sono state fatte per quanto riguarda l’utilità medica specifica di urina di un bambino, o un cavallo di, o un asino di, di uomini e donne, o di asine, o di suini. Per quanto riguarda Israele Isserlein ci segnala che “l’unico rimedio che usava per la gotta era  strofinare urina calda sopra la zona dolorante”.

Era consuetudine, in epoca talmudica, per chi soffre di ittero a bere urina asino come una cura. Si usava anche l’urina di cammelli e cavalli, tutti animali erbivori.
(Talmud Babilonese, Tractate Bechorot 7a)

L’URINOTERAPIA IN CINA
Secondo la Chinese Urine Therapy Association ci sono 100.000 persone che praticano la terapia delle urine in Cina. Essi credono e sostengono che la “teoria” che sta dietro potabilità dell’urina risiede nel fatto che il fluido differisce dagli escrementi, e deriva direttamente dalla circolazione del sangue che assorbe nutrienti nel cibo, ed è quindi un “genuino prodotto metabolico”.

“L’urina viene dal sangue. I suoi componenti chimici provengono dal sangue e quindi è pari al  sangue. L’urina di una persona sana è sterile “,

L‘urina ha sia gli antigeni che gli anticorpi, e bevendola, si può riassorbire queste sostanze e migliorare la capacità del corpo di combattere le malattie. Poiché i componenti di urina provengono dal corpo stesso, essa “funziona meglio di farmaci di sintesi e non ha effetti collaterali”. Come nel Damar Tantra anche qui si consiglia di usare solo la parte centrale del flusso perchè è più puro.  La lista delle patologie trattate è sterminata, e ha avuto successo laddove le terapie convenzionali hanno fallito.

L’URINOTERAPIA IN NATURA
Il video sotto riportato, peraltro, è la dimostrazione che l’urinoterapia, diffusa tra gli uomini di tutte le culture da millenni, è una terapia o uno stile di vita del tutto naturale, diffuso anche tra gli animali e le grandi scimmie. Le scimmie non hanno i nostri blocchi culturali.

FONTE DI VITAMINA B12 E K2
Incredibilmente e inaspettatamente contiene anche vitamina B12 attiva e vitamina K2 che sono prodotti batterici e molte altre sostanze e nutrienti.
Infatti tutti sanno che buoi, cavalli e grandi scimmie antropomorfe, ecc. … NON HANNO NESSUNA CARENZA DI VITAMINA B12, nè di K2, anche quando sono completamente erbivori e fruttariani 🙂

La k2 serve per muovere il Calcio e quindi rendere possibili rimineralizzazioni e rigenerazioni quasi miracolose osse e, per alcune persone, anche di smalto e dentina, invertendo il processo di carie e cavità orali. La domanda è: PERCHE’ non c’è carenza di queste vitamine in essi? E perchè non se ne preoccupano come noi stupidamente facciamo? 🙂 forse sono meno stupidi di noi? Beh forse è proprio così, almeno da questo punto di vista…

Beh, il concetto è abbastanza semplice….

Questo avviene perchè i batteri necessari per corrompere le vitamine B e K, trasformandole rispettivamente in B12 e K2, sono presenti nel loro intestino. Essi con le feci e le urine contaminano e toccano ciò che dopo mangiano permettendo quindi a quei batteri di passare nello stomaco e di conseguenza anche nell’ileo (la parte finale dell’intestino tenue), permettendone finalmente il totale assorbimento in quest’area specifica, piena di villi intestinali preposti a questo scopo.

La vitamina K2 permette lo spostamento del Calcio da una parte all’altra del corpo, pertanto la rigenerazione e rimineralizzazione di ossa e denti. E’ da abbinare alla vitamina D (per fissare il Calcio) sintetizzata grazie a 2 ore al giorno di Sole. Quando il Sole non c’è e non viviamo ai tropici, possiamo, come palliativo efficace, fare 1 o 2 lampade tipo doccia solare 1 o 2 volte al mese, senza alcuna protezione, in quanto quei raggi UV ultravioletti contenuti anche nello spettro solare permettono la biosintesi della famosa vitamina D. Una crema protettiva risulta rovinosamente un veleno estraneo al corpo. Un altro sistema può essere comprare una lampada UV al 10% per rettili, usarla costantemente sul proprio tavolo di lavoro o comodino.

Nell’intestino come dovrebbe essere, cioè sano e pulito, ci sono questi batteri ma a causa di malassorbimento molte persone non riescono più ad assimilare queste vitamine. Le ragioni sono dovute alla dieta innaturale e all’intasamento degli intestini, per cui i batteri non riescono a muoversi verticalmente fino all’ileo.

La soluzione più immediata è vecchia come il mondo e usata in tutte le nostre culture e si chiama oggi URINO TERAPIA. Ci sono molti testi sacri antichi che ne spiegano bene le tecniche, come il DAMARA TANTRA ad esempio, risalente a migliaia di anni fa. Qui si spiega come la parte utile è il flusso centrale, mentre scarti e tossine sono concentrati solo nel’inizio e nella fine del flusso.

CONTENUTI E NUTRIENTI – ANALISI NEI PRESTIGIOSI LABORATORI MILES
L’urina è della stessa sostanza di cui è costituito il liquido amniotico umano, il quale ha grande potere rigenerativo sul feto, anche in caso di danneggiamento arti o organi. Questo grazie al suo alto contenuto di UREA e ALLANTOINA, presenti infatti nelle più costose creme rigenerative. La differenza è che mettono urea estratta da urina animale, quando abbiamo la nostra sintetizzata dal nostro corpo e calibrata perfettamente per noi.

E’ il super nutriente segreto … Ecco il contenuto secondo le analisi dei prestigiosi laboratori Miles effetuate nel 1975 per gli studi del Dr. Free:

  • Alanine, total ….. 38 mg/day
  • Arginine, total ….. 32 mg/day
  • Ascorbic acid ….. 30 mg/day
  • Allantoin ….. 12 mg/day
  • Amino acids, total ….. 2.1 g/day
  • Bicarbonate ….. 140 mg/day
  • Biotin ….. 35 mg/day
  • Calcium ….. 23 mg/day
  • Creatinine ….. 1.4 mg/day
  • Cystine ….. 120 mg/day
  • Dopamine ….. 0.40 mg/day
  • Epinephrine ….. 0.01 mg/day
  • Folic acid ….. 4 mg/day
  • Glucose ….. 100 mg/day
  • Glutamic acid ….. 308 mg/day
  • Glycine ….. 455 mg/day
  • Inositol ….. 14 mg/day
  • Iodine ….. 0.25 mg/day
  • Iron ….. 0.5 mg/day
  • Lysine, total ….. 56 mg/day
  • Magnesium ….. 100 mg/day
  • Manganese ….. 0.5 mg/day
  • Methionine, total ….. 10 mg/day
  • Nitrogen, total ….. 15 g/day
  • Ornithine ….. 10 mg/day
  • Pantothenic acid ….. 3 mg/day
  • Phenylalanine ….. 21 mg/day
  • Phosphorus, organic ….. 9 mg/day
  • Potassium ….. 2.5 mg/day
  • Proteins, total ….. 5 mg/day
  • Riboflavin ….. 0.9 mg/day
  • Tryptophan, total ….. 28 mg/day
  • Tyrosine, total ….. 50 mg/day
  • Urea ….. 24.5 mg/day
  • Vitamin B6 ….. 100 mg/day
  • Vitamin B12 ….. 0.03 mg/day
  • Zinc ….. 1.4 mg/day

Si tratta quindi di una vera e propria Auto-SuperNutrizione, creata dal nostro corpo per il corpo

Nel 1975, uno dei fondatori di Miles Laboratories, il dottor Free, ha pubblicato nel suo libro  riguardo Urinalysis in Clinical Laboratory Practice”, in cui ha sottolineato che non solo è l’urina di un composto corpo sterile (più pura dell’acqua distillata), ma che adesso è accertato che l’urina contiene migliaia di composti, e come i nuovi strumenti analitici più sensibili dei precedenti, evolvendosi, rileveranno ancora nuovi componenti utili.

Contienene anche DMT endogeno: la dimetiltriptamina (DMT), è una triptamina psichedelica endogena, presente in molte piante e nel fluido cerebrospinale degli esseri umani. Tracce di DMT sono state rinvenute in:

  • plasma sanguigno (1.000 e 10.600 ng / L)
  • sangue (50-790 ng / L), feci (50 ng / kg)
  • urine (100 ng / L )
  • rene (15 ng / kg), rachicentesi (2,330-7,210 ng / L)

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E’ IL NOSTRO LIQUIDO AMNIOTICO NEL QUALE AVVIENE LA RIGENERAZIONE CELLULARE
Ricondiamoci che il feto nei 9 mesi di immersione nel liquido amniotico, che è saturo della sua urina, è in grado di autoripararsi, compresi danni da trauma ai vari organi. Grazie a questo liquido possiamo sviluppare i polmoni. Quindi tutti hanno praticato inconsapevolmente l’urinoterapia durante questo periodo.

[… Dalle osservazioni effettuate si e’ dimostrato  che l’urina fetale e’ il maggior costituente del liquido amniotico.
I feti quindi si sviluppano in un sacco ripieno di questo liquido amniotico o falda. Le pareti di questo sacco sono formate da una membrana sottile ed elastica chiamata “Amnios” o “Sacco Amniotico”. Il liquido amniotico e’ costituito – per la maggior parte – da urina fetale. Il liquido amniotico in cui il feto umano e’ immerso e’ quindi costituito da acqua cioe’ dal liquido amniotico + urina-  …]
[… http://www.mednat.org/cure_natur/liquido_amniotico.htm  …]

[… Noi siamo concepiti e cresciamo, immersi nel liquido amniotico, che di fatto e’ simile all’urina ! gia’ dall’ottava settimana siamo immersi nell’urina che emettiamo nel liquido amniotico e la beviamo tutti regolamente. …]

[… Noi cresciamo nella pancia di nostra madre in una sacca che contiene il liquido amniotico. Il liquido amniotico in cui il feto umano è immerso è costituito principalmente da urina. In realtà il bambino “respira” continuamente fluido amniotico saturo di urina, e senza questo fluido i polmoni non si svilupperebbero. I dottori credono che anche la morbidezza della pelle dei bambini, e la capacità di guarire velocemente e senza cicatrici da interventi di chirurgia pre-parto siano dovute alle proprietà terapeutiche del fluido amniotico saturo di urina. …]

[… Il liquido amniotico in cui il feto umano è immerso è costituito primariamente da urina. In realtà il bambino “respira” continuamente fluido amniotico saturo di urina, e senza questo fluido i polmoni non si svilupperebbero.  …]
[http://www.mednat.org/cure_natur/tecniche/urino_terapia.htm]

CONTROINDICAZIONI
Nel periodo in cui si desidera sperimentare questa terapia  con i suoi benefici, bisogna astenersi da carne, pesce e cibi alto-proteici, i quali oltretutto conferirebbero all’urina un odore e un sapore nauseabondi, a causa dell’elevata percentuale di muco e tossine, causati da questi alimenti stessi.

Questo è  il motivo pricipale, conscio e meno, per cui è considerata una sostanza priva di utilità da coloro che si nutrono di questi cibi abominevoli, i quali per questo motivo non riescono a concepire l’urinoterapia.

Per coloro che non vogliono cambiaree la propria dieta malsana carnea o altoproteica allora l’unica possibilità di beneficiare di questo metodo è utilizzare dell'”urina universale”: quella di mucca nutrita al pascolo senza integratori, oppure di qualche altro animale completamente erbivoro.

Invece con una dieta crudista basso proteica e fruttariana, il gusto invece può risultare inaspettatamente gradevole e dolce.

CONGRESSI MONDIALI SULL’URINOTERAPIA
Sono già stati organizzati diversi congressi mondiali dove centinaia di specialisti e medici, stanchi della medicina convenzionale, hanno portato e messo a confronto i propri studi, esperimenti e successi su questa terapia delle urine.

1 ° Conferenza mondiale sulla terapia dell'urina nel febbraio 1996 tenuta in India

1 ° Conferenza mondiale sulla terapia dell’urina nel febbraio 1996 tenuta in India

Più di 500 specialisti, stanchi della medicina tradizionale si sono riuniti presso la prima conferenza mondiale sulla terapia delle urine. Il presidente, il dottor Devidas Tirocdkar è stato l’organizzatore del primo urotherapy World Congress. Uno dei principali oratori era GK Thakkar, guida della fondazione “Acqua della vita” in India, il dottor Nakao, dal Giappone con 600 scienziati e medici provenienti da 17 diverse nazioni, ha dichiarato che essi assumono la propria urina e lo utilizzano per anche per i massaggi.

2 ° Congresso Mondiale urinoterapia, Stadthalle City, Germania maggio 1999

2 ° Congresso Mondiale urinoterapia, Stadthalle City, Germania maggio 1999

2 ° Congresso Mondiale urinoterapia, Stadthalle City, Germania maggio 1999

2 ° Congresso Mondiale urinoterapia, Stadthalle City, Germania maggio 1999

2 ° Congresso Mondiale urinoterapia, Stadthalle City, Germania maggio 1999

2 ° Congresso Mondiale urinoterapia, Stadthalle City, Germania maggio 1999

650 scienziati, medici insieme a 2 Chimici da Messico e Corea hanno partecipato a questo congresso. E ‘stato tradotto in 8 lingue diverse, con 23 paesi partecipanti. Dr. Coen Van Der Kroon, Paesi Bassi è stato il presidente del comitato dell’Organizzazione integrata da Miss Ingeborg Allman, Goftfried Jilg, Edeltraud Schaferperras, dalla Germania e Volker Moritz da Paesi Bassi. Grandi relatori come il dottor Ryosuke Uryu dal Giappone insieme con il Dr. Nakao dal Giappone anche. QFB Sonia Rodriguez dal Messico, il dottor Jhon Wynhausen da Stati Uniti e il Dr. Christian Tal Schaller dalla Francia, anche erano presenti

Più di 1000 persone hanno partecipato provenienti da tutto il mondo.

Dr. Chistian Tal Schaler e lui moglie Johanne da Frace.
QFB Sonia Rodríguez, México.
Dr. Pierfrancesco Paolo. Italia.

Si è tenuta nella sala riunioni di Stadthalle Gersfeld, Germania

3 ° World Congress Urintherapy Belo Horizonte, Brasile. dal 30 aprile al 30 maggio 2003

3 ° World Congress Urintherapy
Belo Horizonte, Brasile. dal 30 aprile al 30 maggio 2003

3 ° World Congress Urintherapy Belo Horizonte, Brasile. dal 30 aprile al 30 maggio 2003

3 ° World Congress Urintherapy
Belo Horizonte, Brasile. dal 30 aprile al 30 maggio 2003

I medici, gli scienziati insieme con il pubblico di tutto il mondo sono stati invitati. Il Louciadas auditorium ricevuto elegante, raffinato grandi esponenti come il Dr. Coen Van Der Kroon, Paesi Bassi, il dottor Jhon Wynhausen dagli Stati Uniti, il dottor Pier Roviere Fransesco dall’Italia, QFB Sonia Rodriguez dal Messico, il dottor Tal Schaller Christhian dalla Francia, Atomo Inoue dalla Colombia.

Il presidente Dr. Fatima Pimienta era l’organizzatore della manifestazione, con Padre Renato Roque Barth’s come assistente.

4 ° Congresso Mondiale Urinetherapy
Seoul, Corea
15 settembre 16, 17, 2006

Più di 20 paesi hanno partecipato. Il coreano era la lingua ufficiale, ma è stato tradotto in inglese e giapponese. Il Presidente Kook Hee Kang, ha accolto persone provenienti da Messico, Giappone, Italia, Australia, Germania, Stati Uniti, Brasile, Colombia, Argentina, Francia, Paesi Bassi, India, Africa e Venezuela.

4° Conferenza Mondiale Urinoterapia, Corea, 2006

4° Conferenza Mondiale Urinoterapia, Corea, 2006

5th.Congresso Mondiale Urotherapy a Guadalajara Jalisco, Messico 2009

5° Conferenza Mondiale Urinoterapia, Messico, 2009

5° Conferenza Mondiale Urinoterapia, Messico, 2009

Si sono tutti riuniti per condividere e conoscere il nostro interesse reciproco a questo grande evento, il V Congresso Mondiale di Urotherapy 2009 a Guadalajara in Messico. L’Organizzazione World Organization for Excellence Health Care si è riunita per offrire e fornire le conoscenze e le esperienze nei settori della medicina e della chimica, così istituzioni e persone che partecipano attivamente alla realizzazione di stili di vita sani, hanno insieme contribuito a una migliore qualità della vita per l’umanità.

Hanno partecipato i rappresentanti di molti Paesi da 5 diversi continenti: America, Europa, Asia, Oceania e Africa, dove tutti hanno condiviso con metodo scientifico e sperimentale, molte conoscenze e testimonianze, contribuendo così al benessere dell’Umanità e del mondo intero.

Organizzazione

Dr. Ryosuke Uryu
Dr Rovere Pierfrancesco
QFB Sonia Rodriguez
Dr. Coen Van Der Kroon
Pe. Raymundo Reyna
Pe. Jorge E. Zarraga

Japón. Italia México, Germania, Africa, Australia
5th.World Congresso Urotherapy México 2009.

6 ° Congresso Mondiale di Urotherapy  nella città di San Diego, USA, 14,15,16 novembre 2013

6 ° Congresso Mondiale di Urotherapy nella città di San Diego, USA, 14,15,16 novembre 2013

Nelle varie conferenzi e congressi mondiali si è discusso di:

  • risultati medicinali ed usi
  • implicazioni politiche e finanziarie
  • opinioni religiose e spirituali

Tuttavia, non c’era molto di nuovo circa l’uso di base dell’urina come medicina perchè il “super-succo” contro tutte le malattie è per le persone che sanno su di esso e che hanno la volontà di porre fine alla sofferenza inutile.

Le ultime News su questa antica conoscenza: l‘urina è la medicina perfetta!
Usata per migliaia di anni, la terapia con l’urina viene riscoperta, e dimostra sempre di essere la medicina perfetta che è sempre stata. Anche le malattie moderne come l’AIDS e piaghe possono essere trattati con successo con “l’acqua dalla propria cisterna” (espressione presente nella Bibbia). La buona (vecchia) novella si sta diffondendo con il passaparola (più come un segreto), ma anche grazie a grandi eventi come le Conferenze Mondiale di Urinoterapia.

Grandi nomi del mondo nell’ambito della terapia dell’urina, come Coen van der Kroon (autore del libro “The Fountain d’oro), il dottor Schaller (Francia), il dottor Atom Inoue (Columbia), Dr. Sonia Rodridgues (Messico), il dottor Kang Kook Hee (Corea del Sud e organizzatore della prossima conferenza mondiale), Dr John Wynhausen (USA), il dottor Lutz Riedel (Germania), il dottor Carmen de la Concepcion (Cuba), il dottor Ryosuke (Giappone), per citarne solo alcuni, si sono riuniti a fornire prove del loro lavoro clinico con i pazienti, e per aiutare le persone sofferenti a capire che l’urina non è un rifiuto tossico, ma un ampio spettro di agenti di guarigione, insuperabile da qualsiasi altro farmaco.

Conferme:
L’urina è una medicina miracolosa

E ‘stato scientificamente confermato che l’urina, ingerita o esternamente applicata, combatte infezioni, allergie e malattie della pelle. La terapia dell’auto-urina (AUT) incrementa la forza del sistema immunitario e promuove la guarigione di malattie che sono considerate incurabili.

Cancro – AIDS – TB
Il cancro, uno dei principali killer con lunghi periodi di sofferenza, è sulla “lista beneficio” di AUT, con molti casi segnalati e studi scientifici, c
ome anche lo è l’AIDS, la malattia dei tempi moderni, con nessuna cura. Ci sono troppi casi di successo del trattamento per essere ignorati, soprattutto in Africa. La tubercolosi, una malattia che è stata trattata con successo una volta con gli antibiotici,  ora a causa di un uso eccessivo degli stessi ha sviluppato ceppi resistenti, ed è per questo ancora una malattia mortale con circa 3 milioni di persone muoiono ogni anno. E’ stata trattata con successo con l’urinoterapia.

Malattie croniche
Se si pensa ai tanti casi di malattie croniche, tra cui le allergie, ci si chiede perché la gente vada dal medico ogni settimana, consumando grosse quantità di farmaci e poi soffrendo gli effetti collaterali negativi prima o poi. Credono nei farmaci chimici e costosi. Credono anche che l’urina è un rifiuto tossico. La Conferenza Mondiale ha dimostrato ancora una volta che l’urina è la migliore medicina a tutto tondo. Nei nostri tempi di “educazione di massa” ci si chiede se la gente diventerà interessata nel metodo più semplice, gratuito e allo stesso tempo, la medicina più efficace.

IL MECCANISMO DELL’URINOTERAPIA SECONDO IL DOTTOR RYOIOCHI NAKAO
Dr Nakao è stato il primo medico ad alzarsi e ad esprimere i suoi studi clinici sulla meccanica della terapia di urine, dedicando il suo tempo per la comprensione del suo effettivo funzionamento. Ha ricevuto un premio Nobel per il suo impegno nel dimostrare il potere di questa terapia.

Dr Ryoichi Nakao MD spiega le sue opinioni sul meccanismo dell’auto-urina terapia come segue:

“Prima di tutto, per esaminare questo meccanismo, bisogna considerare che l’efficacia dell’urinoterapia  non dimostra di essere una medicina. L’urina invece è una fonte di informazioni sulla malattia nel corpo o, in altre parole, si tratta di una copia dei cambiamenti che si verificano nel corpo.

A causa dei seguenti motivi, ritengo che quando queste informazioni contenute nell’urina passano attraverso la gola tutto questo viene analizzato dai sensori nella gola, e che il sistema immunitario umano può quindi essere attivato per curare la malattia. Vale a dire, i segnali sono dati dal cervello che può attivare le funzioni necessarie per curare la malattia.

  1. Gli esperimenti sono stati condotti e si è riscontrato che quando l’urina è stata introdotta nello stomaco utilizzando un catetere, bypassando la gola per un periodo di un mese, nessuna efficacia è stata osservata.
  2. Il fatto che il cancro si verifica in vescica, tratto urinario e reni dimostra che la presenza di urina all’interno del corpo non ha alcun effetto diretto sulle cellule cancerogene. Ma quando la stessa urina viene assunto per via orale e passa attraverso la gola, una diminuzione della crescita delle cellule cancerogene o scomparsa del tumore è stata osservata in pazienti affetti da cancro.
  3. Anche se l’urina non viene ingerita ma usata solo come gargarismi, gli effetti sono risultati essere gli stessi  di quando era ingerita.
  4. Se gargarismi con acqua sono stati fatti subito dopo l’ingestione di urina è stata osservata nessuna efficacia della terapia.
  5. L’interferone, una delle molte sostanze bioattive presenti nelle urine, presenta una situazione analoga a quella della auto-urina terapia, cioè che solo una quantità minuta assunta per via orale è necessaria per fornire al cervello le informazioni necessarie per curare il corpo. Negli studi clinici, solo 100 UI o 1/100.000 di milione di unità internazionali di interferone somministrato per via orale ha avuto gli stessi effetti di 10 milioni di unità somministrate da iniezioni. (Hayashibara Biochemical Labs., Inc. Okayama, in Giappone e il dottor Cummins di Amarillo Cell Culture, Amarillo Texas).

A causa di quanto precede, si può presumere che le cellule sensori che possono percepire i cambiamenti estremamente minimi del corpo, potevano controllarli se stimolati dalle giuste informazioni trasportate dell’urina. Il dottor Ryoichi Nakao afferma che tali cellule-sensori si trovano nella cavità orale e della gola.

La teoria del dottor Nakao per la stimolazione della produzione di citochine spiega inoltre che l’urina è la fonte di informazione specifica per una malattia in corso. Quando è inserita nella gola, le cellule sensori rilevano queste informazioni, e le trasmettono  al cervello. A sua volta, il cervello attiva la ghiandola produzione di citochine che regola il sistema immunitario. Dal cervello, l’interleuchina X, insieme con altri enzimi e le citochine provocano il recupero dalla malattia. La propoli, una sostanza resinosa che le api raccolgono dalle gemme e dalla corteccia delle piante è conosciuta fin dai tempi antichi per avere effetti anti-batterici e anti-tumoriali. L’urina mescolata con la propoli, aumenta la sua efficacia contro il cancro, l’epatite e altre malattie secondo la ricerca fatta in Giappone. (Dr Ryoichi Nakao).

I fattori che regolano il sistema immunitario sono stati originariamente conosciuti come una sostranza chiamata interleuchina (IL). Successivamente, le interleuchine, fattori stimolanti, l’interferone e altre sostanze simili erano generalmente chiamate citochine poiché sono secreti dalle cellule, e influenzano le altre cellule in un modo o nell’altro. (Dr Ryoichi Nakao).

RICERCA SCIENTIFICA SULLA TERAPIA CON L’URINA DEGLI ANIMALI ERBIVORI
Gli scienziati provenienti da tutti gli angoli del mondo hanno presentato i loro risultati con le applicazioni delle urine, anche con l’uso dell’urina di animali contro malattie delle piante, animali e malattie umane.
Per esempio il docente Prof. Mohamed O’Hay dal Sudan ha parlato degli usi medicinali delle urine di cammelli, capre e dell’urina umana per alcuni tipi di batteri e virus L’efficacia variava tra le urine dell’esemplare  maschio o femmina della stessa specie.

Le urine di animali erbivori sono particolarmente e terapeuticamente raccomantadate agli umani con una dieta onnivora, in quanto troppo impura.

PERSONAGGI PUBBLICI
Ecco acuni personaggi pubblici che curiosamente hanno praticato l’urinoterapia:

  • Pochi sono quelli che sanno che Mahatma Gandhi era un fautore e praticante dell’urinoterapia.
  • Morarji Desai , quinto primo ministro dell’India, e un sostenitore della urinoterapia Nel 1978, il primo ministro dell’India , Morarji Desai, un veterano dell’urinoterapia, ha parlato con Dan Rather per 60 minuti su questo argomento. Desai affermò che l’urinoterapia è la soluzione medica perfetta per i milioni di indiani che non possono permettersi le cure mediche.
  • L’attrice inglese Sarah Miles ha bevuto la propria urina per oltre trent’anni, sostendo con convinzione che immunizza contro le allergie  tra gli altri benefici per la salute.
  • Moisés Alou, ex Major League Baseball, giocatore si urinava sulle mani per alleviare calli, sostenendo che ciò gli permetteva di battere senza l’utilizzo di guanti ovatta.
  • Madonna ha spiegato al David Letterman talk Show che urinando su i suoi stessi piedi, cura il suo piede d’atleta.
  • Il combattente di arti marziali Lyoto Machida ha rivelato in un’intervista che beve la propria urina. Suo padre, Yoshizo Machida, ha ammesso ha invitato Lyoto nel cominciare questa terapia per liberarsi di una tosse che era cronica.
  • Il  boxer Juan Manuel Márquez ha bevuto la propria urina nel corso di una sessione di allenamento ripresa televisivamente per la serie della HBO 24/7; egli ha rivelato che credeva che la pratica era stata di grande beneficio nutrizionale, favorendo i suoi allenamenti intensivi.
  • L’autore JD Salinger è stato un praticante.

CONCLUSIONI
Tenendo conto che questo rimedio si basa su tradizioni millenarie in tutto il mondo e che non costa assolutamente nulla, vale certamente la pena di sperimentarne e verificarne l’efficacia.

Quindi possiamo concludere che: URINE THERAPY IS A NATURAL AND NICE REMEDY 🙂 VITAMINE B12 E K2 ASSICURATE, e molto, molto altro ancora!!!

 

HEY FRUTTARIANO, MA TU MANGI FRUTTA FUORI STAGIONE?!? ECCOME!!! … E CI MANCHEREBBE ALTRO CHE NON LO FACESSI!!!

HEY FRUTTARIANO, MA TU MANGI FRUTTA FUORI STAGIONE?!? ECCOME!!! … E CI MANCHEREBBE ALTRO CHE NON LO FACESSI!!!

a cura di Marco Giai-Levra

Sempre e solo frutta di stagione, biologica e km 0??? Si certo, ma solo se vivessimo nell’ambiente tropicale naturale per la specie umana!!!

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Stagione, clima, luogo, Km 0 sono argomenti che vanno considerati da diversi punti di vista. Ma prima di tutto ci sono degli assiomi che vanno accettati come conseguenza della loro evidenza logica. Se seguite il ragionamento potrete entrare in quest’ottica.

Per cui, posto che:

  • l’essere umano fa parte della famiglia di Primati detti “ominidi”, così come le grandi scimmie antropomorfe.
  • uno studio del 1978 del paleantropologo Alan Walker dell’Università John Hopkins in Maryland (Pensilvania), esaminando i microsolchi sulla dentatura dei nostri antenati genetici (ominidi) di 12 milioni di anni fa, ha evidenziato che essi si nutrivano esclusivamente di frutta cruda raccolta, vivendo in un clima tropicale e in un periodo precedente alle ultime glaciazioni.
  • anche se gli esseri umani si sono adattati a pratiche alimentari onnivore e carnivore, le nostre caratteristiche anatomiche e fisiologiche non sono cambiate rispetto a quelle di quelli ominidi di 12 milioni di anni fa, quindi abbiamo ancora la stessa dentatura e gli stessi succhi gastrici, nonchè lo stesso sistema digestivo.
  • il sistema digestivo umano, in quanto ancora identico a quello di quegli ominidi, si è quindi rivelato adatto a una dieta di frutta e vegetali crudi per oltre 12 milioni anni, e non è cambiato di una virgola.
  • qualche migliaio di anni di dieta aberrante non ha cambiato le caratteristiche e le esigenze alimentari per la salute ottimale della nostra specie. Secondo la scienza ufficiale il fuoco è stato scoperto dall’uomo circa 1 milione di anni fa e controllato “solo” da 300000 anni (e il nostri denti, succhi gastrici e sistema digestivo non si sono modificati o traformati per questo motivo).
  • uno studio effettuato sui gorilla di montagna nello zoo di San Diego, a cura del noto biologo George Schaller, ha dimostrato che anche le grandi scimmie antropomorfe sono frugivore al 100% se l’ambiente e le condizioni climatiche non lo impediscono.
  • l’uomo ha un patrimonio genetico identico alle grandi scimmie antropomorfe per oltre  il 95-98%, le quali alla luce dello studio di Schaller, sono da considerarsi, frugivore al 100% se l’ambiente lo consente.

Ne consegue che:

  • l’essere umano è stato progettato dalla Natura o da Dio per nutrirsi esclusivamente di frutta cruda e scondita, immerso in un naturale clima tropicale o sub-tropicale. Tutti i climi e i luoghi diversi da un ambiente tropicale sono adattamenti e non sono naturali per la nostra specie (quindi potenzialmente dannosi).
  • l’essere umano immerso in Natura nel suo habitat specifico, possiede come unico strumento naturale di valutazione il senso del gusto, allo scopo di decidere se un cibo è adatto o non adatto a lui. Questo strumento pertanto va utilizzato in modo naturale, senza cotture e condimenti i quali distruggono parzialmente i nutrienti e falsano l’esito perchè operano un “mascheramento percettivo”.
  • il senso del gusto decostipato dai condimenti ci indica quindi quale cibo contiene i nutrienti utili per il nostro corpo in quel momento specifico (gustoso=pieno di nutrienti utili, insipido=privo di tali sostanze), tarato su alimenti naturali e crudi, non alterati nel gusto e nella sostanza dal processo chimico della cottura.
  • il senso del gusto naturale di dice quali cibi naturali e non elaborati sono di qualità o meno in modo inequivocabile, e NON il km 0, il biologico o la stagionalità prodotta da una terra e da climi inadatti alla specie umana.
  • tutto quello che non è commestibile da crudo non è il cibo naturale e specifico per la specie umana, quindi dannoso.
  • tutto quello che non è appetibile o è insipido, anche se commestibile da crudo, è un cibo poco o non-adatto all’uomo (potenzialmente dannoso).
  • farinacei, cereali, grani e legumi secchi consumati tutto l’anno sono da considerarsi cibi non commestibili allo stato naturale crudo, per cui adatti allo stomaco trituratore degli uccelli granivori ma non all’essere umano.
  • farinacei, cereali, grani e legumi secchi cotti per ore a migliaia di gradi sono da considerarsi cibi morti e ALTAMENTE FUORI STAGIONE.

Seguire la stagionalità QUI può avere quindi poco senso, perché ad essere contro natura sono in realtà il clima e il territorio che non sono adatti all’essere umano, specificatamente adatto solo a un clima tropicale, dove può raccogliere i cibi crudi irradiati dal Sole, e lui stesso nutrirsi di Sole, ingrediente principale. Essendo noi nel posto e nel clima sbagliati, ossia lontano da quello per cui Dio o la Natura ci hanno progettati, ci troviamo a convivere con le cose che ci offre questo posto inadatto all’uomo.

Km 0 e stagionalità QUI possono voler dire molto poco. Il ragionamento è ancora più accentuato se i prodotti a Km 0, bio o di stagione sono di scarsa qualità, cosa che si testa unicamente e inequivocabilmente con il nostro senso del gusto a “crudo e scondito”. Non c’è altro modo. La qualità di un frutto si valuta unicamente assaggiandolo crudo e scondito, indipendentemente dalla stagionalità o dall’importazione. L’appetibilità del gusto percepito indica le sostanze utili al nostro corpo, che esso stesso individua, solo nei cibi naturali e non cotti o elaborati..

Poichè in base alla logicità di quanto sopra esposto e sintetizzato noi viviamo in un luogo e in un clima sbagliati, comprare cose di serra o importate risulta quasi doveroso. Questo è il motivo per cui “biologico” o “km 0” o “di stagione” non sono affatto dei fattori univoci, eterni o inalterabili, in quanto ci troviamo nella situazione più sbagliata e innaturale: il nostro clima specifico è quello intertropicale.

Se ad esempio si assumono carote biologiche a km 0 o di stagione che in maniera naturale (“crude e scondite”) sanno di sapone oppure sono insipide, si va a provocare un vero e proprio danno al corpo introducendo del materiale scarso e privo di sostanze utili, che il nostro senso del gusto usato in modo naturale “boccia” letteralmente (se ci fossero nutrienti utili, al contrario, il nostro “sensore” del sapore ci farebbe percepire l’ortaggio come appetibilissimo, in virtù di questa modalità di assunzione naturale). Pertanto in questo caso è molto meglio mangiare frutti di serra, importati o non-bio, ma che sono “cibo vivo” (crudo o “non-cotto”) e che vengono percepiti come squisiti, segno inequivocabile che contengono ciò che serve al nostro fisico in quel preciso momento.

Dobbiamo saper considerare la “filiera corta” anche da un altro punto di vista: importando frutta esotica via aerea, in realtà portiamo verso di noi una percentuale di clima e ambiente naturali adatti alla specie umana. Per cui io in questi 4 anni di fruttarianismo mi sono sempre avvalso di prodotti importati da altre zone il cui clima è adatto all’essere umano. Siamo noi che dovremmo essere lì. Ma per tamponare nel frattempo, ci facciamo solo del bene a importare mango, datteri, avocado ecc. Per cui importando frutti che sono di stagione -la stagione giusta per l’essere umano- da un altro luogo, si importa benessere e una parte di naturalità in cui dovremmo essere immersi per 365 giorni all’anno.

Riguardo ai prodotti italiani, ma di serra, dobbiamo considerare che sono sempre “cibo vivo” quindi con il 100% di  nutrienti vivi e attivi, quando percepiti appetibili “crudi e sconditi”.

Ricordiamoci anche che cibi come farine di qualsiasi tipo, farinacei, cereali e legumi non solo non sono commestibili e appetibili allo stato naturale “crudo e scondito”, ma sono anche altamente fuori stagione, oltre che elaborati e cotti a migliaia di gradi per ore. Sono cibi vecchi di mesi o anni, morti, così come i sottolio e i sottaceto. Dove’è la vita in questi cibi? Non c’è.

Il cibo carico di forza vitale o di Prana è quello saporito, succoso, nutriente, vivo e crudo, e se prodotto da una serra sempre vivo è, ed è sempre da preferirsi cibi morti, cotti o non commestibili allo stato naturale.

Se poi uno ha la possibilità di avere cibo di stagione crudo che è anche appetibile e saporito allora è il massimo. E se in aggiunta a questo si vive anche in un clima tropicale…. beh, allora avete ritrovato il perduto Paradiso dell’Eden!!!

QUI TROVI IL MIGLIOR LIBRO IN ITALIANO SULL’ALIMENTAZIONE PRANICA E SUL DIGIUNO:

Qui è possibile acquistare la versione cartacea in italiano del libro di Joachim “LSWF (Life-Style Without Food) ovvero lo stile di vita senza cibo”: www.inediatotale.altervista.com

Srila Prabhupada ha detto che la dieta crudista “raw-food” è la migliore per la Coscienza di Krishna e per la Spiritualità

Nanda Kumar das – Memories of Srila Prabhupada

Prabhubada incoraggia una dieta crudista “raw-food”

[Quando mi sono trasferito nel tempio, ho mangiato tutto il Prasada (cibo vegetariano offerto a Dio, che acquisisce una qualità spirituale e trascendentale, N.d.T.) che era servito. Poi sono diventato il cuoco di Prabhupada, così ho avuto una cucina, e ho potuto preparare quello che volevo. Provenivo da un background di crudismo alimentare (raw-food) tipico del Sud California, e ho iniziato a mangiare insalate, frutta e cibi semplici ma volevo essere sicuro di non essere in contrasto con ciò che Prabhupada voleva.

Un giorno ho deciso di chiedere a lui cosa ne pensasse di una dieta cruda invece di prendere il normale Prasadam. Egli disse: “A dire il vero, una dieta raw è la dieta migliore per la coscienza di Krishna. E ‘semplice. Mantiene il corpo sano e leggero. Noi non la prescriviamo alle masse perché la maggior parte delle persone non sono in grado di seguirla, e non vogliamo che siano distratte dalla Coscienza di Krishna. Ma se tu sei in grado di seguirla, questa è la dieta migliore per la Coscienza di Krishna.]
Nanda Kumar Das – ricordando Srila Prabhupada

Srila Prabhupada

Srila Prabhupada


Prabhupada incoraggia la pratica dell’Hatha Yoga

[Inoltre, una delle cose alle quali ho dovuto rinunciare quando mi sono trasferito al tempio era l’hatha-yoga. Tutti mi hanno detto che hatha-yoga è incluso nel bhakti-yoga e non c’è quindi bisogno di farlo; Bastava solo ballare nel kirtan. Io sono stato testardo per un po ‘, ma quando mi sono trasferito nel tempio, non c’era effettivamente tempo e posto per farlo.

Poi, quando ho avuto modo di stare con Prabhupada, ho iniziato a praticarlo di nuovo. Nella metà mattina, prima di cucinare per lui, sono andato nel cortile del tempio e ho effettuato alcune yoga-asana, ma volevo assicurarmi che fosse giusto farlo. Dopo averlo fatto fatto per due o tre giorni avevo piena intenzione di chiedere Prabhupada la sua opinione, ma quando gli ho portato il piatto con il pranzo, lui mi ha detto: “Vedo che stai facendo esercizi di yoga in cortile.” Ho detto: “Sì, signore. Stavo per chiederti la tua opinione a riguardo. Gli altri devoti mi hanno detto che non buono, e che non fa parte del nostro processo”. “In realtà,” Prabhupada ha risposto, “Questi esercizi sono molto buoni per la salute. Non vogliamo che le persone si distraggano (dalla Coscienza di Krishna, N.d.T.), così noi non lo prescriviamo. Ma per te, è molto buono e io ti incoraggio a farlo”.

Poco tempo dopo, stavamo facendo una passeggiata in un parco a San Diego quando qualcuno stava facendo una verticale in lontananza. Prabhupada guardò e disse: “Oh, questo è Sirshasana? Questo è molto buono per la salute. Ci sono così tanti di questo tipo di esercizi come Sirshasana, Yogasana, Padmasana, che sono molto buoni per la salute”. Con un po’ di sarcasmo verso lo yoga, un confratello anziano chiese: “Allora, dovremmo farlo tutti i giorni, Prabhupada?”, ma Prabhupada non gli rispose, continuando a camminare. Quando eravamo finalmente tornati alla macchina, Prabhupada si voltò e disse: “Non è necessario”. Mi sono ricordato quello che Prabhupada mi aveva detto e mi sono reso conto che Prabhupada rispondeva lo stato d’animo della domanda. Il vero concetto che esprimeva è che tutto ciò che è buono per la tua Coscienza di Krishna, fallo. Tutto ciò che non è buono, smettilo.]
Nanda Kumar Das – ricordando Srila Prabhupada


DEFINIZIONI

Dieta Raw o dieta Raw Food- Dieta crudista, la quale si avvale solo di frutta e vegetali commestibili così come sono, allo stato crudo o naturale, senza nessuna manipolazione o trasformazione chimica.
Prasadam / Prasad misericordia”, prodotti alimentari vegetariani e altri oggetti che sono santificati e sono offerti prima offerta al Signore Krishna per il suo piacere
Kirtan il canto dei nomi e glorie del Signore
Hathayoga un sistema di esercizi fisici per aiutare a controllare i sensi
Bhaktiyoga la scienza della devozione amorevole verso l’Essere Supremo

Memories: Anecdotes of a Modern-day Saint (Volume 2, Tape 22, pg. 217-218)

Ricordi di Srila Prabhupada – das Nanda Kumar
Copyright © 2002 Monsoon media
Tutti i diritti riservati

Trascrizioni di video interviste condotte e compilati da Siddhanta Das.
Traduzione di Marco Giai-Levra, 2015.

Per ordinare i volumi di Memorie: Anecdotes of a Modern-Day Saint or Memories: The Video Series,, si prega di contattare:
http://prabhupadamemories.com/

Peperoncino di Caienna “the Wonder Spice” : la “Spezia Meraviglia”!!!

Questo è un incredibile frutto-spezia dal valore medicinale e terapeutico immensurabile: sto parlando del peperoncino di Caienna, questo frutto-medicina donatoci da Dio e dalla Natura per risolvere una moltitudine di problemi. Riportiamo gli studi e le esperienze del famoso erborista John Christopher.

Caienna

Caienna

John Raymond Christopher (1909-1983) era un erborista americano, spesso chiamato “il dottor Christopher”. Egli è conosciuto per le sue numerose pubblicazioni sulle erbe e sulla guarigione naturale, tra cui “Scuola di guarigione naturale”. E’ anche noto per lo sviluppo di più di 50 formule di erbe che vengono utilizzate in tutto il mondo, nonchè fondandatore della scuola di guarigione naturale a Springville, nello Utah . Fu accolto come erborista americano più eminente in un sondaggio nazionale condotto dalla Utah Survey Associates.

Vediamo le informazione che il dottor Christopherci riporta sul peperoncino di Caienna.

La saggezza e l’esperienza del Dr. John Christopher saranno l’oggetto della nostra trattazione in questo articolo. Il Dr. Christopher era un Maestro Erborista e Naturopata di grande fama in America, noto anche all’estero. Dai suoi insegnamenti hanno imparato così tanti, e la sua influenza è stata così grande, che la maggior parte sono concordi nel ritenerlo fra i maggiori promotori di guarigione naturale della seconda metà del 20° secolo.

I seguenti estratti dai suoi articoli sono riprodotti con il permesso scritto dell’editore, Christopher Publications, PO Box 412, Springville, UT 84663 1-800-372-8255.

CAIENNA

  1. ATTACCHI CARDIACI: “in 35 anni di pratica, lavorando con la gente e insegnando naturopatia, non ho mai perso un paziente che mi ha chiamato per un attacco di cuore, e la ragione risiede nel fatto che, ogni volta che vengo chiamato -se il paziente è vivo e respira- io gli faccio bere una tazza di tè di peperoncino di Caienna (un cucchiaino di pepe di Caienna in una tazza di acqua calda, e in pochi minuti chiunque è in grado di rimettersi in piedi e di rivitalizzarsi). Questo è uno degli aiuti più veloci ed efficaci che potremmo mai dare al cuore, perché lo alimenta immediatamente. La maggior parte dei cuori soffrono di malnutrizione a causa degli alimenti trasformati che mangiamo, ma in questo caso si ottiene una buona dose potente di cibo vero. Questo è qualcosa di bello che tutti dovrebbero sapere e conoscere, perché un attacco di cuore può venire ai vostri amici o alle persone care in qualsiasi momento, nonchè a voi stessi. Il tè caldo lavora più velocemente di compresse, capsule e tè freddo, perché il tè caldo apre la struttura cellulare: fa espandere e accettare il caienna molto più velocemente, e va direttamente al cuore, attraverso il sistema arterioso, portando i suoi potenti nutrienti”. [Dr. Christopher¹s Newsletter 1-12]
  2. STERILIZZARE E FERMARE UN’EMORRAGGIA: I vecchi erboristi sostengono che pepe di Caienna (Capsicum o peperoncino) dovrebbe essere versato direttamente in una nuova ferita, per sterilizzare e fermare l’emorragia. [Herbal Home Helath Care P.61]
  3. CRAMPI MESTRUALI: Se una giovane donna ha problemi mestruali, può prendere in considerazione anche che i suoi organi femminili potrebbero non essere in buone condizioni. Anche se dovrebbe essere inutile dirlo, dovremmo evitare farmaci e medicinali nella gestione dei crampi mestruali. Al fine di trattarne i sintomi, alcune persone preferiscono il tè rosso al lampone, il tè alla menta, la camomilla, o il tè di erba gatta. Si può prendere una capsula di caienna con uno qualsiasi di questi rimedi caldi per aiutare gli organi interni. Se i crampi sono molto gravi, è possibile utilizzare l’unguento di Caienna esternamente sull’addome facendolo agire come un contro-irritante, ma bisogna assicurarsi di coprire l’applicazione con una garza, perchè può macchiare le cose sotto. [Every Woman’s Herbal p.13]
  4. TINTURA DI CAIENNA: guarisce le ferite, tagli e secrezioni di muco, buono per il mal di gola e la tonsillite; Le soluzioni più lievi possono essere utilizzati nel naso, negli occhi e lnele orecchie per ripulire da batteri e infezioni a livello microscopico. È stato usato con successo per la rianimazione dei neonati: alcune gocce somministrati per via orale. Lo stimolante migliore e più sicuro che l’uomo conosca. [Dr. Christopher¹s Newsletter 3-2]
  5. UNGUENTO DI CAIENNA: E ‘ottimo per il collo rigido, dolori muscolari, mal di testa, dolore, rigidità articolare, artrite, ecc. Gli ingredienti dell’unguento sono: olio di oliva, Caienna, Olio di Wintergreen (Gaultheria procumbensEricacee), cristalli di menta puri distillati e cera d’api. [Herbal Home Health Care p.196]
Caienna

Caienna

DOSAGGI

  1. ARRESTARE UN’EMORRAGGIA: Una ferita, esterno o interno, arresta il sanguinamento se l’individuo beve una tazza di acqua (preferibilmente calda) con un cucchiaino di pepe di Caienna (peperoncino) mescolato in essa. L’emorragia si ferma in genere entro dieci secondi dopo aver bevuto il tè di Caienna. Il Caienna equalizza e normalizza la pressione sanguigna dalla parte superiore della testa, fino ai piedi. Ciò mantiene la pressione dalla zona dell’emorragia, così coagulerà naturalmente, impedendo picchi e fiotti di forte pressione sanguigna che pompano rapidamente il sangue nella zona sanguinnate. [Herbal Home Health Care p.61]
  2. EPISTASSI: un cucchiaino di pepe di Caienna in una tazza di acqua (calda preferita) adottate internamente fermerà la maggior parte delle epistassi rapidamente. In caso di emergenza possiamo contare sul peperoncino di Caienna. Come accennato un cucchiaino di Caienna bevuto in un bicchiere d’acqua calda fermerà sangue dal naso in quasi tutti i casi, prima che si riesca a contare fino a dieci. Questo non è un miracolo: è il principio del Caienna come stimolante cellulare: viaggiando attraverso l’intero flusso di sangue, regola la pressione in modo che il flusso sia la stesso nei piedi così come nella testa o in qualsiasi altra parte del corpo. Questo richiede una forte pressione lontano dalla zona sanguinante, consentendone così una rapida coagulazione. [Herbal Home Health Care p.110]
  3. UNGUENTO DI CAIENNA: come necessario per via topica.
    Ingredienti: Puro Caienna in polvere, olio di oliva, Caienna in polvere, Olio di Wintergreen, cristalli menta puri distillati e cera d’api.
  4. TINTUTRA DI CAIENNA: La tintura si compone di Caienna e alcol.[Spirit of Health Editor¹s note: See Herbal First Aid Salve and Muscle & Joint Repair Oil from Southern Botanicals. These contain the herbal ingredients of the Christopher salve. Herbal First Aid Salve has a beeswax base, and Muscle & Joint Repair Oil has an olive oil base and is stronger than the Salve.]

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TESTIMONIANZE

  1. OCCHI: Caienna è utilizzato anche per gli occhi, anche se potrebbe sembrare estremo -ma non lo è-. Il Dr. Christopher ha ricordato l’episodio in cui un suo allievo in piedi durante una conferenza ha posto un pizzico di peperoncino di Caienna in un occhio. Il Dr. Christopher era sicuro che lo studente avrebbe perso i sensi! Ma in pochi istanti l’occhio fermò la lacrimazione, e divenne chiaro, luminoso e sano. [Questo è il motivo per cui il dottor Christopher ha incluso il Caienna nella sua formula oculare con l’Eufrasia]. [Every Woman’s Herbal p.13]
  2. TAGLIO PROFONDO: una persona del nostro pubblico ha raccontato di come si era tagliata in profondità con uno strumento tagliente all’interno della sua mano, le dita e anche sul palmo. Il sangue schizzò fuori in modo torrenziale. Pose una grande quantità di peperoncino di Caienna sulla ferita, e in pochi secondi il flusso sanguigno venne rallentato coagulando il sangue, e l’emorragia venne fermata interamente entro pochi secondi. Con una buona dose di Caienna coprì la ferita, poi coprì e avvolse il tutto. Era così entusiasta dei rapidi risultati, che non vedeva l’ora di raccontarlo al nostro meeting sulle erbe. Ma, come ha raccontato, non è riuscita nell’intento, perché invece di una cicatrice lacera e brutta, per mostrare quanto duramente si era ferita, la zona era stata guarita completamente e non c’era nessuna cicatrice. [Dr. Christopher¹s Newsletter 1-12]
  3. ULCERE: Una signora aveva frequentato la nostra serie di conferenze a base di erbe per qualche tempo. Un giorno ci ha raccontato a proposito del grave caso di ulcera gastrica caso del marito. Il suggerimento del loro medico era quello di asportare una parte dello stomaco, ma lui aveva detto che avrebbe preferito soffrire il dolore, piuttosto che rischiare una simile operazione.Aveva anche rifiutato il suggerimento della moglie di provare il Caienna, ridicolizzando tutti gli studi effettuati su di esso. Incontrandomi in città, avrebbe urlato, “Ciao, Doc! Chi hai ucciso oggi con il Caienna?”. Divenne talmente antipatico, che lo evitavo quando potevo. Passarono i mesi e un giorno lo vidi per la strada, che caminava verso di me. Ho cercato di evitarlo, ma lui è riuscito ugualmente a raggiungermi. Questa volta ero rimasto stupito perché non c’erano osservazioni taglienti o sarcasmo. In realtà, egli si era scusato molto e aveva chiesto se poteva parlare con me per un minuto, e poi mi ha raccontato questa storia: lui era tornato a casa dal lavoro una sera, “abbastanza malato per morire”, con i sintomi della sua ulcera gastrica. Sua moglie non era in casa. Stava subendo un tale dolore che avrebbe voluto suicidarsi. Andò pertanto presso l’armadietto dei medicinali allo scopo di trovare un qualche tipo di farmaco velenoso e abbastanza mortale da ucciderlo. Ma aveva scoperto che la moglie aveva buttato via tutte le vecchie bottiglie di medicinali e farmaci. Tutto ciò che è stato lasciato nell’armadietto delle medicine erano alcune erbe e un grande contenitore di pepe di Caienna. Era così arrabbiato che, dopo aver visto il Caienna, aveva pensato che in una grossa dose lo avrebbe ucciso dal bruciore. Aveva così preso un cucchiaio colmo di Caienna in un bicchiere di acqua calda, deglutendolo e precipitandosi in camera da letto. Cadde sul letto e si coprì la testa con un cuscino in modo che i vicini non potessero sentire le sue urla “di morte”. La cosa successiva che si ricordava, era sua moglie che lo stava scuotendo per svegliarlo, la mattina seguente. Lei gli disse che aveva dormito per tutta la notte (invece di assumere ogni mezz’ora le tavolette antiacido come al solito). Con sua grande sorpresa aveva scoperto che il dolore era sparito, per la prima volta dopo mesi. Da allora ha continuato fedelmente con il Caienna tre volte al giorno, divenendone un grande sostenitore. [Dr. Christopher¹s Newsletter 1-12]
  4. PRESSIONE – Dr. Christopher, storia personale: avevo l’indurimento cronico delle arterie, tra i 20 e i 30 anni, al punto che era considerato dai medici molto grave. Nessuna compagnia di assicurazione in quel periodo mi avrebbe assicurato, nemmeno per $ 1.000. Questo può far capire in quale cattiva condizione tergiversavo. Ero molto preoccupato, e ho iniziato a usare il peperoncino di Caienna. Ho assunto fino a un cucchiaino tre volte al giorno, continuando, da quando avevo trentacinque anni in avanti: lo sto ancora usando. E ‘stato fantastico! Con il tempo arrivai ai 45 anni di età, dieci anni dopo che avevo iniziato a utilizzare il Caienna, un gruppo assicurativo ha accettato di assicurarmi per $ 100.000, una sorta di assicurazione sulla vita. Sono andato per sottopormi all’esame da parte dei medici periti. Essendo una grande compagnia di assicurazione essa ha richiesto due medici, per ogni persona inviava due medici in diversi momenti (4 visite in totale). Attraverso gli esami un medico mi ha detto, “Beh, questo è sorprendente. Vedo che a sua età anagrafica è di 45 anni, ma la sua struttura venosa è quella di un adolescente”. Egli aggiunse: “Questo è eccellente”, e mi ha dato un certificato di buona salute. Sono andato così dall’altro dottore e nel suo secondo esame egli ha effettuato il test di pressione del sangue sul mio braccio. Ha pompato con il suo equipaggiamento cinque volte diverse, tanto che il mio braccio si stava irritando, e mi è il medico era sempre un po’ turbato, al che ho chiesto, “Qual è il problema, non funzionano le tue attrezzature?” “Oh sì, hanno sempre funzionato fino ad ora, ma io continuo a guardare il grafico che dice i valori pressori che dovrebbe avere uno di 45 anni di età, ma le pressioni sistolica e diastolica sono assolutamente perfette. Non riesco a capirlo.” Ho detto quindi, “Questo è giusto. E ‘perfetto.” E anche lui mi ha dato un certificato di buona salute. Così ho superato gli esami di buona salute a 45 anni di età per ottenere un’assicurazione di $ 100.000 con dei buoni valori di pressione arteriosa, grazie al pepe di Caienna (ca 1954).Prima mi era stato detto dai medici, che a causa della mia artrite, dell’indurimento delle arterie, delle ulcere dello stomaco e di alcuni incidenti che mi avevano ridotto abbastanza male, non avrei mai potuto vivere oltre il mio 40 ° anno di età. Eppure, a 45 anni la mia salute mi è stata considerata in buone condizioni. Questo, per me, è stato uno dei più grandi punti a favore del peperoncino di Caienna. Se ha potuto aiutare me, allora sarà in grado di aiutare chiunque. L’ho visto usato così tante volte nel corso degli anni con tale successo, che sento che è una delle nostre grandi erbe. [Dr. Christopher¹s Newsletter 1-12]

Formule Caienna disponibili includono:

CAYENNE CONCENTRATO – 250.000 unità di calore di peperoni Habanero biologica, Africa Bird Pepper, peperoni cinesi e asiatici, messicani Habaneros e California Jalapenos. Estremamente potenti !!

CAIENNA MISCELA IN POLVERE – Polvere di peperoncini di Caienna.

OLIO DI RIPARAZIONE MUSCOLI E GIUNTURE – Olio di Wintergreen, menta piperita concentrato di olio, peperoncino di Caienna, radice di zenzero, Arnica fiori, San Johns Wort fiori di calendula (Calendula) fiori, e l’olio vergine di oliva biologico.

UNGUENTO ERBE PRONTO SOCCORSO – Arnica fiori, radice di consolida, Lobelia, radice Goldenseal, corteccia di quercia bianca, Calendula, Yarrow Fiore, Cleavers, St. John¹s Wort, olio Wintergreen, peperoncino di Caienna, radice di zenzero, i cristalli mentolo, Ghiaia di root, Verbasco, Wormwood , radice di altea, Skullcap, noce nero corteccia di pino e resina in una base di cera d’api e olio di oliva.

ALTRE TESTIMONIANZE:

Un contadino usava per dare il peperoncino di Caienna ai suoi polli e e alle sue mucche quando erano malate, ma mai ai bambini se erano indisposti. Uno dei figli aveva detto, “Si  preoccupava più di quegli animali che di noi! Egli avrebbe dovuto dare il Caienna anche a noi, anche. Il dottor Christopher ci ha assicurato che il Caienna è uno dei più grandi rimedi di tutti i tempi fra le erbe, anche se è uno dei più incompresi e derisi. Ha detto che ogni casa dovrebbe avere una buona scorta di pepe di Caienna”.

Precedentemente, il dottor Christopher aveva bisogno di essere iniziato all’uso del Caienna. Quando stava frequentando il collegio sullo studio delle erbe in Canada, l’insegnante ha annunciato che stavano andando a studiare il Caienna. «Perché il Caienna?» Chiese il dottor Christopher. “Brucerà il rivestimento dello stomaco.”

“Dove hai preso le informazioni,” chiese l’insegnante, il dottor Nowell. “Oh, mia madre mi ha detto,” rispose il dottor Christopher.

Tutti in classe risero – tranne l’insegnante e il Dr. Christopher. Il Dr. Nowell prese il Dr. Christopher e nei pressi di Vancouver gli presentò oltre una dozzina di persone le cui vite erano state salvate dal Caienna: le persone con problemi di cuore, ulcere, asma e molti altri disturbi. Ovunque andassero, la gente era piena di gratitudine per aver imparato le virtù terapeutiche del Caienna, e da allora in poi il dottor Christopher ne è stato un grande divulgatore.

Mentre il dottor Christopher stava lavorando nel mondo degli affari, usando sempre il peperoncino di Caienna, in un viaggio di lavoro, si incontra con un atleta, un uomo che aveva una cintura nera di karate. Parlando con lui apprendse che proveniva da una famiglia con una storia di alta pressione sanguigna, e che suo zio era morto di varici. Era sotto la cura di un medico, al momento. Ogni mattina, il dottor Christopher gli suggerisce un cucchiaio di Caienna in un bicchiere d’acqua calda, seguito da un paio di cucchiai di olio di germe di grano. Il giovane voleva sapere quello che il dottor Christopher stava prendendo e voleva provare alcuni rimedi. “Sei probabilmente troppo pollo,” Dr. Christopher gli disse scherzando! Questa psicologia inversa funzionò; il Dr. Christopher notò che il suo Caienna stava scomparendo gradualmente, ma a vista d’occhio. Quando sono tornati dal viaggio, l’uomo continuò prendendo il Caienna, un cucchiaino da tè tre volte al giorno. Il medico curante del giovane è stato stupito al successivo check-up: dopo una vita di alta pressione sanguigna, ora aveva finalmente un certificato di buona salute.

Una volta che il bambino era stato colpito all’addome: un proiettile lo aveva colpito nella spina dorsale, rimbalzando e provocando una seconda ferita nel corpo. Una studentessa di erboristeria del Dr. Christopher, che viveva lì accanto, sentito il colpo accorse immediatamente; lei sapeva che i genitori non erano a casa e che i bambini erano di età compresa tra 4 e 8 anni. Quello di otto anni sgorgava di sangue da entrambi i lati. Correndo e mescolando un cucchiaino di pepe di Caienna in un bicchiere d’acqua calda, lo fece ingoiare al ragazzo e immediatamente chiamò l’ambulanza, che era a 18 chilometri di distanza. L’addetto al pronto soccorso disse che il ragazzo avrebbe probabilmente sanguinato a morte, e che la distanza era troppo grande. L’ambulanza arrivò precipitandosi sul bambino (che aveva giocato a “guardie e ladri” con la pistola del padre, che aveva trovato sotto il cuscino del letto). Quando arrivò in ospedale, era diventato il centro di attrazione, non perché la sua ferita non fosse grave, ma perché stava chiacchierando senza sosta e non c’era più sanguinamento. L’emorragia si era fermata quasi istantaneamente, e quando arrivarono​​ in ospedale Il medico capo ha detto ai genitori, “Ho visto molte vittime nella mia vita, ma questa è la prima volta che in una tale circostanza di emergenza, aprendo un addome non ho trovato alcun sangue, ad eccezione di una piccola quantità, che c’era prima che l’emorragia si fermasse così rapidamente. Questo -rimedio- ha salvato la vostra la vita del ragazzo. “

In quello stesso anno, il dottor Christopher trattò altre quattro vittime da arma da fuoco, e ogni volta tutti hanno risposto allo stesso modo, anche se a volte il sangue si coagula, uscendo in fiotti prima di fermarsi completamente. Prima di essere riusciti a contare fino a 10 però, l’emorragia pesante dovrebbe fermarsi completamente dopo la somministrazione del peperoncino di Caienna. Il Dottore ha anche utilizzato la tintura di Caienna su ferite aperte e, come diceva lui, “Ci può essere un po ‘di mormorare su di esso”, riferendosi alla sensazione di bruciore provocata dal Caienna, ma l’emorragia si ferma.

Dr. Christopher raccontò la storia divertente di un suo allievo che aveva cominciato insegnare corsi sulle erbe per conto suo. A questo giovane è accaduto a precedere di Dr. Christopher, in una lezione una sera in Arizona. Il giovane ha detto: “Sapete, signore e signori, il dottor Christopher mi ha sempre fatto ansimare. L’ho visto bere due o tre cucchiai di Caienna in acqua – e io avevo appena vengono i brividi. Ma stasera ho intenzione di fare qualcosa che lui non possa aver mai fatto”. Con questo, si chinò in un contenitore di Cayenne e ne pose un pizzico nel suo occhio destro. Il Dr. Christopher pensò che l’uomo fosse impazzito e si era preoccupato che uno dei suoi studenti facesse una cosa del genere in pubblico, pur sapendo che il Caienna non può mai danneggiare la struttura cellulare, non importa quanto delicata essa sia. Le lacrime scorrevano lungo la guancia dell’uomo mentre continuava imperterrito a parlare, e quando ebbe finito, aprì il suo occhio invitando tutti a guardare. L’occhio appena scintillava; era di gran lunga il più brillante dei due, anche se il dottor Christopher ha detto che non aveva mai visto questo rimedio eseguito dal vivo – e che lui stesso non ha mai aveva avuto mai il coraggio di provare su sè stesso.

Una volta, quando si viaggia con un partner commerciale, il dottor Christopher consigliato il Caienna a lui, come l’uomo aveva estremamente alta la pressione sanguigna e tali emorroidi doloranti che aveva dovuto indossare una cintura. Il Dr. Christopher aveva usato la stessa psicologia inversa, utilizzata in altre occasioni, su questo uomo: “Non credo che lei sia abbastanza coraggioso”, e molto presto l’uomo stava asumendo il Caienna e l’olio di germe di grano, e in pochi mesi, non doveva più indossare la cintura apposita, e i valori pressori di sistolica e diastolica, al suo esame della pressione arteriosa, erano quasi perfetti. Non aveva più tempo per andare dal medico e aveva vissuto molti anni, continuando a prendere il suo Caienna.

All’inizio pratica del dottor Christopher, fu chiamato nel cuore della notte da una donna il cui marito era appena passato fuori da un attacco di cuore. Il dottore ha detto la donna per riscaldare un po ‘l’acqua, e arrivò a casa e mescolato un cucchiaino di Cayenne in acqua, appoggiato l’uomo, e gli diede un po’. Quando è venuto a, ha finito la coppa, e in pochi minuti si sentiva molto più forte. Presto stava bene, e si convertì al l’uso di erbe, persino l’acquisto e la gestione uno dei negozi di alimenti naturali a Salt Lake City per molti anni.

Cayenne può essere utilizzato su qualsiasi parte del corpo e per chiunque, Dr. Christopher lo ha dichiarato più volte. Ha anche salvato la vita di un bambino di sei settimane di età che era nato con asma cronica dando tè di Caienna, con un contagocce, fino a quando il bambino era in grado di respirare di nuovo. Ha detto che Caienna potrebbe anche essere assunto da clistere per la costipazione cronica (se sei coraggioso!).

All’età di settant’anni, pochi anni prima di morire, al dottor Christopher è stato chiesto da un suo studente se poteva misurare la sua pressione sanguigna. Il gruppo conferenza ha visto la lettura della pressione sanguigna di un giovane uomo sano, non il valore medio di un settantantenne. Oltre ad un sano stile di vita e con una dieta senza muco, il dottor Christopher aveva attribuito questa buona lettura di valori pressori, alle 3 volte al giorno la sua dose giornaliera di Caienna.

A dimostrazione che il peperoncino di Caienna è davvero miracoloso: il Dr. Christopher fa riferimento all’esperimento eseguito da medici negli Stati Uniti orientali e stampato su riviste mediche. Hanno messo un po ‘di tessuto cardiaco vivo in un bicchiere pieno d’acqua distillata, e nutrito nient’altro che da peperoncino di Caienna, puliendo, gettando via i vari sedimenti periodicamente formati, e aggiungendo altro che acqua distillata per sostituire ciò che era andato perso a causa dell’evaporazione. Durante l’esperimento, hanno dovuto tagliare il tessuto ogni tot giorni, perché altrimenti sarebbe cresciuto troppo rapidamente! Non avendo ghiandole di controllo (pituitaria e pineale), il tessuto solo ha continuato a crescere molto rapidamente. Hanno mantenuto questo tessuto vivo per quindici anni. Dopo che il medico che aveva intrapreso l’esperimento morì, i suoi collaboratori mantennero in vita il tessuto esaminato per altri due anni, prima di distruggerlo per l’analisi. Questo dimostra l’enorme potere rigenerativo e la guarigione de Caienna, in particolare sul cuore.

Copyright (C) 2004 La Scuola di guarigione naturale. Tutti I Diritti Riservati.

CIBI E COMBINAZIONI ALIMENTARI ACIDIFICANTI

CIBI E COMBINAZIONI ALIMENTARI ACIDIFICANTI

A cura di Marco Giai-Levra

Quali sono i cibi che acidificano?

I cibi acidificanti sono tutti quelli innaturali per l’essere umano, il quale ha in realtà una natura frugivora. Quindi tutti i cibi raffinati, elaborati artificialmente o non commestibili crudi allo stato naturale hanno un effetto acidificante. Al contrario il 99% dei vegetali crudi e della frutta alcalinizzano l’organismo, apportando minerali in forma liquida colloidale, ossia totalmente assimilabili. I minerali assunti da integratori invece hanno una microstruttura cristallina e quindi non sono assimilabili ma diventano sedimenti che permangono all’interno del corpo per anni, acidificandolo.

Tra i vegetali, quelli non commestibili allo stato naturale sono i legumi, i cereali e i grani, con tutti i loro derivati.

Cibi come i farinacei, i legumi, i cereali, i semi, la carne, il pesce e i latticini danno luogo a delle fermentazioni e quindi a delle acidificazioni: ossia il PH del nostro sangue va sotto i 7,35 diventando a più acido e il corpo va quindi in acidosi e deve neutralizzare questi acidi consumando i nostri minerali interni: come sopradetto questo significa malattia, invecchiamento e morte.

La soluzione quindi è virare gradualmente verso una dieta crudista-fruttariana (cioè quella più adatta all’uomo), alcalinizzare l’organismo e apportare minerali in forma liquida e assimilabile, estratta dai vegetali. Questa dieta va approcciata gradualmente perchè dà luogo a numerose crisi di disintossicazione da scorie e muco, dovuti ad anni o a decenni di errate abitudini alimentari. Spesso queste crisi vengono erroneamente scambiate dai neofiti per carenze nutrizionali.

Infine è lecito pensare che, una volta finito il processo della disintossicazione, si possano reintegrare i minerali perduti, in modo naturale e quindi “invertire l’invecchiamento”.

Il 99% della frutta (dolce, acida, grassa) e dei vegetali crudi commestibili hanno un effetto alcalinizzante e apportano minerali nell’organismo. Quindi questi cibi, rinfoltendo la nostra riserva di minerali, aiuteranno a neutralizzare tutte le acidificazioni dovute allo smaltimento delle scorie e dei rifiuti tossici, nonchè del muco presenti nel corpo a causa di decenni di malealimentazione.

I cibi che acidificano sono:

  • tutti i cibi elaborati e raffinati industrialmente.
  • tutti i cibi cotti: generano in diversa percentuale il fenomeno della leucocitosi nel corpo in quanto vengono riconosciuti dall’organismo come non-cibo, facendo scattare le difese immunitarie.
  • Nel caso di vegetali allo stato naturale e poi cotti l’acidificazione è più lieve.
  • tutti i cibi di origine animale: carne, pesce, insaccati, uova, latte e formaggio.
  • tutti i vegetali che non sono commestibili crudi a piena maturazione e derivati: legumi, cereali, grani, farinacei.
  • tutti i vegetali che contengono un’alta percentuale di amido.
  • tutti i cibi ad alto contenuto proteico.
  • un apporto proteico superiore ai 30-35 grammi giornalieri dà luogo ad acifificazioni.

Altre cause di acidificazione sono le fermentazioni intestinali dovute a combinazioni alimentari errate. Anche i semi acidificano e in genere tutto ciò che ha un alto contenuto proteico.

Le combinazioni da evitare sono:

  • amidi+proteine
  • amidi+zuccheri
  • amidi+acidi
  • proteine+zuccheri
  • proteine+acidi
  • amidi+amidi (un solo tipo di amido concentrato a pasto)
  • proteine+proteine (un solo tipo di proteine concentrate a pasto)
  • grassi+proteine
  • grassi+zuccheri
  • grassi+acidi (avocado+limone è un’eccezione che conferma la regola e si può fare senza conseguenze)
  • grassi+grassi (un solo tipo di grasso concentrato a pasto)

Il contenuto proteico giornaliero medio dovrebbe essere compreso tra i 25 e i 30-35 grammi. Sopra i 30-35 grammi comincia l’acidificazione. Registrandosi su siti come fitday.com o cronometer.com ognuno può facilmente controllare questo valore.

Quando si violano le regole delle corrette combinazioni alimentari avvengono delle fermentazioni nello stomaco e/o nell’intestino. Fermentazione significa ebollizione ma in questo contesto è sinonimo di acidificazione, in quanto ne è la causa.

Le fementazioni creano nel corpo acqua, acido acetico, anidride carbonica e alcol. L’organismo utilizza solo l’acqua, mentre il resto deve smaltirlo e neutralizzarlo “bruciando” la nostra preziosa miniera di minerali, quindi come spiegato facendoci ammalare, invecchiare e andare più velocemente in contro alla morte.

Vale la pena di notare come i cibi acidificanti contengano già al loro interno delle combinazioni alimentari errate per l’essere umano: ad esempio i fagioli violano la regola “amido+proteine” in quanto contengono una percentuale considerevole di entrambi gli elementi. Infatti, come è noto, producono gas nell’intestino: questo gas è la conseguenza di una fermentazione, la quale dà luogo ad un’acidificazione. Gli acidi prodotti vengono assorbiti dai villi intestinali (ne abbiamo 3000 per centimetro quadrato) che li ributta nel sangue, abbassandone il valore del PH. Quindi segue la neutralizazzione degli acidi che si concretizza in una demineralizzazione.

Fonte: http://ehretismo.com/2012/03/salute-perfetta-ringiovanimento-fisico-e-longevita-questione-di-sangue/

Il mito degli aminoacidi essenziali, a cura del Prof. Armando D’Elia

Il mito degli aminoacidi essenziali

A cura del Prof. Armando D’Elia – editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

Naturalista, chimico, studioso di dietetica vegetariana

I 22 aminoacidi (20 secondo Berg, 22 secondo Sherman) esistenti, come già detto, negli alimenti si dividono, secondo la nutrizionistica ufficiale, in due categorie: quella dei 14 aminoacidi che possono essere prodotti (sintetizzati) dall’organismo umano (e che quindi non è necessario che siano presenti nei cibi) e quella degli aminoacidi chiamati “essenziali” (8 o 10) che invece, non potendo (si ritiene) essere sintetizzati dall’organismo umano, dovrebbero essere assunti con gli alimenti ( sono stati chiamati “essenziali” per indicare che sono indispensabili alla vita e quindi di importanza capitale).

Gli 8 aminoacidi “essenziali” sarebbero: fenilalanina, isoleucina, leucina, lisina, metionina, treonina, triptofano, valina. Ma nella fase di crescita da alcuni sono ritenuti “essenziali”, e quindi fabbricabili dall’organismo, altri due aminoacidi, la arginina e la istidina, che l’organismo infantile non produrrebbe in quantità sufficiente.

I restanti aminoacidi, non essenziali, sarebbero (in ordine alfabetico): acido glutammico, alanina, arginina, asparagina, cisteina, glicina, istidina, norleucina, ossiprolina, prolina, serina, tirosina; la cisteina e la tirosina sono considerati “semiessenziali” perchè si possono sostituire alla metionina e alla fenilalanina.

Secondo la cosiddetta “scienza dell’alimentazione” ufficiale le proteine (di un qualsiasi cibo) dovrebbero ritenersi in linea generale tanto più valide sul piano nutrizionale quanto più esse sono ricche di aminoacidi essenziali, i quali, sempre secondo la scienza ufficiale, conferirebbero alla proteina il “carisma” del proprio valore biologico; conseguentemente dovrebbero essere considerate di elevato valore biologico le proteine di origine animale (carne, compresa quella di pesce, latte e derivati, uova) perchè “ricche di amminoacidi essenziali, mentre le proteine vegetali consentirebbero solo per un breve periodo l’accrescimento ed il mantenimento degli individui in quanto conterrebbero quantità insufficienti di uno o più aminoacidi essenziali, quindi avrebbero un valore biologico inferiore a quello della carne e dei sottoprodotti animali.Ecco un commento a siffatta argomentazione pseudoscientifica, espresso dai proff. Ribaldone e Bianucci:” Secondo i dietologi, solamente le proteine animali, ossia quelle contenute nelle carni, nelle uova, nel latte e derivati, sono in grado di fornire tutti gli aminoacidi essenziali e in quantità adeguata alla necessità dell’organismo. Questa affermazione tuttavia non può mancare di destare perplessità, considerate le eccellenti condizioni di salute di persone che seguono una dieta strettamente vegetariana”.

Diviene necessario, a questo punto, richiamarsi ad una fondamentale considerazione. Gli aminoacidi cosiddetti `’essenziali” sono sintetizzati dai vegetali, loro unica sede genetica; dai vegetali, infatti, li prelevano gli erbivori (per loro unica fonte di prelievo diretto), ma anche i carnivori (per loro, però, fonte di prelievo indiretta). Gli altri aminoacidi cosiddetti “non essenziali” possono essere sintetizzati anche nel nostro organismo (oltre che nei vegetali, è ovvio), ma perchè si possa compiere tale sintesi, occorre che l’organismo disponga del gruppo aminico – NH2 (generalmente fornito dall’aminoacido essenziale attraverso l’enzima “transaminasi”) e del gruppo carbossilico-COOH che diventa disponibile in conseguenza del metabolismo dei glicidi e dei grassi. Quindi le proteine di origine animale, (prodotte, cioè, dall’organismo animale) sono il risultato di una sintesi strettamente condizionata da quella vegetale perchè è dal regno vegetale che viene assunta la quota degli aminoacidi “essenziali”, già pronti. senza dei quali nessun animale (compreso naturalmente, l’animale “uomo”) potrebbe sintetizzare proteine complete, ma soltanto proteine contenenti aminoacidi “non essenziali”, ritenute “di scarso valore biologico”.

In realtà,

TRA PROTEINA DI ORIGINE VEGETALE E PROTEINA DI ORIGINE ANIMALE NON PUO’ ESISTERE DIFFERENZA CHE POSSA IN PRATICA PREGIUDICARE, PREFERENDO L’UNA O L’ALTRA FONTE, UNA CORRETTA NUTRIZIONE SOTTO L’ASPETTO AMINOACIDICO, CIOE’ PROTEICO.

A differenza di come ci si comporta con gli alimenti di origine animale, che sono relativamente pochi, per l’opzione vegetale occorre una più accurata conoscenza affinchè venga soddisfatto il nostro bisogno proteico data la estesa varietà dei prodotti vegetali commestibili che la Natura ci offre. Nel capitolo che in questo lavoro verrà dedicato alla trattazione del fabbisogno proteico dell’uomo, si parlerà anche di questo argomento e se ne parlerà poi anche a proposito della antieconomicità delle proteine animali. Certamente la quota proteica dei vegetali in genere è in grado di coprire adeguatamente le nostre esigenze in fatto di approvvigionamento di proteine, tenendo sempre presente, però, che le esigenze proteiche sono esigue rispetto a quelle di glucidi, che nel metabolismo nutrizionale umano hanno importanza primaria.

C’è subito da notare che le proteine presenti nel regno vegetale possono accumularsi (formando dei depositi, ai quali la pianta può attingere per il suo sviluppo) nei semi (di leguminose, graminacee, ecc.), con medie che vanno da un minimo del 7% del riso (graminacea) al 25% della leguminosa lenticchia. INVECE . NEL REGNO ANIMALE (E QUINDI ANCHE NELL’UOMO) LE PROTEINE NON HANNO QUESTA POSSIBILITA’ DI ACCUMULARSI E FORMARE DEI DEPOSITI DI RISERVA: PERTANTO IL RIFORNIMENTO DI PROTEINE DEVE ESSERE CONTINUO. ANCORCHE’ ESIGUO (COME VEDREMO). E QUESTA CONTINUITA’ E’ ASSICURATA DA QUELLA “UBIQUITA”‘ DELLE PROTEINE ALLA QUALE SI E’ ACCENNATO,PRESENTANDOLA COME “INFORMAZIONE INDISPENSABILMENTE PRIORITARIA” NEL CAPITOLO INTRODUTTIVO DEL PRESENTE LAVORO..

Intanto, una prima conclusione si può trarre a proposito degli aminoacidi “essenziali”: avendo dimostrato poco prima che essi sono assunti dagli erbivori mangiando dei vegetali, ci sentiamo di concordare con H.Shelton, il quale afferma “che non v’è alcuna ragione per supporre che anche l’uomo non possa fare altrettanto nutrendosi direttamente di vegetali. Inoltre, se diamo uno sguardo al mondo animale, vediamo che in genere i carnivori non si nutrono di altri carnivori, ma di erbivori, cioè di animali che hanno costruito il loro corpo con i vegetali”.

Ma c’è di più ! Al Congresso internazionale sulle proteine tenutosi a Berna il prof. A.Abelin negò addirittura che negli alimenti destinati all’uomo sia indispensabile la presenza di aminoacidi essenziali, affermando che essi possono essere sintetizzati dall’organismo umano, come gli aminoacidi non essenziali; tanto è vero che, attraverso indagini cliniche, tali aminoacidi essenziali sono stati riscontrati in sufficienti quantità anche in individui i cui cibi ne erano totalmente privi. Il noto prof. E.Schneider commenta così questa clamorosa notizia: “Questa scoperta ha demolito tutto ciò che sinora si credeva di sapere sul metabolismo delle proteine in quanto ha dimostrato che non ha importanza il tipo di proteine assorbito, dato che la cellula vivente è capace di utilizzare ogni alimento che contenga proteine., edificando poi autonomamente quei composti di cui l’organismo ha specifico bisogno” (Schneider – La santé par les aliments – Dammarie- les – Lys, 1982).

Il prof. Curthbertson, dell’Istituto delle ricerche di Aberdeen, nel Sud Dakota, dice: “L’idea che le proteine animali siano superiori a quelle vegetali è senza alcun fondamento. Le esperienze fatte per dimostrare la pretesa superiorità delle proteine animali hanno utilizzato proteine sottoposte in precedenza a processi selettivi e di purificazione che le avevano denaturate completamente. Peraltro, alcune di queste proteine erano sintetiche. Orbene, le proteine naturali della nostra abituale alimentazione, introdotte nel corpo umano, che è “vivente”, manifestano capacità e proprietà del tutto differenti dalle risultanze sperimentali di laboratorio”.

René Suzineau commenta così le suddette dichiarazioni di Curthbertson: “Bisogna farla finita una buona volta con il pregiudizio che proteine e carne sono sinonimi.”

Occorre inoltre tenere presente un fatto a nostro parere assai importante, cioè la capacità che ha il nostro organismo di realizzare quelle “trasmutazioni biologiche” la cui scoperta si deve al famoso fisico francese Louis Kervran, membro dell’Accademia delle scienze di New York. Secondo questa scoperta il nostro organismo, con l’intermediazione della flora intestinale, può sintetizzare anche gli aminoacidi essenziali partendo dagli aminoacidi presenti nelle proteine della frutta e degli ortaggi o da altri composti organici. Esiste indubbiamente una “intelligenza innata” del corpo umano, una intelligenza “sicura” che non ha nulla a che vedere con quella cosciente del cervello e che, essendo immensamente più sofisticata della nostra mente pensante, rende il corpo capace di produrre regolarmente tutte le proteine che gli sono necessarie, nel modo migliore, utilizzando i prodotti della digestione degli alimenti, purchè questi siano – questo è il punto ! – quelli naturali, cioè quelli che la Natura ci ha assegnato perchè confacenti alla nostra anatomia, alla nostra fisiologia, ai nostri istinti.

Sempre a proposito degli aminoacidi essenziali, non bisogna dimenticare che certi trattamenti termici (leggi “cottura”) provocano un decadimento del valore biologico delle proteine causato proprio dalla distruzione totale o parziale di codesti aminoacidi ritenuti “essenziali”. Tale distruzione è dovuta al fatto che, attraverso polimeri intermedi, le proteine vengono idrolizzate.

Ci sembra utile a questo punto riportare il giudizio che sull’argomento ha formulato il prof. Antonio Carnevale, dell’Università di Napoli: “Purtroppo l’uomo, specie nei paesi industrializzati ad alto livello socio-economico, continua a dimostrare chiara tendenza al consumo di alimenti carnei, nella convinzione che siano costituiti da “proteine nobili”, falsa credenza che trova la sua origine, oltre che nei pregiudizi, nella disinformazione scientifica. A tal riguardo, va sottolineato che non l’opinabile, ma l’oggettivo dovrebbe costituire quel patrimonio culturale scientifico che consente di nutrirsi consapevolmente, tutelando la propria salute, alla luce della ragione e dei riemergenti nostri istinti alimentari”.

– Occorre anzitutto rammentare che i dieci aminoacidi “essenziali” furono dichiarati tali in seguito a sperimentazioni effettuate da W.C.Rose, dell’Università dell’Illinois, sui topi bianchi partendo dal presupposto che i fabbisogni di questi rosicanti siano “eguali a quelli dell’uomo”. Il che non è vero, dato che già in condizioni normali il loro biochimismo fisiologico è lontanissimo da quello umano: come si vedrà fra poco, gli animali, oltre a reagire alle sostanze chimiche in modo assai diverso dall’uomo, presentano livelli di sopportazione differenti e differenti parametri di intossicazione.

Basterebbe ricordare che i topi, per crescere normalmente, hanno bisogno di un latte fortemente proteico (il “loro” latte contiene il 9,5% di proteine) mentre l’organismo umano cresce normalmente con un latte (quello umano) che contiene lo 0,9% di proteine (appena un decimo. quindi, di quello dei topi) e che permette di raddoppiare il peso del neonato umano in 180 giorni. Se, durante I’allattamento, ci si stacca da tali normali tassi proteici, si manifestano vistose turbe o per carenza o per overdose di proteine.

Se poi si prendono in considerazione le condizioni in cui tali ricerche di laboratorio sono abitualmente condotte, condizioni che stravolgono le condizioni fisio-psichiche degli animali, le riserve sulla attendibilità dei risultati così ottenuti divengono ancora più legittime.

Nonostante questo, sta di fatto che purtroppo “LE NOSTRE CONOSCENZE SUGLI AMINOACIDI ESSENZIALI RELATIVE ALLA ALIMENTAZIONE UMANA VENGONO SICURAMENTE DA ESPERIMENTI FATTI SUI TOPI BIANCHI” (da “I1 punto di vista molecolare” – Biological Sciences Curriculum Study).

In verità nessun risultato di sperimentazioni eseguite sugli altri animali può essere estrapolato e trasferito “tout court” sull’uomo. Tanto per restare sui ratti basta ricordare il famoso (anzi, “famigerato”) Talidomide. farmaco che provocò migliaia di casi di bambini focomelici e che fu messo in commercio (e poi ritirato !) proprio perchè, sperimentato sui topi, risultò innocuo a questi rosicanti e pertanto venne con criminale leggerezza ritenuto innocuo anche per l’uomo. Invece….

Altri esempi: per scimmie e criceti la stricnina è innocua e le galline la sopportano in una quantità dieci volte superiore alla dose letale per l’uomo e questo vale – pare – anche per l’oppio. Ancora, per le pecore l’arsenico è una sostanza pressochè innocua e per conigli e criceti la penicellina è letale. Il dott. L. Goldberg (dell’Istituto Karolinska di Stoccolma) dice: “Non esiste davvero una ragione logica per trasferire sugli uomini i risultati ottenuti con sperimentazioni effettuate su animali”. Il Nobel dott. R. Koch ribadisce: “Una sperimentazione effettuata sugli animali non dà mai un’indicazione sicura”. Il prof. M. Rohrs di Hannover dichiara: “Nessun scienziato serio potrà contestare il fatto che i dati raccolti sugli animali non possono essere trasferiti sull’uomo”. Il dott. H. Stiller afferma: “L’odierna ricerca sul cancro è il capitolo più vergognoso e triste: sono state sperimentate con successo sugli animali più di 300.000 sostanze e 6.000 farmaci anticancro e tutti questi esperimenti sono falliti sull’uomo”. Qualcosa di simile c’è da aspettarsi anche per l’AIDS. E tuttavia fu proprio in seguito ad esperimenti condotti sui topi che vennero dichiarati “essenziali” gli 8 aminoacidi anzidetti. Nel contempo però vennero alla luce alcune notevoli anomalie: per esempio, la lisina, la fenilalanina e le leucina, che risultavano “essenziali” sia per l’uomo che per il ratto già adulto, non risultavano invece “essenziali” per i ratti in via di accrescimento. Altri dubbi sorsero sperimentando su animali diversi dai ratti.

-Cominciarono così a formularsi non poche riserve sulla validità per l’uomo dei dati ottenuti sui ratti. Finalmente, lo stesso W.C. Rose (prima citato), nel 1949 (a conclusione dei suoi studi) ammise che non ci si poteva affidare solo alle sperimentazioni sui ratti e che occorreva sperimentare direttamente sull’uomo, onde conoscere con maggiore attendibilità quali e quanti aminoacidi essenziali occorrono veramente all’animale “uomo”.

Il Rose stesso compose quindi una dieta speciale comprendente, a suo parere, tutti i principii alimentari presenti nei cibi, in quantità sufficiente a mantenere l’equilibrio azotato e sperimentò su individui di sesso maschile, adulti. Vale la pena, per comprovare quanto si dirà dopo, descrivere la composizione di tale dieta. Essa era basata su emulsioni acquose, prive di azoto e sottoposte poi a cottura, di amido di mais, zucchero industriale, burro, olio di mais, sali inorganici. A queste sostanze vennero aggiunti wafers ed una sospensione di aminoacidi purificati. Le vitamine erano fornite mediante olio di fegato di merluzzo, cloridrato di tiamina, riboflavina, nicotinamide, cloridrato di piridossina, acido ascorbico, tocoferolo, pantotenato di calcio, estratto di fegato, succo di limone dolcificato.

Come si vede, si tratta di una dieta assolutamente innaturale, impraticabile nella vita normale quotidiana perchè, tra l’altro, è caratterizzata dall’assunzione di sostanze che derivano da un’assurdo e deprecabile frazionamento degli alimenti offertici integri dalla Natura.

II prof. Diamond, a proposito della presenza di “aminoacídi purificati” nella dieta di Rose, della quale sostiene la inaffidabilità, commenta ironicamente :”noi mangiamo alimenti, non aminoacidi purificati ! “

Tuttavia lo stesso Rose, pur riconoscendo lealmente come innaturale la dieta da lui stessa composta, insistette nel sostenere la validità di una sua “tabella degli aminoacidi essenziali”, corredata con i fabbisogni giornalieri minimi dei vari aminoacidi, scegliendo, come aminoacido di riferimento, il triptofano, fatto eguale ad 1.

Secondo il Rose, qualora per un solo aminoacido non si raggiungesse il minimo, il fabbisogno azotato non potrebbe essere più coperto; anche qui, però, il Rose venne smentito da altri ricercatori, ad esempio da E.J.Nasset che sulla “Rivista mondiale di nutrizione e dietetica” (World Review of Nutrition and Dietetics) sostenne invece “che il corpo può ricuperare , con dei meccanismi particolari, qualsiasi aminoacido assente ( o presente in misura ritenuta insufficiente) attingendo alle proprie riserve”.

In seguito altre voci critiche si aggiunsero a quella di Nasset; fra loro spiccano i nomi di Terroine, Waterlow, Gjorgy i quali, nel Simposio tenutosi alla Princeton University nel 1955, portarono la critica soprattutto sulla eccessiva resa energetica della dieta di Rose (1000 kcal in più del fabbisogno normale !). Successivamente Tremolières e Jacquot nel 1957 posero in evidenza il fatto che i risultati ottenuti dal Rose non potevano avere un valore generale data la grande differenza esistente, in quanto al fabbisogno di aminoacidi, nei diversi soggetti in esperimento, (differenza addirittura, in certi casi, del 100% !), come anche in ordine alla diversa capacità di sintesi. Tali critiche serrate indussero finalmente il Rose ad ammettere che i risultati da lui ottenuti dovevano essere ritenuti validi “limitatamente alle “condizioni sperimentali” e, a proposito delle obiezioni riguardanti le diverse capacità di sintesi, dichiarò che i suoi esperimenti avevano solo il carattere di un “tentativo di valutazione” (concetto da lui espresso con la famosa frase “strickly tentative values”).

Nonostante tali pesanti limiti ed i conseguenti interrogativi sulla validità dei predetti esperimenti, oggi in pratica tutta la dietologia ufficiale “continua assurdamente ad accettarne i risultati”, come constata uno dei maggiori nutrizionisti italiani, il prof. Gino Secchi. Che dire di questa assurda situazione ?.

Peraltro, nell’alimentazione ordinaria le proteine si completano tra di loro ed inoltre il loro valore reale è condizionato dalla compresenza sinergica di vitamine (essenziali per l’assorbimento delle proteine), enzimi e sali minerali.

Da aggiungere che nel 1951 fu introdotto un nuovo mezzo di valutazione, chiamato “Essential Amino Acids Index” (indice degli aminoacidi essenziali, in sigla EAAI), con il quale si utilizza la composizione chimica in aminoacidi delle proteine per formulare un giudizio sul valore biologico delle proteine prese in esame. Praticamente, facendo uguale a 100 la composizione in aminoacidi delle proteine dell’uovo, si rapporta a tale dato il contenuto in aminoacidi essenziali delle varie altre proteine.

– La International Society for Research ori Nutrition and Vital Statistics (Società Internazionale di ricerca sulla nutrizione e statistica sulla vita), che conta circa quattrocento membri tra medici, biochimici, nutrizionisti e naturalisti, nel Congresso tenuto a Los Angeles nel 19v0, proclamò la necessità di una revisione radicale delle tabelle, oggi in uso, dei fabbisogni presunti di proteine da parte dell’uomo, essendo ormai maturata la necessità di riesaminare tutto alla luce di più moderne acquisizioni.

– É necessario a questo punto sottolineare che TUTTE le sostanze nutritive si formano nel regno vegetale, anche LE PROTEINE, a cominciare naturalmente dagli aminoacidi che le costituiscono, COMPRESI. QUINDI GLI AMINOACIDI ESSENZIALI. Le proteine passano con gli alimenti, nel corpo degli animali, e si scindono, come si disse. nei vari aminoacidi costituenti per poi ricostituire le “proteine specifiche proprie di ogni animale”: questo avviene sia direttamenteeltamente (mangiando i vegetali) sia indirettamente (mangiando corpi di animali che si nutrivano di vegetali).

 – Sono le piante, quindi, che fabbricano gli aminoacidi, partendo, come si vide, dall’aria, dall’ acqua e dalla terra: SENZA LE PIANTE NON POTREBBE ESISTERE VITA ANIMALE SULLA TERRA.   Si vide anche – è bene ripeterlo ! – che, studiando il ciclo dell’azoto, si comprende come le piante riescono a costruire prima gli aminoacidi e, con questi, poi le proteine, partendo da azoto inorganico, che riescono ad “organicare”.

– Comunemente il “valore biologico” delle varie proteine alimentari si ritiene possa essere più compiutamente espresso dal cosiddetto “indice di utilizzazione netta proteica” (indicato con la sigla N.P.U.) che. tenendo conto della digeribilità delle proteine, intende esprimere la percentuale di proteine realmente utilizzata dall’organismo, essendo questo in fin dei conti il dato che interessa.

Secondo la medicina ufficiale l’N.P.U. di un alimento sarebbe tanto più alto quanto più il modello degli aminoacidi delle sue proteine è vicino a quello umano; non solo, ma si sostiene – sempre dalla medicina ufficiale – che affinchè gli aminoacidi (derivati dalla scissione delle proteine ingerite) possano effettuare poi la sintesi delle proteine umane, le proteine ingerite dovrebbero contenere in partenza TUTTI gli 8 aminoacidi “essenziali” e nelle stesse proporzioni in cui si trovano nelle proteine umane; si sostiene ancora – se ne è già accennato – che solo le proteine della carne e dei sottoprodotti animali (uova, latte e derivati dal latte) sarebbero “complete” nel senso sopraddetto e qualitativamente adatte alla nutrizione ottimale dell’uomo, mentre quelle vegetali sarebbero proteine incomplete perchè carenti di uno o più aminoacidi essenziali.

Cosìcchè furono battezzate “nobili” le prime e declassate come inferiori” “plebee !” (commento dell’autore del presente lavoro).  le seconde.

Ebbene, le suddette valutazioni sono da considerarsi errate. Per le seguenti ragioni.

Premesso che la digeribilità e l’assorbimento delle proteine vegetali sono eccellenti specie se sono ingerite crude (cioè senza che abbiano subito l’azione sicuramente deleteria della cottura) è assurdo ritenere che le proteine animali debbano essere preferite per il fatto che esse sono (ovviamente, dato che l’uomo è un animale) più simili a quelle del corpo umano di quelle vegetali. Harvey Diamond così commenta tale rozza ipotesi della medicina ufficiale: “In realtà questo sarebbe un ottimo motivo per mangiare il proprio vicino, ma persino il più inveterato divoratore di carne troverebbe questa prospettiva abbastanza ripugnante”; naturalmente – commento dell’autore del presente lavoro -“i dietologi dovrebbero, come logica conseguenza, consigliare l’antropofagia”.

D’altra parte esistono innumerevoli vegetariani che, assieme ad un crescente numero di vegetaliani, godono ottima salute, ciò che non si può dire di moltitudini di uomini carnivori. Osservando poi il restante mondo animale, si constata che gli animali più forti e che da secoli l’uomo utilizza per la loro forza e la loro resistenza fisica (buoi, cavalli, asini. muli, cammelli, bufali, elefanti, ecc.) si nutrono solo di vegetali, dalle cui proteine ricavano tutti gli aminoacidi necessari alla costruzione delle loro proteine specifiche.

  Il gorilla, che si nutre anch’esso di soli vegetali e che è anatomicamente e fisiologicamente assai vicino all’uomo, ci offre, allo stesso fine, un altro esempio mirabile; ce ne parlano a lungo i due autorevoli primatologi John Aspinal (direttore del Centro londinese di ricerche sui gorilla) e Adrien De Schryver.

– I fatti, quindi, ci dicono che per vivere in buona salute e mantenersi in forma non è necessario mangiare nè carne (neanche quella di pesce, naturalmente) nè sottoprodotti della vita animale [latte (e derivati) e uova]. Il buon senso e la logica elementare dovrebbero a questo punto suggerire che l’importanza e l’eloquenza dei fatti dovrebbero contare più delle ipotesi o delle costruzioni teoriche, specie quando, come nel nostro caso, si può facilmente constatare che diventando vegetariani effettivamente la nostra salute migliora. Ed è proprio alla luce dei fatti che la faccenda di questi aminoacidi `’essenziali” appare alquanto strana e comunque, “discutibile”, per cui la problematica derivata e poi “imposta” dalla loro pretesa “essenzialità” è tutta da verificare, come da più parti, anche molto autorevoli, sempre più insistentemente si richiede. In conclusione, la teoria degli aminoacidi essenziali si configura sempre più come un autentico “mito” ! Sebbene tale teoria trovi ancora spazio nella nutrizionistica ufficiale, si può facilmente prevederne il prossimo crollo giacchè molte affermazioni teoriche che riguardano questi composti sono in stridente contrasto con i fatti reali: si insiste, fra l’altro, a sostenere la validità del concetto della utilizzazione proteica netta (N.P.U.) di cui prima s’è parlato (e che è pur sempre basata sugli aminoacidi essenziali).

– Si è vista inoltre la necessità della designazione di una “proteina di riferimento”; in poche parole, per potere giudicare sulla completezza o meno di una proteina, cioè sul suo cosiddetto

“valore biologico” occorreva confrontare gli aminoacidi in essa presenti con quelli presenti in una proteina “campione” o, come si suol dire “di riferimento”. Già il Rose – s’è detto prima – aveva scelto il triptofano come “aminoacido di riferimento”, ma poi dei biologi decisero di ampliare tale metodica e di riferirsi ad una proteina e a questo scopo i comitati di esperti congiunti FAO-OMS rimasero dubbiosi se creare un “campione-modello” teorico (la ricorrente tentazione delle costruzioni teoriche !) oppure riferirsi ad una proteina realmente esistente. Prevalse questa seconda tesi, ma questo però non migliorò molto le cose in quanto, avendo poi deciso di scegliere tra una triade di proteine (del latte umano, del latte vaccino e dell’uovo) non fu adottata una decisione univoca e così tuttora si impiegano riferimenti diversi, con conseguenti frequenti occasioni di equivoci.

Tuttavia i consensi più numerosi furono per la proteina dell’uovo, ritenuta tra le più idonee a soddisfare le necessità plastiche dell’organismo umano: in pratica, facendo uguale a 100 la composizione in aminoacidi dei protidi dell’uovo e attribuendo a tali protidi il più alto valore biologico (97), si rapporta a questa il complesso degli aminoacidi cosìddetti “essenziali” contenuti nelle varie proteine: il risultato di tale rapporto percentuale è, appunto. il “valore biologico”, detto anche “indice chimico”.

“A questo metodo – commenta il Secchi – bisogna dare un valore relativo e teorico poichè si ritengono fra loro equivalenti i valori dei vari aminoacidi essenziali. i quali, però, in realtà non presentano caratteri di sostituibilità reciproca. Anche questo rapporto non può quindi avere un valore puramente orientativo”. Nè c’è da meravigliarsi per tale mancanza di certezze perchè da una base così incerta e inaffidabile quale è la teoria degli aminoacidi essenziali, non possono che derivare risultati egualmente incerti.

Aggiungiamo che si usano anche, come sistemi di valutazione:

– il valore biologico vero e proprio (VB), cioè la quantità di azoto proteico che, assorbito, viene trattenuto nell’organismo per i bisogni di conservazione e di crescita

– la digeribilità di una proteina (D), cioè I’azoto realmente assorbito

– l’indice di “utilizzazione netta proteica” (NPU), che è il prodotto del valore biologico per la digeribilità

– Per la nutrizione dei lattanti la proteina di riferimento adottata comunemente è quella del latte umano. Comunque, nel 1974 il National Research Council propose alla classe medica un artificioso modello di aminoacidi essenziali “purificati” (Food and Nutritional Board: Recommanded Dietary Allowances, Sth Rev.Ed., Washington) nel quale figurano le presunte quantità necessarie (all’uomo) dei diversi aminoacidi essenziali, tre dei quali (triptofano, lisina e metionina) si comporterebbero come aminoacidi “limitanti”. Per comprendere il significato dell’aggettivo “limitante”, basta pensare che anche in una proteina “completa” gli aminoacidi “essenziali” possono essere presenti in percentuali diverse e l’aminoacido che è presente in minore quantità assume le funzioni di fattore limitante e quindi il nome di aminoacido “limitante”, nel senso che tutti gli altri aminoacidi necessari a formare la nuova proteina verrebbero utilizzati non in proporzione alla loro presenza percentuale reale, ma in rapporto alla quantità dell’aminoacido “essenziale” riscontrato in minore quantità. Pertanto, la nuova proteina verrebbe prodotta solo finchè dura la scorta dell’aminoacido presente in minore misura e se un aminoacido “essenziale” manca totalmente gli altri resterebbero inattivi per le produzioni successive pur essendo egualmente utilizzati a scopo energetico. Si esporrà più avanti una motivata critica di questa tesi. Tenendo presente il modello proposto dal Food and Nutritional Board accennato nello stelloncino precedente, i suddetti tre aminoacidi “limitanti”, se riscontrati a sufficienza negli alimenti, dovrebbero costituire la condizione indispensabile perchè le proteine, contenendo tutti gli altri aminoacidi essenziali, possano dirsi “complete”.

Va da sè che applicando questo modello risultano favoriti i cibi di origine animale in quanto, come già si disse, questi contengono, ovviamente, gli aminoacidi cosiddetti “essenziali” più o meno nelle stesse proporzioni che si riscontrano nel corpo dell’animale uomo.

Risulta ormai chiaro da quanto succintamente detto finora che la teoria degli “aminoacidi essenziali”, la “teoria dell’aminoacido limitante” e la teoria della “utilizzazione netta proteica” sono tre autentici “miti”; secondo alcuni studiosi addirittura dei “FALSI PREMEDITATI” che se acriticamente applicati portano in pratica alla valorizzazione alimentare dei prodotti animali, tutelando così di fatto, i grossi interessi economici legati a filo doppio al carnivorismo, interessi che ovviamente, da una diffusione del vegetarismo riceverebbero danni certi.

Si pensi solo agli allevatori e ai commercianti di bestiame, ai fabbricanti di salumi, alle industrie dei farmaci per la zootecnia, alle catene delle macellerie, all’industria della pesca, ai mattatoi, ai cacciatori e relative industrie di armi da caccia, all’industria della surgelazione di carnami e di prodotti ittici, ecc, ecc.: un complesso imponente di poteri economici multinazionali, quindi politici (specie se a livello di lobbies) !

 – Naturalmente, accanita difesa di questi “miti”, artificiosamente tenuti in vita, si avvale anche dell’opera, certo non disinteressata, di clinici e medici prezzolati che tentano di ammantare di “scientificità” la tutela,  invece, di interessi economici inconfessabili, perseguita “cinicamente” a spese della salute umana. Insomma, tutto sembra si possa ridurre ad una plateale questione di marketing, che si tenta di camuffare con argomentazioni che fanno acqua da tutte le parti. Comunque le suddette teorie, già qualificate come autentici “miti”, possono anche essere dovute, in una parte della classe medica, a semplice disinformazione. Occorre ancora aggiungere ad onor del vero che negli ambienti più seri della stessa medicina ufficiale il mito degli aminoacidi “essenziali” (sul quale si basano, a ben guardare, gli altri “miti” sopra citati) è agli sgoccioli in quanto a credibilità; in certi casi si è ai limiti della totale incredulità. Potremmo fare molti esempi di tale orientamento di dissociazione dalle teorie ufficiali. Per brevità ci limitiamo a riportare l’opinione del noto clinico italiano prof. Carlo Sirtori il quale già nel 1975 così si esprimeva: “Un tempo si riteneva che 8 fossero gli aminoacidi “essenziali”, cioè 8 quelli che dovevano essere necessariamente introdotti con i cibi, pena la cattiva costruzione dell’organismo, la sua labilità, la sua facilità ad ammalare. Ma le ultime ricerche dimostrano che sono solo due questi aminoacidi “essenziali” e precisamente la treonina e la lisina.  Questi dati sconvolgono le basi teoriche dell’alimentazione e annullano i vecchi principi.

Una altro fatto importante è che agli aminoacidi si dà oggi meno importanza che un tempo” (“Vita e Salute n. 277 – gennaio 1975).

– Occorre ancora tener presente che non si può tracciare uno spartiacque netto tra aminoacidi essenziali e non essenziali; un aminoacido può risultare essenziale per un determinato organismo e non per un altro, oppure essere essenziale per il periodo di crescita e non per il mantenimento in vita di un individuo già adulto. Inoltre è stato accertato che gli aminoacidi non essenziali sono “determinanti” nell’accrescimento. La cisteina, aminoacido non essenziale, può per esempio, sostituire sino ad un sesto della metionina, che è indispensabile per un accrescimento normale; ancora, la fenilalanina, aminoacido essenziale, può essere sostituita per il 50% dalla tirosina, non essenziale.

Tra tutti gli aminoacidi essenziali quello con più marcato carattere di essenzialità sembra essere la lisina.

 – Si scelsero le proteine dell’uovo e del latte (umano o vaccino) come “proteine di riferimento” (o “standard di riferimento”, come anche si usa dire) perchè le suddette proteine furono considerate “complete”, ricche di aminoacidi essenziali e facilmente digeribili.

Ma anche le proteine della soia furono qualificate “complete” in quanto il loro modello di aminoacidi è molto vicino a quello del latte. Alle proteine di riferimento dell’uovo e del latte si fanno seguire le proteine della carne (compresa quella di pesce), considerate, assieme alle prime, “di alto valore biologico”. Il che non significa, sul piano pratico, che è indispensabile utilizzare questi alimenti per effettuare un approvvigionamento proteico sufficiente sul piano nutrizionale. Tale sufficienza può essere infatti ottenuta anche mediante cibi unicamente vegetali, opportunamente miscelati affinchè le carenze (vere o supposte) di un alimento possano essere compensate dall’altro; la validità del vegetarismo si basa anche su questa possibilità, sebbene a questo fine non ci sia bisogno di prendere troppo in considerazione la presenza o meno di questi fantomatici aminoacidi essenziali in quanto il concetto del “valore biologico” di un alimento deve basarsi su criteri molto diversi e molto più semplici e lineari, come più innanzi si dirà.

Il noto biologo Henri Dupin, a proposito degli aminoacidi essenziali” che sarebbero contenuti – sempre secondo la medicina ufficiale – nella carne, osserva che questa affermazione nacque anche in seguito ad indagini effettuate su pletorici grandi mangiatori di carne e/o su individui sottonutriti e mai su individui normali, per cui le conclusioni a favore dell’uso della carne sono poco attendibili.

Più importanti sono certamente le opinioni espresse su questo tema, così basilare, della carne “ricca di aminoacidi essenziali” da Hindlede, Richet, Oudinot, Simonet, Lederer, Durville, Dextreit, Désiré Mérien, Mosseri, Carton. Alin Kelso, ecc., i quali concordano sui seguenti punti:

1 – le indagini della medicina ufficiale sono state condotte su soggetti praticanti un regime onnivoro. per cui i risultati di tali indagini vennero certamente influenzati da questo tipo di dieta

(qui trovate la tabella leggibile, Ndr)

2. – i bisogni dell’organismo relativi ad ognuno degli amminoacidi essenziali, allo stato attuale delle ricerche, non sono stati ancora ben precisati perchè le basi sperimentali relative sono assai discutibili (Lederer) e quindi su di esse non ci può essere consenso

3. – i rarissimi casi di carenze proteiche si debbono attribuire o a scarse capacità digestive o/e a deficiente assorbimento dei prodotti della digestione e non ad una insufficienza di proteine nella razione alimentare.

4. – i vegetaliani (vegans), pur avendo eliminato dalla loro dieta ogni alimento di origine animale, presentano uno sviluppo fisio-psichico e un tono muscolare del tutto normali dimostrando così che l’uomo può o sintetizzare anche codesti aminoacidi essenziali o essenziali o ricavarli da alimenti vegetali. le cui proteine li contengono; così come fanno gli erbivori che sviluppano potenti muscolature senza nutrirsi di cibi di origine animale. Vengono, anche così, radicalmente smentite le affermazioni della medicina ufficiale sulla pretesa indispensabilità di proteine animali.

É ormai accertato che le proteine della frutta e degli ortaggi che usualmente nutrono vegetariani e vegetaliani contengono tutti gli aminoacidi cosìddetti “essenziali” (oltre ai più importanti aminoacidi non essenziali), come evidenziato nel seguente prospetto.

Tuttavia, la nutrizionistica ufficiale osserva che nelle proteine della frutta e degli ortaggi qualche aminoacido essenziale, essendo scarsamente presente, diventa “fattore limìtante” del valore biologico di quelle proteine; ad esempio. nell’uva l’aminoacido limitante sarebbe l’isoleucina, nella pesca il triptofano, ecc.. Naturalmente, se questo fosse vero, l’efficacia trofica del complesso aminoacidico di quel frutto o di quell’ortaggio dovrebbe risultare insufficiente e dar luogo a turbe e a carenze nello sviluppo dei crudisti in genere e dei fruttariani in particolare; ma, invece, non sono tali conseguenze negative non si sono mai verificate, ma vecchie patologie, laddove esistevano, sono scomparse essendosi determinato un generale e deciso miglioramento della salute. Questo significa che tale “osservazione” della nutrizionistica ufficiale è priva di fondamento scientifico e lo dimostrò E.J.Nasset, la cui scoperta. prima riportata, permette di confermare appieno la completezza e la sufficienza nutrizionale della dietetica vegetariana, imperniata, per quanto attiene all’approvvigionamento proteico, sul ricorso alle sole fonti vegetali

5 – per quanto attiene all’elevato grado di assorbimento dei prodotti della digestione della carne, si pretende comunemente che ciò costituisca una fatto positivo, cioè a favore dell’alimentazione carnea. Ma Désiré Mérien ci mette in guardia da tale semplicistica deduzione e propone opportunamente una diversa interpretazione e cioè che il corpo umano cerca di sbarazzarsi assai rapidamente, mediante l’aumento del grado di assorbimento, proprio di quelle sostanze che lo stesso corpo avverte come dannose e che pertanto si sforza così di avviare rapidamente agli emuntori.

Se ne ha una prova osservando gli animali carnivori i quali sono naturalmente provvisti , come è noto, di caratteristiche anatomiche e fisiologiche finalizzate alla eliminazione quanto più rapida possibile, del cibo cadaverico ingerito, evidentemente perchè questo si comporta come tossico nonostante sia stato assunto a scopo nutrizionale. Siamo quindi di fronte ad una norma biologica generale ? Parrebbe di sì; ne è convinto anche l’autore del presente lavoro, il quale osserva (a conferma della interpretazione di Désiré Mérien) che ingerendo, non solo la carne, ma un qualsiasi altro tossico (ad. es. una forte dose di caffeina) gli emuntori vengono rapidamente attivizzati: aumentano soprattutto i moti peristaltici intestinali e l’escrezione renale. E’ noto, del resto, che molte persone assumono il caffè per ovviare alla stipsi, ottenendo quasi sempre l’effetto desiderato. In sostanza, l’organismo si sbarazza di una sostanza (la caffeina) avvertita dal corpo come tossico, e, assieme alla caffeina, viene espulsa anche, come si voleva, una parte del contenuto intestinale.

Il discorso potrebbe utilmente ampliarsi, fornendoci buoni motivi di riflessione e forse nuove chiavi di interpretazione della nostra ancora poco nota fisiologia !

6 – sempre a proposito della digeribilità della carne, a favore di questo alimento si porta spesso l’esempio degli eschimesi, che si cibano quasi interamente di carne di pesce e di carne di renna. C’è a tal riguardo da osservare anzitutto che essi mangiano, è vero, molto pesce, ma crudo e cominciando però dai vegetali, alghe e licheni, contenuti negli intestini dei pesci e delle renne rispettivamente, assicurandosi, così, l’apporto vitaminico necessario per sopravvivere (le renne, peraltro, si nutrono di licheni). Altre cose importanti da notare sono che gli eschimesi vivono al massimo sino a 50 anni, che dalla trentina in su sono soggetti a malattie degenerative e, infine, che sono caratterizzati da un bassissimo livello intellettuale e da una impressionante assenza di ogni manifestazione culturale.

7 – Il ben noto medico Paul Carton confuta l’affermazione di una parte ancora cospicua della classe medica ufficiale che continua a sostenere la superiorità delle proteine animali, attribuendola alla loro ricchezza in aminoacidi “essenziali” e al fatto che l’analisi chimica di urine e feci rivelerebbe un assorbimento delle proteine animali superiore a quello delle proteine vegetali, e giudica la surriferita affermazione “del tutto secondaria, teorica e in definitiva trascurabile in quanto non tiene conto dell’alto grado di tossicità della carne, dato, questo, enormemente più importante del grado di assorbimento. Ricordiamo che a furia di non tener conto del grado di tossicità di ciò che ingeriamo, si è giunti a ritenere assurdamente che financo l’alcool è un alimento !” Carton conclude che “la scienza nutrizionale moderna si limita alla arida biochimica, ignorando deliberatamente le energie vitalizzanti e quelle devitalizzanti presenti nei diversi alimenti”.

“D’altra parte – sostiene ancora Carton – non è vero che tutti i cibi animali sono facilmente digeribili: ad esempio tutti gli organi interni (fegato, cervello, reni. animelle, cuore, ecc.) sono molto indigesti e provocano gravi malanni, come artritismo, colesterolemia, calcoli biliari e renali, ecc.”

Alin  Kelso partendo dalla considerazione che gli alimenti “naturalmente” adatti all’uomo presentano un grado assai elevato sia di assorbimento che di digeribilità (si riferisce alla frutta), sottolinea il fatto, ben noto, che i frutti dolci sono molto più digeribili, assorbibili ed assimilabili della carne e dei sottoprodotti animali. che peraltro, come si vedrà più tardi, si possono considerare sostanze tossiche per l’uomo.

– Il modello di aminoacidi poc’anzi qualificato come artificioso è tale anche perchè non sempre il valore biologico corrisponde automaticamente al contenuto in aminoacidi “essenziali” rivelato dall’analisi chimica.

Avviene infatti frequentemente che tali aminoacidi, pur essendo presenti, non sono disponibili sul piano fisiologico perchè i legami che li tengono uniti al resto della molecola proteica sono così forti da resistere agli enzimi digestivi che dovrebbero renderli liberi e quindi disponibili; pertanto tali aminoacidi non possono essere utilizzati. Interessante notare che questa inscindibilità oltre che essere inscritta nella struttura naturale originaria, può essere acquisita, cioè può sopravvenire a causa di uno o più dei seguenti tre fattori: a) riscaldamento eccessivo [ cottura (specie ad alta temperatura), torrefazione, abbrustolimento]; b) prolungato periodo di conservazione (si pensi ai surgelati e ai liofilizzati !); c) azione (per effetto di meccanismi non ancora ben chiariti) di alcuni glucidi, specie del saccarosio (zucchero industriale), dal quale occorre difendersi data la sua tossicità (l’industria conservierà ne è invasa !).

Da sottolineare in particolare l’azione della elevata temperatura sulla molecola proteica, azione radicalmente negativa sul piano nutrizionale. Le proteine -,come già accennammo – coagulano, ma questo è solo l’aspetto macroscopico. Tale coagulazione comporta, infatti, modifiche strutturali profonde, praticamente irreversibili, che conducono alla “denaturazione radicale” delle proteine stesse.

La mitologia della nutrizione dell’uomo – si badi bene – non si limita solo al mito degli aminoacidi essenziali testè illustrato; essa è immensa e per di più complicata purtroppo da abitudini e pregiudizi acquisti culturalmente, per cui si vengono a creare, a causa di tali miti, delle vere e proprie “psicosì collettive”.

Passare in rassegna in questo lavoro tutti gli altri numerosissimi miti che ìl potere deliberatamente “inventa” per dominarci attraverso una alimentazione che intossica il nostro corpo e quindi il nostro cervello ( e lo rende, così, incapace di capire) è impresa che ci obbligherebbe ad aggiungere altre centinaia di pagine al testo del presente lavoro.

Per il momento, ci limitiamo a riportare quanto sui tre principali miti riguardanti le proteine ha sinteticamente scritto T.C.Fry T.CFry è direttore  dell’ Americana Health Sciences Institute” Dirige la rivista Healthful Living, pubblicata dal “Life Science Institute”. E’ autore di vari libri, tra cui “I Live on Fruits”. Da più di 20 anni si nutre prevalentemente di frutta. Vive a Manchaca (Texas).

“Si tenga anzitutto presente – dice Fry – che i miti sulle proteine sono per la maggior parte creati ed alimentati da forti interessi economici, finalizzati allo smercio di proteine animali, cioè di carne, latte, uova e derivati del latte. Si rilegga quanto a tal proposito scrivemmo nella “Presentazione” ed in particolare nel sottocapitolo “I venditori di proteine animali”. di proteine animali”

I tre principali miti sulle proteine sono:

MITO N. 1. – PER GODERE BUONA SALUTE BISOGNA MANGIARE CARNE. Tale mito nasce dall’assunto che la migliore fonte di proteine sia la carne in quanto conterrebbe gli aminoacidi necessari nella forma più assimilabile possibile. Questa asserzione fu fatta propria financo da un eminente cosìddetto “scienziato dell’alimentazione”, Fredericks Carlton, il quale sosteneva addirittura che quanto più la composizione della carne è vicina a quella umana, tanto più è salutare per noi. Ovviamente questo è un validissimo argomento a favore del cannibalismo!

Simili argomenti vanno naturalmente a vantaggio solo degli industriali della carne. E’ risaputo infatti che gli esseri umani sono anatomicamente e fisiologicamente adatti ad una dieta composta da frutta, ortaggi e, secondo alcuni studiosi, anche di semi (genericamente indicati con il termine “noci”). Tuttavia, questa fondamentale ed indiscutibile verità scientifica, malgrado la sua evidenza, è ignorata, anzi negata, da quei curatori di interessi commerciali che sfoggiano la altisonante qualifica di “cultori di scienze alimentari”.

Certamente, se la popolazione fosse informata adeguatamente, si porrebbe fine a tale sconcio mercato; del resto, nemmeno gli animali carnivori possono vivere di sola carne. Per gli uomini, comunque, la carne risulta essere sicuramente patogena. I carnivori allo stato selvaggio consumano anche molti frutti e germogli, i gatti mangiano delle graminacee particolari, un cane nutrito solo con carne deperisce rapidamente e alla fine muore: specie se la carne è cotta.

MITO N. 2 – IN OGNI PASTO DEBBONO ESSERE PRESENTI TUTTI GLI AMINOACIDI ESSENZIALI. Anche questa affermazione è assurda. Essa si basa soprattutto sulla teoria, inaccettabile. dell’aminoacido cosìddetto “limitante”.

MITO N. 3 – UNA DIETA ALTAMENTE PROTEICA E’ SALUTARE PER L’UOMO, IL CUI CORPO HA BISOGNO DI UN GRAMMO PER OGNI CHILOGRAMMO DI PESO CORPOREO. NATURALMENTE OGNI 24 ORE. In realtà, il corpo umano richiede invece un grammo giornaliero di proteine per ogni due chilogrammi di peso, riferendosi ad un uomo adulto che espleta un lavoro di medio impegno. AI reale fabbisogno di proteine abbiamo dedicato un intero capitolo; ad esso rimandiamo.

Un fabbisogno di un grammo per ogni chilogrammo di peso può ritenersi forse necessario solo per un neonato, caratterizzato, come si sa, da un rapido accrescimento (raddoppio del peso nei primi sei mesi).

Sostenere la necessità di una dieta altamente proteica anche per gli adulti significa in sostanza legittimazione (certamente non scientifica) di pratiche alimentari altamente patogene e delle quali purtroppo molti popoli della Terrà sono vittime, soprattutto gli statunitensi (USA).

H.Shelton, a conclusione di una lunga trattazione dell’argomento “aminoacidi essenziali”, nel suo libro “La scienza e la raffinata arte del cibo e nella nutrizione” sostiene che `’la distinzione fra aminoacidi essenziali e non essenziali è illusoria in quanto l’organismo riesce ad avere tutti gli aminoacidi che gli servono tramite il cibo; tutti gli alimenti, senza alcuna eccezione, contengono gli aminoacidi essenziali”.

Attribuendo ai singoli aminoacidi capacità preventive e curative e comunque la capacità di influire sulla fisiologia umana beneficamente, alcune industrie farmaceutiche (specie giapponesi e statunitensi) li hanno isolati e lanciati sul mercato, affermando di averli “sperimentati”, senza precisare come (di solito, s’intende. sui topi!).

Si sono così attribuite alcune proprietà ai seguenti aminoacidi (si citano solo le proprietà di maggior rilievo) :

• tirosina : proteggerebbe dallo stress e dalla depressione

• lisina : migliorerebbe le prestazioni intellettuali e svolgerebbe una azione antianemica

• arginina: disintossicherebbe

• metionina : regolarizzerebbe la attività cardiaca

• valina, leucina e isoleucina, considerati “aminoacidi ramificati” (branched chain-aminoacids, in sigla BCAA), commerciati sotto il nome di “integratori proteici” : favorirebbero le prestazioni sportive. Di questi aminoacidi tratteremo approfonditamente nel cap. IV, nel quale si parlerà del rapporto tra proteine e sport; ad esso. per non ripeterci, rimandiamo il lettore.

• triptofano: curerebbe l’insonnia e agirebbe come antidolorifico e come antidepressivo

Il lettore attento si sarà accorto che nella suddetta elencazione ci si esprime al condizionale, quasi a dubitare dell’efficacia terapeutica dei singoli aminoacidi. Ciò deriva dal fatto che le informazioni sulle pretese proprietà curative (addirittura “preventive”) di codesti aminoacidi isolati provengono prevalentemente da fonte “sospetta”, cioè proprio dalle industrie farmaceutiche che li producono e che li lanciano poi sul mercato con il compiacente avallo “scientifico” di qualche nome altisonante della medicina ufficiale.

C’è, in effetti, da parte di alcuni scienziati e ricercatori seri ed onesti, una crescente diffidenza nei riguardi del ricorso agli aminoacidi isolati, anzi si va facendo strada la convinzione della loro dannosità a causa di non indifferenti effetti collaterali che – secondo alcuni – possono costituire gravi rischi per la salute. E c’è anche chi sostiene addirittura che gli aminoacidi isolati non svolgono alcuna attività biologica, né preventiva, né curativa o di altro genere e che affermare il contrario è quindi un “bluff” a fini commerciali.

In realtà, se proprio si volesse ricorrere ad “integratori”, bisognerebbe bandire quelli, venduti nelle farmacie, costituiti da aminoacidi puri e che si cerca di fare acquistare con una pubblicità menzognera che cerca di ingenerare la paura di “rischi di carenze”, il più delle volte inesistenti; al loro posto si potrebbero usare alimenti sani e naturali, forniti di tutti gli aminoacidi utili, che agiscano nell’unica maniera efficace, cioè “sinergicamente”.

Questo suona come una ulteriore conferma della necessità di una visione “olistica” dei fenomeni biologici in genere, specialmente in quelli connessi con l’alimentazione umana, quindi anche della biochimica delle proteine. Codesta “visione olistica e sinergica” è così importante che ad essa abbiamo dovuto dedicare l’intero secondo capitolo del presente lavoro.

Si è detto e ripetuto che l’organismo umano è capace di sintetizzare gli aminoacidi non essenziali. Ferma restando la raggiunta consapevolezza che tutta la teoria degli aminoacidi essenziali è semplicemente un mito che serve gli interessi dei sostenitori di una alimentazione umana basata sulle proteine animali, necessita tuttavia spiegare COME tale sintesi endogena avviene.

Passiamo, quindi, in breve rassegna, alcune risposte a tale importante quesito:

• H. Shelton dice: “Si ritiene che gli aminoacidi non essenziali siano fabbricati apparentemente ossidando gli aminoacidi essenziali, a meno che non vengano assunti attraverso gli alimenti- (“La scienza e la raffinata arte del cibo e della nutrizione”, pag. 37).

• L.Travia, nel suo “Manuale di scienza dell’alimentazione” – ed. Il pensiero scientifico – Roma. 1967 – attribuisce al processo di transaminazione un valore -fondamentale per la sintesi endogena degli aminoacidi”.

• Purves, Orians, Heller – Corso di biologia – Zanichelli – Bologna 1989: “Gli animali possono sintetizzare nuovi aminoacidi a partire da catena carboniose e da gruppi aminici -NH2 ricavati da altri aminoacidi presenti nell’organismo”. (Si ribadisce in sostanza l’importanza basilare della transaminazione).

• M.Salustri – Fondamenti dell’alimentazione vegetariana – Giannone- Palermo, 1985: “L’organismo è capace, tramite le aminotrasferasi. _. trasferire il gruppo amminico di un aminoacido sullo scheletro carbonìoso `: un chetoacido. Durante l’accrescimento è bene che siano disponibili tutti gli amminoacidi, essenziali e non, in quanto l’organismo tende a sottrarsi

all’aggravio metabolico della sintesi endogena degli aminoacidi che non consentirebbe uno sviluppo ottimale”.

• H.C.Sherman – Problemi essenziali della nutrizione – Ed. scientifiche italiane – Napoli, 1948 : “Gli aminoacidi superanti la richiesta per le funzioni specifiche di costruzione o riparazione delle proteine corporee, vengono deaminati, perdono cioè il loro gruppo aminico -NH2, ed i frammenti che rimangono vengono bruciati per dare energia, o convertiti in grasso corporeo. Il corpo può sintetizzare alcuni aminoacidi cosìddetti indispensabili. Gli aminoacidi essenziali possono essere usati come generatori di altri aminoacidi, quelli non indispensabili”.

• H. e M. Diamond – In forma per la vita – Sperling e Kupfer – Milano. 1987 :”Non lasciatevi confondere le idee sul problema degli aminoacidi: i discorsi sulla necessità di mangiare tutti gli aminoacidi essenziali in un solo pasto, o per lo meno in una sola giornata, non sono altro che sciocchezze ed oggi sono numerose le prove che attestano l’infondatezza di tale presunta necessità. DALLA DIGESTIONE DEGLI ALIMENTI E DAL RICICLAGGIO DELLE SCORIE PROTEICHE IL NOSTRO ORGANISMO ATTINGE I DIVERSI AMINOACIDI che circolano nei sistemi sanguigno e linfatico. Quando il corpo ha bisogno di aminoacidi non deve fare altro che attingerli dal sangue o dalla linfa. Questa provvista disponibile, in continua circolazione nell’organismo, è nota come POOL di aminoacidi. E’ come una banca aperta 24 ore su 24; il fegato e le cellule continuano a depositare e a prelevare aminoacidi, a seconda della loro concentrazione nel sangue. Quando il quantitativo è elevato il fegato li assorbe e li immagazzina fino al momento del bisogno.

Ma anche le cellule hanno la capacità di accumulare aminoacidi sintetizzando più proteine di quante necessitano per la loro stessa vita, per cui esse possono riconvertire le loro proteine in aminoacidi e depositarli nel pool”.

Occorre liberarsi della mitologia che si è andata creando sulle proteine. VI SONO MOLTI TIPI DI FRUTTA E DI ORTAGGI CHE CONTENGONO TUTTI GLI AMINOACIDI NON PRODOTTI DALL’ORGANISMO, PER CUI MANGIANDO REGOLARMENTE FRUTTA E ORTAGGI SI INGERISCONO TUTTI GLI AMINOACIDI DI CUI L’ORGANISMO HA BISOGNO PER CREARE LE PROTEINE NECESSARIE.

Editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

5. Dalle proteine della frutta alle proteine della carne, a cura del Prof. Armando D’Elia

L’uomo fruttariano diviene carnivoro

Dalle proteine della frutta alle proteine della carne.

A cura del Prof. Armando D’Elia – editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

Ovviamente, nel lunghissimo periodo durante il quale l’uomo si nutrì solo di frutta nella sua patria d’origine, la foresta intertropicale fruttifera, il suo fabbisogno proteico non poteva essere coperto altro che dal contenuto proteico della frutta, sull’entità del quale tratteremo in un apposito sottocapitolo.

Cerchiamo invece di capire i motivi dell’avvento del carnivorismo nella vita dell’uomo, fatto che ha tutte le caratteristiche di una tragica involuzione, dalla quale prese l’avvio la degenerazione fisiopsichica dell’uomo attuale; anche le modalità con le quali questo evento ebbe a realizzarsi sono degne di attenzione. Ecco perché è necessario parlarne prima di riprendere il discorso sulle proteine.

Durante la preistoria dell’uomo si verificarono eventi meteorologici e geologici che alterarono profondamente l’ambiente. In particolare vennero alterati i biomi vegetali dai quali l’uomo traeva il proprio nutrimento. Avvennero:

  • glaciazioni (espansioni dei ghiacciai),
  • interglaciazioni (ritiri dei ghiacciai e avvento di climi più caldi),
  • periodi di forte inaridimento climatico (siccità),
  • periodi di aumenti eccezionali di piovosità (pluviali).

Per l’uomo fu particolarmente importante l’ultima glaciazione, denominata WERM, per la precisione WERM III, dell’era quaternaria (pleistocene). Tale immane glaciazione comportà l’avanzata dei ghiacciai su gran parte delle regioni euroasiatiche, con conseguente distruzione delle foreste e con effetti che si protrassero sino a 10.000 anni fa circa. Ma coeve di tale glaciazione furono le intensissime precipitazioni (pluviali) che si verificarono in Africa; ed anche questi eventi climatici furono gravidi di conseguenze per l’uomo. A tali pluviali fecero seguito delle fasi di calo drastico delle piogge e di conseguente inaridimento del clima. A tutto questo bisogna aggiungere gli effetti della formazione della Great Rift Valley, lungo la quale l’Africa si è come spaccata a causa di un grandioso effetto tettonico, tuttora in corso.

L’insieme di tali eventi provocarono notevolissime riduzioni delle foreste che si trasformarono prevalentemente in savane.

L’uomo fu così costretto a comportarsi come un animale da savana, per sopravvivere, fu costretto a cibarsi di quello che in tale ambiente trovava. Vi trovò le graminacee, piante che richiedono spazi aperti, luce solare diretta, condizioni offerte dalla savana e non dall’ombrosa foresta donde l’uomo proveniva. Ci dice il prof. Marcelle Cornei, illustre studioso, dal quale tanto abbiamo appreso, nel suo “Quaderno della salute”: “L’uomo, per derivazione ancestrale, è una scimmia d’ombra: visse per milioni di anni sugli alberi, nell’ombra delle fronde; sceso a terra, poi, vagò per altri milioni di anni nella savana”.

Ora, le graminacee (ne abbiamo già parlato) producono frutti secchi, inodori e insapori;

sono, insomma, come dicemmo, cibo per uccelli. Con artifizi l’uomo riuscì, con l’aiuto del fuoco, ad utilizzare queste cariossidi. Ma l’evento più rivoluzionario che occorse all’uomo, comportandosi come un animale da savana, fu il ricorso, a scopo alimentare, alla carne degli erbivori abitatori della savana, divenendo così, per necessità, un mangiatore di carne, sempre però con l’aiuto del fuoco, non potendo mangiare crudi ne le cariossidi dei cereali ne le carni. Senza l’artifizio della cottura e (per i cereali) della molitura, l’uomo non avrebbe potuto diventare ne un mangiatore di carne, ne cerealivoro, giacché le sue caratteristiche anatomiche naturali (dentatura, ecc.) da sole, non lo avrebbero consentito.

L’impatto con le innaturali deviazioni alimentari (cereali e proteine di cadaveri di animali, peraltro cotti, cioè morti) ebbe, per l’uomo, conseguenze catastrofiche in termini di salute e di durata della vita: il che è comprensibile, dato quello che io chiamo “salto a strapiombo” tra un alimento vivo e vitalizzante come la frutta da una parte e gli alimenti amidacei e carnei, cadaverici e mortiferi, iperproteici come la carne, uccisi e quindi devitalizzati con la cottura, dall’altra.

Reay Tannahill nella sua “Storia del cibo” ci dice che addirittura “durante il periodo dei Neanderthaliani meno della metà della popolazione sopravviveva oltre i 20 anni e 9 su 10 degli adulti restanti morivano prima dei 40 anni”.

Fu soprattutto l’avvento del cibo carneo, con il suo contenuto eccessivo di proteine e con la conseguente tossiemia a produrre tali disastrosi effetti sul corpo, ma anche sulla mente degli uomini; non bisogna infatti dimenticare che la carne crea aggressività.

S’è detto prima che anche le modalità con le quali questi eventi così negativi si produssero “sono degne di attenzione”. Accenniamone, quindi riferendo, in succinto, quanto a questo riguardo dice James Collier, autorevole antropologo: “In conseguenza dei disastrosi effetti di tali eventi sconvolgenti sul clima e sulla vegetazione, l’uomo non potette più affidarsi ai vegetali per nutrirsi e dovette ricorrere alla carne.”

Ma l’uomo è inerme, quindi non è per natura carnivoro, essendo sfornito anatomicamente dei dispositivi atti ad inseguire, uccidere e masticare, crude, le carni degli erbivori. Si pensa pertanto che l’uomo primitivo non sia stato, all’inizio, tanto un cacciatore quanto uno spazzino, che si nutriva delle prede fatte da altri animali veramente carnivori, mancandogli anche la insensibilità necessaria per aggredire ed uccidere con le proprie mani degli animali pacifici e innocenti, oltre che inermi. Forse, adoperando sassi e bastoni, l’uomo riusciva ad allontanare il leopardo dall’antilope uccisa, se ne impossessava e la trascinava al sicuro nel suo rifugio. Tale comportamento è stato chiamato anche “sciacallaggio”.

Ma l’uomo non si limita a sottrarre agli animali carnivori parte delle loro prede, ma fu costretto anche, quando non trovava da esercitare tale funzione di sciacallaggio, a cacciare direttamente, forzando la sua naturale non-aggressività, spintovi sempre dalla necessità di trovare i mezzi per sopravvivere. Il prof. Facchini (docente di antropologia all’Università di Bologna) si dice certo che l’uomo preistorico adoperò il fuoco a scopo culinario soprattutto per cuocere la carne. Concorda su tale affermazione anche il prof. Qakiaye Perlès, dell’Università di Parigi.

Ma oggi per fortuna non esistono più le ragioni di forza maggiore che obbligarono i nostri antenati ad alimentarsi con cadaveri di animali per assicurarsi il fabbisogno proteico; pertanto da molto tempo l’uomo ha inserito in misura crescente frutta, verdura e ortaggi crudi nella propria dieta. Occorre però vigilare sempre, per difenderci dall’autentico agguato che le industrie alimentari ci tendono continuamente proponendoci, ricorrendo alla propaganda a mezzo dei mass-media e all’opera nefasta di medici prezzolati, sostanze di dubbia convenienza o addirittura nocive.

Editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

4. Le proteine della frutta, a cura del Prof. Armando D’Elia

Le proteine della frutta

A cura del Prof. Armando D’Elia – editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

Il tema di questo paragrafo riveste una particolare importanza nella problematica delle proteine. La sua trattazione è necessariamente complessa in quanto deve attingere a molteplici informazioni provenienti da fonti non solo assai disparate ma che possono sembrare a prima vista lontane dall’argomento trattato anche se poi si rivelano utili e convergenti in un medesimo intento.

Questo motiva il ricorso alla seguente esposizione “a stelloncini”, che in casi consimili è risultata essere la più conveniente per l’intelligibilità del testo.

Si è cercato tuttavia di dare, al succedersi degli stelloncini, nei limiti del possibile, un ordine logico conseguenziale.

Quando si parla di proteine qualificandole come uno dei cosiddetti principi alimentari, occorre sempre tener presente che tutti codesti principi partecipano assieme, alla sintesi della materia cellulare: deve prevalere, cioè una visione olistica, globale, “sinfonica”, in quanto tutti i nutrienti sono interdipendenti e tutti sono egualmente indispensabili. Si può essere certi che, viceversa una visione settoriale da luogo a valutazioni errate.

Del resto, tale interdipendenza è comprovata dal fatto che le proteine sono mal digerite in assenza di vitamine e che il loro metabolismo dipende da quello dei glucidi e dei lipidi, almeno in parte. Questo ci fa pensare subito al nostro cibo naturale, la frutta, dove, appunto, la coesistenza ed interdipendenza dei diversi principi alimentari da luogo ad un complesso (fitocomplesso) armonioso che rappresenta, nel contempo, l’optimum anche dal punto di vista nutrizionale.

Abbiamo prima affermato che l’uomo della foresta, dove aveva vissuto per milioni di anni, dovette passare nella savana. Ora, nella foresta era fruttariano, mentre nella savana, difettando la frutta, dovette divenire carnivoro; forse l’organismo umano, adattandosi alla alimentazione carnea, assunse le caratteristiche anatomiche e fisiologiche tipiche dei carnivori? NO, conservò le caratteristiche del fruttariano. Oggi, infatti, dopo milioni di anni di innaturale alimentazione carnea, le nostre unghie non si sono trasformate in artigli, il nostro intestino non si è accorciato, i nostri canini non si sono allungati trasformandosi in zanne, il nostro succo gastrico non ha aumentato la sua originale e debole acidità tipica dei fruttariani, il fegato non ha esaltato la sua capacità antitossica, ne è scomparsa l’istintiva attrazione esercitata sull’uomo in età infantile dalla frutta e neppure è scomparsa la altrettanto istintiva repulsione esercitata dalla carne sul bambino appena svezzato. Tutti segni, questi, che le proteine eccessive che, assieme ad altre caratteristiche negative, sono presenti nella carne, pur provocando danni enormi, non sono riuscite a modificare la struttura fisiopsichica dell’uomo: ciò dimostra che l’alimentazione carnea è così estranea agli interessi nutrizionali e biologici dell’uomo che questi non riesce ad adattarvisi, pur subendo le pesanti conseguenze di un innaturale carnivorismo per lunghissimo tempo.

I 22 aminoacidi (21 secondo alcuni, 23 secondo altri) esistenti negli alimenti si dividono, secondo la nutrizionistica ufficiale, in due categorie: quella dei 14 aminoacidi che possono essere prodotti (sintetizzati) dall’organismo umano e quella degli aminoacidi chiamati “essenziali” (8 o 10) che invece si ritiene non possano essere sintetizzati dall’organismo umano e pertanto dovrebbero essere assunti con gli alimenti. Lo scrivente si è più volte dichiarato contrario a tale teoria, dimostrando che gli “aminoacidi essenziali” sono un autentico “mito”. Tuttavia, ammettendone pure la reale esistenza come la medicina ufficiale pretende, è legittimo formulare questa domanda, di fondamentale importanza: da dove trassero, i nostri progenitori arboricoli, gli aminoacidi oggi chiamati essenziali, ritenuti indispensabili alla vita, durante i milioni di anni in cui furono abitatori della foresta e sicuramente solo fruttariani?

La risposta ad una simile domanda, non può essere che una sola, dettata dalla logica elementare e dal buon senso: evidentemente solo dalla frutta, anche se, secondo il parere di alcuni paleoantropologi, venivano probabilmente aggiunte alla frutta altre parti succulente di vegetali. E Poichè noi oggi continuiamo a possedere quelle stesse caratteristiche anatomiche, fisiologiche ed istintuali di quei nostri progenitori, dobbiamo dedurre che le proteine della frutta sono qualitativamente e quantitativamente sufficienti a garantire in modo ottimale la vita dell’uomo anche oggi.

Partendo da queste e da altre considerazioni il prof. Alan Walker, antropologo della John Hopkins University, è giunto alla conclusione che la frutta non è soltanto il nostro cibo più importante, ma è l’unico al quale la specie umana è biologicamente adatta. Per comprovare tale affermazione, Walker ha studiato lungamente le stilature ed i segni lasciati, nei reperti fossili, sui denti, dato che ogni tipo di cibo lascia sui denti segni particolari; scoprì, così, che “ogni dente esaminato, appartenente agli ominidi che vissero nell’arco di tempo che va da 12 milioni di anni fa, sino alla comparsa dell’Homo erectus, presenta le striature tipiche dei mangiatori di frutta, senza eccezione alcuna”.

Istintivamente, quindi, i nostri progenitori mangiavano quello che la natura offriva loro, cioè la frutta matura, colorita, profumata, carnosa, dolce. Ed è facile immaginare che i nostri progenitori mangiassero la frutta spensieratamente, nulla sapendo (beati loro!) sulla quantità e sulla qualità di proteine contenute nella frutta, guidati unicamente dall’istinto… e se la passavano bene.

E’ chiaro che la frutta è il miglior cibo, del tutto naturale, per l’uomo e per l’intera sua vita, a cominciare dal momento in cui è in grado di masticare. Il fruttarismo dell’uomo è innato, perché sbocciato dall’istinto, che ripetiamolo – è l’espressione genuina, perfetta, indiscutibile dei bisogni fisiologici nutrizionali delle nostre cellule; esso si manifesta anche prima della fine della lattazione, reso evidente dalla appetibilità e anche dalla avidità con le quali il bambino ancora lattante assume succhi di frutta fresca, che possono sostituire in certi casi anche il latte materno (succo d’uva, per esempio, come suggeriva Giuseppe Tallarico, medico illuminato, nella sua opera maggiore “La vita degli alimenti”).

Abbiamo prima, accennato alla masticazione. Per masticare occorrono i denti ed i denti cominciano a nascere verso la fine della lattazione, cioè del periodo in cui l’accrescimento del cucciolo umano è affidato alla suzione della secrezione lattea delle ghiandole mammarie della madre. Domanda: perché al termine della lattazione (e anche prima) l’istinto ci orienta decisamente verso la frutta? La risposta è semplice: esiste una strettissima correlazione tra il latte, che è il primo nostro cibo, necessariamente liquido, e la frutta, cibo che succederà al latte e che ci accompagnerà, nutrendoci, per il resto della nostra vita.

Esiste, quindi, iscritta biologicamente nell’atto di nascita della nostra struttura anatomica e della nostra fisiologia, una “continuità nutrizionale tra il latte materno e la frutta”, per cui possiamo a giusto titolo considerare questi due alimenti i prototipi alimentari ancestrali dell’uomo.

Per dimostrare quanto conclusivamente è stato detto nel precedente ‘stelloncino’ sulla continuità nutrizionale tra il latte materno e la frutta, bisogna tenere presente quello che ripetutamente abbiamo già affermato e cioè:

1. All’uomo non si addicono cibi ad alto contenuto proteico, che risulterebbero dannosi alla sua salute;

2. l’uomo ha un fabbisogno singolarmente modesto di proteine, come è facilmente dimostrabile esaminando il latte materno.

Partiamo dall’argomento “latte materno”, che funzionerà da battistrada nella dimostrazione della sua continuità nutrizionale con la frutta. E’ noto che entro il sesto mese di vita extrauterina l’uomo giunge a raddoppiare il proprio peso e a triplicarlo entro il 12°, alimentandosi unicamente con il latte materno. Tutti i testi di chimica bromatologica e di fisiologia umana ci informano che il latte materno contiene l’1,2% di proteine. Ebbene, non è proprio così, in quanto, sino a 5 giorni dopo la nascita del figlio, il latte umano contiene il 2% di proteine e questa percentuale, a partire dal 6° giorno, comincia a calare progressivamente e lentamente sino a raggiungere, dopo 3-4 settimane, 1’1,3% e, dopo 7-8 settimane, 1′ 1,2%, percentuale che verrà poi mantenuta più o meno costante sino alla fine dell’allattamento.

Si constata, in sostanza, un evidente e regolare decremento del contenuto proteico del nostro unico “primo alimento” a misura che il neonato si avvia, con la comparsa progressiva dei denti, ad acquisire capacità masticatorie. Raggiunta tale capacità, ha termine quel periodo, dalla nascita allo svezzamento, che costituisce indubbiamente la fase anabolica più impegnativa, più intensa e più difficile dell’intera vita umana e che superiamo, come si è visto, con un cibo (il latte materno) contenente le modeste percentuali di proteine prima indicate.

Poichè la velocità di accrescimento è massima nei primissimi giorni di vita e poi via via decresce, è logico anche che la percentuale delle proteine contenute nel latte, e che costituiscono il necessario materiale di costruzione, debba seguire lo stesso andamento.

L’accrescimento ponderale dell’individuo continua, come si sa, anche dopo la comparsa dei denti, per terminare tra i 21 e 24 anni, ma con una velocità estremamente ridotta rispetto a quella del lattante.

E’ pertanto del tutto ovvio che l’alimento che subentrerà al latte materno dovrà avere una percentuale di proteine corrispondente ai reali bisogni di proteine dell’individuo non più lattante, in linea con la decrescenza, prima comprovata, di tali bisogni proteici. Riassumendo, “il fabbisogno proteico dell’uomo è massimo nel lattante, medio nell’adolescente, minimo nell’adulto”: questo ci dice il grande igienista Attilio Romano nel suo aureo lavoro “Pregiudizi ed errori in tema di alimentazione “; su questo insiste anche il prof. Alessandro Clerici nel suo Lavoro “Come si deve mangiare”. Occorre osservare:

  1. Senza alcun dubbio spetta al medico tedesco Lahmann il merito di avere, da pioniere illuminato, gettato, nel campo della dietetica umana, le basi scientifiche del fruttarismo, avendo scoperto e dimostrato che esso costituisce la innata prosecuzione naturale dell’alimentazione lattea.
  2. Ancora prima del Lahmann, un altro “grande”, Max Rubner, docente di cllnica medica all’Università di Berlino, aveva richiamato l’attenzione degli studiosi suoi contemporanei (e il Lahmann colse l’importanza di tale appello) sul fatto che “la scarsezza di proteine nel latte materno è un segno distintivo della specie umana che sconfessava i paladini dei regimi ricchi di proteine”.

Questa è la regola che vige in natura: destinare ai diversi esseri viventi cibi che contengano i principi alimentari indispensabili, ma solo nella quantità necessaria, che deve essere considerata l’optimum per l’individuo. Tanto è vero che non possiamo nutrire un neonato umano, il cui latte contiene 1′ 1,2% di proteine, con il latte per es. di mucca, che contiene il 3,5% di proteine senza determinati accorgimenti come la elementare diluizione, nel tentativo di evitare enteriti e altri malanni, anche gravi.

Il corpo umano, quindi, osserva proprio questa regola, cioè la cosiddetta “legge del minimo”, che a nostro parere potrebbe anche (e forse “meglio”) chiamarsi “legge dell’optimum” in quanto, se l’individuo ingerisce cibi contenenti dei nutrienti in quantità eccedenti il proprio fabbisogno, tale eccesso diviene per l’organismo una vera e propria scoria tossica ed il corpo cerca in tutte le maniere di sbarazzarsene, cosa che avviene in speciale modo per le proteine, come in precedenza s’è già detto.

Poiché la velocità di accrescimento dell’individuo non più lattante è decisamente inferiore a quella che aveva durante l’allattamento, è naturale ed ovvio che il contenuto proteico del primo cibo solido che l’uomo assume dopo lo svezzamento debba essere inferiore a quello del latte materno e da considerarsi l’optimum secondo la “legge del minimo”. Ciò, in armonia con il reale diminuito bisogno di proteine.

Ebbene, tale cibo non può essere che la frutta, che ha, appunto, in media, un contenuto proteico adeguato ai bisogni nutrizionali normali della fase successiva allo svezzamento:

cioè, mediamente inferiore a quella riscontrata nel latte materno che nel periodo terminale dell’allattamento si aggira attorno all’1,2%, come si disse.

A questo riguardo è interessante l’opinione del dottor Lovewisdom, uno dei più profondi studiosi dell’alimentazione naturale dell’uomo. Egli ci dice nel suo libro “L’adulto umano non ha bisogno di alimenti che contengono più dell’1% di proteine” “L’homme, le singe et le Paradis”. Del resto, una volta completato l’accrescimento, il nostro fabbisogno di proteine serve solo alla sostituzione delle cellule perdute per usura, cioè al semplice mantenimento dell’equilibrio metabolico e a tale scopo la frutta acquosa è più che sufficiente.

TUTTI I VEGETALI CONTENGONO PROTEINE

Tutti i vegetali, anche i più negletti e poco noti, contengono proteine, nessuno escluso: questo è un punto fermo, che occorre tenere sempre presente.

Diversi studiosi di vegetarismo sostengono essere sempre necessario integrare la frutta con altre parti tenere e succose di vegetali, sempre crude e fresche, sia pure in pasti separati, cioè con: radici (carota, rapa, sedano-rapa, barbabietola rossa), ricettacoli floreali e base delle brattee (carciofo), foglie, gambi e germogli (lattuga, cicoria, sedano, spinacio, cavoli di vario tipo), turioni (asparago, finocchio), infiorescenze e gambi (cavolfiore, broccoli di vario tipo), bulbi (cipolla), ecc. (tutti questi vegetali sono comunemente chiamati “ortaggi” in italiano, “lègumes” in francese).

Elenchiamo ora i più comuni frutti carnosi con i relativi contenuti proteici, in percentuale:

  • albicocca…………………………………………. 0,8
  • anguria……………………………………………. 0,9
  • arancia………………………………………. 0,9-1,3
  • avocado………………………………………….. 2,6
  • banana……………………………………………. 1,4
  • cetriolo………………………….. ……………… 0,9
  • ciliegia …………………………………………… 1,2
  • dattero …………………………………………… 2,2
  • fico ……………………………………………….. 1,5
  • fico d’India………………………………………. 0,8
  • fragola………………………………………….. 0,95
  • kaki …………………………………………………..1
  • lampone …………………………………………. 1,4
  • limone ……………………………………………..0,9
  • mandarino………………………………………….. 1
  • mela …………………………………………….. 0,35
  • melone …………………………………………… 1,3
  • mora………………………………………………… 1
  • nespola…………………………………………. 0,45
  • peperone ………………………………………… 1,2
  • pera …………………………………………………0,6
  • pesca ……………………………………………… 0,7
  • pomodoro………………………………………… 1
  • prugna……………………………………………. 0,8
  • uva …………………………………………….. 1-1,4
  • zucchina…………………………………………. 1,5

media: 28,75/26 =1,1%

Ed ecco le percentuali di proteine presenti negli ortaggi più comuni, limitatamente a quelli che si possono utilizzare crudi:

  • asparago………………………………………….. 1,8
  • barbabietola……………………………………… 1,2
  • barbabietola rossa………………………………. 1,6
  • carciofo……………………………………………. 2,4
  • cavolfiore…………………………………………. 2,6
  • carota……………………………………………… 1,2
  • cicoria……………………………………………… 1,6
  • cipolla……………………………………………… 1,4
  • cavolo verza……………………………………… 3,3
  • cavolo rosso………………………………………. 1,9
  • finocchio…………………………………………… 1,9
  • lattuga e simili…………………………………… 1,3
  • pastinaca………………………………………….. 1,7
  • porro………………………………………………….. 2
  • ravanello ……………………………………………. 1
  • sedano (foglie/gambi)…………………………… 1,3
  • sedano-rapa………………………………………. 1,5
  • spinacio……………………………………………. 2,2

media: 31,9/18 = 1,78%

Sarebbe, a questo punto, errato fare conclusivamente la media aritmetica tra il contenuto proteico medio della frutta e quello degli ortaggi per ricavare direttive alimentari pratiche. Tale calcolo darebbe 1,44 [(1,1 + 1,78)/2] e sarebbe valido se la nostra alimentazione fosse costituita per il 50% da frutta e per il 50% da ortaggi. Occorre invece dare netta preponderanza alla frutta, che è il principe dei nostri alimenti perché fu il cibo primigenio dell’uomo, quello con il quale il corpo umano si è forgiato. Dando invece in giusta misura la prevalenza alla frutta, in media la carica proteica dei cibi che dovrebbero essere utilizzati dall’uomo si attesta su 1,3% circa. Tale percentuale è largamente sufficiente, anzi superiore (sempre in media, che è quel che conta) al fabbisogno dell’uomo, specie dopo il completamento dello sviluppo, cioè dopo il 24° anno di età. Del resto, ciò è comprovato dal fatto che i fruttariani non soffrono di alcuna carenza e non hanno problemi di salute. Naturalmente i risultati dei calcoli sopra riportati non sono da prendere, “alla virgola” o al centesimo, ma vogliono avere, ed hanno, un valore orientativo generale e soprattutto vogliono offrire, ed offrono, una prova della continuità nutrizionale tra il latte materno e la frutta. A proposito dell’ottimale validità nutrizionale del fruttarismo potremmo dilungarci a riportare autorevoli opinioni, altri fatti, altre argomentazioni scientifiche per dimostrare tale validità, che garantisce all’uomo fruttariano il godimento di una piena salute fisio-psichica: ma su tutto l’abbondante apporto probatorio che così raccoglieremmo dominerebbe la prova-base, la più incontestabile, già da noi prima evocata, ma che tuttavia torniamo ad evocare: nella foresta, patria originaria dell’uomo, questi visse in perfetta salute, sugli alberi fruttiferi, per milioni di anni, alimentandosi di frutta e – sostengono ipoteticamente alcuni studiosi, come Lovewisdom – anche di altre parti tenere di vegetali.

Molto probabilmente il lettore si chiederà che bisogno c’è di dimostrare che la carica proteica del latte materno è la stessa (o presso a poco) non solo di quella della frutta, ma anche quella dei cosiddetti ortaggi. Non s’è detto che l’uomo preistorico viveva sugli alberi fruttiferi nutrendosi solo di frutta? Insomma, la sola frutta è sufficiente o no ad alimentare l’uomo? Cerchiamo di rispondere qui di seguito a tali interrogativi.

Si è già accennato in precedenza che secondo alcuni studiosi la frutta andrebbe integrata con altre parti tenere e succose di vegetali; condividiamo tale opinione, ma Poichè condividiamo anche la tesi di Cornei, Tallarico, Carquè, ecc., che cioè i nostri più antichi progenitori arboricoli si nutrivano “solo” di frutta, siamo tenuti a spiegare questa nostra apparente contraddizione.

Anzitutto, la frutta che i primi uomini mangiavano da arboricoli nella foresta intertropicale era, in quanto a capacità nutrizionale, enormemente superiore a quella di oggi esistente. La frutta d’oggi è infatti il risultato di migliaia di anni di frutticoltura che, dovendo commerciare con i prodotti della terra, lo fa utilizzando dei criteri di produzione della frutta basati su:

  • rendimento della pianta
  • colore
  • taglia
  • gusto
  • struttura
  • conservabilità
  • facilità di raccolta
  • sicurezza e continuo incremento del profitto.

Insomma la produzione odierna di frutta è profondamente artificiosa, mentre la frutta che nutriva l’uomo preistorico era il prodotto del libero giuoco delle forze vitali dell’aria, del suolo, delle arcane forze della natura, era figlia della luce, scrigno di energia solare, viva e vitalizzante, non cresciuta sotto lo stimolo anormale dei concimi chimici, dei diserbanti, degli anticrittogamici, i cui residui rendono oggi talora la frutta financo pericolosa per la nostra salute. c’è un abisso, dunque, tra la frutta che nutrì i primi uomini e la frutta d’oggi. L’uomo odierno a dire il vero comincia a rendersi conto che la frutta nutre poco e male e ha perduto i sapori della frutta “antica” di cui si sente la mancanza. Ed ecco sorgere, allora, iniziative tipo “archeologia dell’albero da frutta”, “banche del seme”, e soprattutto coltivazioni biologiche. Un esempio: la pera cosiddetta “spina” è la “pera antica”, bitorzoluta, contorta, decisamente brutta se guardala con l’occhio dell’esteta tradizionalista per il quale la pera, quella addomesticata, deve avere la forma classica e basta. In Italia di alberi di pere “spina” ne restano ormai pochi, destinati a sparire perché la gente vuole pere “belle” di parvenza e non nodose e brutte: anche se poi chi le assaggia rimane estasiato per il loro sapore, ormai non più riscontrabile nelle pere “moderne”, frutto di cultivar, incroci, innesti, manipolazioni genetiche, fitonnoni, ecc.. Lo stesso discorso vale per molte varietà di mele in via di scomparsa, come le mele “zitelle”, per esempio.

Deciso scadimento quindi, del valore nutrizionale della frutta moderna nei riguardi della frutta “antica” e quando diciamo “antica” ci riferiamo appena ad un secolo fa o già di là; ma a misura che andiamo a ritroso nel tempo la differenza si fa, ovviamente, sempre più marcata, tanto che riesce difficile solo immaginare quale potenza nutrizionale riservasse la frutta che servì alla nutrizione e alla crescita delle primissime generazioni dell’uomo arboricolo e fruttariano.

Abbiamo detto sopra che la gente ha cominciato a capire che la frutta odierna, nonostante che continuiamo ad essere da essa attratti, non solo nutre poco ma nutre anche male. Qui appresso spieghiamo perché.

Per effetto dei trattamenti e delle selezioni che l’uomo, come abbiamo prima accennato, applica in agricoltura e particolarmente in frutticoltura, la frutta prodotta è caratterizzata soprattutto da un eccessivo tenore di zuccheri. Ora, è vero che il nostro organismo funziona proprio grazie allo zucchero, ma è anche vero che lo zucchero, come qualsiasi altro alimento, per essere assimilato, deve trovarsi associato con vitamine, specialmente quelle del gruppo B, minerali, aminoacidi ed altri elementi nutritivi, con i quali costituisce un fitocomplesso equilibrato ed armonico.

L’eccesso di zucchero oggi riscontrabile nella frutta crea invece squilibrio e disarmonia, per cui l’organismo non è in grado di utilizzare tutto lo zucchero presente nella frutta: ecco perché si disse che la frutta d’oggigiorno fa correre il rischio di nutrire “anche male”. Come ovviare a questo squilibrio? Includendo nella nostra dieta una consistente quantità di alimenti non zuccherati, in particolare verdure crude ed ortaggi vari, che forniscono in abbondanza vitamine, minerali ed aminoacidi essenziali, indispensabili per ottenere una nutrizione equilibrata.

L’aggiungere verdure ed ortaggi alla frutta, anche se questa rimarrà quantitativamente preponderante, è, quindi, un “correttivo”? Certamente, è un utile correttivo. Naturalmente, sia la frutta che le verdure e gli ortaggi, per conservare la loro efficacia nutrizionale, devono essere consumati crudi ed è anche buona norma utilizzarli in pasti separati. Ma aggiungiamo subito che si tratta di un correttivo “temporaneo” e qui di seguito spieghiamo perché diciamo che è temporaneo.

Abbiamo visto – riassumiamo – che la frutta odierna, rispetto alla frutta che nutrì l’uomo preistorico, difetta di potere nutrizionale (e si cerca nell’attuale processo, in atto, di riavvicinamento alla natura, di coltivarla biologicamente, come rimedio primo), ma eccede, invece, in contenuto di zuccheri (glucosio/fruttosio) (e si cerca di ovviarvi proponendo di accompagnarne il consumo con ortaggi, che potranno, così, partecipare all’approvvigionamento di proteine). Poiché, come è evidente, si tratta di una situazione, quella attuale, “in movimento”, a misura che progredirà l’agricoltura biologica, migliorerà anche la qualità della frutta attuale, i cui lati negativi (eccessi e difetti sopracitati) si attenueranno gradualmente e alla fine scompariranno.

Ovviamente, quando la frutta riacquisterà totalmente le caratteristiche che permisero il pieno affermarsi dell’uomo preistorico arboricolo e fruttariano, cesserà il bisogno o la semplice convenienza di ricorrere agli ortaggi e l’uomo tornerà ad essere fruttariano al 100% e sarà quello un grande giorno, che riteniamo non troppo lontano, dato l’incoraggiante crescente interesse per questo così importante problema.

Editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

3. L’uomo non discende dalle scimmie, a cura del Prof. Armando D’Elia

L’uomo non discende dalle scimmie  

A cura del Prof. Armando D’Elia – editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

E’ stato osservato, circa l’aggiunta di verdure e ortaggi alla frutta, che le tre grandi scimmie antropomorfe (Pongidi) Orango, scimpanzé e gorilla , ritenute comunemente, sui piani anatomico, fisiologico, ematologico, ecc., i più vicini nostri parenti, mangiano, oltre che frutta, anche foglie, gemme, scorze, rametti, radici, sedano selvatico, bambù ed altre erbe. Soprattutto si sottolinea che questo comportamento alimentare si riscontra nel gorilla, che invece da molti fruttariani veniva portato come esempio di animale fruttariano al 100%, come una sorta di archetipo fruttariano: si ritiene, anzi, da alcuni che la frutta partecipi alla dieta del gorilla in minor misura degli altri vegetali sopra citati. Sono invece tutti concordi nel rilevare, nella dieta dei Pongidi, l’assenza di noci (cioè, precisiamo noi, di semi), particolare che sottolineiamo come importante, per quanto appresso si dirà a proposito dei semi e della loro carica proteica.

Quanto sopra viene citato da alcuni per cercare di avvalorare, su un preteso piano scientifico zoologico/evoluzionistico, la necessità dell’aggiunta di verdure ed ortaggi alla frutta anche da parte dell’uomo, cioè, in pratica, per negare la sufficienza nutrizionale di una dieta fruttariana al 100%.

Senonché coloro che tanto affermano dicono cose scientificamente inesatte e le loro conclusioni sono errate, difettando, tra l’altro, di validi aggiornamenti culturali. Infatti, coloro che “fotocopiando” i comportamenti dei Pongidi (ammesso, ma non concesso che siano quelli che vengono descritti) pretendono di trasferirli all’uomo pari pari, come per un imperativo biologico automatico, sembra che siano rimasti alla famosa e semplicistica (e, potremmo anche dire, infantile) interpretazione di quanto Charles Darwin, nel 1871, scrisse nel suo “The Descent of Man”. Si disse, allora, che Darwin sosteneva che “l’uomo discendeva dalla scimmia”. Come invece ogni persona con un minimo di cultura biologico/naturalistica sa, Darwin non affermava che l’uomo discendeva da una scimmia antropomorfa.

La verità è, invece, che le grandi scimmie antropomorfe e l’uomo sono organismi contemporanei sì, ma che discenderebbero, però, da un primate, antenato comune, esistito milioni di anni fa e attualmente estinto. Da quello si sarebbero poi originate due distinte linee evolutive, una delle quali avrebbe portato alle attuali scimmie antropomorfe, mentre l’altra avrebbe avuto come termine ultimo l’uomo. Inoltre – ci dice Ralph Cinque, D.C., direttore dell’Hygeia Health Retreat di Yorktown (Texas), nonostante le sue critiche al fruttarismo umano al 100% – “l’uomo non è una scimmia leggermente migliorata, le differenze con gli esseri umani sono considerevoli ed è un errore fare dei paralleli fra i due” (dalla rivista Vie et Action n. 157).

Gli fa eco T.C. Fry, direttore del periodico Healthfui Living, il quale sostiene che consigliare di mangiare verdure perché contengono elementi nutritivi che non si troverebbero nella frutta è un nonsenso perché non c’è nelle verdure niente che non sia contenuto, in quantità sufficiente, anche nella frutta.

Una obiezione di natura biochimica avversa all’uso delle verdure è questa: mentre gli erbivori sono provvisti dell’enzima “cellulasi” che consente di convertire la cellulosa contenuta nelle foglie in glucosio, l’uomo è sprovvisto di tale enzima e pertanto non ricava alcuna utilità, almeno per quel che riguarda l’approvvigionamento di glucidi, dal mangiare verdure. Tutto quello che, oltre alla cellulosa, si trova nella foglia e che possa avere un qualche valore nutritivo lo si trova anche nella frutta. Poichè il nostro corpo ha bisogno, per produrre energia, di glucosio, le foglie verdi non sono in grado di dargliene per l’assenza di tale enzima. In definitiva, le verdure possono essere considerate naturali per gli erbivori, ma certamente non per i fruttariani, come l’uomo; inoltre non ci procurano alcuna caloria ed è più l’energia che spendiamo per la loro digestione che quella che se ne ricava.

Si dice che nelle verdure c’è la clorofilla, alla quale si attribuiscono virtà particolari nella nutrizione dell’uomo, ma la clorofilla è una proteina come le altre. Le vitamine, i sali minerali, le proteine ed alcuni acidi grassi presenti nelle foglie si ritrovano anche nella frutta, inoltre nella frutta si trova l’acqua “fisiologica” più o meno nella stessa percentuale con la quale è presente nel corpo umano; non così nelle foglie e meno ancora nei semi.

Fry sposta poi la sua attenzione sul fatto che la maggior parte delle foglie, tra cui quelle che noi mangiamo, sono provviste di veleni protettori della pianta. Tra le foglie più tossiche che noi mangiamo sono da annoverare: il sedano, le bietole, il ravizzone (colza), il rabarbaro, il prezzemolo, il basilico, gli spinaci, la cicoria, la menta, il tarassaco, l’origano, ecc.

Particolarmente tossiche e persino mortali sono le foglie del pomodoro, della patata, della melanzana, del peperone, dell’albicocco, ecc. Financo le foglie della lattuga pare che siano, sebbene modestamente, provviste di sostanze tossiche. La presenza di questi veleni protettori nelle foglie e dei conseguenti rischi tossicologici che si corrono nel mangiarle sono autorevolmente confermati dagli studi specifici fatti dal prof. Bruce Ames, dell’Università di Berkeley, USA. Per contro, la maggior parte dei frutti utilizzati dall’uomo a scopo alimentare sono invece privi di sostanze tossiche.

Anche le notizie relative alla presenza di fogliame ed altre parti di vegetali nella normale dieta delle grandi scimmie antropomorfe, della quale prima si è parlato, sono false. La prima osservazione che si può fare è che noi non possiamo essere condizionati dalla loro condizione attuale, più che non esserlo dagli Esquimesi, dice ironicamente Fry.

Si è detto prima che le grandi scimmie antropomorfe non mangiano semi, comunemente indicati come “noci”. Ora, per quanto riguarda l’uomo, possiamo dire che le noci non solo non sono necessarie, ma addirittura sono dannose, contenendo un fattore antinutrizionale, un antienzima, che ostacola la loro digestione da parte di altri enzimi. E’ chiaro che i semi hanno lo scopo di dare vita a un nuovo essere vivente e non sono certo destinati ad essere distrutti dall’azione trituratrice dei denti dell’uomo prima che dai suoi succhi digestivi. La Natura non ha prodotto i semi per nutrire l’uomo, per altro sono troppo proteici e possono, a causa proprio di tale eccesso di proteine, provocare danni alla salute umana. Infine, contenendo pochissima acqua, sono inadatti anche per questo a costituire un cibo adeguato alle esigenze umane.

Per l’uomo che si trovasse in uno stato di natura, senza apparecchi per cucinare, disponendo solo del suo corpo, senza attrezzi di nessun tipo, la frutta è la sola cosa che prenderebbe, rifiutando erbe, cereali, radici e tuberi; naturalmente rifiuterebbe, essendone incapace di catturare, uccidere e mangiare altri animali oppure di berne il latte.

La frutta, in sostanza, costituisce un alimento naturale, che, comparso quando comparve, l’uomo, fu chiaramente destinata dalla Natura, simbioticamente, a nutrire in modo ottimale l’uomo.

Quando si afferma che la frutta, utilizzata come unico alimento, provoca un sovraccarico di zuccheri, si trascura il fatto che a tale eccesso contribuisce (e non potrebbe essere altrimenti) anche l’alimento amidaceo che ingeriamo (pane, pasta, riso, polenta, ecc.) e che ha, come destino finale della sua digestione, appunto, monosaccaridi (zuccheri semplici); questo eccesso di amidi nella propria dieta è comunemente indicato con il termine “amidonismo”.

Riprendiamo il discorso sulle grandi scimmie antropomorfe per esaminare più approfonditamente la loro dieta. Ebbene, si è potuto accertare che l’orango può restare fino a tre mesi di seguito sugli alberi, senza mai scendere al suolo e nutrendosi pertanto solo della frutta prodotta dagli alberi. I gorilla vengono giustamente definiti da Fry “macchine che vanno a foraggio e macchine per defecare” in quanto la loro giornata è mediamente costituita da 14 ore dedicate a riposare e defecare e 10 ore circa dedicate alla ricerca ed ingestione di cibo. George B. Schaller ha fatto notare che essi mangiavano foraggio in una quantità giornaliera pari al 10% del loro peso, soprattutto sedano selvatico. Ne si capisce come possano elaborare tutti questi vegetali se si tiene presente che i gorilla, come del resto l’uomo (e ne abbiamo parlato) non secernono la cellulasi, che è l’enzima necessario alla trasformazione della cellulosa in uno zucchero semplice.

Evidentemente questa grossa massa solo parzialmente digerita di vegetali stimola egregiamente la peristalsi provocando la pressochè continua defecazione. Ma Schaller ha approfondito la cosa ed ha potuto così appurare che, quando arrivava la stagione di certa frutta, i gorilla non toccavano più il foraggio, ma si alimentavano unicamente di quella frutta, fin che ce n’era.

Ed è ancora Schaller, primatologo di grande fama, che ci riferisce di un esperimento fatto allo zoo di San Diego, dove i gorilla, se veniva loro somministrata frutta in abbondanza, non mangiavano più il foraggio; insomma il gorilla, messo in condizioni di scegliere tra foraggio e frutta, non manifesta dubbi e sceglie la frutta. Che cosa significa ciò? Significa che il suo cibo naturale, non è il foraggio, ma la frutta. Certo, anziché patire la fame si mangia qualunque cosa. Così, del resto, fecero i nostri progenitori quando, passando dalla foresta, e dall’alimentazione fruttariana che questo bioma consentiva, nella savana, dove non esistono alberi da frutta, per non soccombere divennero cerealivori e mangiatori di carne, con l’aiuto del fuoco.

E della terza scimmia antropomorfa cosa c’è da dire? Dello scimpanzé si dice che mangia molte cose e forse ciò è vero in condizioni di cattività, situazione innaturale, che determina sconvolgimenti comportamentali notevoli, che possono influire anche sugli orientamenti nutrizionali.

E’ bene, quindi, dare validità alle testimonianze di ricercatori o studiosi che ne hanno osservato attentamente la vita, quando questa viene trascorsa in libertà; per lo scimpanzé nessuna persona può saperne di più di J. Goodall, etologa primatologa che ha trascorso trent’anni tra loro, la quale ha constatato che se gli scimpanzé dispongono di banane in abbondanza, mangiano solo questi frutti e niente altro (sino a 40-50 la volta).

Come si vede, i comportamenti alimentari delle 3 grandi scimmie antropomorfe, che molti ritenevano accreditassero la insufficienza di una alimentazione fruttariana al 100% (e quindi il ricorso obbligato ad altre parti più o meno tenere di vegetali), in realtà, da quanto si è detto in quest’ultima parte del presente stelloncino, documentano proprio il contrario e cioè che queste scimmie, quando sono libere di scegliere il loro nutrimento naturale, si nutrono da animali fruttariani al 100%. E non c’è bisogno di estrapolare questo comprovato fruttarismo dei Pongidi applicandolo all’uomo perché per quest’ultimo fa fede l’istinto dei bambini, quando non è ancora pervertito.

Dicemmo, nel 5° stelloncino di questo paragrafo che all’uomo non si addicono cibi ad alto contenuto proteico, come, per esempio, derivati del latte, semi, uova, legumi, ecc., per non parlare della carne. Peraltro, molte di queste proteine andrebbero sprecate in quanto l’organismo espelle, indigerite, con le feci una buona parte di queste proteine (quelle che non riesce ad espellere in questa maniera, se sono ancora eccessive, cercherà di deaminarle trasformandole in composti ternari, cioè in zuccheri e grassi e poi ancora, se neanche ciò basta, se ne sbarazzerà mediante un lavoro straordinario del fegato e dei reni).

Dobbiamo ora tornare a parlare di questi cibi ad alto contenuto proteico, intanto per ricordare, se ce ne fosse ancora bisogno, che la frutta è da escludere dal novero dei cibi ad altro contenuto proteico e che anche questo fatto contribuisce a renderla atta all’alimentazione umana. Ma se ora torniamo a parlare di questo argomento è per evidenziare un altro fatto di notevole importanza e cioè una scoperta del già citato prof. Max Rubner, dell’Università di Berlino, il quale la rese pubblica a Lipsia, in un Convegno scientifico, con una memoria riguardante i risultati delle sue ricerche sulle proteine (che poi lui espose nel suo libro “Volksemahrungsfragen”, in italiano: “Questioni relative all’alimentazione della popolazione”). Il succo di questa scoperta è che il grado di utilizzazione delle proteine di un determinato alimento è tanto più grande quanto più modesta è la percentuale di proteine che quell’alimento contiene.

Questo studioso dimostrò, per esempio, che un chilo di patate costituisce un cibo relativamente assai più nutriente di un etto di carne o di formaggio perché l’organismo umano riesce ad utilizzare dalle patate una quantità di proteine sette volte maggiore di quelle che utilizzerebbe mangiando carne o formaggio, in quanto le proteine di un etto di carne o di formaggio sono concentrate, mentre la stessa quantità di proteine è nelle patate diffusa in una massa di dieci etti.

La stessa cosa vale per le mele, che sono molto nutrienti in quanto le loro relativamente scarse proteine (0,35%) sono utilizzate al 100%. Come è facile capire, questa scoperta di Rubner costituisce una ennesima e valida motivazione scientifica del fruttarismo.

Editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

2. L’anticonformismo dell’uomo fruttariano, a cura del Prof. Armando D’Elia

L’anticonformismo dell’uomo fruttariano

 A cura del Prof. Armando D’Elia – editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

La marcia di ritorno dell’uomo al suo originario fruttarismo non è un disegno utopico, non è un sogno, è una realtà. Avendo dimostrato nei paragrafi precedenti che la carica proteica della frutta rappresenta l’optimum per l’approvvigionamento azotato dell’uomo e che, per una serie di altri motivi tratti dalle più diverse discipline, il fruttarismo, è l’ambita meta finale, in un certo senso “obbligata”, di tutta l’umanità, abbiamo con ciò contribuito a dare certezza scientifica alla radice della tematica fruttariana.

Orbene, sul piano pratico bisogna fare il possibile per avvicinarci gradualmente, con pazienza e perseveranza, a tale meta: saremo incoraggiati a farlo dalla constatazione che la nostra salute fisica, la nostra efficienza intellettuale migliorano in maniera evidente a misura che si avanza verso il fruttarismo al 100%. Una volta acquisita la consapevolezza di essere sulla strada giusta, razionalizzeremo sempre più la nostra alimentazione, gradino dopo gradino. Nel frattempo giova informarsi sulle esperienze fruttariane di chi è più avanti di noi in modo da prendere coscienza del livello al quale si è giunti nell’opera di bonifica della propria vita.

Se tale livello risultasse ancora modesto o anche modestissimo, non ci si deve per questo scoraggiare, ma conviene utilizzare il livello già raggiunto come una pedana di lancio onde potere poi balzare al livello superiore e così via, gradatamente, ma senza fermarsi, senza mai rinunciare a migliorare. Ognuno di noi è, quindi, in marcia per diventare fruttariano al 100%, a pieno titolo:

Allora: pensiamo, leggiamo, ascoltiamo, indaghiamo, sperimentiamo! Avanziamo!

In quanto all’anticonformismo dei fruttariani già tali o in marcia per divenirlo, chiaramente espresso dal titolo di questo paragrafo, dobbiamo anzitutto ricordare che la presente relazione ha, tutta, una carica anticonformista. Del resto, non solo i fruttariani, ma tutti i vegetariani in genere sono anticonformisti. Nessun dubbio che siamo ancora una minoranza, nessun dubbio che siamo contro corrente, contro i principii dietetici e comportamentali seguiti acriticamente e supinamente dalla maggioranza.

Dobbiamo però essere lieti di far parte di questa minoranza, che ci consente di sentirci (certo non in senso elitario) culturalmente avvantaggiati e tuttavia maggiormente impegnati, nei rapporti con gli altri, a praticare la benevolenza, la comprensione e l’umiltà tipiche di coloro che più sanno.

Il conformismo culturale oggi imperante, che noi decisamente rigettiamo, conduce in realtà ad una acritica accettazione delle opinioni dei satrapi della cultura accademica, soprattutto di quella medica. Certamente, tenendo conto di tale andazzo, molti passi di questa relazione appariranno non solo spregiudicati, ma addirittura irriverenti nei riguardi sia di persone o categorie di persone, sia di principii o luoghi comuni, dai quali ci discostiamo più o meno vistosamente. Ma questa nostra eterodossia vuole essere solo una critica costruttiva, anche quando ha le parvenze di essere demolitrice; pensiamo, in sostanza di agire in difesa della libera ricerca della Verità, ritenendo che questo e non altro debba essere il fine di ogni indagine scientifica, quando è condotta con idee chiare ed onestà di intenti.

Del resto, è ben noto che molte altisonanti affermazioni, anche di matrice scientifica, si sono poi palesate solo dei pregiudizi o addirittura dei miti e pertanto sono clamorosamente cadute; e si può star certi che altre sono destinate a cadere nel futuro, a misura che avanza nell’uomo la ragione ed il ricorso liberatorio al semplice buon senso e/o alla logica elementare deduttiva. E’ noto che i pregiudizi ed i miti sono duri a morire e quindi non c’è da meravigliarsi se anche quelli relativi alle proteine siano ancora così diffusi.

Il fatto che alcune di queste false credenze durino molto non significa affatto che esse abbiano sicuramente un fondamento reale. Un esempio illuminante è quello che qui di seguito citiamo.

Nel lontano 1914 un grande scienziato, Robert Banary, vinse il premio Nobel per la fisiologia e la medicina per merito di una sua teoria “sul funzionamento dell’orecchio interno e sui dispositivi che influenzano l’equilibrio del corpo umano”. Tutto il mondo scientifico dell’epoca, fece propria tale teoria e tutti i testi scolastici, dai licei alle Università, data l’autorità del Barany, la riportarono qualificandola come una conoscenza scientifica ormai definitivamente acquisita e indiscutibile. Senonché… senonché, nel 1983, dopo circa 70 anni di supino conformismo scientifico, si scoprì, durante il volo di prova dello Space Shuttle, che quella teoria era totalmente infondata e immediatamente tutti tacquero, di colpo, e da allora nessuno ne ha più parlato. Ebbene, quando tale teoria fu formulata, nessuno si era preso la briga di indagare sulla sua serietà e fondatezza; tanto può (eccone un esempio) la accettazione acritica dell’autoritarismo culturale!

Talvolta però, può accadere che qualche “scoperta” o “invenzione” viene sottoposta a verifica e crolla miseramente. Riportiamo ora un altro caso, più recente di quello prima accennato.

Qualche anno fa tutti i giornali ed i settimanali riportarono la notizia della “memoria dell’acqua”, notizia che mise in subbuglio tutto il mondo scientifico e fu definita (molti di voi lo ricorderanno) “la scoperta del secolo”. Addirittura ci fu chi scrisse che da tale scoperta “si dovevano attendere spettacolari sconvolgimenti in tutti i campi delle conoscenze umane”. Di che cosa si trattava? Ecco: la famosa rivista scientifica inglese Nature aveva dato la notizia che un notissimo medico francese, il ricercatore Jacques Benveniste, aveva scoperto che i globuli bianchi del sangue umano, in presenza di anticorpi in soluzioni sempre più diluite, conservavano la capacità di reagire anche quando la soluzione era diluita a tal punto da non contenere più alcun anticorpo. Ergo, l’acqua conserva la memoria. Una tale “scoperta” sconvolgeva ovviamente le leggi naturali, ma – guarda caso! – accreditava fortemente le basi della omeopatia le cui fortune, fondate, in sintesi, sull’efficacia di soluzioni estremamente diluite, stava perdendo credibilità in tutto il mondo. Senonché, in seguito ad indagini e verifiche, si riuscì a dimostrare che questo famoso dott. Benveniste aveva utilizzato fraudolentemente, nei suoi esperimenti, campioni contaminati che, naturalmente, continuavano a provocare la reazione dei globuli bianchi. Dopo tale smascheramento, il Benveniste, che in un primo tempo era già stato qualificato “un grande scienziato” in tutto il mondo scientifico, divenne di colpo “uno scienziato di scarto” e la sua scoperta, sui giornali italiani, fu definita “un falso clamoroso” (giornali del 28/7/1988).

Potremmo continuare a portare esempi di imposture, miti, pregiudizi e falsità, ma per questioni di spazio ci limitiamo ai due casi prima citati (Ci preme sottolineare che il prof. Armando D’Elia, nei suoi lavori, ha più volte brillantemente contribuito a “smascherare” altri miti: quello delle proteine cosiddette “nobili” e quello degli aminoacidi “essenziali”, n.d.r.).

Si può trarre, concludendo, un chiaro monito, rivolto soprattutto ai fruttariani, che costituiscono la “brigata di punta” di tutto il movimento vegetariano: non bisogna mai aver paura di andare contro corrente, non bisogna mai aver paura di difendere a viso aperto il fruttarismo e le sue motivazioni scientifiche ed etiche: il tempo è galantuomo. La schiera, oggi ancora così fitta, di persone avverse al fruttarismo, è destinata ad assottigliarsi rapidamente; in genere si tratta di disinformati, da aggiornare con amore e pazienza. La Verità si imporrà inevitabilmente.

Per mettere in crisi chi è contrario al fruttarismo occorre prima di ogni cosa fargli capire che bisogna resistere alla tentazione di conformarsi supinamente alle opinioni dominanti, che spesso costituiscono la maschera perbenista di grossi interessi di natura economica.

Editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)