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Libero ricercatore indipendente su salute, longevità, ehretismo, crudismo, fruttarianismo, sungazing, nutrimento pranico.

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IL CIBO PREFERITO DAL GORILLA PIÙ LONGEVO DEL MONDO SONO I POMODORI!!!

L CIBO PREFERITO DAL GORILLA PIÙ LONGEVO DEL MONDO SONO I POMODORI!!!

A cura di Marco Giai-Levra

Incredibile ma vero!!! Il gorilla più longevo del mondo, nato in cattività e residente nello zoo di Columbus (Ohio, USA), ama il frutto-ortaggio solenacea coltivato dall’uomo, e lo preferisce a qualsiasi altro cibo. La grande scimmia è un esemplare femmina e si chiama Colo.

Colo, nata il 22 dicembre 1956, ha festeggiato il suo 58° compleanno nel 2014. Al momento ha superato in longevità l’esemplare chiamato Jennifer che era nata in natura. Naturalmente questa considerazione si basa solo sul limitato numero di gorilla naturali presi in esame.

Secondo lo yogi Yogananda il pomodoro conferisce forza mentale, determinazione e alimenta il cervello, accentuando il suo effetto grazie al colore rosso che immette nel corpo l’elemento Fuoco (Azione), e soddisfacendo il palato grazie all’alto contenuto di glutammato di sodio naturale, che provoca le sensazioni derivanti dalla soddisfazione del gusto fondamentale chiamato Umami (il saporito o lo squisito, in giapponese). Sulla lingua ci sono dei recettori appositi per il gusto Umami. Naturalmente questo è salutare fino a che si trae da fonti assolutamente naturali e non trasformate.

gorilla pomodoro colo longevità solenacee

Colo, il primo gorilla nato in uno zoo, ha festeggiato il suo 56 ° compleanno il 22 dicembre 2012, con suo cibo preferito, i pomodori

Il glutammato di sodio chimico aggiunto a tutti i prodotti commerciali per renderli una potente droga è da considerarsi altamente dannoso. A causa di questo composto il cosiddetto “cibo spazzatura” assume un sapore “libidinoso” che cattura la mente umana e la fa vibrare a basse frequenze, accecandola soprattutto spiritualmente.

Ritornando al topic è interessante notare con una grande scimmia antropomorfa, avendone la scelta, preferisca un frutto tra gli ortaggi come il pomodoro rosso maturo. Che abbia immesso nell’animale una Coscienza psichica più virtuosa?

Sappiamo dai Veda che gli alimenti Satvici (virtuosi, frutta, alimenti freschi, succosi, vegetali, nutrienti, dolci) rendono felici e allungano la durata della vita.

Ironia della sorte, nelle foto che ritraggono Colo nel suo 56° compleanno nel 2012 sebra che ella sorrida. Per la longevità, è notevole la sua età, visto che si crede che l’età media dei gorilla si aggiri intorno ai 37 anni.

colo gorilla longevo longevità pomodoro solenacee

Colo, una femmina di gorilla di pianura occidentale, è il gorilla più longevo di qualsiasi zoo e del mondo tra quelli conosciuti

Quindi trattiamo con rispetto e non sottovalutiamo un frutto come il pomodoro, che a volte viene visto dai neo fruttariani come un frutto di serie B. Ma spesso questa omissione determina poi l’impossibilità di perseguire la via di questo regime alimentare.

Alla faccia della dieta macrobiotica che vorrebbe che si eliminassero tutte le solenacee, quando poi mangiano cibi non commestibili allo stato naturale e senza cottura, come legumi, cereali, farine, ecc. Ecco la dimostrazione di quanto di sbagliano!

Nota aggiuntiva in difesa dei pomodori

Spesso si legge che i pomodori sono tossici, che contengono nicotina, che creano dipendenza, ecc. … e anche molto peggio anche se si ascoltano le teorie macrobiotiche, teorie che vengono annientate se osservate dal punto di vista crudista e fruttariano.
In realta solo il fusto e le foglie sono tossiche e le eventuali parti verdi. Solo nelle parti verdi del frutto c’è un’alta percentuale di solanina, la quale abbassa la sua concentrazione fino a tendere a zero nel momento in cui il frutto matura e diventa completamente rosso. I pomodori maturi crudi non sono affatto tossici e la quantità di nicotina (niacina o acido nicotico) è abbastanza irrilevante.  A questo proposito riporto le seguenti importanti affermazioni tratte dal libro “La chimica degli alimenti” di Cabras Paolo e Martelli Aldo:

 “Il contenuto di nicotina di una sigaretta è di 8-9 mg e la quantità assorbita è di circa 1 mg. Fonti alimentari di nicotina sono melanzane, pomodori, patate e the e 1 mg di nicotina è contenuto in 10 Kg di melanzane e 20 Kg di pomodori”.

Quindi a quanto pare per assorbire la stessa quantità di nicotina di una sigaretta bisogna mangiare 20 Kg di pomodori! 🙂

A me i pomodori creano dipendenza … ma solo perchè sono troppo buoni!! 😀

colo ohio gorilla longevità pomodoro solenacee

Più di 50 anni fa: Colo, allo zoo di Columbus, Ohio, è stato il primo gorilla a sopravvivere nascendo in cattività

colo gorilla test intelligenza attitudinale psicologico pomodoro longevità

Il cucciolo Colo viene sottoposto a un test psicologico e attitudinale

Colo bagno lavato gorilla longevità pomodoro solenacee primate primato

Il cucciolo Colo viene lavato.

HEY FRUTTARIANO, MA TU MANGI FRUTTA FUORI STAGIONE?!? ECCOME!!! … E CI MANCHEREBBE ALTRO CHE NON LO FACESSI!!!

HEY FRUTTARIANO, MA TU MANGI FRUTTA FUORI STAGIONE?!? ECCOME!!! … E CI MANCHEREBBE ALTRO CHE NON LO FACESSI!!!

a cura di Marco Giai-Levra

Sempre e solo frutta di stagione, biologica e km 0??? Si certo, ma solo se vivessimo nell’ambiente tropicale naturale per la specie umana!!!

summer-seasonal-fruit-and-vegetables

Stagione, clima, luogo, Km 0 sono argomenti che vanno considerati da diversi punti di vista. Ma prima di tutto ci sono degli assiomi che vanno accettati come conseguenza della loro evidenza logica. Se seguite il ragionamento potrete entrare in quest’ottica.

Per cui, posto che:

  • l’essere umano fa parte della famiglia di Primati detti “ominidi”, così come le grandi scimmie antropomorfe.
  • uno studio del 1978 del paleantropologo Alan Walker dell’Università John Hopkins in Maryland (Pensilvania), esaminando i microsolchi sulla dentatura dei nostri antenati genetici (ominidi) di 12 milioni di anni fa, ha evidenziato che essi si nutrivano esclusivamente di frutta cruda raccolta, vivendo in un clima tropicale e in un periodo precedente alle ultime glaciazioni.
  • anche se gli esseri umani si sono adattati a pratiche alimentari onnivore e carnivore, le nostre caratteristiche anatomiche e fisiologiche non sono cambiate rispetto a quelle di quelli ominidi di 12 milioni di anni fa, quindi abbiamo ancora la stessa dentatura e gli stessi succhi gastrici, nonchè lo stesso sistema digestivo.
  • il sistema digestivo umano, in quanto ancora identico a quello di quegli ominidi, si è quindi rivelato adatto a una dieta di frutta e vegetali crudi per oltre 12 milioni anni, e non è cambiato di una virgola.
  • qualche migliaio di anni di dieta aberrante non ha cambiato le caratteristiche e le esigenze alimentari per la salute ottimale della nostra specie. Secondo la scienza ufficiale il fuoco è stato scoperto dall’uomo circa 1 milione di anni fa e controllato “solo” da 300000 anni (e il nostri denti, succhi gastrici e sistema digestivo non si sono modificati o traformati per questo motivo).
  • uno studio effettuato sui gorilla di montagna nello zoo di San Diego, a cura del noto biologo George Schaller, ha dimostrato che anche le grandi scimmie antropomorfe sono frugivore al 100% se l’ambiente e le condizioni climatiche non lo impediscono.
  • l’uomo ha un patrimonio genetico identico alle grandi scimmie antropomorfe per oltre  il 95-98%, le quali alla luce dello studio di Schaller, sono da considerarsi, frugivore al 100% se l’ambiente lo consente.

Ne consegue che:

  • l’essere umano è stato progettato dalla Natura o da Dio per nutrirsi esclusivamente di frutta cruda e scondita, immerso in un naturale clima tropicale o sub-tropicale. Tutti i climi e i luoghi diversi da un ambiente tropicale sono adattamenti e non sono naturali per la nostra specie (quindi potenzialmente dannosi).
  • l’essere umano immerso in Natura nel suo habitat specifico, possiede come unico strumento naturale di valutazione il senso del gusto, allo scopo di decidere se un cibo è adatto o non adatto a lui. Questo strumento pertanto va utilizzato in modo naturale, senza cotture e condimenti i quali distruggono parzialmente i nutrienti e falsano l’esito perchè operano un “mascheramento percettivo”.
  • il senso del gusto decostipato dai condimenti ci indica quindi quale cibo contiene i nutrienti utili per il nostro corpo in quel momento specifico (gustoso=pieno di nutrienti utili, insipido=privo di tali sostanze), tarato su alimenti naturali e crudi, non alterati nel gusto e nella sostanza dal processo chimico della cottura.
  • il senso del gusto naturale di dice quali cibi naturali e non elaborati sono di qualità o meno in modo inequivocabile, e NON il km 0, il biologico o la stagionalità prodotta da una terra e da climi inadatti alla specie umana.
  • tutto quello che non è commestibile da crudo non è il cibo naturale e specifico per la specie umana, quindi dannoso.
  • tutto quello che non è appetibile o è insipido, anche se commestibile da crudo, è un cibo poco o non-adatto all’uomo (potenzialmente dannoso).
  • farinacei, cereali, grani e legumi secchi consumati tutto l’anno sono da considerarsi cibi non commestibili allo stato naturale crudo, per cui adatti allo stomaco trituratore degli uccelli granivori ma non all’essere umano.
  • farinacei, cereali, grani e legumi secchi cotti per ore a migliaia di gradi sono da considerarsi cibi morti e ALTAMENTE FUORI STAGIONE.

Seguire la stagionalità QUI può avere quindi poco senso, perché ad essere contro natura sono in realtà il clima e il territorio che non sono adatti all’essere umano, specificatamente adatto solo a un clima tropicale, dove può raccogliere i cibi crudi irradiati dal Sole, e lui stesso nutrirsi di Sole, ingrediente principale. Essendo noi nel posto e nel clima sbagliati, ossia lontano da quello per cui Dio o la Natura ci hanno progettati, ci troviamo a convivere con le cose che ci offre questo posto inadatto all’uomo.

Km 0 e stagionalità QUI possono voler dire molto poco. Il ragionamento è ancora più accentuato se i prodotti a Km 0, bio o di stagione sono di scarsa qualità, cosa che si testa unicamente e inequivocabilmente con il nostro senso del gusto a “crudo e scondito”. Non c’è altro modo. La qualità di un frutto si valuta unicamente assaggiandolo crudo e scondito, indipendentemente dalla stagionalità o dall’importazione. L’appetibilità del gusto percepito indica le sostanze utili al nostro corpo, che esso stesso individua, solo nei cibi naturali e non cotti o elaborati..

Poichè in base alla logicità di quanto sopra esposto e sintetizzato noi viviamo in un luogo e in un clima sbagliati, comprare cose di serra o importate risulta quasi doveroso. Questo è il motivo per cui “biologico” o “km 0” o “di stagione” non sono affatto dei fattori univoci, eterni o inalterabili, in quanto ci troviamo nella situazione più sbagliata e innaturale: il nostro clima specifico è quello intertropicale.

Se ad esempio si assumono carote biologiche a km 0 o di stagione che in maniera naturale (“crude e scondite”) sanno di sapone oppure sono insipide, si va a provocare un vero e proprio danno al corpo introducendo del materiale scarso e privo di sostanze utili, che il nostro senso del gusto usato in modo naturale “boccia” letteralmente (se ci fossero nutrienti utili, al contrario, il nostro “sensore” del sapore ci farebbe percepire l’ortaggio come appetibilissimo, in virtù di questa modalità di assunzione naturale). Pertanto in questo caso è molto meglio mangiare frutti di serra, importati o non-bio, ma che sono “cibo vivo” (crudo o “non-cotto”) e che vengono percepiti come squisiti, segno inequivocabile che contengono ciò che serve al nostro fisico in quel preciso momento.

Dobbiamo saper considerare la “filiera corta” anche da un altro punto di vista: importando frutta esotica via aerea, in realtà portiamo verso di noi una percentuale di clima e ambiente naturali adatti alla specie umana. Per cui io in questi 4 anni di fruttarianismo mi sono sempre avvalso di prodotti importati da altre zone il cui clima è adatto all’essere umano. Siamo noi che dovremmo essere lì. Ma per tamponare nel frattempo, ci facciamo solo del bene a importare mango, datteri, avocado ecc. Per cui importando frutti che sono di stagione -la stagione giusta per l’essere umano- da un altro luogo, si importa benessere e una parte di naturalità in cui dovremmo essere immersi per 365 giorni all’anno.

Riguardo ai prodotti italiani, ma di serra, dobbiamo considerare che sono sempre “cibo vivo” quindi con il 100% di  nutrienti vivi e attivi, quando percepiti appetibili “crudi e sconditi”.

Ricordiamoci anche che cibi come farine di qualsiasi tipo, farinacei, cereali e legumi non solo non sono commestibili e appetibili allo stato naturale “crudo e scondito”, ma sono anche altamente fuori stagione, oltre che elaborati e cotti a migliaia di gradi per ore. Sono cibi vecchi di mesi o anni, morti, così come i sottolio e i sottaceto. Dove’è la vita in questi cibi? Non c’è.

Il cibo carico di forza vitale o di Prana è quello saporito, succoso, nutriente, vivo e crudo, e se prodotto da una serra sempre vivo è, ed è sempre da preferirsi cibi morti, cotti o non commestibili allo stato naturale.

Se poi uno ha la possibilità di avere cibo di stagione crudo che è anche appetibile e saporito allora è il massimo. E se in aggiunta a questo si vive anche in un clima tropicale…. beh, allora avete ritrovato il perduto Paradiso dell’Eden!!!

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Qui è possibile acquistare la versione cartacea in italiano del libro di Joachim “LSWF (Life-Style Without Food) ovvero lo stile di vita senza cibo”: www.inediatotale.altervista.com

Ushnodaka Therapy, l’acqua ayurvedica: il segreto del bere acqua calda o precedentemente bollita, provvidenziale anche per crudisti e fruttariani!!!

Un prezioso segreto Ayurvedico di perfetta salute, bellezza e equilibrio: Ushnodaka Therapy, cioè la regolare abitudine di bere acqua calda o tiepida per tutta la giornata. Rafforza la digestione, allevia il bruciore di stomaco, favorisce la perdita di peso, facilita la decostipazione dovuta a raffreddore, tosse, febbre, e disintossica il corpo.

Immette l’elemento Fuoco-Agni nel corpo, se assunta calda, tiepida o raffreddata in seguito, matenendo questa qualità (l’intelligenza sottile del Fuoco) per una giornata. La maggior parte dei problemi o malattie sono causati da costipazione da muco e tossine, dovuti alla natura di cibi innaturali, oppure al cibo non-digerito. Quindi anche il cibo sano, se non digerito, intossica l’organismo.

Questa intelligenza dell’Essere Celeste (Deva, essere dei cieli o Luminoso) del Fuoco (Agni) rimane nell’acqua fino al calare delle tenebre, anche se viene fatta raffreddare in seguito. Di notte gradualmente il Deva del Fuoco abbandona il fluido e l’acqua torna alla sua normale Natura raffreddante. Per immettere Agni bisogna far bollire l’acqua senza nessun coperchio per almeno 20 minuti, provocando una diminuzione di volume per evaporazione. Potra essere assunta calda, tiepida o fatta raffreddare.

acqua calda

Il fattore che fa  la differenza in forza, vitalità e energia, è la potenza del Fuoco gastrico (o forza digestiva) che ognuno ha in una certa misura , secondo il suo tipo di metabolismo ayurvedico. Quando questo Fuoco diminuisce, il corpo si indebolisce e si ammala.

Se vivessimo in un clima e luoghi naturali, cioè con clima tropicale come se fossimo in un paradiso dell’Eden, allora tutto il giorno il caro Sole (“l’agente di di cottura Supremo”) immetterebbe il Fuoco nel nostro corpo, aumentandone la forza digestiva e quindi l’energia, nonchè l’assorbimento dei nutrienti.

Chi non vive in un luogo tropicale invece, e segue una dieta crudista o fruttariana può accusare col tempo dei problemi e indebolimenti o infezioni, a causa della diminuzione di tale Fuoco, o del suo semi-spegnimento. Possiamo però sanare questa situazione semplicemente ingerendo acqua calda o bollita in precedenza.

Più forte è il Fuoco digestivo, più forte è la resistenza mentale e fisica, e quindi il sistema immunitario, e più brillante diventa il bagliore della pelle.

L’Ayurveda consiglia di bere la vostra acqua calda: i cibi freddi e liquidi possono indebolire il fuoco digestivo (Agni). L’ acqua fredda rallenta il processo digestivo, diluendo i succhi gastrici, in modo che non possano fare il loro lavoro nel modo più efficace, richiedendo così troppa energia per la digestione, utilizzata per portare la temperatura del liquido risultante nello stomaco alla temperatura corporea interna (fino a 1-1,5° in più di quella esterna, cioè  arriva intorno ai 38°).

Il risultato è il cibo parzialmente o non-digerito che si muove attraverso il sistema digestivo, e che può non essere eliminato correttamente. Ci si può anche sentire pesante, stanco e gonfio. L’eliminazione adeguata è importante per evitare l’accumulo di materiale di scarto nell’intestino, perché tale accumulo crea tossine e blocca l’assimilazione dei nutrienti da parte del corpo.

Deepanam paachanam kantyam laghushnam basthi shodhanam ||
Hidmaadmaanaanilashleshmasadyahashuddhinavajware |
Kaasaampinasashwaasapaarshwarukshu cha shasyate |

L’acqua calda stimola la fame, fortifica e prepara per una buona digestione, allevia mal di gola, purifica la vescica, riduce il singhiozzo, equilibria vata e kapha. Facilita i sintomi di raffreddore, tosse, febbre e dispnea (respirazione difficoltosa). Rimuove le vampate di freddo e “Ama”(le scorie e le tossine metaboliche del corpo).  E’ un vero e proprio drenaggio linfatico.

Attenzione: se affetti da reflussi gastrici, iperacidità, infiammazioni, gotta, Pitta in eccesso o febbri non si deve bere acqua molto calda. In tali casi, bollita e raffreddata l’acqua è migliore.

Come funziona
La proprietà `”Dipana” (quelle erbe e quelle preparazioni a base di erbe che stimolano il fuoco digestivo) di acqua calda provoca l’espansione degli strotas (microcanali) che trasportano i succhi digestivi, aumentando così il loro flusso, con la conseguente corretta digestione del cibo.

L’acqua bollente o bollita, cambia la sua natura: la rende più leggera e aumenta la sua potenza (virya), riducendo il raffreddamento (sheeta), provocando il riscaldamento (Ushna). Bollendo l’acqua potabile per cinque minuti l’intelligenza del elemento del fuoco viene incorporata, espandendo le proprietà dell’acqua. Questa purificazione sui livelli sottili e grossolani (sukshma), permette di pulire i canali e penetrare i livelli più profondi della fisiologia idratando i tessuti. Quindi, diventa più facile per il corpo a eliminare le tossine e le impurità.

I testi antichi affermano la differenza nel tasso di assorbimento di acqua normale e acqua bollita:
• acqua normale – impiega circa 6 ore se ogni canale è libero
• acqua bollita e raffreddata – impiega circa 3 ore per essere assorbita, e aiuta ad aprire i canali
• acqua calda speziata – impiega circa 1 ora e mezza, grazie all’incremento del Fuoco Agni, provocato da erbe e spezie riscaldanti o piccanti-pungenti.

Quantità e frequenza
Ayurveda raccomanda di sorseggiare acqua potabile calda con un contenuto minerale moderato. Quanta acqua si deve bere dipende dalla vostra età, la quantità di lavoro fisico o esercizio che fate, il tempo, la vostra dieta, i livelli di stress, gli integratori alimentari a base di erbe, e il vostro tipo di corpo. I tipi di metabolismo Pitta sono caldi e di solito più assetati rispetto ai tipi Kapha. i tipi di Vata sono spesso stitici o hanno la pelle secca e, quindi, hanno bisogno di bere più acqua. Bere da sei a otto grandi bicchieri di acqua bollita al giorno è una terapia profonda per idratare la pelle e il corpo e mantenere le tossine sotto controllo. La frequenza piuttosto che la quantità è importante qui.

Durante i pasti
Si tratta di una regola digestione ayurvedico che bere l’acqua fredda durante e dopo un pasto non è cosa buona per il corpo. L’acqua ai pasti può essere temperatura ambiente o caldo, ma non deve mai essere ghiacciata o a una temperatura inferione a quella corporea, altrimenti si va a spegnere il fuoco digestivo. Quarantacinque minuti dopo il pasto, si può bere molta acqua, secondo il bisogno del corpo per la digestione. L’acqua può essere sorseggiata durante e dopo i pasti.

Come bollire
Fate bollire una quantità sufficiente di acqua di rubinetto meglio se senza cloro o l’acqua minerale in una pentola aperta, per almeno dieci minuti.
Conservare l’acqua in un thermos e prendere qualche sorso (o più, se si ha sete) ogni mezz’ora per tutta la giornata. Per aumentare l’effetto positivo è possibile aggiungere 1-2 fettine di zenzero fresco (o un pizzico di zenzero in polvere) per l’acqua quando la bollitura. Una volta fatto questo si ha “ushnodaka”, o ac:qua calda (bollita). Non avrete bisogno di ri-riscaldare l’acqua si raffredda: la sua natura è ora “calda”.

Ayurveda prescrive tre diverse temperature per acqua potabile bollita, a seconda del tipo di corpo:
• Kapha può sorseggiare l’acqua calda. Questo riduce l’accumulo tossico kapha a cui la pelle è soggetta.
• I tipi Pitta dovrebbero raffreddare l’acqua bollita a temperatura corporea e bere con o dopo i pasti. I tipi Pitta devono stare attenti ad evitare le temperature calde.  Questa raccomandazione viene meno se la dieta è crudista o fruttariana, in quanto il metabolismo è “vatizzato” o raffreddato.
• I tipi Vata possono bere l’acqua calda, evitando di assumerla fredda. Il loro freddo interno, secca la pelle, che ha bisogno di acqua calda a per l’idratazione, per depurare i canali e bruciare Ama (scorie e tossine).

L’acqua bollita può essere utilizzata per tutto il giorno, ma non dovrebbe essere conservata durante la notte, in quanto le sue proprietà terapeutiche scadono.

Acqua fresca
Ayurveda spiega anche le proprietà dell’acqua fredda come segue:

“Sheetam madaatyayaglaanimoorchaachardishramabhramaan || Trushnadaahapittasravishanyambu niyacchati ||”

L’acqua fredda riduce l’intossicazione da alcol. Allevia stanchezza, vertigini, sensazione di vomito e disseta. Allevia i sintomi di eccesso di pitta, rakta(infiammazioni per eccesso di Fuoco) e intossicazione da veleno.

Acqua potabile
L’acqua che non è dannosa per la salute e ha tutte le qualità utili per essere assunta è definita acqua potabile. L’acqua potabile dovrebbe essere priva di metalli pesanti, particelle sospese e agenti patogeni come i batteri.

L’Ayurveda raccomanda l’acqua piovana pura, che è priva di impurità, microbi. Questa è chiamata come “Gangambu”. Tale acqua piovana è sana, rinfrescante, raffredda il corpo, aumenta la vigilanza e sazia papille gustative. Le proprietà di Gangabu pura o acqua piovana sono narrate come segue.

“Jeevanam tarpanam hridyam hlaadi buddhiprabhodhanam |

Tanvavyaktarasam mrushtam sheetam laghvamrutopamam || “

Nello scenario attuale ambientale cieli inquinati, venti polverosi, prodotti chimici vomitati dalle industrie causano piogge acide. Non è consigliabile bere tale acqua piovana. Anche in ayurveda è stato spiegato che l’acqua piovana deve essere utilizzata dopo aver analizzato sua purezza.

L’acqua contaminata con fango, erbacce, alghe e microbi viene definita “Dushtajala” in ayurveda., e non deve essere utilizzata per nessuno scopo, poichè è dannosa per gli esseri viventi.

Alcune precauzioni, secondo l’opinione del medico ayurvedico dottor Bhate:

  • Quando si vuole bere, preparare una acqua fresca bollita.
  • Non conservarla. L’acqua conservata sviluppa sostanze acide.
    Il thermos
    può essere utilizzato per affrontare questo problema.
  • Far bollire l’acqua a fuoco basso, e quando comincia l’ebollizione, l’acqua è ritenuta trasformata in Ushnodaka e in più leggera quando il suo volume diventa il 50% dell’originale. Queste indicazioni sono utili per di eccesi di Vata e Pitta.
  • Quando rimane il 75%, tale acqua è utile solo per sintomi Vata.
  • Quando il 75% è bollito e rimane il 25% , l’acqua Ushnodaka si prende cura di tutti e tre i dosha.

Grazie a Agni (Fuoco) catturato nell’acqua bollita, tutte le acque bollite sono più facili da digerire di quelle non bollite. Si può fare in fretta e facilmente una soluzione digestiva con l’aggiunta di spezie varie.

Il termine Ushnodaka può significare che la quantità di acqua che si ottiene facendola bollire è ridotta a 1/8, 1/4 o 1/2 del suo volume iniziale; a volte si utilizza anche solo per indicare l’acqua sufficientemente bollita.

La discussione sull’acqua Ushnodaka non può essere completa senza accennare appena alla possibilità di bollirla con pezzi di metallo purissimi come il rame, l’argento, l’oro per fare un ‘Dhatu-pushti Jal’ (purificare, rigenerare e integrare i tessuti con preparazioni di microelementi) immetendo le proprietà microelementali nell’acqua conservata in pentole di terracotta.

Peperoncino di Caienna “the Wonder Spice” : la “Spezia Meraviglia”!!!

Questo è un incredibile frutto-spezia dal valore medicinale e terapeutico immensurabile: sto parlando del peperoncino di Caienna, questo frutto-medicina donatoci da Dio e dalla Natura per risolvere una moltitudine di problemi. Riportiamo gli studi e le esperienze del famoso erborista John Christopher.

Caienna

Caienna

John Raymond Christopher (1909-1983) era un erborista americano, spesso chiamato “il dottor Christopher”. Egli è conosciuto per le sue numerose pubblicazioni sulle erbe e sulla guarigione naturale, tra cui “Scuola di guarigione naturale”. E’ anche noto per lo sviluppo di più di 50 formule di erbe che vengono utilizzate in tutto il mondo, nonchè fondandatore della scuola di guarigione naturale a Springville, nello Utah . Fu accolto come erborista americano più eminente in un sondaggio nazionale condotto dalla Utah Survey Associates.

Vediamo le informazione che il dottor Christopherci riporta sul peperoncino di Caienna.

La saggezza e l’esperienza del Dr. John Christopher saranno l’oggetto della nostra trattazione in questo articolo. Il Dr. Christopher era un Maestro Erborista e Naturopata di grande fama in America, noto anche all’estero. Dai suoi insegnamenti hanno imparato così tanti, e la sua influenza è stata così grande, che la maggior parte sono concordi nel ritenerlo fra i maggiori promotori di guarigione naturale della seconda metà del 20° secolo.

I seguenti estratti dai suoi articoli sono riprodotti con il permesso scritto dell’editore, Christopher Publications, PO Box 412, Springville, UT 84663 1-800-372-8255.

CAIENNA

  1. ATTACCHI CARDIACI: “in 35 anni di pratica, lavorando con la gente e insegnando naturopatia, non ho mai perso un paziente che mi ha chiamato per un attacco di cuore, e la ragione risiede nel fatto che, ogni volta che vengo chiamato -se il paziente è vivo e respira- io gli faccio bere una tazza di tè di peperoncino di Caienna (un cucchiaino di pepe di Caienna in una tazza di acqua calda, e in pochi minuti chiunque è in grado di rimettersi in piedi e di rivitalizzarsi). Questo è uno degli aiuti più veloci ed efficaci che potremmo mai dare al cuore, perché lo alimenta immediatamente. La maggior parte dei cuori soffrono di malnutrizione a causa degli alimenti trasformati che mangiamo, ma in questo caso si ottiene una buona dose potente di cibo vero. Questo è qualcosa di bello che tutti dovrebbero sapere e conoscere, perché un attacco di cuore può venire ai vostri amici o alle persone care in qualsiasi momento, nonchè a voi stessi. Il tè caldo lavora più velocemente di compresse, capsule e tè freddo, perché il tè caldo apre la struttura cellulare: fa espandere e accettare il caienna molto più velocemente, e va direttamente al cuore, attraverso il sistema arterioso, portando i suoi potenti nutrienti”. [Dr. Christopher¹s Newsletter 1-12]
  2. STERILIZZARE E FERMARE UN’EMORRAGGIA: I vecchi erboristi sostengono che pepe di Caienna (Capsicum o peperoncino) dovrebbe essere versato direttamente in una nuova ferita, per sterilizzare e fermare l’emorragia. [Herbal Home Helath Care P.61]
  3. CRAMPI MESTRUALI: Se una giovane donna ha problemi mestruali, può prendere in considerazione anche che i suoi organi femminili potrebbero non essere in buone condizioni. Anche se dovrebbe essere inutile dirlo, dovremmo evitare farmaci e medicinali nella gestione dei crampi mestruali. Al fine di trattarne i sintomi, alcune persone preferiscono il tè rosso al lampone, il tè alla menta, la camomilla, o il tè di erba gatta. Si può prendere una capsula di caienna con uno qualsiasi di questi rimedi caldi per aiutare gli organi interni. Se i crampi sono molto gravi, è possibile utilizzare l’unguento di Caienna esternamente sull’addome facendolo agire come un contro-irritante, ma bisogna assicurarsi di coprire l’applicazione con una garza, perchè può macchiare le cose sotto. [Every Woman’s Herbal p.13]
  4. TINTURA DI CAIENNA: guarisce le ferite, tagli e secrezioni di muco, buono per il mal di gola e la tonsillite; Le soluzioni più lievi possono essere utilizzati nel naso, negli occhi e lnele orecchie per ripulire da batteri e infezioni a livello microscopico. È stato usato con successo per la rianimazione dei neonati: alcune gocce somministrati per via orale. Lo stimolante migliore e più sicuro che l’uomo conosca. [Dr. Christopher¹s Newsletter 3-2]
  5. UNGUENTO DI CAIENNA: E ‘ottimo per il collo rigido, dolori muscolari, mal di testa, dolore, rigidità articolare, artrite, ecc. Gli ingredienti dell’unguento sono: olio di oliva, Caienna, Olio di Wintergreen (Gaultheria procumbensEricacee), cristalli di menta puri distillati e cera d’api. [Herbal Home Health Care p.196]
Caienna

Caienna

DOSAGGI

  1. ARRESTARE UN’EMORRAGGIA: Una ferita, esterno o interno, arresta il sanguinamento se l’individuo beve una tazza di acqua (preferibilmente calda) con un cucchiaino di pepe di Caienna (peperoncino) mescolato in essa. L’emorragia si ferma in genere entro dieci secondi dopo aver bevuto il tè di Caienna. Il Caienna equalizza e normalizza la pressione sanguigna dalla parte superiore della testa, fino ai piedi. Ciò mantiene la pressione dalla zona dell’emorragia, così coagulerà naturalmente, impedendo picchi e fiotti di forte pressione sanguigna che pompano rapidamente il sangue nella zona sanguinnate. [Herbal Home Health Care p.61]
  2. EPISTASSI: un cucchiaino di pepe di Caienna in una tazza di acqua (calda preferita) adottate internamente fermerà la maggior parte delle epistassi rapidamente. In caso di emergenza possiamo contare sul peperoncino di Caienna. Come accennato un cucchiaino di Caienna bevuto in un bicchiere d’acqua calda fermerà sangue dal naso in quasi tutti i casi, prima che si riesca a contare fino a dieci. Questo non è un miracolo: è il principio del Caienna come stimolante cellulare: viaggiando attraverso l’intero flusso di sangue, regola la pressione in modo che il flusso sia la stesso nei piedi così come nella testa o in qualsiasi altra parte del corpo. Questo richiede una forte pressione lontano dalla zona sanguinante, consentendone così una rapida coagulazione. [Herbal Home Health Care p.110]
  3. UNGUENTO DI CAIENNA: come necessario per via topica.
    Ingredienti: Puro Caienna in polvere, olio di oliva, Caienna in polvere, Olio di Wintergreen, cristalli menta puri distillati e cera d’api.
  4. TINTUTRA DI CAIENNA: La tintura si compone di Caienna e alcol.[Spirit of Health Editor¹s note: See Herbal First Aid Salve and Muscle & Joint Repair Oil from Southern Botanicals. These contain the herbal ingredients of the Christopher salve. Herbal First Aid Salve has a beeswax base, and Muscle & Joint Repair Oil has an olive oil base and is stronger than the Salve.]

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TESTIMONIANZE

  1. OCCHI: Caienna è utilizzato anche per gli occhi, anche se potrebbe sembrare estremo -ma non lo è-. Il Dr. Christopher ha ricordato l’episodio in cui un suo allievo in piedi durante una conferenza ha posto un pizzico di peperoncino di Caienna in un occhio. Il Dr. Christopher era sicuro che lo studente avrebbe perso i sensi! Ma in pochi istanti l’occhio fermò la lacrimazione, e divenne chiaro, luminoso e sano. [Questo è il motivo per cui il dottor Christopher ha incluso il Caienna nella sua formula oculare con l’Eufrasia]. [Every Woman’s Herbal p.13]
  2. TAGLIO PROFONDO: una persona del nostro pubblico ha raccontato di come si era tagliata in profondità con uno strumento tagliente all’interno della sua mano, le dita e anche sul palmo. Il sangue schizzò fuori in modo torrenziale. Pose una grande quantità di peperoncino di Caienna sulla ferita, e in pochi secondi il flusso sanguigno venne rallentato coagulando il sangue, e l’emorragia venne fermata interamente entro pochi secondi. Con una buona dose di Caienna coprì la ferita, poi coprì e avvolse il tutto. Era così entusiasta dei rapidi risultati, che non vedeva l’ora di raccontarlo al nostro meeting sulle erbe. Ma, come ha raccontato, non è riuscita nell’intento, perché invece di una cicatrice lacera e brutta, per mostrare quanto duramente si era ferita, la zona era stata guarita completamente e non c’era nessuna cicatrice. [Dr. Christopher¹s Newsletter 1-12]
  3. ULCERE: Una signora aveva frequentato la nostra serie di conferenze a base di erbe per qualche tempo. Un giorno ci ha raccontato a proposito del grave caso di ulcera gastrica caso del marito. Il suggerimento del loro medico era quello di asportare una parte dello stomaco, ma lui aveva detto che avrebbe preferito soffrire il dolore, piuttosto che rischiare una simile operazione.Aveva anche rifiutato il suggerimento della moglie di provare il Caienna, ridicolizzando tutti gli studi effettuati su di esso. Incontrandomi in città, avrebbe urlato, “Ciao, Doc! Chi hai ucciso oggi con il Caienna?”. Divenne talmente antipatico, che lo evitavo quando potevo. Passarono i mesi e un giorno lo vidi per la strada, che caminava verso di me. Ho cercato di evitarlo, ma lui è riuscito ugualmente a raggiungermi. Questa volta ero rimasto stupito perché non c’erano osservazioni taglienti o sarcasmo. In realtà, egli si era scusato molto e aveva chiesto se poteva parlare con me per un minuto, e poi mi ha raccontato questa storia: lui era tornato a casa dal lavoro una sera, “abbastanza malato per morire”, con i sintomi della sua ulcera gastrica. Sua moglie non era in casa. Stava subendo un tale dolore che avrebbe voluto suicidarsi. Andò pertanto presso l’armadietto dei medicinali allo scopo di trovare un qualche tipo di farmaco velenoso e abbastanza mortale da ucciderlo. Ma aveva scoperto che la moglie aveva buttato via tutte le vecchie bottiglie di medicinali e farmaci. Tutto ciò che è stato lasciato nell’armadietto delle medicine erano alcune erbe e un grande contenitore di pepe di Caienna. Era così arrabbiato che, dopo aver visto il Caienna, aveva pensato che in una grossa dose lo avrebbe ucciso dal bruciore. Aveva così preso un cucchiaio colmo di Caienna in un bicchiere di acqua calda, deglutendolo e precipitandosi in camera da letto. Cadde sul letto e si coprì la testa con un cuscino in modo che i vicini non potessero sentire le sue urla “di morte”. La cosa successiva che si ricordava, era sua moglie che lo stava scuotendo per svegliarlo, la mattina seguente. Lei gli disse che aveva dormito per tutta la notte (invece di assumere ogni mezz’ora le tavolette antiacido come al solito). Con sua grande sorpresa aveva scoperto che il dolore era sparito, per la prima volta dopo mesi. Da allora ha continuato fedelmente con il Caienna tre volte al giorno, divenendone un grande sostenitore. [Dr. Christopher¹s Newsletter 1-12]
  4. PRESSIONE – Dr. Christopher, storia personale: avevo l’indurimento cronico delle arterie, tra i 20 e i 30 anni, al punto che era considerato dai medici molto grave. Nessuna compagnia di assicurazione in quel periodo mi avrebbe assicurato, nemmeno per $ 1.000. Questo può far capire in quale cattiva condizione tergiversavo. Ero molto preoccupato, e ho iniziato a usare il peperoncino di Caienna. Ho assunto fino a un cucchiaino tre volte al giorno, continuando, da quando avevo trentacinque anni in avanti: lo sto ancora usando. E ‘stato fantastico! Con il tempo arrivai ai 45 anni di età, dieci anni dopo che avevo iniziato a utilizzare il Caienna, un gruppo assicurativo ha accettato di assicurarmi per $ 100.000, una sorta di assicurazione sulla vita. Sono andato per sottopormi all’esame da parte dei medici periti. Essendo una grande compagnia di assicurazione essa ha richiesto due medici, per ogni persona inviava due medici in diversi momenti (4 visite in totale). Attraverso gli esami un medico mi ha detto, “Beh, questo è sorprendente. Vedo che a sua età anagrafica è di 45 anni, ma la sua struttura venosa è quella di un adolescente”. Egli aggiunse: “Questo è eccellente”, e mi ha dato un certificato di buona salute. Sono andato così dall’altro dottore e nel suo secondo esame egli ha effettuato il test di pressione del sangue sul mio braccio. Ha pompato con il suo equipaggiamento cinque volte diverse, tanto che il mio braccio si stava irritando, e mi è il medico era sempre un po’ turbato, al che ho chiesto, “Qual è il problema, non funzionano le tue attrezzature?” “Oh sì, hanno sempre funzionato fino ad ora, ma io continuo a guardare il grafico che dice i valori pressori che dovrebbe avere uno di 45 anni di età, ma le pressioni sistolica e diastolica sono assolutamente perfette. Non riesco a capirlo.” Ho detto quindi, “Questo è giusto. E ‘perfetto.” E anche lui mi ha dato un certificato di buona salute. Così ho superato gli esami di buona salute a 45 anni di età per ottenere un’assicurazione di $ 100.000 con dei buoni valori di pressione arteriosa, grazie al pepe di Caienna (ca 1954).Prima mi era stato detto dai medici, che a causa della mia artrite, dell’indurimento delle arterie, delle ulcere dello stomaco e di alcuni incidenti che mi avevano ridotto abbastanza male, non avrei mai potuto vivere oltre il mio 40 ° anno di età. Eppure, a 45 anni la mia salute mi è stata considerata in buone condizioni. Questo, per me, è stato uno dei più grandi punti a favore del peperoncino di Caienna. Se ha potuto aiutare me, allora sarà in grado di aiutare chiunque. L’ho visto usato così tante volte nel corso degli anni con tale successo, che sento che è una delle nostre grandi erbe. [Dr. Christopher¹s Newsletter 1-12]

Formule Caienna disponibili includono:

CAYENNE CONCENTRATO – 250.000 unità di calore di peperoni Habanero biologica, Africa Bird Pepper, peperoni cinesi e asiatici, messicani Habaneros e California Jalapenos. Estremamente potenti !!

CAIENNA MISCELA IN POLVERE – Polvere di peperoncini di Caienna.

OLIO DI RIPARAZIONE MUSCOLI E GIUNTURE – Olio di Wintergreen, menta piperita concentrato di olio, peperoncino di Caienna, radice di zenzero, Arnica fiori, San Johns Wort fiori di calendula (Calendula) fiori, e l’olio vergine di oliva biologico.

UNGUENTO ERBE PRONTO SOCCORSO – Arnica fiori, radice di consolida, Lobelia, radice Goldenseal, corteccia di quercia bianca, Calendula, Yarrow Fiore, Cleavers, St. John¹s Wort, olio Wintergreen, peperoncino di Caienna, radice di zenzero, i cristalli mentolo, Ghiaia di root, Verbasco, Wormwood , radice di altea, Skullcap, noce nero corteccia di pino e resina in una base di cera d’api e olio di oliva.

ALTRE TESTIMONIANZE:

Un contadino usava per dare il peperoncino di Caienna ai suoi polli e e alle sue mucche quando erano malate, ma mai ai bambini se erano indisposti. Uno dei figli aveva detto, “Si  preoccupava più di quegli animali che di noi! Egli avrebbe dovuto dare il Caienna anche a noi, anche. Il dottor Christopher ci ha assicurato che il Caienna è uno dei più grandi rimedi di tutti i tempi fra le erbe, anche se è uno dei più incompresi e derisi. Ha detto che ogni casa dovrebbe avere una buona scorta di pepe di Caienna”.

Precedentemente, il dottor Christopher aveva bisogno di essere iniziato all’uso del Caienna. Quando stava frequentando il collegio sullo studio delle erbe in Canada, l’insegnante ha annunciato che stavano andando a studiare il Caienna. «Perché il Caienna?» Chiese il dottor Christopher. “Brucerà il rivestimento dello stomaco.”

“Dove hai preso le informazioni,” chiese l’insegnante, il dottor Nowell. “Oh, mia madre mi ha detto,” rispose il dottor Christopher.

Tutti in classe risero – tranne l’insegnante e il Dr. Christopher. Il Dr. Nowell prese il Dr. Christopher e nei pressi di Vancouver gli presentò oltre una dozzina di persone le cui vite erano state salvate dal Caienna: le persone con problemi di cuore, ulcere, asma e molti altri disturbi. Ovunque andassero, la gente era piena di gratitudine per aver imparato le virtù terapeutiche del Caienna, e da allora in poi il dottor Christopher ne è stato un grande divulgatore.

Mentre il dottor Christopher stava lavorando nel mondo degli affari, usando sempre il peperoncino di Caienna, in un viaggio di lavoro, si incontra con un atleta, un uomo che aveva una cintura nera di karate. Parlando con lui apprendse che proveniva da una famiglia con una storia di alta pressione sanguigna, e che suo zio era morto di varici. Era sotto la cura di un medico, al momento. Ogni mattina, il dottor Christopher gli suggerisce un cucchiaio di Caienna in un bicchiere d’acqua calda, seguito da un paio di cucchiai di olio di germe di grano. Il giovane voleva sapere quello che il dottor Christopher stava prendendo e voleva provare alcuni rimedi. “Sei probabilmente troppo pollo,” Dr. Christopher gli disse scherzando! Questa psicologia inversa funzionò; il Dr. Christopher notò che il suo Caienna stava scomparendo gradualmente, ma a vista d’occhio. Quando sono tornati dal viaggio, l’uomo continuò prendendo il Caienna, un cucchiaino da tè tre volte al giorno. Il medico curante del giovane è stato stupito al successivo check-up: dopo una vita di alta pressione sanguigna, ora aveva finalmente un certificato di buona salute.

Una volta che il bambino era stato colpito all’addome: un proiettile lo aveva colpito nella spina dorsale, rimbalzando e provocando una seconda ferita nel corpo. Una studentessa di erboristeria del Dr. Christopher, che viveva lì accanto, sentito il colpo accorse immediatamente; lei sapeva che i genitori non erano a casa e che i bambini erano di età compresa tra 4 e 8 anni. Quello di otto anni sgorgava di sangue da entrambi i lati. Correndo e mescolando un cucchiaino di pepe di Caienna in un bicchiere d’acqua calda, lo fece ingoiare al ragazzo e immediatamente chiamò l’ambulanza, che era a 18 chilometri di distanza. L’addetto al pronto soccorso disse che il ragazzo avrebbe probabilmente sanguinato a morte, e che la distanza era troppo grande. L’ambulanza arrivò precipitandosi sul bambino (che aveva giocato a “guardie e ladri” con la pistola del padre, che aveva trovato sotto il cuscino del letto). Quando arrivò in ospedale, era diventato il centro di attrazione, non perché la sua ferita non fosse grave, ma perché stava chiacchierando senza sosta e non c’era più sanguinamento. L’emorragia si era fermata quasi istantaneamente, e quando arrivarono​​ in ospedale Il medico capo ha detto ai genitori, “Ho visto molte vittime nella mia vita, ma questa è la prima volta che in una tale circostanza di emergenza, aprendo un addome non ho trovato alcun sangue, ad eccezione di una piccola quantità, che c’era prima che l’emorragia si fermasse così rapidamente. Questo -rimedio- ha salvato la vostra la vita del ragazzo. “

In quello stesso anno, il dottor Christopher trattò altre quattro vittime da arma da fuoco, e ogni volta tutti hanno risposto allo stesso modo, anche se a volte il sangue si coagula, uscendo in fiotti prima di fermarsi completamente. Prima di essere riusciti a contare fino a 10 però, l’emorragia pesante dovrebbe fermarsi completamente dopo la somministrazione del peperoncino di Caienna. Il Dottore ha anche utilizzato la tintura di Caienna su ferite aperte e, come diceva lui, “Ci può essere un po ‘di mormorare su di esso”, riferendosi alla sensazione di bruciore provocata dal Caienna, ma l’emorragia si ferma.

Dr. Christopher raccontò la storia divertente di un suo allievo che aveva cominciato insegnare corsi sulle erbe per conto suo. A questo giovane è accaduto a precedere di Dr. Christopher, in una lezione una sera in Arizona. Il giovane ha detto: “Sapete, signore e signori, il dottor Christopher mi ha sempre fatto ansimare. L’ho visto bere due o tre cucchiai di Caienna in acqua – e io avevo appena vengono i brividi. Ma stasera ho intenzione di fare qualcosa che lui non possa aver mai fatto”. Con questo, si chinò in un contenitore di Cayenne e ne pose un pizzico nel suo occhio destro. Il Dr. Christopher pensò che l’uomo fosse impazzito e si era preoccupato che uno dei suoi studenti facesse una cosa del genere in pubblico, pur sapendo che il Caienna non può mai danneggiare la struttura cellulare, non importa quanto delicata essa sia. Le lacrime scorrevano lungo la guancia dell’uomo mentre continuava imperterrito a parlare, e quando ebbe finito, aprì il suo occhio invitando tutti a guardare. L’occhio appena scintillava; era di gran lunga il più brillante dei due, anche se il dottor Christopher ha detto che non aveva mai visto questo rimedio eseguito dal vivo – e che lui stesso non ha mai aveva avuto mai il coraggio di provare su sè stesso.

Una volta, quando si viaggia con un partner commerciale, il dottor Christopher consigliato il Caienna a lui, come l’uomo aveva estremamente alta la pressione sanguigna e tali emorroidi doloranti che aveva dovuto indossare una cintura. Il Dr. Christopher aveva usato la stessa psicologia inversa, utilizzata in altre occasioni, su questo uomo: “Non credo che lei sia abbastanza coraggioso”, e molto presto l’uomo stava asumendo il Caienna e l’olio di germe di grano, e in pochi mesi, non doveva più indossare la cintura apposita, e i valori pressori di sistolica e diastolica, al suo esame della pressione arteriosa, erano quasi perfetti. Non aveva più tempo per andare dal medico e aveva vissuto molti anni, continuando a prendere il suo Caienna.

All’inizio pratica del dottor Christopher, fu chiamato nel cuore della notte da una donna il cui marito era appena passato fuori da un attacco di cuore. Il dottore ha detto la donna per riscaldare un po ‘l’acqua, e arrivò a casa e mescolato un cucchiaino di Cayenne in acqua, appoggiato l’uomo, e gli diede un po’. Quando è venuto a, ha finito la coppa, e in pochi minuti si sentiva molto più forte. Presto stava bene, e si convertì al l’uso di erbe, persino l’acquisto e la gestione uno dei negozi di alimenti naturali a Salt Lake City per molti anni.

Cayenne può essere utilizzato su qualsiasi parte del corpo e per chiunque, Dr. Christopher lo ha dichiarato più volte. Ha anche salvato la vita di un bambino di sei settimane di età che era nato con asma cronica dando tè di Caienna, con un contagocce, fino a quando il bambino era in grado di respirare di nuovo. Ha detto che Caienna potrebbe anche essere assunto da clistere per la costipazione cronica (se sei coraggioso!).

All’età di settant’anni, pochi anni prima di morire, al dottor Christopher è stato chiesto da un suo studente se poteva misurare la sua pressione sanguigna. Il gruppo conferenza ha visto la lettura della pressione sanguigna di un giovane uomo sano, non il valore medio di un settantantenne. Oltre ad un sano stile di vita e con una dieta senza muco, il dottor Christopher aveva attribuito questa buona lettura di valori pressori, alle 3 volte al giorno la sua dose giornaliera di Caienna.

A dimostrazione che il peperoncino di Caienna è davvero miracoloso: il Dr. Christopher fa riferimento all’esperimento eseguito da medici negli Stati Uniti orientali e stampato su riviste mediche. Hanno messo un po ‘di tessuto cardiaco vivo in un bicchiere pieno d’acqua distillata, e nutrito nient’altro che da peperoncino di Caienna, puliendo, gettando via i vari sedimenti periodicamente formati, e aggiungendo altro che acqua distillata per sostituire ciò che era andato perso a causa dell’evaporazione. Durante l’esperimento, hanno dovuto tagliare il tessuto ogni tot giorni, perché altrimenti sarebbe cresciuto troppo rapidamente! Non avendo ghiandole di controllo (pituitaria e pineale), il tessuto solo ha continuato a crescere molto rapidamente. Hanno mantenuto questo tessuto vivo per quindici anni. Dopo che il medico che aveva intrapreso l’esperimento morì, i suoi collaboratori mantennero in vita il tessuto esaminato per altri due anni, prima di distruggerlo per l’analisi. Questo dimostra l’enorme potere rigenerativo e la guarigione de Caienna, in particolare sul cuore.

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CIBI E COMBINAZIONI ALIMENTARI ACIDIFICANTI

CIBI E COMBINAZIONI ALIMENTARI ACIDIFICANTI

A cura di Marco Giai-Levra

Quali sono i cibi che acidificano?

I cibi acidificanti sono tutti quelli innaturali per l’essere umano, il quale ha in realtà una natura frugivora. Quindi tutti i cibi raffinati, elaborati artificialmente o non commestibili crudi allo stato naturale hanno un effetto acidificante. Al contrario il 99% dei vegetali crudi e della frutta alcalinizzano l’organismo, apportando minerali in forma liquida colloidale, ossia totalmente assimilabili. I minerali assunti da integratori invece hanno una microstruttura cristallina e quindi non sono assimilabili ma diventano sedimenti che permangono all’interno del corpo per anni, acidificandolo.

Tra i vegetali, quelli non commestibili allo stato naturale sono i legumi, i cereali e i grani, con tutti i loro derivati.

Cibi come i farinacei, i legumi, i cereali, i semi, la carne, il pesce e i latticini danno luogo a delle fermentazioni e quindi a delle acidificazioni: ossia il PH del nostro sangue va sotto i 7,35 diventando a più acido e il corpo va quindi in acidosi e deve neutralizzare questi acidi consumando i nostri minerali interni: come sopradetto questo significa malattia, invecchiamento e morte.

La soluzione quindi è virare gradualmente verso una dieta crudista-fruttariana (cioè quella più adatta all’uomo), alcalinizzare l’organismo e apportare minerali in forma liquida e assimilabile, estratta dai vegetali. Questa dieta va approcciata gradualmente perchè dà luogo a numerose crisi di disintossicazione da scorie e muco, dovuti ad anni o a decenni di errate abitudini alimentari. Spesso queste crisi vengono erroneamente scambiate dai neofiti per carenze nutrizionali.

Infine è lecito pensare che, una volta finito il processo della disintossicazione, si possano reintegrare i minerali perduti, in modo naturale e quindi “invertire l’invecchiamento”.

Il 99% della frutta (dolce, acida, grassa) e dei vegetali crudi commestibili hanno un effetto alcalinizzante e apportano minerali nell’organismo. Quindi questi cibi, rinfoltendo la nostra riserva di minerali, aiuteranno a neutralizzare tutte le acidificazioni dovute allo smaltimento delle scorie e dei rifiuti tossici, nonchè del muco presenti nel corpo a causa di decenni di malealimentazione.

I cibi che acidificano sono:

  • tutti i cibi elaborati e raffinati industrialmente.
  • tutti i cibi cotti: generano in diversa percentuale il fenomeno della leucocitosi nel corpo in quanto vengono riconosciuti dall’organismo come non-cibo, facendo scattare le difese immunitarie.
  • Nel caso di vegetali allo stato naturale e poi cotti l’acidificazione è più lieve.
  • tutti i cibi di origine animale: carne, pesce, insaccati, uova, latte e formaggio.
  • tutti i vegetali che non sono commestibili crudi a piena maturazione e derivati: legumi, cereali, grani, farinacei.
  • tutti i vegetali che contengono un’alta percentuale di amido.
  • tutti i cibi ad alto contenuto proteico.
  • un apporto proteico superiore ai 30-35 grammi giornalieri dà luogo ad acifificazioni.

Altre cause di acidificazione sono le fermentazioni intestinali dovute a combinazioni alimentari errate. Anche i semi acidificano e in genere tutto ciò che ha un alto contenuto proteico.

Le combinazioni da evitare sono:

  • amidi+proteine
  • amidi+zuccheri
  • amidi+acidi
  • proteine+zuccheri
  • proteine+acidi
  • amidi+amidi (un solo tipo di amido concentrato a pasto)
  • proteine+proteine (un solo tipo di proteine concentrate a pasto)
  • grassi+proteine
  • grassi+zuccheri
  • grassi+acidi (avocado+limone è un’eccezione che conferma la regola e si può fare senza conseguenze)
  • grassi+grassi (un solo tipo di grasso concentrato a pasto)

Il contenuto proteico giornaliero medio dovrebbe essere compreso tra i 25 e i 30-35 grammi. Sopra i 30-35 grammi comincia l’acidificazione. Registrandosi su siti come fitday.com o cronometer.com ognuno può facilmente controllare questo valore.

Quando si violano le regole delle corrette combinazioni alimentari avvengono delle fermentazioni nello stomaco e/o nell’intestino. Fermentazione significa ebollizione ma in questo contesto è sinonimo di acidificazione, in quanto ne è la causa.

Le fementazioni creano nel corpo acqua, acido acetico, anidride carbonica e alcol. L’organismo utilizza solo l’acqua, mentre il resto deve smaltirlo e neutralizzarlo “bruciando” la nostra preziosa miniera di minerali, quindi come spiegato facendoci ammalare, invecchiare e andare più velocemente in contro alla morte.

Vale la pena di notare come i cibi acidificanti contengano già al loro interno delle combinazioni alimentari errate per l’essere umano: ad esempio i fagioli violano la regola “amido+proteine” in quanto contengono una percentuale considerevole di entrambi gli elementi. Infatti, come è noto, producono gas nell’intestino: questo gas è la conseguenza di una fermentazione, la quale dà luogo ad un’acidificazione. Gli acidi prodotti vengono assorbiti dai villi intestinali (ne abbiamo 3000 per centimetro quadrato) che li ributta nel sangue, abbassandone il valore del PH. Quindi segue la neutralizazzione degli acidi che si concretizza in una demineralizzazione.

Fonte: http://ehretismo.com/2012/03/salute-perfetta-ringiovanimento-fisico-e-longevita-questione-di-sangue/

Gli ominidi di 12.000.000 di anni fa erano fruttariani, a cura di Boyce Rensbenger

La ricerca dà risultati sorprendenti: i denti mostrano che la frutta era l’alimento principale

A cura di Boyce Rensberger – editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

Teschio ominide

Studi preliminari sui denti fossili hanno condotto un antropologo a suggerire una ipotesi sensazionale: gli antenati umani, in origine, non erano prevalentemente mangiatori di carne e neppure di semi, germogli, foglie o erbe. Né erano onnivori. I loro denti invece sembrano mostrare le tipiche caratteristiche di chi si nutriva di una dieta a base di frutta.

Almeno fino all’arrivo dell’Homo erectus, la specie immediatamente precedente all’Homo sapiens, non c’è evidenza della dieta onnivora, che oggi è tipica degli esseri umani.

Teschio ominide

Se confermati, i risultati rovescerebbero parecchi presupposti comunemente ritenuti validi circa la dieta degli ominidi delle origini, ovvero le creature della specie umana. Si è ritenuto generalmente, per esempio, che i grandi molari, piatti in superficie, delle specie robuste di Australopiteco [uomo preistorico] e quelli appartenenti all’essere propriamente umano, chiamato Homo habilis, avessero in sé le caratteristiche degli onnivori, mangiatori di carne mescolata a radici, frutta secca a guscio, uova, germogli e frutta.

“Non voglio sbilanciarmi troppo ancora” – ha detto il Dott. Alan Walker, un antropologo dell’Università John Hopkins, che ha scoperto la prova dentale. Ma è senz’altro una sorpresa”.

Nessuna eccezione trovata

Il campione dei denti studiato finora è piccolo – poco più di due dozzine dei principali quattro tipi rappresentativi degli ominidi  –  ed ulteriori analisi potrebbero confutare le ipotesi iniziali. Ma, sebbene il campione sia piccolo, nessuna eccezione è stata trovata.

Ogni dente esaminato appartenente agli ominidi del periodo da 12 milioni di anni fa fino all’Homo erectus, è sembrato appartenere ai mangiatori di frutta. Il dente di ogni Homo erectus era quello di un onnivoro. L’Homo erectus è stata la prima forma umana nota per essere emigrata al di fuori dell’Africa. I reperti [campioni] sono stati trovati in molte parti dell’Africa e dell’Asia.

I risultati sono basati sull’analisi estremamente dettagliata dei microscopici tipi di usura riscontrati sulle superfici dei denti a causa della masticazione. Il metodo, inventato dal Dott. Walker, utilizza un microscopio elettronico a scansione che evidenzia i graffi e i buchi che sono invisibili ad occhio nudo.

Il Dott. Walker ha trovato che generi differenti di alimento contengono minerali che guastano la superficie dello smalto dei denti con diverse modalità. È possibile anche distinguere fra un mangiatore di erba e un mangiatore di foglia perché ogni alimento contiene tipi e quantità diverse dei caratteristici cristalli della silice, che si formano naturalmente all’interno delle cellule vegetali. Questi cristalli, chiamati phytoliths, sono più duri dello smalto dentario e lo graffiano leggermente mentre l’animale mastica questo alimento.

Le erbe contengono una proporzione elevata di phytoliths tipica delle foglie dei cespugli e degli alberi. La frutta non ne contiene nessuno. Di conseguenza, i denti dei mangiatori di frutta sono molto lucidi, senza cioè quei tipici segni di usura caratteristici [provocati] da altre fonti di alimento. La carne non contiene phytoliths ma i denti dei carnivori mostrano le graffiature causate sgranocchiando ossa.

Regolarità del tipo di usura dentale

Utilizzando i denti di vari mammiferi viventi di cui si conosce l’alimentazione, il Dott. Walker ha stabilito che il tipo di micro-usura dei denti doveva essere  abbastanza  regolare da una specie all’altra. Ciò è in gran parte dovuto al fatto che lo smalto dei denti è della stessa sostanza in tutto il regno animale.

Per provare il suo metodo, il Dott. Walker ha confrontato i tipi di micro-usura [dentale] su determinate specie di animali di cui si conoscono differenti abitudini di alimentazione. Per esempio, di due tipi di hyracoidea (un tipico esemplare di coniglio della famiglia dei mammiferi roditori), uno si alimenta principalmente di erba mentre l’altro è un esploratore, che si nutre delle foglie dei cespugli e degli alberi. I loro denti possono essere identificati facilmente utilizzando un microscopio elettronico a scansione.

Il Dr. Walker ha riscontrato modelli simili in vari tipi di maiale selvatico, come il facocero e una tipologia di scimmie. È mettendo a confronto questi modelli che i denti degli ominidi vengono esaminati.

Per esaminare i denti al microscopio il Dott Walker deve montare le corone dei denti su tronconi di metallo all’interno della camera a vuoto del microscopio, successivamente la corona verrà ricoperta con una lega d’oro palladio che riflette il fascio elettronico. È il fascio di elettroni riflesso che il microscopio individua elettronicamente e manipola per ingrandire l’immagine che viene poi proiettata su uno schermo televisivo. I denti degli ominidi non hanno prezzo. I reperti non vengono distribuiti a nessuno, neanche ad Alan Walker, che è un collega vicino a molti dei principali cercatori dei fossili di ominidi. Di conseguenza, il Dott. Walker ha messo a punto un metodo che riproduce i denti fondendoli con l’epossido. Il metodo non altera il fossile e capta al microscopio tutti i dettagli necessari all’analisi.

Se è vero che gli ominidi dei primordi erano principalmente tutti mangiatori di frutta, questo fatto suggerirebbe uno stile di vita simile a quello degli scimpanzé che vivono nelle foreste, come la maggior parte degli antropologi aveva intuito.

Tuttavia il Dott. Walker osserva che una dieta a base di frutta non deve identificarsi con quello che gli Americani intendono in senso stretto – arance, prugne, mele, banane ed altri prodotti estremamente dolci e molli.

Centinaia di piante producono frutti più duri e più sostanziosi. Il baccello dell’albero dell’acacia è solo un esempio e oggi è abbastanza comune in Africa. Si sviluppa nelle regioni leggermente boscose vicino ai pascoli considerati solitamente come la casa degli ominidi delle origini.

New York Times, Science Times, Tuesday May 15, 1979

Fonte: www.health101.org

Professor Alan Walker FRS membro della Società Reale britannica,  Pennsylvania State University, USA (Promotore)

Alan Walker

Alan Walker Evan Pugh [il più alto titolo onorifico dell’Università della Pennsylvania, dal nome del primo rettore] è professore di Antropologia e Biologia all’Università dello Stato della Pennsylvania.

È un paleontologo che ha fatto avanzare [la ricerca] nel nostro settore portando avanti il lavoro di laboratorio sui primati fossili e viventi, al fine di  studiarne il  comportamento. Ha studiato la deambulazione dei lemuri viventi, al fine di riconsiderare la locomozione dei lemuri giganti del Madagascar recentemente estinti, l’usura microscopica sui denti per comprendere le abitudini alimentari dei primati e ominidi estinti e, recentemente, ha collaborato con i colleghi per capire il rapporto  tra le dimensioni dei canali semicircolari [sono i tre canali semicircolari all’ interno dell’orecchio] e il movimento, al fine di  scoprire gli adattamenti locomotori delle specie estinte senza ricorrere  alle informazioni sullo scheletro degli arti. È membro della Società Reale, dell’Accademia Americana delle Arti e delle Scienze, Socio Straniero della United States National Academy of Sciences  e membro della MacArthur Academy. Il suo libro La saggezza delle ossa (con Pat Shipman) ha vinto il Premio Rhône-Poulenc nel 1997.

Fonte: royalsociety.org

Editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

Le motivazioni etiche del vegetarismo, a cura del Prof. Armando D’Elia

Le motivazioni etiche del vegetarismo

Prof. Armando D’Elia – editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

Prof. Armando D’Elia

Naturalista, chimico, studioso di dietetica vegetariana (Comitato Scientifico AVI)

tratto da: “Facciamo la pace con i nostri animali”

Una prima considerazione, ovvia, è che mangiando carne si partecipa materialmente e personalmente al massacro di animali pacifici e innocenti, che dovrebbero essere nostri compagni di vita e che noi invece trasformiamo in vittime di una nostra ingiustificabile violenza.

Né può valere la considerazione che noi non ammazziamo con le nostre mani e che ci serviamo di intermediari che il più delle volte non vediamo: i lavoranti dei mattatoi, i fucili dei cacciatori, gli attrezzi dei pescatori, le trappole mortali. La realtà è che se ognuno di noi dovesse con le proprie mani uccidere un agnello o un coniglio, non ne avrebbe il coraggio e ci rinuncerebbe. Questa è una delle tante, tantissime prove che noi non siamo per natura carnivori. Il vero animale carnivoro, infatti, è innanzitutto in grado di raggiungere in corsa la propria preda (e l’uomo non è così veloce).

Ammesso che si sia raggiunta la preda, bisogna azzannarla (ma l’uomo non ha le zanne del carnivoro, né gli artigli), poi bisogna ferire o sgozzare la vittima (ma l’uomo non possiede l’insensibilità tipica del carnivoro), poi infine sbranarla e mangiare le carni ancora calde e palpitanti. Chi di voi è capace di tanto? Credo nessuno, anche perché l’uomo non ha la dentatura adatta per mangiare la carne cruda. Per mangiare la carne, l’uomo deve ricorrere a un artificio, deve, cioè, cuocerla, perché solo la cottura la rende masticabile dai nostri denti, che sono denti da frugivoro, di forma particolare, ben diversi dai denti dei carnivori. L’uomo è, quindi, “disarmato” fisicamente e psichicamente. È un animale inerme. Non è un animale carnivoro. Avvicinatevi a un erbivoro che pascola: non si allontana, non fugge, perché “sente”, con l’acutezza del suo istinto, che non ha nulla da temere da voi, sente che non siete pericolosi, che non siete carnivori. Ben diverso è il suo comportamento di fronte a un carnivoro. E purtroppo noi ricambiamo male quella loro innata fiducia perché da frugivori quali siamo per natura siamo giunti, per deviazione alimentare, a essere crudeli assassini proprio di quegli animali che, ignari ancora della loro sorte, manifestano tanta fiducia nei nostri riguardi.

Prof. Armando D’Elia

L’uomo sembra fatto per nutrirsi principalmente di frutta, radici e altre parti succulente (ricche d’acqua) dei vegetali. Le sue mani gli consentono facilmente di cogliere tutto ciò; d’altro canto, le sue mascelle corte e di forza media, i suoi canini uguali (di pari lunghezza) agli altri denti e i suoi molari a forma di tubero non gli permetterebbero né di brucare l’erba né di divorare la carne, a meno che egli non renda questi cibi commestibili attraverso la cottura.

Georges Cuvier

Fonte: “Le règne animal” di Georges Cuvier (baron). Tome I – 1817 pag 86

Chi difende il cibo animale dovrebbe costringersi a un esperimento decisivo per stabilirne la validità… lacerare le carni di un agnello vivo coi soli denti, e affondare la testa dentro i suoi intestini, estinguere la propria sete nel sangue fumante; quando, fresco di questa orribile azione, ritornasse agli irresistibili istinti della natura che si ergerebbero in giudizio contro di essa, e dicesse: “La Natura mi ha fatto per questo genere di lavoro”, allora, e solo allora, sarebbe coerente ……

Percy Bysshe Shelley

Percy Bysshe Shelley e la difesa del vegetarismo

…”Consideriamo senz’altro assurda la convinzione di quanti affermano che l’uso di mangiare la  carne abbia un’origine naturale. Che l’uomo non sia carnivoro per natura, è provato in primo luogo dalla sua struttura fisica. Il corpo umano infatti non ha affinità con alcuna creatura formata per mangiare la carne: non possiede becco ricurvo, né artigli affilati, né denti aguzzi, né viscere resistenti e umori caldi in grado di digerire e assimilare un pesante pasto a base di carne. Invece, proprio per la levigatezza dei denti, per le dimensioni ridotte della bocca, per la lingua molle e per la debolezza degli umori destinati alla digestione, la natura esclude la nostra disposizione a mangiare la carne.

Se però sei convinto di essere naturalmente predisposto a tale alimentazione, prova anzitutto a uccidere tu stesso l’animale che vuoi mangiare. Ma ammazzalo tu in persona, con le tue mani, senza ricorrere a un coltello, a un bastone o a una scure. Fa come i lupi, gli orsi e i leoni, che ammazzano da sé quanto mangiano: uccidi un bue a morsi o un porco con la bocca, oppure dilania un agnello o una lepre, e divorali dopo averli aggrediti mentre sono ancora vivi, come fanno le bestie. Ma se aspetti che il tuo cibo sia morto e se la vita presente in quelle creature ti fa vergognare di goderne la carne, perché continui a mangiare contro natura gli esseri dotati di vita?

Eppure, neanche quando l’animale è morto lo si potrebbe mangiare così come si trova, ma si lessa, si arrostisce, si modifica la sua carne per mezzo del fuoco e delle spezie, alterando, trasformando e mitigando  con innumerevoli condimenti il sapore del sangue, affinché il senso del gusto, tratto in inganno, possa accettare quanto gli è estraneo. […]

Plutarco, “Del mangiar carne”

Plutarco, “Del mangiar carne”

Editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

Carne e comportamento umano, a cura del Prof. Armando D’Elia

Carne e comportamento umano

Prof. Armando D’Elia – editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

Prof. Armando D’Elia

Naturalista, chimico, studioso di dietetica vegetariana (Comitato Scientifico AVI)

In linea generale si può affermare che, in condizioni naturali, gli animali carnivori sono feroci ed aggressivi e che quelli non carnivori sono invece pacifici e socievoli.

Un’altra facile constatazione: la graduale riduzione dell’aggressività dell’uomo a misura che esso passa da una dieta comprendente molta carne ad una dieta che esclude i cibi iperproteici e in particolare la carne.

È noto, ancora, che i cani addomesticati, sebbene in natura siano carnivori ed aggressivi (erano lupi !), se si vuole che montino con efficacia la guardia ed aggrediscano persone a loro sconosciute, debbono essere alimentati con molta carne. Analogamente, se si vuole, in tempo di guerra, impiegare degli uomini in azioni belliche efficaci, occorre dar loro abbondanti razioni di carne, utilizzata come una droga atta a sviluppare aggressività, violenza e insensibilità. Nell’Iliade di Omero si narra di festini a base di carne, delle specie di riti sanguinari ai quali prendevano parte i guerrieri tra una battaglia e l’altra.

Seneca faceva notare che tra i mangiatori di carne si trovano i tiranni, gli organizzatori di eccidi e di faide e di guerre fratricide, i mandanti di assassini, gli schaivisti, mentre coloro che si nutrono dei frutti della terra sono caratterizzati da mitezza di comportamenti. Liebig racconta che nel giardino zoologico di Giesen l’orso, se era costretto a mangiare carne al posto di vegetali, diveniva irrequieto e pericoloso. Si può quindi affermare che l’igiene fisica è anche, e sempre, igiene mentale, come sosteneva J .Dalemont, descrivendo la storia dell’alimentazione umana nel suo lavoro “Manuale di igiene mentale”.

È nota l’espressione “la carne mi dà la carica”, usata da chi vuole giustificarne l’uso alimentare, dato che questa società, basata sulla competitività, sulla concorrenza e sull’arrivismo, esige dall’individuo una grinta aggressiva che permette di farsi strada (“struggle for life”).

I suddetti pochi e succinti riferimenti socio-biologici già consentono di potere affermare che la carne influisce negativamente sul comportamento umano. Occorre però motivare meglio questa affermazione, cosa che cercheremo di fare qui di seguito, partendo da alcune considerazioni di carattere generale.

Certamente l’uomo è un animale influenzabile e condizionabile da diversi fattori ambientali e in modo molto evidente da quello alimentare. Il grande Ludwig Feuerbach nel lontano 1855 sintetizzò tale grande verità nella sua famosa frase “Der Mann ist vas er isst” (“L’uomo è quel che mangia”). Ma il medesimo significato scientifico di questo aforisma (Pare che tale aforisma sia stato ispirato a Feuerbach da Jacopo Molcschott. cclcbre fìsiologo, Olandese di nascita ma ilaliano di clezione. profcssore all’Univcrsità di Roma c di Torino, scnatorc dcl Regno d’Italia) si ritrova in un altro famoso aforisma, quello del grande studioso italiano BARTOLOMEO BECCARI (medico, chimico, professore di chimica all’Università di Bologna), il quale oltre un secolo prima, nel 1728, nella lingua dotta degli studiosi del tempo, aveva sentenziato: “Quid aliud sumus, nisi it unde alimur ?” (Che cosa altro siamo se non quello che mangimo?).

Non è un caso che questi due grandi pensatori siano stati vegetariani. Essi si possono considerare a giusto titolo dei precursori di quella parte della dietetica che si basa sulla biochimica degli alimenti. Il Beccari, fra l’altro, è lo scopritore del glutine e della isovalenza tra le proteine vegetali e quelle animali.

E tuttavia sarebbe errato ritenere che prima di Feuerbach e di Beccari il principio generale della interdipendenza tra alimentazione e comportamento non fosse noto. Andando su su nei tempi remoti ci si accorge che tale grande verità affiora nel pensiero di cultori di varie discipline, per arrivare addirittura ai Sufi (antichissimi mistici vegetariani dell’Islam) i quali in sintesi sostenevano che

l’essere umano è anzitutto ciò che mangia e sulla base di questo è ciò che pensa.

L’UOMO NON È UN SEMPLICE TUBO DIGERENTE DA RIEMPIRE CON CIBI VARI. È UN ESSERE PENSANTE, IL CUI CERVELLO È UN ORGANO CHE, COME TUTTI GLI ALTRI ORGANI DEL CORPO, DEVE ESSERE NUTRITO MEDIANTE LA CORRENTE SANGUIGNA, CHE VI PORTA IL MATERIALE OCCORRENTE AL SUO METABOLISMO. 

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Noi in media oggi mangiamo in gran parte cibi prodotti dall’industria, venduti solo a scopo di profitto e ignorando le nostre autentiche necessità alimentari naturali. Come la medicina ufficiale è condizionata e finanziata dall’industria farmaceutica, così la cosiddetta “scienza dell’alimentazione” è completamente nelle mani dell’industria chimica del cibo. La logica disumana del profitto spinge gli industriali dell’alimentazione a risparmiare quanto più possibile nella produzione del cibo, ricorrendo ad ingredienti di costo inferiore e quindi di bassa qualità, curando invece le apparenze con il ricorso a coloranti e confezioni affascinanti, onde ingannare i consumatori superficiali.

È così che, mediante sofisticazioni, contraffazioni, imbrogli e speculazioni orchestrate su vasta scala dalle industrie alimentari (sicure fonti di profitto, esenti da crisi), vengono spesso spacciate per “cibi sani” delle sostanze che sono invece tossiche e velenose. Si badi bene che questo inganno è organizzato a livello internazionale (si può pertanto parlare di “multinazionali del crimine”) e che l’uso indiscriminato di coloranti, aromatizzanti, conservanti, emulsionanti, antiossidanti, ecc. costituisce un continuo attentato alla nostra salute, trattandosi di una alimentazione intossicante che causa malattie fisiche e mentali. Alti tassi di colesterolo, dovuti alla eccessiva presenza di grassi, predispongono all’obesità, all’infarto; così come gli alti tassi di proteine in alcuni cibi anche scatolati (carne, anche di pesce; molluschi; ecc.) causano uricemia, gotta, ecc. Negativa oltremodo è poi la presenza abbondante di zucchero industriale (saccarosio) in moltissimi prodotti. Importante anche notare che la maggior parte dei cereali in commercio sono raffinati sino a rendere il loro potere nutritivo pressoche nullo.

Il suddetto panorama, ancorché sommario, è sufficiente a farci capire che oggi l’industria alimentare ci offre CIBI-SPAZZATURA che intossicano il nostro fisico e la nostra mente. Psichicamente questo modo sbagliato di alimentarci ci caccia in una condizione di perenne nevrosi, CHE SUL PIANO PRATICO SI TRADUCE POI IN ATTEGGIAMENTI VIOLENTI NEI RIGUARDI DEI NOSTRI SIMILI E DEGLI ALTRI ESSERI VIVENTI.

Cosa fare? : occorre riflettere e anzitutto cercare di comprendere il ruolo che deve svolgere l’alimentazione nella vita dell’uomo, mettendolo a confronto con l’attuale modo sbagliato di alimentarci impostoci dal potere industriale pilotato dal “dio-denaro”. Da un tale confronto emergerà sicuramente, per legittimo diritto all’autoconservazione, la decisione di cambiare il nostro modo di alimentarci oggi in voga, inserendo tale decisione in un progetto di cambiamento “globale” del nostro modo di vivere, non più supinamente conformista. In particolare, sul piano strettamente alimentare, occorre giungere all’adozione di una dieta semplice ed equilibrata, economica e salutare, povera (o priva) di grassi aggiunti e non iperproteica, non distruttiva e basata sull’uso di ciò che la natura offre.

È importante che un tale progetto di cambiamento venga realizzato con urgenza perché l’attuale modo sbagliato di alimentarci sta distruggendo velocemente la nostra vita e quella dei nostri figli e non c’è tempo da perdere.

Intanto occorre far sentire le nostre voci contro le mistificazioni del potere industriale oggi imperante e pretendere cambiamenti nel trattamento dei prodotti, nella coltivazione e nella loro commercializzazione.

OCCORRE INOLTRE INFORMARE QUANTE PIÙ PERSONE È POSSIBILE CHE ESISTE UNA ALTERNATIVA AL CORRENTE MODO INNATURALE DI ALIMENTARSI.

Un numero crescente di persone, specie giovani, hanno raggiunto questo livello di consapevolezza e hanno “depurato” la loro maniera di alimentarsi; sono, cioè, diventati vegetariani, conseguendo, con questo, non solo un miglioramento evidente della propria salute fisica, ma anche una serie di conseguenze positive nel campo mentale. Il cervello, nutrito, come prima si diceva, con sangue disintossicato, acquista caratteristiche fisiologiche positive particolari: il pensiero si fa più lucido e penetrante, si consegue una vera e propria “dilatazione della mente”, aumenta la capacità di autocontrollo e la resistenza al lavoro intellettuale e a quello fisico; scompare lo stato di nevrosi e di violenza cui si accennò nel precedente stelloncino dando posto ad un atteggiamento improntato invece a tolleranza, a mitezza, a disponibilità al dialogo sereno, alla ricerca di soluzioni pacifiche delle vertenze, alI’ amore, alla socievolezza, alla condivisione.

A QUESTO PORTA IL VEGETARISMO.

Assai interessante è la inequivocabile conferma dell’acquisizione di queste caratteristiche fisiologiche particolari del cervello che ci viene dallo studio dell’attività elettrica cerebrale (che è il risultato di milioni di potenziali d’azione dei neuroni), rivelata elettroencefalograficamente (EEG). In tali elettroencefalogrammi si possono osservare diversi ritmi di base, tra i quali è di grande importanza il “ritmo alfa” perché è indotto dall’alimentazione vegetariana ed è espressione di uno stato di rilassamento neuromuscolare non del solo cervello ma di tutto l’organismo.

Questo fatto assume un notevole rilievo in quanto, modificando la dieta in senso vegetariano, si influisce, conseguentemente ed inevitabilmente, anche sul comportamento, il quale diverrà conciliante e pacifico ed apporterà una sensazione di benessere che – secondo Leadbeater – può essere considerato “analogo allo stato di meditazione sulle realtà più profonde”.

Ma… cosa si deve intendere per “vegetarismo” ?

Comunemente si intende per vegetarismo l’astenersi dal mangiare il cadavere di altri animali, ma in realtà non è solo questo. Infatti il termine “vegetarismo” deriva dal latino “vegetus”, che significa “sano, vigoroso”; il vegetarismo consiste, quindi, nell’adottare tutte quelle norme di vita pratica che consentono di diventare, appunto, sani e vigorosi, sia pure con gradualità. A tal fine, la prima cosa da fare è indubbiamente la eliminazione dalla nostra dieta del cadavere di altri animali, cioè la eliminazione della più grossolana (e più dannosa) deviazione dalla nostra alimentazione naturale, che ci portiamo dietro dalla preistoria. Ma questa deve essere considerata solo una prima tappa, giacche occorre eliminare le altre trasgressioni alle leggi naturali. In particolare:

  • ridurre quanto più possibile il ricorso alla cottura che praticamente “uccide” i cibi, mentre la natura ce li offre “vivi”,cotti a fuoco lento dai raggi del sole; possibilmente, quindi, giungere a mangiare tutto crudo. Non esiste in natura l’albero del cibo cotto!
  • eliminare dalla propria dieta tutti i cosiddetti “sottoprodotti animali” (latte di mammiferi non umani, uova, derivati del latte, come latticini e formaggi, miele)
  • reimparare a masticare correttamente (“Masticare i cibi liquidi e bere i cibi solidi” ammoniva Gandhi), cioè lungamente, lentamente e completamente
  • reimparare a respirare correttamente, attivando soprattutto la funzionalità del diaframma e ricordando che l’aria è il nostro “primo” alimento, che dinamizza tutto il metabolismo. Si può vivere per moltissimi giorni senza toccare cibi solidi, molti giorni senza liquidi, ma solo una manciata di secondi senza aria. Ogni volta che è possibile, è molto salutare fare dei veri e propri “pasti d’aria” giacche “respirare è “vivere”
  • dare la massima importanza all’attività fisica, cioè al moto. Oggi l’uomo si muove poco, con gravi conseguenze sulla propria salute, a causa dell’uso continuo dell’auto, degli ascensori, delle scale mobili (tre autentiche “protesi” delle gambe), del televisore che costringe all’immobilità. Abbiamo due grandi medici amici: la gamba destra e la gamba sinistra, che occorre usare quanto più possibile: più chilometri a piedi, più salute. Le scale sono le montagne della città: è bene farle sempre a piedi. I due famosi clinici della John Hopkins University; Brent Petty e David Herrington, utilizzando i risultati di lunghi studi statistici sugli effetti dell’esercizio fisico, hanno accertato che per ogni scalino montato la vita umana si allunga di circa quattro secondi, con beneficio anche dell’attività cardiaca
  • eliminare gli alcoolici (vino, birra, ecc.), i nervini (caffè, the, cacao; guaranà, mathe), il sale, lo zucchero industriale (bianco o scuro che sia), i grassi da estrazione, le spezie forti, (pepe, mostarde, senape, ecc.)
  • attendere la comparsa della fame per mangiare
  • evitare la sovralimentazione, causa primaria di molti gravi stati patologici che affliggono tanta parte dell’umanità
  • evitare di mescolare cibi tra loro incompatibili a causa di diverse o addirittura opposte esigenze digestive. Possibilmente, dissociare i cibi (l’uomo ha tra i tanti suoi tristi primati anche quello di essere l’unico animale che mescola i cibi!), mangiando un cibo alla volta e intervallandoli sufficientemente fra loro.

Si tratta di una serie di tappe che occorre GRADATAMENTE realizzare per raggiungere alla fine a pieno titolo lo stato di “vegetus”. “Vegetariano” si può considerare colui che è “IN MARCIA” per diventare, appunto, “vegetus”. Fermarsi al primo gradino, cioè alla sola eliminazione della carne, non è sufficiente. Occorre invece proseguire, altrimenti ci si appiattisce su tale prima tappa e non si è più animati dal desiderio di andare avanti. A quel livello ci si potrà considerare soltanto dei “NON MANGIATORI DI CARNE”.

C’è chi, avendo eliminato la carne dalla propria dieta, ritiene necessario preoccuparsi di doverla “sostituire” con qualche altro cibo di eguale valore; preoccupazione infondata giacchè

UN VELENO NON SI SOSTITUISCE, MA SEMPLICEMENTE LO SI ELIMINA E BASTA.

Di solito simili idee “sostitutive”derivano dal fatto che la carne è comunque ritenuta, errando, l’unica fonte di proteine, per cui la sua eliminazione può dare l’impressione che manchi il terreno sotto i piedi: quindi, si pensa, occorre un altro cibo egualmente proteico o più proteico della carne per colmare il vuoto alimentare prodottosi! In questo errore cadono anche molti “vegetariani”, i quali sostituiscono una fettina di carne da 100 grammi con due o più etti di formaggio, notoriamente molto più proteico della carne oppure con piattoni di legumi, anch’essi più proteici della carne.

Naturalmente continueranno ad accusare le conseguenze negative da iperproteinosi con l’aggravante che oggi i formaggi sono diventati una sorta di discarica di tutti i farmaci intossicanti somministrati agli animali allevati industrialmente. Fatto salvo l’aspetto etico, continuare a mangiare la fettina costituiva forse, sul piano salutistico, il male minore. Ma chi non ha capito ancora questo si lamenterà e si meraviglierà dicendo: “Eppure ho abbandonato la carne!” E allora, cosa bisogna fare ? Risposta:

OCCORRE STAR LONTANI DA TUTTI I CIBI IPERPROTEICI, SIA ANIMALI (CARNE, FORMAGGI, UOVA) CHE VEGETALI (LEGUMI) ALCUNI DEI QUALI – COME LE LENTICCHIE – SONO RICCHI DI PURINE E ALTRI, COME I FAGIOLI, CONTENGONO “ANTIENZIMI’, CIOE’ DEI COMPOSTI CHE INATTIVANDO GLI ENZIMI DIGESTVI (SPECIE LE AMILASI E LA TRIPSINA), SONO, DI FATTO, ANTINUTRIZIONALI.

I grandi primati (come il gorilla, che ha una muscolatura formidabile) non mangiano alimenti iperproteici.

gorilla

Si tenga ancora presente che i legumi sono semi e che i semi, depositari della vita vegetale, “si difendono”; quindi la presenza degli antienzimi nei semi deve essere interpretata come “un loro mezzo di difesa”. Analogo significato può essere attribuito alla presenza della caffeina nei semi di caffè, della teobromina nei semi di cacao, della avidina nell’albume delle uova di gallina, dell’acido fitico nei semi di molte graminacee e di alcune leguminose, ecc., ecc..

Ma l’invito a star lontani da tutti i cibi iperproteici è giusto, oltre che per il motivo anzidetto, anche perchè un’alimentazione troppo proteica, essendo ricca di fenilanina e di tirosina, porta alla produzione di neurotrasmettitori che predispongono alla aggressività; ne riparleremo tra poco.

II precedente stelloncino iniziava accennando all’influenza del vegetarismo sulla mente, sull’intelligenza e sul comportamento dell’uomo. Occorre ora suffragare tale impegnativa affermazione portando degli esempi di noti vegetariani che con la loro vita e le loro opere hanno dimostrato, appunto, che il vegetarismo porta immensi benefici non solo al corpo, ma anche alla mente.

Già il grande Giovenale (Satira X, 512), circa 20 secoli fa, aveva sentenziato, con una massima eterna. la stretta dipendenza della sanità della mente da quella del corpo: “MENS SANA IN CORPORE SANO”. La mente, quindi, non può essere sana se non è sano il corpo: priorità, pertanto, della salute del corpo, assurta a “conditio si ne qua non” per la salute mentale.

Molto più tardi, nel XVII secolo, un’altra voce autorevole, quella del filosofo inglese Johri Locke, nella sua opera “Pensieri sull’educazione” (1693) doveva tornare a sottolineare la indiscutibile validità dell’assioma di Giovenale e cioè la dipendenza della sanità della mente da quella del corpo.

In pratica, se il corpo con il vegetarismo si disintossica, il sangue che nutre il cervello diventa più puro ed il cervello conseguentemente funziona meglio, manifestando quelle caratteristiche positive accennate all’inizio del precedente stelloncino. A proposito di esempi di noti vegetariani da portare come prova di quanto sopra detto si può facilmente constatare che

GLI UOMINI PIÙ INTELLIGENTI, PIÙ COLTI, PIÙ APERTI, PIÙ TOLLERANTI DEL MONDO, IN TUTTI I TEMPI, SI ANNOVERANO TRA I VEGETARIANI, IN TUTTI I CAMPI DELLO SCIBILE : NELLE SCIENZE, NELLA FILOSOFIA, NELL ‘ ARTE, NELLA LETTERATURA, NELLA MEDICINA, ECC. .

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Ecco qui di seguito un elenco, largamente incompleto, dei più noti e famosi vegetariani che con le loro opere e con i loro esempi hanno dato all’umanità intera delle guide sicure:

ANDERSEN, ARISTOTELE, BACONE, BASSANI, BAYLE, BERNARDIN DE SAINT PIERRE, BOSSUET, BUFFON, BYRON, CALVINO, CAPITINI, CHATEAUBRIAND, CICERONE, CINCINNATO, CUVIER, DARWIN, DIOGENE, DOSTOJEVSKJ, EDISON, EINSTEIN, EMERSON, EPICURO, ERODOTO, ESCHILO, ESIODO, EURIPIDE, FEUERBACH, FLAUBERT, FRANKLlN, FREUD, FROMM, GALENO, GANDHI, GIOVENALE, GOETHE, HUGO, HUXLEY, IPPOCRATE, JUNG, KAFKA, LAMARTINE, LEIBNIZ, LEONARDO, LEVI-STRAUSS, LOCKE, LORENZ, LUCREZIO, MAHLER, MARCOAURELIO, MARCUSE, MARTINETTI, MICHELET, MILTON, MONTAIGNE, MONTESSORI, MORAVIA, MORO T., NEWTON, NIETZCHE, NIJINSKI, ORAZIO, ORIGENE, OVIDIO, PAGANINI, PASCAL, PITAGORA, PLATONE, PLINIO, PLOTINO, PLUTARCO, PORFIRIO, RAMAN, RECLUS, ROUSSEAU, RUSKIN, RUSSELL, SCHOPENHAUER, SCHWEITZER, SHAW, SENECA, SHELLEY, SCHELLING, SIBELIUS, SOCRATE, SOFOCLE, SPENCER, SPINOZA, STUART MILL, SWEDENBORG, TAGORE, TEOFRASTO, TESLA, THOREAU, TIZIANO, TOLSTOI, VAN GOGH, VIRGILIO, VOLTAIRE, WAGNER, WASHINGTON, WEBB, YEUDI MENUHIN, ZAMENHOF, ZENONE

Vediamo ora cosa succede, invece, se il sangue che nutre il cervello vi fa giungere i cataboliti dei cibi di origine animale, specie della carne, e tutte le altre numerose tossine provenienti dai vari tipi di cibo-spazzatura esistenti in commercio .

Succede che la fisiologia cerebrale ne resta influenzata ed il comportamento sarà caratterizzato da intolleranza, tendenza alla tigiosità, aggressività. Al posto dell’amore, l’odio; al posto della convivialità e della unione, la separazione, l’annullamento della socialità, la violenza. L’uomo è cacciato in un feroce individualismo.

È quel che vuole il potere:

DIVIDE ET IMPERA !

Ecco perché il POTERE (che sa manovrare l’arma alimentare in modo da condizionare il comportamento umano e orientarlo nel verso che gli fa più comodo)

FA DI TUTTO PER INDURCI A MANGIARE CIBI MORTI, AVVELENATI E QUINDI INTOSSICANTI.

In quanto alla carne, costituita in sostanza da cadaveri cotti, abbiamo dimostrato che si tratta di un cibo gravemente dannoso per l’uomo; è, pertanto, logico che il potere, invece, ne propugni l’uso, avendo bisogno di creare sudditi ammalati nel fisico e, come s’è detto prima, nella mente.

IL BERSAGLIO È, INFATTI, IN ULTIMA ANALISI, IL CERVELLO, CHE SI VUOLE RENDERE INCAPACE DI CAPIRE.

L’alcool contribuisce notevolmente a tale manipolazione dell’attività del cervello e alla menomazione delle sue capacità cognitive. Giustamente il grande igienista francese Paul Carton qualificò l’alcool “uno dei tre alimenti assassini” (gli altri due sono la carne e lo zucchero industriale). Assunto nelle note forme commerciali (vino, birra, liquori, frutta sotto alcool, aperitivi, digestivi, ecc.) instaura nell’uomo una sorta di passiva e rassegnata accettazione delle strutture sociopolitiche create dal potere, alle quali offre un consenso acritico, reso possibile dall’annullamento delle capacità di autonomia di giudizio.

Tale azione devastante dell’alcool è completata dalle martellanti campagne di disinformazione operata incessantemente dai mass-media (stampa, televisione, radio, ecc.), con l’aiuto di individui prezzolati reclutati per l’occasione nell’ambito della medicina ufficiale, della cosiddetta “scienza dell’alimentazione” e della dietologia.

Basta osservare un ubriaco per comprendere che l’alcool agisce direttamente sul cervello; il potere lo sa ed è perciò che ne favorisce l’uso.

AVETE MAI VISTO UN DIVIETO DI ACQUISTO DI ALCOOLICI?: NON LO VEDRETE MAI!

La maggior parte della viticultura è finalizzata alla vinificazione di quello splendido frutto che è l’uva. Così, si possono acquistare liberamente ettolitri di vini e liquori, mentre, se è lo Stato si comportasse come “un buon padre” , dovrebbe tutelare la salute di tutti i cittadini suoi figli proibendo l’uso di questo veleno.

L’ALCOOL E’ LA DROGA DI STATO!

Nel maggio del 1982 fece molto scalpore la pubblicazione, sull’edizione italiana di “The Practitioner” (ma, dopo poco, anche su “Farmacia” n. 3 -1982), di un coraggioso rapporto, lungo e dettagliato, del prof. Alberto Madeddu, primario psichiatra nell’Ospedale provinciale Antonini di Limbiate, dal titolo esplosivo ” Alcool, la droga con il contrassegno di Stato”. Di tale rapporto, fra le impressionanti descrizioni degli effetti della droga alcool, ci limitiamo, per ragioni di spazio, a riferire la seguente importante affermazione: “Mentre la stampa dedica ampio spazio ad alcune centinaia di morti per eroina, più di 10.000 persone muoiono per alcool, nel silenzio generalizzato. Aggiungiamo che il n. 14 de “Il medico d’italia” (aprile 1985) informava che “nel 1984 l’alcool ha ucciso in Italia 10.450 persone mentre le droghe cosiddette pesanti avevano fatto 385 vittime”; e concludeva “L’alcool rimane un temibile killer”.

Di tanto in tanto alcune voci oneste si levano coraggiosamente per denunciare i tremendi effetti dell’alcool ed abbiamo prima citato una di queste voci, il prof. Madeddu.

Ultimamente però (novembre 1994) l’OMS, in un durissimo comunicato emesso a Ginevra, si è pronunciata “anche contro un uso moderato di alcool” smentendo così le teorie che ne sdrammatizzavano gli effetti sulla salute.

L’ALCOOL, DUNQUE, SI PALESA ED AGISCE IN PRATICA INDUBBIAMENTE COME UN POTENTE ALLEATO DEL POTERE.

In conclusione, mentre il vegetarismo favorisce (e lo abbiamo comprovato con il nutrito elenco di grandi vegetariani) le più eccelse facoltà cognitive, i carnami e gli altri cibi intossicanti deprimono tali attività cognitive, esaltando comportamenti dannosi all’individuo e alla società, ottunde i cervelli e li massifica a beneficio del potere, che ha interesse ad avere sudditi rassegnati, ammalati e tenuti accuratamente all’oscuro della nocività della carne.

Per avere tale tipo di sudditi occorre manipolare la loro alimentazione, in combutta con altre forze oscurantiste, che predicano anch’esse la rassegnazione (e pure I’antropocentrismo, che in fin dei conti giustifica il carnivorismo).

A conclusione dei precedenti stelloncini di questo sottocapitolo possiamo con sicurezza affermare che

TRA CORPO E MENTE ESISTONO LEGAMI MOLTO STRETTI SUI QUALI ESERCITA UNA DECISA INFLUENZA LA QUALITA’ DELLA NOSTRA ALIMENTAZIONE.

Detto questo, bisogna però anche ammettere che, nonostante tali innegabili connessioni, è difficile, se non impossibile, tracciare una netta linea di demarcazione tra corpo e psiche. Ma, a parte gli effetti prima descritti, oggi la neurobiologia e la chimica dei neurotrasmettitori ci danno la possibilità di spiegare la fisiologia dei meccanismi biochimici che presiedono all’instaurarsi di determinati comportamenti e non di altri.

QUESTO CI CONSENTE DI OPERARE CON SICUREZZA SCELTE CONSAPEVOLI TRA I CIBI A NOSTRA DISPOSIZIONE PRIVILEGIANDO ALCUNI ED EVITANDO ALTRI.

Non si può non accennare ora ad alcune nozioni fondamentali di anatomia e fisiologia della cellula cerebrale, che si differenzia dalla maggior parte delle altre cellule del nostro corpo in quanto essa può, a mezzo di particolari ramificazioni, comunicare con gli altri neuroni utilizzando dei punti di giunzione tra due neuroni chiamati “sinapsi”. Tale comunicazione avviene grazie ad un composto chimico che, appunto per tale sua funzione, è chiamato “neurotrasmettitore”. Questo neurotrasmettitore “trasmette” da una cellula all’altra dei “messaggi”, attivando un “recettore” specifico situato sulla membrana della cellula successiva.

Tenendo presenti queste succinte notizie di base, passiamo a dare sinteticamente alcune informazioni, limitatamente a quelle che permettono di orientarsi, sia pure genericamente, nella scelta dei vari cibi; ovviamente esula dai compiti del presente lavoro la trattazione particolare dei complicati meccanismi biologici cerebrali, peraltro estremamente importanti per la psicofarmacologia, dei quali quindi non parliamo, rimandando il lettore che volesse approfondire tale settore a lavori più ampi o specifici (consigliamo: Alberto Lodispoto -Medicina somato-psichica -ediz. Mediterranee -Roma).

Una considerazione preliminare: il cervello funziona osservando leggi biochimiche e attività fisiologiche non dissimili da quelle dell’uomo dell’età della pietra fissate da migliaia e migliaia di anni.

L’energia necessaria all’attività dei 100 miliardi di cellule mediamente presenti nel cervello umano è fornita infatti da circa 200 grammi quotidiani di glucosio, combustibile ricavabile solo dagli alimenti di origine vegetale (unica eccezione il latte, che lo contiene, combinato con il galattosio, nel disaccaride lattosio; l’enzima “lattasi”, come già detto in altro punto del volume, scinderà, poi, per idrolisi, il lattosio in una molecola di glucosio ed in una di galattosio).

La indispensabilità del glucosio (e quindi di una alimentazione essenzialmente di natura vegetale) per la funzionalità del cervello è comprovata dallo stato di anormalità che si verifica quando la quantità del glucosio ematico diventa deficitaria (il classico “calo degli zuccheri” , che tutti constatiamo e che arriva attorno alle ore 18), anormalità che si manifesta solitamente con i seguenti sintomi:

  1. l’attività cerebrale diviene palesemente debole
  2. la vita emozionale sembra spegnersi
  3. si avverte un certo disagio psichico
  4. sorge la sensazione di fame

Quanto sopra fa capire la grande convenienza nutrizionale della assunzione, con una certa continuità, di:

  • monsaccaridi (zuccheri della frutta, prevalentemente glucosio e fruttosio) o/e
  • disaccaridi (lattosio, maltosio, saccarosio, ecc.) o/e
  • polisaccaridi (amido dei cereali, delle patate, di alcuni frutti e radici. ecc.)

(Il saccarosio (C12 H22 O11) è quel noto prodotto commerciale usato comc dolcifìcante ottenuto dalla canna da zucchero o dalla barbabietola. Si trova però, in natura, anche in alcuni frutti, ai quali conferisce il sapore dolce in concorso con il glucosio ed il fruttosio, compresenti. Esiste tuttavia qualche frutto il cui sapore dolce è dovuto unicamente al saccarosio; ad esempio, l’ananas: 10 grammi di saccarosio in 100 grammi di parte edibile).

Sia i disaccaridi che i polisaccaridi, poi, daranno sempre glucosio alla fine della loro digestione (operata dai fermenti amilolitici esistenti nei vari distretti dell’apparato digerente); sono anch ‘essi, quindi, fonte di energia (resa: 4 kcal/g) e, pertanto, producono pure risparmio di proteine. E’ bene però che specialmente la assunzione dei polisaccaridi avvenga a dosi piccole e ripetute, in modo da assicurare una adeguata costanza di velocità nel lento rilascio di glucosio: tale rilascio “continuo ” permetterebbe un auspicabile e parallelo “continuun ” anche della resa cerebrale.

Ecco, quindi, l’antifisiologicità del mangiare ad ore fisse: autentica assurdità cui sono soggetti oggi pressochè tutti i lavoratori, ai quali il datore di lavoro (anche lo Stato! ) lascia solo pochi minuti da dedicare sveltamente al pasto per riprendere poi a lavorare subito dopo. Sarebbe invece necessario mangiare con calma, effettuando una lunga ed accurata masticazione (“prima digestio fit in ore”) che consenta alla ptialina, fermento amilobiotico della saliva, di agire specie sui polisaccaridi iniziando chimicamente la loro demolizione.

Riteniamo utile aggiungere i seguenti altri dati e considerazioni riguardanti il cervello umano, che è l’organo-principe del nostro corpo:

  1. consuma il 20% dell’ossigeno assorbito e trasportato dalle apposite cellule, superspecializzate, del sangue, cioè dai globuli rossi. Da notare che tra i cervelli dei vertebrati quello umano ha di gran lunga il primato (prima quantificato) del consumo di ossigeno; i cervelli degli altri vertebrati consumano in media dal 2% sino al massimo dell’8% dell’ossigeno fissato dai globuli rossi
  2. è attraversato, in 24 ore, da circa 2160 litri di sangue, pari a circa 40 volte la massa totale del sangue stesso
  3. 100 grammi di cervello assorbono da 600 a 800 cm3 di ossigeno al minuto
  4. i 3 dati prima riportati ci fanno comprendere la grande importanza che, per una buona funzionalità del cervello, ha una corretta e profonda respirazione (che deve mobilitare, oltre alle costole, anche -e soprattutto- il diaframma); condizione indispensabile per potere assorbire l’ossigeno in quantità sufficiente a soddisfare anche le esigenze di ossigenazione del cervello
  5. Il cervello ha una “fame” talmente grande di ossigeno che le cellule nervose, dopo un arresto dell’attività cardiaca e respiratoria, restano in vita solo per 2 o 3 minuti; quindi i tentativi di rianimazione debbono essere esperiti entro questo breve lasso di tempo, oltrepassato il quale l’attività nervosa superiore risulta irrimediabilmente compromessa, anche se poi vengono ripristinate le attività respiratoria e circolatoria. Si può quindi dire che il cervello è un motore che va “a zucchero” ma va anche “ad “ossigeno”.
  6. I rapporti tra attività cerebrale e vitalità generale sono stati studiati soprattutto da C.Coltman (neurobiologo dell’Università della California), Z.Khachaturian (del dipartimento di neuroscienza e neuropsicologia dell’apprendimento), dagli psicologi H. Weingarthner (specialista per i problemi dell’invecchiamento) e J.Fozard; questi quattro studiosi, a conclusione di lunghe indagini e ricerche, affermano concordemente che il lavoro espletato dal cervello in età avanzata influisce positivamente in quanto aumenta la salute fisica generale, la vitalità e l’aspettativa di vita, ingenerando ottimismo, fiducia in sè stessi e autostima.

Commentiamo questo invito a tener desta l’attività del cervello ricordando che, dato che per essere attivi bisogna aver voglia di aumentare le proprie conoscenze, occorre dare davvero ragione a Ronald Graham il quale diceva: “Se si smette di imparare si incomincia a morire! “

Abbiamo detto prima che il cervello umano è un motore che va a zucchero, in particolare a glucosio; aggiungiamo ora che la fisiologia cerebrale deve fare i conti con diversi neurotrasmettitori che agiscono sulla cellula nervosa facilitando o impedendo la trasmissione, oppure agendo da “modulatori”. I più importanti neurotrasmettitori sono: la noradrenalina, il triptofano, l’acetilcolina, la dopamina, la serotonina, l’acido gamma-aminobutirrico (in sigla, GABA), la glicina, la istamina, la tirosina.

Alcuni di questi neurotrasmettitori sono particolarmente importanti perché influenzano in modo notevole il comportamento qualora si inseriscano nella propria dieta dei cibi che ne provocano la formazione partendo da specifici aminoacidi. In particolare, nel cervello l’aminoacido triptofano si converte in serotonina, fatto che si esprime dicendo che “il triptofano è un precursore della serotonina”.

Occorre precisare che il triptofano si converte in serotonina con l’intermediazione di un enzima che esercita azione catalitica e che si chiama triptofano-idrossilasi (o idrossitriptofano).

Il triptofano, però, essendo un aminoacido “essenziale”, e fornito dal cibo essendo presente in molti alimenti di origine animale e vegetale. Peraltro la trasformazione del triptofano in serotonina avviene velocemente: inizia, infatti, appena un’ora dopo un pasto ricco di carboidrati, composti di esclusiva origine vegetale (zuccheri in genere, in particolare fruttosio e glucosio; destrina; amidi; frutta zuccherina, soprattutto). Il glicogeno, comunemente considerato “amido animale”, non ha rilevanza nutrizionale e, come il collagene, non influisce sulla formazione di serotonina.

II triptofano si trova, come già detto, anche nel mondo vegetale, non solo nei semi (specie nei semi delle leguminose) ma anche negli ortaggi e nella frutta. Portiamo alcuni esempi (i contenuti in triptofano sono espressi in mg in 100 g di parte edibile): lattuga 16, funghi porcini 38, patata 28, cavolo cappuccio 22, spinaci 53, carciofo 17, zucchina 17, banana 14, pesca 4, uva 3, fico 53, mango 119, arancia 44, kaki 110, pera 51, mela 58. Il triptofano è poi abbondante nei semi di arachidi, noci, nocciole, mandorle, ecc.. Se si assumono questi alimenti, si produce nel cervello il neuro-trasmettitore serotonina, che svolge le seguenti importanti azioni: favorisce il sonno, dà una sensazione di soddisfazione e di sazietà, induce alla socievolezza, innalza la soglia del dolore, attivizza le encefaline, agevola il superamento sia degli stati d’ansia e di depressione che di quelli caratterizzati da agitazione, permette di controllare il desiderio smodato di dolci.

Come si vede, la serotonina è ampiamente coinvolta nella determinazione del comportamento. in senso completamente positivo, anche perché provoca sensazione di rilassamento e di calma interiore.

Tra i neurotrasmettitori spiccano, per importanza, anche la tirosina e la colina, che è precursore della acetilcolina.

In conclusione si può affermare:

  • che i cibi animali ad alto contenuto proteico (come la carne -compresa quella di pesce-, i derivati del latte, le uova), essendo ricchi, come già si disse, di fenilalanina e di tirosina, stimolano due neurotrasmettitori, la dopamina e la norepinefrina, che provocano un COMPORTAMENTO ENERGICO, AGGRESSIVO E VIOLENTO.
  • che, invece, i cibi di origine vegetale, identificabili nei carboidrati, sono in relazione con l’attività del neurotrasmettitore serotonina che, attraverso sensazioni di rilassamento e di calma, provoca un COMPORTAMENTO PACIFICO.
  • che la concentrazione di triptofano che entra nel cervello e della serotonina che viene prodottà è maggiore se si mangiano carboidrati, confermando così che i VEGETALI FAVORISCONO SICURAMENTE LA FORMAZIONE DI SEROTONINA.

I tre punti sopra citati sono le conclusioni alle quali sono giunti molti ricercatori; recentemente sono stati confermati dalla Majo Foundation for Medical Education and Research, Rochester, Minnesota, USA.

Ci piace riportare anche quanto, a proposito dell’antagonismo dei due comportamenti, sopra riportati, indotti dai neurotrasmettitori, dice Pier Luigi Rossi, medico, specialista in scienza dell’alimentazione, Primario Unità operativa di medicina e pediatria di base (da “II giornale della natura”):

“II triptofano, la cui presenza nel cervello è legata al tipo di dieta seguita, genera la serotonina, il neurotrasmettitore della gioia, della serenità, del gioco. La serotonina contribuisce a far emergere una sessualità ludica, una sensazione di appagante soddisfazione, un sonno profondo, una sazietà da cibo veloce, lo sviluppo di legami sociali, parentali e di solidarietà. Insomma

LA SEROTONINA SEMBRA ESSERE UNA MOLECOLA CHIMICA NATURALE CHE PUO’ AVVICINARE L’UOMO ALLA FELICITÀ .

Gli alimenti vegetali, essendo ricchi di amido e fibra – continua il dott. Rossi, con il suo stile brillante ma sempre rigorosamente scientifico –

INFLUENZANO LA CONCENTRAZIONE DI TRIPTOFANO NEL CERVELLO, AUMENTANDONE LA DISPONIBILITÀA ESSERE TRASFORMATO IN SEROTONINA.

Un pasto proteico di origine animale (carni, formaggi o salumi) riduce, invece, la presenza di triptofano nel cervello.

QUESTA CONDIZIONE DETERMINA UNO STATO DI AGGRESSIVITÀ, DEPRESSIONE, ANSIA, PROPENSIONE ALLA LOTTA.

Un quotidiano eccesso proteico può influenzare la funzione del cervello apportando una forte presenza di tirosina, dopamina, noradrenalina e una marcata carenza di triptofano e serotonina.

QUESTO PORTA, NEL LUNGO PERIODO, A UNA “SCONFITTA” PSICOLOGICA E FISICA. IL CORPO UMANO NON PUO’ ESSERE VIOLENTATO DALLA CULTURA E DAL DENARO. ESSO RISPONDE A LEGGI FISIOLOGICHE E BIOCHIMICHE FORMATESI DURANTE IL MILLENARIO PROCESSO EVOLUTIVO”.

Così Rossi, il quale ha ribadito sinteticamente tale sua opinione in proposito (“La Repubblica” -9.5.1996) : “Il pensiero, l’amore, il piacere, la memoria sono generati da reazioni biochimiche cerebrali dipendenti da nutrienti alimentari: la scelta degli alimenti influenza i comportamenti e le emozioni quotidiane”. Quanto è stato sin qui esposto a proposito del triptofano e della serotonina ha trovato piena conferma SPERIMENTALE da parte di John Fernstrom e Richard Wurthman, biologi del Dipartimento della nutrizione e delle scienze alimentari al Massachusetts Institute of Technology.

Riteniamo di aver sin qui dimostrato sufficientemente che l’alimentazione influisce decisamente sulla psiche e sul comportamento umano: in senso positivo se si tratta di alimentazione vegetariana e in senso negativo se, invece, nella dieta prevalgono le proteine animali e in particolare la carne.

Si tratta di “conquiste” scientifiche di enorme rilievo culturale perché dimostrano che,

OPERANDO OCULATE SCELTE NEI CIBI, POSSIAMO CONSAPEVOLMENTE ORIENTARE I NOSTRI COMPORTAMENTI IN SENSO FAVOREVOLE AD UN REALE PROGRESSO DELL’UMANITA’ ANCHE SUL PIANO SOCIALE, ELIMINANDO L’AGGRESSIVITA’ E LA VIOLENZA SIA INTERSPECIFICA CHE INTRASPECIFICA.

Tuttavia, nonostante la ottimistica conclusione del precedente stelloncino, si sta verificando, anche nel campo delle entusiasmanti scoperte della neurobiologia prima illustrate, quello che è avvenuto, purtroppo, in altri casi consimili: e cioè che scoperte scientifiche innovative sono state considerate “utili occasioni” per imbastire speculazioni commerciali da parte di imprenditori senza scrupoli dell’industria farmaceutica. Riferendoci in particolare al caso che ci riguarda (scoperte neurobiologiche), sono state immesse sul mercato farmacologico dei “neurococktail”, miscugli di aminoacidi, ormoni e neurotrasmettitori, contenenti anche fruttosio, sali vari e succhi di frutta. Tali intrugli, che, lanciati negli USA, hanno già invaso l’Europa, sono noti come “smart drinks” (“bevande di energia”) e riscuotono un gran successo tra i giovani; i diversi tipi di queste bevande hanno nomi di fantasia che suggestionano e inducono al loro acquisto.

Così, si trova il “Sorgi e brilla”, una dose del quale contiene ben 500 milligrammi dell’aminoacido fenilalanina. E poi ancora il “Fast blast” (scoppio veloce), il “Power maker” (generatore di potenza), l'”lnferno taurino”, ecc..

Indubbiamente tali pozioni sono dannose alla salute; soprattutto dei giovani, i quali sono attratti dalla propaganda che accompagna questo smercio e che fa credere in effetti-bomba: ad esempio, ci sono bevande che promettono meraviglie, come la “Memory fuel” (benzina per la memoria) contenente colina per la produzione del neurotrasmettitore acetilcolina, la “Brain boost” (carburante per il cervello), miscuglio di colina, fenilanina e caffeina. Alcune di queste pozioni hanno provocato morti; una di tali bevande, a base di dosi massicce di triptofano, avendo provocato ben 28 morti, ha dovuto essere ritirata dal commercio. In media le dosi di questi intrugli costano circa tre dollari l’una.

Cosa fa la Fda (Food and drug administration) che dovrebbe controllare, per obbligo istituzionale, i cibi ed i farmaci? Ufficialmente si oppone alla diffusione di questi prodotti dannosi, ma sul piano pratico afferma che non riesce a bloccare il loro commercio in quanto ormai “il loro uso è molto diffuso” (!).

Per fortuna, in Italia di questi intrugli di neurotrasmettitori ancora non esiste un mercato preoccupante; così assicura l’Istituto Superiore della Sanità. In cambio circolano il “crack”, però, ed altre pericolosissime “bombe” distruttive.

La serotonina che, come il lettore avrà capito, riveste una particolare importanza avendo la particolare capacità di produrre sonno, soprattutto senza sogni, si è meritato giustamente l’appellativo di “sonnotonina”.

Il prof. Roberto Paoletti, direttore dell’Istituto di scienze farmacologiche dell’ Università di Milano e Presidente della “Nutrition Foundation of Italy” ha sottolineato gli importanti legami tra dieta e cervello: tutti sanno che talune patologie psichiche provocano condotte alimentari alterate (ad esempio, bulimia ed anoressia nervosa), ma è anche vero il contrario e che cioè

LA DIETA INFLUENZA L’ATTIVITA’ PSICHICA.

Si possono elencare con sicurezza almeno sei neurotrasmettitori la cui concentrazione può essere influenzata

MANIPOLANDO L’ASSUNZIONE ALIMENTARE DEI LORO PRECURSORI.

Ad es., il triptofano, precursore della serotonina, assunto con i cibi, regola la quantità della serotonina nel nostro cervello;

SE VIENE RIDOTTA LA QUANTITA’ DI SEROTONINA, AUMENTA L’AGGRESSIVITA’, DIMINUISCE IL SONNO E SI INSTAURA UNO STATO DEPRESSIVO.

Il prof. Levi, Presidente della Società italiana di neuroscienze, afferma che dal 1973 circa si assiste ad uno sconvolgimento del tradizionale paesaggio biomedico, soprattutto con le sorprendenti scoperte dei neurotrasmettitori e dei precursori. Ma anche la chimica relativa all’attività della cellula nervosa ha fatto passi da gigante; per esempio, si sa che il cervello è l’organo a più alto metabolismo, utilizzando, infatti da solo, l’80% del glucosio prodotto dall’organismo, cioè circa 200 grammi al giorno, come già s’è detto .

È necessario, ora, accennare brevemente ad un importante fenomeno che, benchè del tutto fisiologico, deve essere considerato -giacché tale sembra- un “fenomeno paradosso”. Consumando un pasto ricco di carne o di uova o di latticini (alimenti ricchi di triptofano) ci si dovrebbe attendere, dato quanto si è detto prima, che tale aminoacido si trasformi nel neurotrasmettitore serotonina. Ma abbiamo affermato nel contempo (e sembra una contraddizione) che l’alimento iperproteico “carne” crea aggressività e che invece, la serotonina è foriera del comportamento opposto, pacifico, rilassante e interiormente calmo. Come è possibile conciliare le due affermazioni ? La realtà è che il triptofano della carne e degli altri cibi iperproteici invece di incrementare nel cervello la serotonina vi provocano la sua diminuzione. Ecco cosa avviene: dopo una abbondante ingestione di carne è vero che aumenta nel sangue il triptofano, ma è anche vero che aumentano, nel contempo, anche altri due amino acidi e cioè la leucina e la tirosina, IN MISURA MAGGIORE DEL TRIPTOFANO, per cui essi impegnano prioritariamente i meccanismi di trasporto degli aminoacidi, a detrimento del triptofano. Di conseguenza il triptofano giunge al cervello in dosi molto basse provocando indirettamente una relativa diminuzione della serotonina e questo fatto provoca un comportamento aggressivo e violento.

QUESTO E’ L’AUTENTICO MECCANISMO DELLA GENESI DEL COMPORTAMENTO AGGRESSIVO DOVUTO AL RICORSO ALLE PROTEINE ANIMALI.

Ma allora, dato che modificando l’alimentazione si può influire sul comportamento umano, è forse errato affermare che l’aggressività è insita nella natura umana?. Sì, è errato.

Il più mansueto degli erbivori, se viene minacciato seriamente nella sua esistenza, certamente reagirà (costrettovi, guidato dall’istinto della sopravvivenza insito in ogni animale) e cercherà di opporsi, se a ciò non basta l’allontanamento o la fuga, anche con la violenza, ad una violenza che gli si vuole esercitare. Prendiamo esempio da quel che avviene in una corrida, durante la quale il toro, in extremis, duramente e ciecamente colpito, senza ragione, dal torero, reagisce per legittima difesa, cercando di colpire chi sta minacciando la sua esistenza. Ovviamente, questa del toro non è aggressività “innata”.

E nell’uomo? Se fosse vero che l’aggressività è insita nella natura umana sarebbe vanificato tutto quello che sinora abbiamo detto; ma non è vero, giacché nessuno nasce aggressivo e cattivo, ma può diventarlo -e lo abbiamo dimostrato- anche con l’alimentazione.

Orbene, anche l’antropologia così come la scienza moderna dell’alimentazione, che utilizza le scoperte della neurobiologia -afferma, sia pure con altre considerazioni, che condividiamo, le stesse cose. Riteniamo opportuno pertanto, esporre quello che a tal proposito afferma il noto antropologo prof. Luigi Lombardi Satriani in risposta alla domanda se l’aggressività è innata o è indotta dall’ ambiente. “È un alibi -risponde Satriani- rinviare l’aggressività alla natura; un alibi che la nostra società cerca di fornire a sè stessa per scaricarsi di molte responsabilità. In realtà, nessun uomo nasce “cattivo”. Se così fosse, l’aggressività sarebbe universale, cosa che la ricerca antropologica smentisce. Sono esistite ed esistono ancora società che hanno sviluppato culture assolutamente non violente. Sono sempre più rare e bisogna cercarle fra i popoli che non hanno avuto troppi contatti con la cosiddetta civiltà moderna e con i suoi valori. Per esempio, certe tribù dell’Africa o gruppi di Indios del Brasile nord-occidentale o gli Indios Piaroa in Venezuela, hanno saputo costruire una società molto pacifica, volta alla cooperazione. Non c’è traccia di aggressività nell’educazione dei loro bambini e i giuochi infantili rispecchiano l’equilibrio del sistema; sono fatti di danze, canti, amore. L’odio è sconosciuto.”

ED È ORMAI RISAPUTO CHE QUESTE POPOLAZIONI SONO VEGETARIANE: QUALE MIGLIORE CONFERMA CHE L’ALIMENTAZIONE FORGIA ANCHE IL COMPORTAMENTO?

Sono stati soprattutto gli studi di Yudhit e Richard Wurthman (già citato) a dare validità scientifica alla influenza dell’alimentazione sul comportamento umano e alla applicazione in farmacologia dei risultati dei loro studi. Oggi, i farmaci che provocano una diminuzione dell’attività del neurotrasmettitore dopamina sono usati per curare le psicosi ; mentre i farmaci che stimolano la sintesi dell’ adrenalina hanno un effetto antidepressivo. Ancora, dosi farmacologiche di triptofano e di colina (aminoacido necessario, come precursore, alla sintesi del neurotrasmettitore acetilcolina) sono impiegate nel trattamento della depressione e dell’insonnia. La colina è usata nella cura della discinesia, malattia simile al morbo di Parkinson.

Il dott. Ivan Goldberg, del New York Institute of Psychopharmacology, specialista nella terapia della depressione, ha dimostrato che i depressi (che lui chiama “i diseredati della speranza”) accusano una quasi totale assenza di noradrenalina, neurotrasmettitore che infonde fiducia, entusiasmo, vittoria. Lo ha constatato esaminando le loro urine, dove non ha riscontrato traccia del metabolita della noradrenalina, la cui assenza in origine è, così, dimostrata. Ebbene, afferma il dott. Goldberg, dando ogni mattina a costoro 100 mg di L-tirosina, che è il precursore della noradrenalina, si ottiene una vera e propria “resurrezione” del depresso, nel quale vengono colmati il vuoto della mente e le lacune della speranza.

Ci piace ricordare che Pitagora, pur non sapendo nulla di biochimica del cervello, rifiutava di mangiare carne sia per motivi etici sia per allontanare le pulsioni violente e conservare la serenità d’animo che lui prediligeva; la stessa astensione viene praticata da monaci buddisti e da yogi indiani, dediti alla vita meditativa. Per costoro, la carne provoca angoscia e agitazione ed è quindi da bandire.

Al contrario, l’alimentazione ricca di carne è utilizzata in situazioni particolari in parte già ricordate; sono quelle situazioni che si basano sulla valorizzazione della forza fisica, dell’azione violenta, forse un triste retaggio, duro a morire, dei nostri tempi preistorici, quando l’uomo fu cacciatore per necessità. Ne va dimenticato che i potenti ci tenevano a manifestare la loro pretesa superiorità con un carnivorismo convinto, in quanto, secondo loro, la carne, simbolo alimentare della violenza, costituire l’irrinunciabile distintivo dei forti.

Del resto, simbologia a parte, per mangiare carne occorre che in precedenza ci sia stato un atto violento culminato nell’uccisione dell’animale che ha fornito quella carne; chi ha esercitato quella violenza è risultato vincitore e l’animale ucciso è stata la vittima, il vinto.

Pertanto, essendo

IL CONSUMO DI CARNE BASATO SU UN ASSASSINIO, TALE CONSUMO NON PUO’ CHE ESSERE ASSOCIATO ALLA VIOLENZA E ALLA FORZA BRUTA. AL CONTRARIO, IL VEGETARISMO RICHIAMA LA STABILITÀ , LA TRANQUILLITÀ, LA SERENITÀ DEL MONDO VEGETALE CHE, NELLA SUA POSSENTE IMMOBlLITÁ, TRAE DALLA TERRA VITA E FORZA PER FARNE DONO ALL’UMANITÀ.

Oggi la neurobiologia, della quale ci siamo occupati nei precedenti stelloncini, consente di interpretare scientificamente pulsioni ed effetti di diete orientate in direzioni diverse e di proporre utili correttivi ai comportamenti che ne derivano.

Neurotrasmettitori come la noradrenalina e la serotonina sono protagonisti di primo piano nella determinazione del nostro comportamento ed abbiamo cercato di dimostrarlo.

Ma la neurobiologia non finisce più di sorprenderci giacché gli studi relativi sono alquanto recenti e continuano con nuove, molteplici ed interessanti rivelazioni, che si succedono rapidamente e alle quali si stenta a tener dietro.

Si è scoperto, per esempio, che alcune molecole di cui il cervello si serve per comunicare (per questa ragione si chiamano “neurotrasmettitori”) funzionano invece come ormoni quando agiscono in un altro organo; la stessa cosa si può dire di alcuni prodotti del sistema immunitario, come la interleuchina-6.

La più recente scoperta riguardante il campo d’azione dei neurotrasmettitori ci viene (“Corriere della sera” del 12/12/1994) dall’Università di Harvard, dove il prof. Michel Arold e l’ equipe dei suoi collaboratori sono riusciti finalmente a dare una soddisfacente risposta scientifica alla seguente questione. Tutti sanno che il caffé é una bevanda eccitante, da evitare la sera tardi perché generalmente la caffeina contenuta provoca insonnia. E’ tuttavia noto che alcune persone prendono il caffè, invece, proprio per addormentarsi. II quesito era: per queste persone come mai il caffé agisce da sonnifero e non da eccitante?

Orbene, Arold ha qimostrato che ciò è dovuto al fatto che

IL CAFFÈ ACCENTUA LA LIBERAZIONE NEL CERVELLO DEL NEUROTRASMETTITORE SEROTONINA, CHE INDUCE IL SONNO.

Chissà quante altre questioni di fisiologia e di parafisiologia rimaste sinora senza risposta verranno spiegate proprio dalla neurobiologia!

A conferma di quanto fin qui detto deve essere segnalato l’esito di una indagine sulle conseguenze dell’uso congiunto di carne e zucchero industriale (citiamo il caso che più frequentemente occorre: hamburger, bevande dolci e snacks), comunemente praticato da moltissimi giovani americani. Ebbene, il comportamento di tali giovani è soggetto ad alterazioni caratterizzate da instabilità e da aggressività. Questa sindrome è stata chiamata “Young food disease”, cioè sindrome dei ‘cibi di scarto per giovani”.

Editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

L’effetto delle Proteine della Carne sul Comportamento Umano, a cura del Prof. Armando D’Elia

L’effetto delle Proteine della Carne sul Comportamento Umano

Prof. Armando D’Elia – editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

Sesto Congresso Vegetariano Europeo – Bussolengo, Italia, 21-26 Settembre 1997

Prof. Armando D’Elia

Naturalista, chimico, studioso di dietetica vegetariana (Comitato Scientifico AVI)

Moltissimi sono gli animali che forniscono all’uomo le proteine della loro carne a scopo alimentare. Tali proteine creano indubbiamente nell’uomo aggressività, violenza, odio e insensibilità morale: si può pertanto affermare che la carne influisce negativamente sul comportamento umano. Al contrario, il vegetariano crea le basi per un atteggiamento caratterizzato da tolleranza, mitezza, socievolezza e condivisione. Oggi, le affermazioni e le intuizioni di grandi uomini contrarie al ricorso alle proteine della carne possono avvalersi anche della chimica dei neurotrasmettitori e della neurobiologia, discipline scientifiche che spiegano come, e per effetto di quali alimenti, si creano determinati comportamenti nell’uomo. Conseguentemente, noi possiamo oggi operare con accresciuta sicurezza delle scelte consapevoli tra i vari cibi, preferendo alcuni ed evitando altri. Occorre, fra l’altro, respingere l’affermazione che la violenza é insita nella natura umana: nessuno nasce aggressivo e cattivo, ma può diventarlo con l’alimentazione carnea.

Conseguenze delle proteine della carne sul comportamento umano

Le proteine animali indicate commercialmente come “carne” sono quelle del tessuto muscolare di vertebrati terricoli i cui cadaveri l’uomo utilizza a scopo alimentare. In particolare si tratta di bovini: (bue, bufalo, bisonte); cervo, capriolo, daino, renna; cammello, alce, dromedario; capra, pecora; asino, cavallo; lepre, coniglio; riccio di terra, ippopotamo, canguro, suini (maiale, cinghiale, ecc.). L’uomo utilizza, a scopo alimentare, anche la “carne” di vertebrati non terricoli: quelle dei pesci (il pesce, non dimentichiamo, é “carne di pesce”) e di altri animali acquatici (balena, rana), nonché le carni di uccelli (pollame, anatra, tacchino, struzzo, cacciagione varia). Ma l’uomo che mangia carne infierisce, uccidendoli e poi mangiandoli, su molti animali invertebrati, come: molluschi (polpo, seppia, calamaro, patella, chiocciola, ostrica, mitilo, dattero di mare, cardio, manicaio, cappa lunga, folode, sigaro di mare, vongola). Crostacei (gambero di fiume, gambero di mare, aragosta, scampo, gammano, granchio di mare, cancro, squilla, mala, grancevola). Echinodermi (riccio di mare, trepang-oloturia).

Le proteine animali indicate commercialmente come “carne” sono quelle del tessuto muscolare di vertebrati terricoli i cui cadaveri l’uomo utilizza a scopo alimentare. In particolare si tratta di bovini: (bue, bufalo, bisonte); cervo, capriolo, daino, renna; cammello, alce, dromedario; capra, pecora; asino, cavallo; lepre, coniglio; riccio di terra, ippopotamo, canguro, suini (maiale, cinghiale, ecc.). L’uomo utilizza, a scopo alimentare, anche la “carne” di vertebrati non terricoli: quelle dei pesci (il pesce, non dimentichiamo, é “carne di pesce”) e di altri animali acquatici (balena, rana), nonché le carni di uccelli (pollame, anatra, tacchino, struzzo, cacciagione varia). Ma l’uomo che mangia carne infierisce, uccidendoli e poi mangiandoli, su molti animali invertebrati, come: molluschi (polpo, seppia, calamaro, patella, chiocciola, ostrica, mitilo, dattero di mare, cardio, manicaio, cappa lunga, folode, sigaro di mare, vongola). Crostacei (gambero di fiume, gambero di mare, aragosta, scampo, gammano, granchio di mare, cancro, squilla, mala, grancevola). Echinodermi (riccio di mare, trepang-oloturia). Tale prelievo di proteine dal mondo animale costituisce una autentica carneficina, che non solo non è necessaria, non solo è eticamente riprovevole, ma che é anche apportatrice di stati patologici fisici, dovuti alla conseguente tossiemia (sino al cancro) e psichici (a causa dell’aggressività che induce nel comportamento). Di solito si intende per “carne” il tessuto muscolare (sempre contenente dei grassi “saturi”, cioè della peggiore qualità). Ma mangia carne anche chi mangia il fegato o le cosiddette “animelle” (pancreas, timo e ghiandole salivari) o il rene (rognone) o il cervello, organi non costituiti da tessuto muscolare; così pure mangia carne chi mangia la cosiddetta “trippa” (che è una parte del complesso stomaco dei ruminanti), oppure gli “insaccati”, come la coppa, il cotechino, la mortadella, il prosciutto, il salame, i1 würstel, lo zampone, ecc. Così ancora, mangia carne chi consuma la lingua o i muscoli della coda di bovini, oppure salciccia o bresaola o pancetta, ecc. E mangia carne anche chi mangia il caviale, la bottarga o (come in Cina) la carne di cane, o la cosiddetta “corata” o la “pagliata”.

Insomma, uno spaventoso massacro, un autentico grande olocausto

Questo immane prelievo, a scopo alimentare, di proteine dal mondo animale influisce profondamente sul comportamento umano. In linea generale, in condizioni di vita naturale, gli animali carnivori sono feroci e aggressivi, mentre quelli non carnivori sono pacifici e socievoli. Un’altra facile constatazione: la graduale riduzione dell’aggressività dell’uomo a misura che esso passa da una dieta comprendente molta carne a una dieta che esclude i cibi iperproteici e in particolare la carne. È noto anche che i cani, sebbene in natura siano carnivori, se si vuole che montino con efficacia la guardia e aggrediscano persone a loro sconosciute, debbono essere alimentati con razioni di carne superiori al normale. Analogamente, se si vuole, in tempo di guerra, impiegare degli uomini in azioni belliche molto rischiose, occorre dar loro abbondanti razioni di carne, utilizzata come una droga atta a sviluppare aggressività, violenza e insensibilità morale; nell’Iliade di Omero si narra di festini a base di carne, ai quali prendevano parte i guerrieri, tra una battaglia e l’altra.

Seneca faceva notare che tra i mangiatori di gran quantità di carne si annoverano i tiranni, gli organizzatori di eccidi, di faide e di guerre fratricide, i mandanti di assassinii, gli schiavisti, mentre coloro che si nutrono dei frutti della terra hanno un comportamento mite.

Liebig racconta che nel giardino zoologico di Giesen l’orso, se era costretto a mangiare carne al posto di vegetali, diveniva oltremodo irrequieto e pericoloso.

Si può quindi affermare che l’igiene fisica é anche igiene mentale, come sosteneva J. Dalemont, descrivendo la storia dell’alimentazione umana nel suo lavoro “Manuale d’igiene mentale”.

È nota l’espressione “la carne mi dà la carica”, usata da chi vuole giustificarne l’uso alimentare, dato che questa società, basa suÌla competitività, sulla libera e sfrenata concorrenza e sull’arrivismo, esige dall’individuo una grinta aggressiva che permetta di farsi strada (é nota la frase “struggle for life”).

È nota l’espressione “la carne mi dà la carica”, usata da chi vuole giustificarne l’uso alimentare, dato che questa società, basa suÌla competitività, sulla libera e sfrenata concorrenza e sull’arrivismo, esige dall’individuo una grinta aggressiva che permetta di farsi strada (é nota la frase “struggle for life”).

E non é un caso che questi due grandi pensatori siano stati vegetariani. Il Beccari, fra l’altro, è lo scopritore del glutine e della isovalenza tra le proteine vegetali e quelle animali. L’uomo non é un semplice tubo digerente da riempire con cibi vari. L’uomo é un essere pensante, il cui cervello é un organo che, come tutti gli altri organi del corpo, deve essere nutrito con il materiale che occorre al suo metabolismo e che gli porta la corrente sanguigna. E poiché noi oggi mangiamo in gran parte cibi prodotti dalle industrie alimentari, vendute solo a scopo di profitto e non tenendo in alcun conto le nostre autentiche necessità alimentari naturali, si può affermare che, come la medicina ufficiale é condizionata e finanziata dall’industria farmaceutica, così la cosiddetta “scienza dell’alimentazione” é completamente nelle mani dell’industria chimica del cibo.

Tale industria, in notevole parte, cerca di smerciare autentici “cibi-spazzatura”, soprattutto quelli a base di proteine della carne, servendosi anche del potente ausilio dei mass-media. Succede, quindi, che un’accettazione acritica di tali attività degli industriali alimentari, si traduce inevitabilmente, sul piano pratico, in comportamenti violenti nei riguardi dei nostri simili e degli altri esseri viventi, a causa dell’aggressività indotta dal cibo cadaverico. Già il grande Giovenale (Satira X,512) circa venti secoli fa aveva sentenziato, con una massima eterna, la stretta dipendenza della sanità della mente da quella del corpo: “Mens sana in corpore sano”.

La mente, quindi, non può essere sana se non é sano il corpo, il che, in termini pratici, significa che occorre dare alla salute del corpo la priorità essendo essa “conditio sine qua non” per la salute mentale. Molto più tardi, nel XVII secolo, un’altra voce autorevole, quella del filosofo inglese John Locke, nella sua opera “Pensieri sull’educazione” (1693) sottolineava la validità dell’assioma di Giovenale, cioè la dipendenza della sanità della mente da quella del corpo.

Da quanto precede deriva la grande importanza del vegetarismo (nella accezione, beninteso, derivante da una giusta valutazione dell’origine etimologica del termine) il quale, disintossicando il corpo, purifica anche il sangue che nutre il cervello; il pensiero, di conseguenza, si fa più lucido e penetrante, ne consegue una vera e propria “dilatazione della mente”, aumenta la capacità di autocontrollo e la resistenza al lavoro intellettuale e a quello fisico e si instaura un atteggiamento caratterizzato da tolleranza, mitezza, disponibilità al dialogo sereno, alla ricerca di soluzioni pacifiche delle vertenze, all’amore, alla socievolezza, alla condivisione.

L’attività elettrica del cervello, rivelata elettroencefalograficamente (EEG), ha evidenziato che l’alimentazione vegetariana induce il cosiddetto “ritmo alfa”, che é espressione di uno stato di rilassamento neuromuscolare non solo del cervello, ma di tutto l’organismo. Leadbeater sostiene che tale indagine scientifica comprova la benefica azione del vegetarismo sul comportamento, in quanto vi apporta una sensazione di benessere “analogo allo stato di meditazione sulle realtà più profonde”.

Ecco perché gli uomini più intelligenti, più colti, più aperti, più tolleranti del mondo, di tutti i tempi, si annoverano tra i vegetariani, in tutti i campi dello scibile: nelle scienze, nella filosofia, nell’arte, nella letteratura, nella medicina, ecc.

È ovvio, quindi, che se il sangue che nutre il cervello vi porta i cataboliti della carne, la fisiologia cerebrale ne resterà influenzata e il comportamento, invece, sarà caratterizzato – ripetiamo – da intolleranza, tendenza alla litigiosità e all’aggressività: al posto dell’amore, l’odio; al posto della convivialità e della unione, la separazione, l’annullamento della socialità, la violenza. L’uomo é, così, cacciato nella asocialità e in un feroce individualismo. È quel che vuole il potere: “Divide et impera!” Ecco perché il potere (che sa manovrare l’arma alimentare per influire, con essa, sul comportamento umano e orientarlo verso ciò che fa più comodo ai detentori del potere) fa di tutto per indurci a mangiare cibi morti, avvelenati e quindi intossicanti, soprattutto la carne. Il bersaglio è infatti, in ultima analisi, il cervello, che si vuol rendere incapace di capire. In conclusione, mentre il vegetarianesimo favorisce le più eccelse facoltà cognitive, i carnami deprimono tali attività cognitive, esaltando, invece, comportamenti dannosi all’individuo e alla società, e aumenta, di conseguenza, la quantità di serotonina che può ottenersi. Invece, un pasto ricco di proteine della carne riduce la presenza di triptofano nel cervello e, conseguentemente, determina uno stato di aggressività, di ansia, di propensione alla lotta. La scelta degli alimenti influenza, quindi, il comportamento e le emozioni.

Quanto ci dice il dott. Rossi ha trovato conferma sperimentale da parte di John Fernstrom e Richard Hurthman, biologi del Dipartimento della Nutrizione e delle Scienze Alimentari del Massachusetts Institute of Tecnology.

La serotonina si é pertanto meritata l’appellativo di “sonnotonina”, a causa della sua particolare capacità di produrre sonno. Da parte di alcuni “nutrizionisti” contrari al vegetarismo (per vari motivi, leciti o inconfessabili) si cerca di sostenere che l’aggressività non é determinata dalle proteine della carne, ma sarebbe insita nella natura umana; affermazione assurda, giacché nessuno nasce aggressivo e cattivo, ma può diventarlo con l’alimentazione carnea. Il noto antropologo prof. Luigi Lombardi Satriani ci dice al riguardo: “È un alibi rinviare l’aggressività alla natura; un alibi che la nostra società cerca di fornire a sé stessa per scaricarsi di molte responsabilità”. In realtà, nessun uomo nasce “cattivo”. Se così fosse, l’aggressività sarebbe universale, cosa che l’antropologia smentisce. Sono esistite, ed esistono ancora, società che hanno sviluppato culture assolutamente non violente. Per esempio, certe tribù dell’Africa o gruppi di Indios del Brasile nord-occidentale o gli Indios Piaroa in Venezuela, hanno costruito una società molto pacifica, volta alla cooperazione, non c’é traccia di aggressività nell’educazione dei loro bambini e i giochi infantili rispecchiano l’equilibrio del sistema: sono fatti di danze, canti, amore. L’odio è sconosciuto ed è risaputo che queste popolazioni sono vegetariane. Quale migliore prova che l’alimentazione forgia il carattere?

Non va dimenticato che i potenti ci tenevano a manifestare la loro pretesa “superiorità” praticando ed esibendo un carnivorismo deciso poiché, secondo loro, la carne, simbolo alimentare della violenza, doveva rappresentare l’irrinunciabile distintivo dei forti. Ma per mangiare carne occorre che in precedenza ci sia stato un atto violento culminato nell’uccisione di un animale; quindi il consumo di carne, essendo basato su un assassinio, non può che essere associato alla violenza e alla forza bruta. Al contrario, il vegetarismo richiama la stabilità, la tranquillità, la serenità del mondo vegetale che, nella sua possente nobiltà, trae dalla madre terra vita e forza per farne dono all’umanità. Il prof. Carlo Sirtori, noto clinico e scienziato, ha messo giustamente in luce che il ricorso alle proteine della carne da parte dell’uomo crea aggressività perché nella carne il calcio e il fosforo sono presenti nel rapporto di 1 parte di calcio contro 50 di fosforo. Mangiando carne, si introduce quindi un eccesso di fosforo, innaturale per l’uomo, nel cui latte il rapporto calcio/fosforo é di 2 ad 1. “Questo fatto- commenta Sirtori- comporta una caduta del tasso di calcio, con conseguente instaurazione, nel comportamento umano, di irritabilità e aggressività, che nei bambini può provocare delle crisi convulsive”.

Nel 1992 ai marines americani che si preparavano a entrare in azione durante la famosa “Guerra del Golfo” furono fatti pervenire, in aggiunta alle “normali” e già abbondanti razioni di carne, 50.000 tacchini. Motivo: “Sono soldati e devono mangiare molta carne”. In altri termini: “Devono aggredire e la carne serve per renderli aggressivi”. Termino questo mio intervento citando la nota frase del fisiologo Jacopo Moleschott, che conferma l’aggressività indotta dalla carne: “L’irlandese, finché si nutrirà di patate, sarà sottomesso dall’inglese che mangia beef-steak e roast-beef”.

– i testi e le traduzioni sono stati forniti dall’Associazione Vegetariana Italiana (AVI)

Editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

Alimenti vivi ed alimenti morti. Essenza del vegetarismo, a cura del Prof. Armando D’Elia

Alimenti vivi ed alimenti morti. Essenza del vegetarismo.

Prof. Armando D’Elia – editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)

Tutti i vegetariani concordano nel ritenere che – in linea di principio – l’uomo dovrebbe consumare solo alimenti vegetali e nello stato in cui essi si trovano in natura, cioè freschi, crudi e nella loro integralità, “cotti” a fuoco lento dai raggi del sole. Sappiamo tuttavia che tra i vegetariani soltanto i crudisti si attengono completamente a tale principio sul piano pratico, mentre gli altri coprono solo in parte i loro pasti quotidiani con cibi crudi, oppure praticano il crudismo solo per qualche giorno o per alcuni pasti. Dobbiamo riconoscere che è quanto meno innaturale sottoporre a cottura, quasi a correggere la natura, i cibi offertici crudi dalla natura stessa; e del resto 1’uomo, prima di scoprire il fuoco e di imparare a utilizzarlo, producendolo a volontà, a scopo culinario, per moltissimi millenni non ha potuto che cibarsi di cibi crudi. La cottura dei cibi in realtà risulta estremamente dannosa in quanto denatura, devitalizza e uccide il cibo che, se non era già morto prima di essere sottoposto a cottura, diviene certamente morto dopo cotto e come tale non più adatto alla nutrizione ottimale del corpo “vivo” dell’uomo e degli altri animali assoggettati all’uomo: un corpo “vivo” dovrebbe infatti alimentarsi solo con cibi “vivi’ , giacchè i cibi morti sono mortiferi. Torneremo più tardi su questo argomento. L’uomo è l’unico animale che sottopone a cottura il proprio cibo. Non solo, ma obbliga anche gli animali che ha assoggettato pensiamo per esempio al cane e al gatto) a mangiare cibi cotti. E ‘uomo è l’unico animale che si ammala e che fa ammalare gli animali cosiddetti domestici, alimentati nella stessa maniera, tanto che – come tutti sanno – una apposita categoria di medici, – i veterinari – si interessa esclusivamente di tali animali. Ma esiste veramente una così lineare relazione di causa ed effetto tra la cottura dei cibi e i danni alla salute dell’uomo e degli animali domestici? Indubbiamente non è soltanto la cottura dei cibi a produrre lo stato di malattia e la morte prematura dell’uomo; vi sono altre cause, o meglio “concause”, ma la cottura del cibi è, senza alcun dubbio, se non l’unica, la causa di gran lunga più rìlevante di tali disastrosi effetti. Si potrà certo obiettare che si può cuocere anche un cibo già morto, per esempio il cadavere di un animale e il corpo già morto di un vegetale (piante o frutta disseccate, semi tanto vecchi da aver perduto la facoltà germinativa, ecc.) ma noi qui vogliamo in particolar modo riferirci alla cottura di cibi che, pur potendo essere consumati allo stato crudo con gran vantaggio dell’uomo, sono sottoposti, invece, irrazionalmente, all’azione del calore artificiale con effetti senz’altro devastanti e degni della nostra massima attenzione, come tra poco vedremo.

Lo spunto a questo mio intervento mi è stato offerto da quel bellissimo volumetto, che l’Associazione Vegetariana Italiana (AVI) giustamente diffonde e raccomanda, dal titolo “Non più alimenti “morti” per vivere” e nel quale sono magistralmente esposti, da tutti i validissimi autori che hanno collaborato alla sua stesura (tra i quali mi fa piacere ricordare un medico assai stimato, il dott. Delor), i contributi delle diverse discipline scientifiche al processo, in atto, di recupero della nostra alimentazione naturale, soprattutto medìante la esclusione degli alimenti “morti”. In realta ci sarebbe da aggiungere ben poco a detto lavoro, ma egualmente voglio dare il mio modesto contributo a tale importante fine esponendovi alcune considerazioni, corredate da notizie che ritengo possano essere interessanti. Chiedo sin d’ora venia se, per esigenze dì chiarezza, sarò costretto ad affermazioni che sono probabilmente ai limiti della ovvietà. Un seme, cotto, non germina pìù; un uovo di gallina, fecondato, se covato dopo cotto, non darà mai più un pulcino; una pianta erbacea, appena estirpata e con l’apparato radicale integro, se cotta, non riattecchirà più nel terreno; e gli esempi potrebbero continuare. La cottura, quindi, uccide la vitalità questo è evidente.

Le tecniche usate per la cottura dei cibi vanno dall’arrostimento diretto su griglie a quello su superfici arroventate, dai fornia legna o a combustibile liquido alla bollitura in recipienti adatti, dai forni elettrici a quelli a raggi infrarossi o a microonde, dai forni a gas metano a quelli a bombole,ecc., ecc. Ma tutte codeste tecniche servono a raggiungere solamente un effetto: elevare la temperatura del cibo sottoposto a cottura per indurvi delle modifiche supposte utili ai fini digestivi, ma soprattutto che aumentino l’appetibilità dei cibi così trattati, cioè per soddisfare il palato. E in effetti la cottura “crea” nuovi odori e nuovi sapori; inoltre ammorbidisce e disgrega il prodotto facilitandone la masticazione incoraggiando così, purtroppo, la dannosa abitudine di mangiare in fretta masticando poco.

Nell’ottica della caccia al microbo di pasteuriana si attribuisce alla cottura il merito di operare un risanamento dei cibi sul piano microbiologico; ma questa considerazine perde pressochè completamente di valore quando si pensa che la cottura distrugge, come vedremo fra poco, proprio quel compesso di fattori che sono alla base delle nostre difese naturali che dovrebbero difenderci dai microbi. Si adduce un’altra motivazione alla cottura e cioè che l’alimento cotto si presta più di quello crudo a costituire un supporto per condìmenti ed ingredienti aggiuntivi, quali salse più o meno piccanti, sughi, intingoli vari, sostanze aromatiche, grassi, ecc.; ma in effetti è lo scadimento di vitalità conseguente alla cottura che spesso determina tale bisogno di condimenti violenti, che sono poi in sostanza degli eccitanti, ai quali purtroppo il palato si abitua, avendo perduto la capacità di gustare le cose semplici e naturali con i loro relativi tenui e delicati sapori.

In sostanza, il ricorso ai condimenti forti diviene di fatto per l’organismo una vera e propria causa di intossicazione. In conclusione, non dobbiamo tener conto dei fini edonistici anzidetti (della pretesa giustificazione della cottura imperniata sulla necessità di prolungare la conservazione dei cibi, diremo più avanti); dobbiamo invece sentirci interessati ad indagare scientificamente per sapere se la cottura incide veramente, e in quale misura, sulle caratteristiche vitali e nutrizionali dell’alimento. Passiamo, quindi, ad una analisi, necessariamente succinta per questioni di spazio, delle conseguenze della cottura sui diversi componenti nutritivi dei cibi.

Cominciamo dalle proteine, le quali subiscono un brusco decadimento del loro valore biologico, dovuto in gran parte alla parziale (in qualche caso totale) di aminoacidi essenziali ; tale distruzione e particolarmente intensa in caso di bollitura in quanto questa provoca la idrolizzazione dei composti proteici e la susseguente dispersione, nel mezzo liquido, degli aminoacidi.

Se poi la cottura delle proteine si effettua o mediante la frittura, che avviene a temperatura più elevata, o mediante forni a raggi infrarossi, che sono molto penetranti, si verificano effetti ancora più negativi di quelli provocati dall’arrostimento.

Considerando poi l’aspetto “digeribilità”, si deve tener presente che le sostanze proteiche già a 60°C iniziano a flocculare e poi coagulano del tutto, divenendo inattaccabili dai succhi gastrici e quindi indigeste.

Passiamo ora ai carboidrati (per brevità ci limitiamo ad esemplificarli con il pane, della cui componente proteica abbiamo detto prima). Il noto cancerologo dott. Alberto Donzelli (v.Girasole 1984 n. 3) ci mette in guardia dall’usare parti “imbrunite” dei prodotti da forno (tutti!), che contengono composti mutageni. Il calore, infatti, prima destrinizza i carboidrati (amidi) e poi li riduce a zuccheri, zuccheri però riducenti che sono capaci di legarsi ad alcuni costituenti delle proteine, dando prodotti cancerogeni.

In merito alla maggiore digeribilità degli amidi cotti bene (ad esempio la crosta del pane, in confronto alla mollica interna), derivante dall’azione della temperatura (come si diceva sopra, destrinizzazione e poi zuccheri), si tenga presente che il corpo umano è capace di fare la stessa cosa con i propri enzimi (ptialina, ecc.) amilolitici, senza ricorrere alla cottura: l’amido (farina), insapore all’inizio della masticazione, continuando a sottoporlo all’azione della saliva, diviene dolce. Pertanto questo preteso gran vantaggio della cottura ai fini di gestivi, non è proprio tale da riscattare la cottura stessa dalle schiaccianti conseguenze negative che essa comporta!

In quanto all’azione del calore sui grassi, esso causa fenomeni di ossidazione, che portano dapprima alla formazione di perossidi e di idroperossidi, e poi di acidi grassi a catena corta, olfattivamente sgradevoli; inoltre la glicerina che si libera tende a decomporsi trasformandosi in acroleina composto oltremodo tossico. Infine, l’acido linoleico, come il finolenico, preziosi per la sintesi dei fosfolipidi, subiscono, con il calore, delle modifiche strutturali che li rendono inattivi e quindi incapaci della predetta sintesi.

Da tener presente inoltre che in commercio, al dichiarato scopo di impedire i suddetti effetti negativi della ossidazione dei grassi indotta dal calore, si impiegano, come additivi, i cosiddetti “antiossidanti” ( per esempio, il butil-idrossianisolo, gallati vari, l’alfa-tocoferolo ecc.). Ma in realtà tali additivi non impediscono un bel niente perchè il calore pare che ossidi, inattivandoli, i medesimi antiossidanti prima che i grassi.

Ma la cottura crea danni molto gravi distruggendo o denaturando irrimediabilmente, e pressoche integralmente, il corredo vitaminico dei cibi, specie le vitamine termolabili come è ovvio. Tuttavia l’opera distruttiva più grave è quella che viene effettuata a carico di quell’ insieme di fattori vitali che costituiscono il carattere distintivo dei cibi “vivi” nei confronti dei cibi “morti” e cioè : enzimi, ormoni, pigmenti vari, essenze volatili, auxine, biostimoline, complessi antibiotici e antiossidanti naturali, aromi, complessi germinativi ecc. La perdita, per effetto della cottura, di questi fattori vitali è irrimediabile e gravissima in quanto essi costituiscono la base biologica delle difese naturali dell’organismo. Inoltre la clorofilla, durante la cottura delle parti verdi dei vegetali, subisce la degradazione a feofitina, di colore bruniccio, inutilizzabile dall’organismo.

Da tener presente infine che tra le peggiori conseguenze della cottura è da annoverare la perdita, nell acqua di cottura, o per altre vie, degli oligoelementi e dei preziosi sali minerali.

Ma vi sono molteplici altri elementi che concorrono tutti a farci affermare, sulla scia di Marziale, che “vivo non è esser vivo, ma star bene” e che, per star bene, cioè per essere “vivi”, occorre alimentarsi con cibi “vivi”. Per un semplice motivo : che la vita procede dalla vita, mentre – come ammonisce Léon Behar – “gli alimenti morti sono portatori di morte”.

Il noto igienista A.I. Mosséri ci dice (nel suo famoso trattato “La santé par la nourriture”) “Gli alimenti cotti non sono adatti all’alimentazione umana, essendo denaturati, devitaminizzati e demineralizzati”.

Il prof. Byron Tyler ripete .”Gli alimenti cotti sono alimenti morti”.

Il prof. Lino Businco, docente di patologia generale all’Università di Roma, cosi si esprime a proposito del crudismo : “La vita è cruda perchè tutti i suoi processi biologici si svolgono in un ambiente naturale, nei limiti della temperatura alla quale cellule e tessuti svolgono le loro attiività vitali. L’uomo primitivo, come sappiamo, assumeva dall’ambiente materie nutritive che consumava crude. Poi con l’avvento del fuoco ha abbandonato il suo integrale crudismo dietologico e questo abbandono ha infranto una fondamentale legge nutrizionistica che ha nel crudismo la sua base essenziale. Nel mondo animale, del resto, non vi è alcuna altra specie che cuocia i suoi cibi. L’abbandono del crudismo ha molto contribuito a favorire nell’uomo l’insorgenza e lo sviluppo di molte malattie a decorso cronico, come l’arteriosclerosi , le affezioni del ricambio, le avitaminosi, ecc. gran parte delle quali assenti o rare nel restante mondo animale” (dalla introduzione al libro di Nico Valerio sul crudismo, cui accennerò dopo).

“Cadavere” non è quindi solo il corpo di un animale morto, crudo o cotto che sia, ma “cadavere” è anche un vegetale ucciso con la cottura.

Accenneremo fra poco alle scoperte del medico di Losanna P. Kouchakoff e dell’ingegnere francese A. Simoneton, che hanno dimostrato scientificamente ed inequivocabilmente la negatività dei cibi cotti.

Ma dopo tante citazioni di studiosi stranieri non possiamo fare a meno, per amore di verità e non certo per un malinteso nazionalismo (da cui peraltro noi siamo certamente esenti), di ricordare qui l’analoga opera notevolmente meritoria di molti medici italiani, tra i quali mi piace ricordare i seguenti, sconosciuti purtroppo, a molti, se non ai più : Giuseppe Tallarico medico e biologo, autore del famoso libro “La vita degli alimenti”, meritorio anche perchè gettò le basi per la critica scientifica, clinico-biologica, dell’alimentazione dell’adulto umano con latte vaccino, fatta poi propria, anche all’estero da molti insigni medici e studiosi; Ettore Piccoli, milanese, fondatore dell’Unione Naturista Italiana, autore di lavori, tra i quali “L’alimentazione dell’uomo” (Milano, 1921) e “Norme di Igiene Nuova” (Milano, 1923), il quale soleva esemplificare i cibi morti citando le marmellate, da lui definite “autentiche composte di cadaveri”; Oscar Montanari, che scrisse un libro, più noto all’estero che in Italia, in difesa del crudismo, dal titolo lapidario “Gli alimenti cotti indeboliscono, ammalano, uccidono il corpo umano” (Roma, 1912); G. P. Penne, autore di “Rivoluzione in cucina con il regime fruttarlano” (Roma, 1935); Giuseppe Paneqrossi, noto clinico dell’Università di Roma, autore del libro in difesa del fruttarismo “Il naturismo nei confronti della scienza e della civiltà (Roma, 1937); Giorqio Oreglia, torinese, autore di “Mangiare per vivere”, in difesa del crudismo (Torino, 1953). Aggiungo ancora Nico Valerio, il cui libro sul crudismo (“Tutto crudo – Prima guida completa degli alimenti “vivi” – Oscar Mondadori, 1985) ha riscosso notevoli e meritati consensi in campo medico. E, infine, E. Alliata di Salaparuta che con il suo libro “Cucina vegetariana e naturismo crudo’ – Palermo 1971 – esponeva la sua “gastrosofia naturista” con 120 ricette crudiste.

Come si vede, studiosi italiani, medici e non medici, che hanno, con specifiche pubblicazioni, denunciato i misfatti della cottura, ce ne sono. Tuttavia, molti di loro sono rimasti pressoché sconosciuti nel passato, giacchè allora non esisteva un ente o una associazione a carattere nazionale che fungesse da centro coordinatore e propulsore di una così importante tematica nel campo della dietetica umana e da trait d’union fra tutti coloro che si interessavano del graduale ritorno dell’uomo alla sua originaria alimentazione viva.

A colmare questo vuoto culturale ed associativo c’è stato un primo tentativo purtroppo fallito del quale ci dette notizia, al Convegno nazionale dell’Associazione suolo e salute (tenutosi a Torino nel 1978) il prof. Luciano Pecchiai, direttore ospedale per bambini Buzzi di Milano e noto cultore di eubiotica, il quale riferì che già nel 1960 lui e Alfredo Ghiotti avevano deciso di fondare l’AIRAN, cioè l’Associazione Italiana per il Ritorno all’Alimentazione Naturale, che però per vari motivi non potette concretizzarsi (Atti del 1° Convegno nazionale Associazione suolo e salute – Torino, 1979). In Francia esiste però ancora l’AFRAN (Association Francaise Retour Alimentation Naturelle).

Oggi è finalmente sorta la “Lega per l’alimentazione viva” che ha ripreso saldamente in mano la predetta iniziativa di Pecchiai, ed intende assolutamente portarla avanti anzitutto richiamando alla coscienza di tutti gli italiani la necessità di rivedere senza indugi il proprio modo di vivere, a cominciare dall’alimentazione.

Occorre quindi rivedere tutta l’alimentazione tradizionale alla luce dei criteri fondamentali che presiedono all’alimentazione viva e che nel presente opuscolo sia pure succintamente vengono esposti.

Bisogna operare delle scelte, decise e coraggiose: ne va di mezzo il nostro bene supremo, cioè la nostra salute fisiopsichica, data la strettissima correlazione tra la nostra salute fisica e quella mentale mirabilmente espressa, come ben si sa, dalla famosa frase di Giovenale “Mens sana in corpore sano”.

E poichè le potenti industrie alimentari ci impongono, attraverso i convincimenti operati sulla nostra mente dai mass-media, (con l’ausilio di medici ignoranti o senza scrupoli o, peggio, assoldati dalle industrie farmaceutiche o alimentari) cibi morti ed avvelenati, autentici “cibi-spazzatura” (felice espressione, usata recentemente – dicembre 1990 – da Siegmund Ginzberg, corrispondente da New York di un grande quotidiano italiano, per indicare i cibi, tutti da eliminare, che provocano “avvelenamenti di massa” e che sono un grande affare per le industrie alimentari che li producono). Ma non dimentichiamo che già nel 1973 Gerald Messadié nel suo famoso libro “L’alimentatìon suicide” aveva denunciato senza mezzi termini i misfatti operati dal cibo spazzatura e ne aveva dimostrato i rovinosi effetti sulla nostra salute mentale, concludendo sinistramente che “L’uomo si scava la fossa con i propri denti”. Si deve insomma ritenere per certo che una siffatta alimentazione non possa che “drogare” anche la nostra mente. Partendo da tale considerazione c’è chi ha proposto, pur senza intenti spregiativi, di definire “uomini-spazzatura” coloro che, avendo subito per troppo tempo gli effetti del cibo-spazzatura, dovrebbero per questo essere ritenuti ormai irrecuperabili. Di diverso avviso è invece la Lega per l’alimentazione viva la quale ritiene che, qualunque sia il livello di degradazione fisio-psichica causata da una alimentazione impropria, l’individuo possa risalire la china e operare una vera e propria rinascita di sè stesso mediante il graduale ripristino della alimentazione naturale viva. A tal riguardo mi torna alla memoria il Nobel Isaac Singer il quale, convertitosi al vegetarismo in età avanzata, ammoniva “Non e mai troppo tardi!” Naturalmente l’alimentazione viva opera con efficacia risolutiva, oltre che sul piano curativo, anche su quello preventivo in quanto, tenendo l’uomo lontano dal cibo-spazzatura, attiva la migliore tutela possibile della sua salute fisica, mentale e morale. Torniamo un momento ad accennare, come ho prima promesso che avrei fatto, ai due studiosi stranieri Kouchakoff e Simoneton che ci hanno fornito con i loro originali lavori scientifici le prove della validità e addirittura della necessità fisiologica dell’alimento crudo, cosa che è stata messa in giusto risalto dal dott. Delor (per il Dott. Kouchakoff, sul n. 61 de “L’Idea Vegetariana” e, per l’ing. Simoneton, sul già citato libretto “Non più alimenti morti per vivere”).

A proposito del medico di Losanna (Kouchakoff) mi limito qui a ricordare, sia pure molto succintamente, che egli ha dimostrato, a conclusione di migliaia di esperimenti condotti su molti soggetti e su lui stesso, che un alimento cotto provoca la moltiplicazione quasi immediata (sin dai primi atti masticatori, giacchè la reazione fagocitaria è innescata addirittura nella cavità orale) dei globuli bianchi, che come è noto servono a difenderci da corpi estranei a noi dannosi, soprattutto di natura microbica, mentre l’alimento crudo non la provoca mai. Esiste, insomma, nel nostro organismo una sorta di automatismo fisiologico in forza del quale l’alimento cotto è trattato come un aggressore, contro il quale il corpo mobilita il suo più potente mezzo di difesa, cosa che non fa con l’alimento crudo, che evidentemente il corpo accetta come un “amico”, cioè come il cibo “naturale” dell’uomo. Queste scoperte sono di basilare importanza perché da esse scaturisce una verità fondamentale, a proposito della quale preferisco riferire il pensiero di un autorevole studioso, il prof. A. Delaval, che così si esprime :”L’uomo fa cuocere i suoi cibi ormai da parecchie centinaia di generazioni; ebbene, dopo tanto tempo non si è verificato alcun adattamento anatomo-fisiologico all’alimento cotto, che continua ad essere rifiutato dall’organismo mediante l’azione di rigetto evidenziata sperimentalmente da Kouchakoff. Insomma l’uomo continua a reagire oggi all’alimento cotto come ha fatto la prima volta migliaia di anni fa. Dopo tanto tempo il corpo continua a rifiutarsi di adattarsi a tale nostra incosciente perseveranza. Pertanto la scoperta di Kouchakoff ci ha reso edotti di una esperienza gigantesca sull’uomo, cominciata nella preistoria e deve costituire per noi un serio ammonimento. Le nostre difese sollecitate diverse volte al giorno, devono inevitabilmente indebolirsi e forse in questo risiede la nostra grande vulnerabilità alle infezioni. Inoltre, ogni individuo possiede un certo capitale energetico al quale attingono tutti i mezzi di difesa dell’organismo. L’effetto Kouchakoff dovuto alla alimentazione cotta diminuisce dunque la resistenza dell’organismo a tutte le aggressioni”. Così il prof. Delaval, che dedica un intero lungo capitolo del suo libro a questo argomento. (A. Delaval – “La nature n’est pas d’accord” – Paris, 1970).

La scoperta del dott. Kouchakoff è così importante da potere essere paragonata a quella dell’abate Gregorio Mendel, che si può considerare il padre della genetica. Ma Kouchakoff è accomunabile a Mendel per un altro importante fatto. Mendel pubblicò le sue scoperte nel 1865, ma tutte le società scientifiche del tempo le ignorarono e Mendel morì nel 1884, senza alcun riconoscimento ufficiale dei suoi lavori di ricerca. Solo nel 1900, dopo 35 anni di silenzio, finalmente la scienza ufficiale “scopri” la grandezza di Mendel e l’importanza enorme delle sue famose “leggi sulla ereditarietà dei caratteri” che rivoluzionarono la biologia. Per il modesto medico di Losanna, Kouchakoff, continua il “silenzio” della scienza ufficiale ed egli sta subendo la stessa sorte di Mendel. Ma è facile prevedere che non potrà rimanere ancora a lungo ignorato.

Per quanto ne so io, sembra che il dott. Delor sia stato sinora l’unico medico italiano a parlare della scoperta di Kouchakoff (e a scriverne sulla rivista dell’Associazione Vegetariana Italiana, come ho detto prima), mettendone in risalto l’importanza ai fini della conferma della positività dell’alimentazione crudista. E’ doveroso riconoscere al dott. Delor anche questo merito. Il secondo motivo che mi obbliga a parlare di Kouchakoff è, mi sembra, egualmente importante. rn breve, la storica pubblicazione del Kouchakoff “NOUVELLES LOIS DE L’ALIMENTATION HUMAINE, BASEES SUR LA LEUCOCYTOSE DIGESTIVE”, che ho la fortuna di possedere nell’edizione originale (Lausanne, 1937), può essere oggi integrata e resa completa, in quanto alle finalità scientifiche da un prezioso breve lavoro, ignorato dai più, che sul medesimo della leucocitosi digestiva fece il medico italiano C. Lusignani, dell’Università di Parma e che io sono riuscito a scoprire in un numero degli Annali di Clinica terapeutica del lontano 1924.

Occorre innanzitutto tener presente che le esperienze di Kouchakoff, conclusesi, con la pubblicazione delle loro risultanze, nel 1936, erano iniziate nel 1912!. Certamente il prof. Lusignani doveva essere a conoscenza degli studi sperimentali del suo collega (che stranamente non cita mai) e doveva averne compreso la grande importanza, come pure certamente sapeva che Kouchakoff non si sarebbbe interessato anche del meccanismo fisiologico che innesca o sospende la leucocitosi digestiva. Il Lusignani si dedica allora escusivamente a quest’ultima ricerca e completa così il lavoro di Kouchakoff offrendoci una spiegazione lucida e razionale che ha il grande merito di dare compiutezza agli studi sulla leucocitosi digestiva. Il Lusignani, in sostanza, dimostra che le variazioni leucocitarie successive alla ingestione dell’alimento sono dovute a meccanismi nervosi centrali e periferici che, regolando il calibro vasale, determinano attraverso fenomeni di vasocostrizione, la leucocitosi e, attraverso fenomeni di vasodilatazione, una relativa leucopenia. Per cui è chiara la origine nervosa della reazione vasocostrittiva, quindi di chiusura dell’organismo al cibo cotto e, viceversa, dilatatoria, cioè di allentamento della reazione nervosa e di rilassamento delle pareri vasali in caso di ingestione di cibo crudo, evidentemente considerato – da quella che non può non essere chiamata “intelligenza del corpo” – non nocivo all’organismo, confacente ad esso e quindi non necessitante di una azione di rifiuto, di difesa, di rigetto da parte dell’organismo stesso.

In margine e a conclusione del dilemma crudo-cotto, c’è da dire che certamente il nostro organismo è in grado di utilizzare financo cibo cotto, ma in questo caso è costretto a trasformare un corpo morto in materia vivente e un tale sforzo non può essere portato a termine che a spese del nostro capitale energetico (o energia vitale), di cui siamo forniti alla nascita e che perciò viene eroso. Questo nostro capitale energetico, che potremo chiamare più semplicemente “vitalità”, viene pertanto diminuito, in seguito alla cottura dei nostri alimenti, per una duplice causa: per la reazione sanguigna messa in evidenza da Kouchakoff e per lo sforzo supplementare imposto all’organismo per trasformare materia morta in materia viva.

Mi sembra necessario accennare brevemente anche alla scoperta del già citato ingegnere francese André Simoneton. Gravemente ammalato, quasi senza speranza di guarigione, riacquistò la salute con il vegetarismo e si dette quindi a studiare la causa delle sottili influenze guaritrici che i vegetali possono così beneficamente esercitare sul fisico dell’uomo.

Scoprì così che le radiazioni emesse dal nostro corpo quando siamo sani si aggirano, in media, sui 6500 Ångstrom, mentre in condizioni di malattia o di cattiva alimentazione scendono sempre al di sotto di tale livello.

Per conservarsi in salute occorre pertanto mantenere costante o superare il suddetto livello delle vibrazioni, utilizzando sia le radiazioni cosmiche e telluriche, sia quelle emesse dai nostri alimenti. Simoneton divise gli alimenti in 3 categorie :

  1. alimenti “morti” cibi cotti o conservati, margarina, pasticceria industriale, alcool, liquori, zucchero bianco o grezzo. Questi cibi hanno radiazioni nulle o pressochè nulle;
  2. alimenti “inferiori” : carne, salumi, uova non fresche, latte bollito, caffè, the, cioccolato, marmellate, formaggi, pane bianco. Questi cibi hanno radiazioni inferiori a 3000 Ångstrom;
  3. alimenti “superiori” o “sani” frutta fresca, cruda e matura e verdura cruda e fresca. Questi cibi hanno radiazioni molto elevate, tra 8000 e 10000 Ångstrom. Simoneton ci dice anche che la frutta che ha dato i migliori risultati sperimentalmente è quella appena colta e ben matura e che quindi il consumo di frutta e verdura è tanto più salutare quanto meno tempo è trascorso dal momento in cui è stata staccata dall’albero o raccolta dal terreno e quanto più la frutta è matura.

Noi dobbiamo far tesoro di tali importanti suggerimenti, che sono frutto di cosi’ serie indagini scientifiche, cibandoci con alimenti facenti parte della terza categoria che prima citammo.

In conclusione, possiamo affermare che dalle importanti scoperte di Simoneton esce confermata in pieno la linea nutrizionale del crudismo vegetariano, cioè dell’alimentazione viva.

Possiamo, a questo punto, concludere che un alimento crudo e fresco soddisfa certamente, e nella maniera ottimale, le nostre esigenze nutrizionali, e che la stessa cosa non si può certo dire per l’alimento cotto.

I pretesi vantaggi che le varie industrie conserviere dichiarano di ottenere mediante il calore comportano un impoverimento sul piano bionutrizionale così grave che dovremmo cercare tutti di evitare quanto più possibile i cibi conservati, preferendo prodotti crudi, freschi ed integrali.

Un’ultima considerazione si impone. L’alimento vegetale naturale, vivo, fresco e maturato sotto l’azione dei raggi del sole è il punto di arrivo, materiale e tangibile, di una serie di processi naturali di condensazione di quelle energie che lo hanno dapprima generato, poi fatto crescere e infine portato a maturazione; se noi ingeriamo un siffatto alimento e lo sottoponiamo ad accurata masticazione queste energie si liberano e vengono cedute all’organismo nei vari tratti dell’apparato digerente e nelle varie fasi dei processi digestivi.

In sintesi, mentre per giungere alla completa formazione dell’ alimento si procedette dalla energia alla materia, quando noi ci nutriamo con tale alimento si effettua il cammino inverso, cioè dalla materia all’energia, energia che viene ceduta al corpo e a beneficio di questo. La cottura di un alimento lo rende incapace di simile cessione di vitalità, per il semplice fatto che esso non possiede più vitalità: l’ha perduta in seguito alla cottura. Solo gli alimenti “vivi” possono, quindi, trasmettere vitalità al corpo, nutrirlo, mantenerlo in salute e conservare e potenziare le sue difese naturali. In conclusione , l’alimentazione vegetariana deve tendere a ripristinare al massimo grado possibile il crudismo, eliminando, sia pure gradualmente, il ricorso alla cottura dei cibi. Spesso mi sento chiedere, anche da qualche vegetariano : “E i cibi che non si possono mangiare crudi?”. A queste persone viene voglia di rispondere con le parole di Gandhi : “L’uomo non ha alcun bisogno di cuocere i propri cibi. La cottura distrugge gli elementi più vitali e gli alimenti che non si possono mangiare crudi non erano evidentemente destinati dalla natura a nutrirci. Noi sciupiamo una enorme quantita del nostro tempo prezioso per cuocere i nostri cibi, senza alcun bisogno. Vivendo solo di vegetali non cotti, quanti quattrini, quanto tempo, quanta energia si potrebbero risparrmiare, devolvendo queste varie forze a scopi infinitamente più utili e migliori!” (Mahatma Gandhi – Guida alla salute – Ristampato a cura dell’Istituto Italiano di medicina sociale – Roma , 1983).

Questa breve rassegna delle conseguenze della cottura dei cibi ci porta inevitabilmente a domandarci perchè l’uomo, ad un certo punto della sua preistoria, dopo moltissimi millenni di alimentazione cruda, si decise ad utilizzare il fuoco per cuocere i suoi alimenti. Cercherò di rispondere a questo quesito, necessariamente in forma sintetica. I paleoantropologi sono concordi nell’affermare che, durante la preistoria dell uomo si verificarono eventi meteorologici e geologici che alterarono profondamente gli ecosistemi da lui abitati. In particolare vennero alterati i biomi vegetali dai quali l’uomo traeva il proprio nutrimento. Avvennero, infatti: glaciazioni (espansioni dei ghiacciai), interglaciazioni (ritiri dei ghiacciai e avvento di climi piu caldi), periodi di forte inaridimento climatico, aumenti eccezionali della piovosità (pluviali). Particolarmente importante per l’uomo fu l’ultima glaciazione denominata Würm, dell’era quaternaria, nel periodo chiamato Pleistocene. Tale immane glaciazione comportò l’avanzata dei ghiacciai su gran parte delle regioni euroasiatiche, con conseguente distruzione delle foreste e con effetti che si protrassero sino a 10.000 anni fa circa.

Coeve di tali glaciazioni furono le intensissime precipitazioni (pluviali) che si verificarono in Africa; anche questi eventi climatici furono gravidi di conseguenze per l’uomo, poichè ai pluviali seguì una fase di calo drastico delle piogge e di inaridimento del clima (anche per effetto della formazione della Great Rift Valley, lungo la quale l’Africa si è come spaccata per effetto di un grandioso evento tettonico, tuttora in corso) per cui leforeste subirono funeste riduzioni trasformandosi prevalentemente in savana. L’uomo fu conseguentemente costretto a diventare animale da savana e dovette, per sopravvivere, cibarsi di quello che tale ambiente gli offriva. Vi trovò le graminacee, piante che richiedono spazi aperti, luce solare diretta, condizioni, queste, presenti nella savana e non nell’ombrosa foresta, donde l’uomo proveniva. Ecco cosa ci dice l’illustre clinico e scienziato prof. Marcello Comel dell’Università di Pisa :”L’uomo per derivazione ancestrale è una “scimmia d’ombra” essendo vissuto per milioni di anni sugli alberi, all’ombra delle foglie, nella sua grande patria d’origine, la foresta. Sceso a terra, vagò per altri milioni di anni nella savana”. (M. Comel – Il quaderno Santoriano della salute – Milano, 1979).

Le graminacee, lo sappiamo tutti, sono piante che producono dei frutti secchi (cariossidi), monospermatici, duri, piccoli, senza odore e senza appetibile sapore, quasi invisibili, senza apprezzabili variazioni cromatiche all’atto della maturazione : cibo da uccelli, insomma. La paleobotanica ci dice che le prime graminacee spontanee utilizzate dall’uomo furono il frumento (Triticum boeoticum) e l’orzo (Hordeum spontaneum); da queste specie selvatiche derivarono poi le specie coltivate (addomesticate) che poi via via portarono alle spighe dei cereali attuali, ben più ricche di frutti, attraverso incroci e pratiche culturali varie. L’agricoltura, la proprietà terriera e la stanzialità dell’uomo nacquero, cosi, circa 10.000 anni fa, in 3 zone (Asia occidentale, Asia sud-orientale e America centrale). La parte più vicina a noi, di queste tre zone, è la prima, nel vicino medio Oriente, detta “Mezzaluna fertile” per la sua forma approssimativa, che si estende dalla Palestina all’Iran attraverso la Turchia : da tale zona l’agricoltura si diffuse poi nel bacino del Mediterraneo e nelle altre terre europee. Ma l’uomo, a causa dell’insufficiente apporto nutritivo delle graminacee spontanee, fu costretto a rivolgere la sua attenzione anche al nutrimento carneo, che poteva procurarsi mangiando gli animali della savana : divenne, quindi, oltre che granivoro, anche carnivoro, nonostante che la sua costituzione fisica fosse – lo è tuttora – quella di un fruttariano, come dimostrano senza alcun dubbio, come sappiamo, la anatomia comparata, la fisiologia comparata, l’embriologia, lo studio degli istinti, la immunologia, ecc.

Non posso, naturalmente, soffermarmi qui, come desidererei, sulle tante prove che le tante discipline scientifiche ci offrono sulla essenza dell’alimentazione naturale dell’uomo, che è quella basata sui frutti carnosi, dolci e succulenti, che soddisfano totalmente ed in modo ottimale le esigenze nutrizionali del nostro organismo. Nei miei corsi uso, peraltro, ricorrere alla proiezione di mie diapositive per offrire visivamente queste prove scientifiche, perchè ritengo che non si debbano mai fare delle affermazioni che non siano documentabili.

Non avendo, quindi, l’uomo, le caratteristiche anatomo-fisiologiche nè del granivoro, nè (meno ancora) del carnivoro, per rendere commestibile il cereale ed il cadavere di altri animali dovette egli ricorrere al fuoco, come attestano i reperti dei siti dove furono accesi i fuochi culinari. Nasce, così, la cottura dei cibi, che gradualmente e del tutto irrazionalmente si estese, purtroppo, dalla carne e dai cereali, a tanti altri cibi che assolutamente non la richiedono.

Ecco quel che ci dice, di questo periodo preistorico così decisivo per l’uomo, una voce autorevole (James Collier – L’uomo preistorico – Newton, 1974) “Il Pleistocene fu un periodo stravagante :per quattro volte durante il suo trascorrere i ghiacci avanzarono sino a coprire le regioni del mondo temperato per poi ritirarsi. I ghiacciai del Pleistocene non raggiunsero l’Africa, ma in questo continente l’epoca fu contrassegnata da periodi di grandi precipitazioni piovose alternati a periodi di assoluta siccità. In queste condizioni l’uomo non potette più affidarsi completamente alla vegetazione per nutrirsi e dovette completare con la carne la sua dieta. Ma tutti i carnivori sono forniti di qualche attrezzo simile agli utensili del macellaio : basta pensare al becco dell’avvoltoio, alle zanne della tigre, agli artigli del leone o del gatto selvatico. L’uomo invece, come tutti i primati, non è per natura carnivoro. Si sospetta che l’antenato dell’uomo non sia stato tanto un cacciatore quanto uno “spazzino” che si nutriva delle prede fatte da altri animali, carnivori (sciacallaggio). Forse adoperando sassi e bastoni l’uomo riusciva ad allontanare il leopardo dall’antilope uccisa, se ne impossessava e la trascinava al sicuro nel suo rifugio”. Così Collier. L’uomo in conclusione, fu “costretto” ad operare questa svolta radicale nella sua alimentazione, per poter sopravvivere. Non operò quindi, una scelta, ma semplicemente dovette obbedire ad uno stato di necessità che non offriva alternative. L’istinto di sopravvivenza prese il sopravvento e gli istinti alimentari biologicamente connaturati con la specie umana e orientati alla frutta furono soffocati, non potendo più, l’uomo, soddisfarli.

Si può parlare quindi, di una “deviazione alimentare”, imposta da particolari circostanze, ma non di “errore”, termine che può anche ipotizzare una possibilità di scelta, in realtà inesistente nel caso specifico.

Certamente, però, tale “deviazione alimentare” ha segnato di fatto (per una serie di eventi concatenati, ma tutti necessariamente derivanti da quel deviamento fagico da considerare pertanto come un “primum movens”), l’inizio della degradazione fisio-psichica dell’uomo, che è ormai giunta a quei disastrosi livelli che sono oggi di fronte agli occhi di tutti.

L’uomo mangiava le spoglie degli animali, che sottraeva ad altri animali, carnivori, o che lui stesso uccideva, quasi sempre dopo averle cotte. Tuttavia, studi antropologici accurati fanno ritenere assai probabile che le carogne già in via di decomposizione (e che pertanto non necessitavano della ulteriore ulteriore azione disgregatrice ed ammorbidente della cottura) nonchè le poco consistenti (fegato, cervello, midollo delle ossa, frattaglie) delle prede da poco uccise furono, almeno agli inizi, mangiate crude; la cottura della carne è stata, comunque la norma.

Il fuoco ha avuto (ed ha) una importanza basilare, certamente rivoluzionaria per l’uomo.

Il prof. F. Facchini (ordinario di antropologia all’Università di Bologna) ci dice che il fuoco è stato impiegato, a scopo culinario, dall’uomo preistorico soprattutto per cuocere la carne. (Facchini – Il cammino dell’evoluzione umana – Milano, 1985)

Il prof. K. Oaklay afferma che “dei tre principali usi del fuoco fatti dall’uomo del paleolitico (difesa dai carnivori, creazione di nuovi ambienti fisici e cottura dei cibi), la utilizzazione culinaria è quella che ha avuto l’effetto più profondo sull’evoluzione fisica dell’uomo” (K.R.Oaklay – L’utilisation du feu par l’Homme – Paris, 1958). Concorda su questo anche C. Perlés, docente di preistoria all’Università di Parigi (Perlés – Prehistoire du feu – Paris, 1977).

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Ma oggi non esistono piú, fortunatamente, le ragioni di forza maggiore che obbligarono, come si è detto, l’uomo preistorico a ricorrere ad alimenti che contrastavano con le sue esigenze nutrizionali naturali di frugivoro-fruttariano e che dovevano, peraltro, essere sottoposti a cottura. Ci riferiamo non solo alla ma anche ai cereali. Di conseguenza, l’uomo ha potuto intraprendere da tempo il lento viaggio di ritorno alla alimentazione naturale biologicamente a lui confacente e totalmente cruda, cioé “vìva”. Ma – domandiamoci – è possibile consumare anche i cereali allo stato crudo, cioè “vivi”? Il loro uso alimentare, come si sa, è assai radicato ancora, nonostante che molte Scuole (sopratutto le Scuole Igieniste) li ritengano cibo non adatto all’uomo e altri li qualifichino, per questo, “cibo di compromesso”. In effetti, come vedemmo, il ricorso dell’uomo preistorico al cereale fu una sorta di “compromesso obbligato”, accettato (“obtorto collo”, aggiungo io) sotto l’imperio della fame, mentre l’uso attuale del cereale potrebbe invece, chiamarsi “compromesso volontario”.

Tuttavia, poichè questa breve tesi ha per tema il dilemma crudo-cotto, mi sembra necessario esporvi in questa sede due maniere per poter consumare anche i cereali allo stato crudo, senza ricorrere ad alcuna fonte di calore, allo scopo di non dover escludere, da una dieta crudista, i cereali, a cui molti non saprebbero rinunciare.

Un primo metodo consiste nel consumare i cereali dopo averli fatti germogliare. La germogliazione incrementa notevolmente il corredo vitaminico del seme e provoca una sorta di predigestione di alcuni dei suoi componenti più essenziali, conservando nel contempo tutte le vitalie, che anzi dal processo di germogliazione vengono potenziate. Uso dire, ed è vero, che i semi germogliati sono un ‘cocktail di vitamine”. I germogli sono nutrientissimi, energetici e molto più digeribili dei prodotti ottenuti con la panificazione (che comporta peraltro la cottura e quindi la morte) degli stessi semi non germinati.

Il secondo metodo è quello proposto dal medico svizzero dott. Bruker e che lui chiama “della pappa di cereale fresco”. E’ semplicissimo. Si macinano grossolanamente 3 cucchiai da minestra di frumento o altro cereale (basta un vecchio macinino da caffè). Al macinato così ottenuto si aggiunge acqua fredda e si mescola. Si lascia in riposo per 12 ore, durante le quali il cereale rigonfia sino ad assorbire tutta l’acqua. Indi, si consuma, con eventuale aggiunta di frutta fresca. Tale ricetta è descritta nel libro del dott. Bruker – “La cucina e il tuo destino” – Lugano, 1974. Una variante per bambini, della “pappa di cereali freschi” di Bruker, è il “latte di fiocchi di cereali crudi” suggerito dai dottori Herbert Shelton e J.H. Tilden e la cui preparazione è descritta nel libro, edito a cura dell’Associazione Vegetariana Italiana (AVI) – 1985, “L’alimentazione del bambino” (Autori vari). Per questa ricetta rimando alla lettura del predetto lodevole opuscolo. In conclusione: la carne e i cereali furono i primi alimenti che nella preistoria l’uomo sottopose a cottura e che “innescarono” quindi tale esiziale pratica.

Comunque, il viaggio di ritorno all’alimentazione naturale, oltre che essere necessariamente lento, è anche lunghissimo, data la enorme differenza, di cui occorre prendere coscienza, tra la nostra attuale alimentazione, artificiale, morta e avvelenata e l’alimentazione naturale, viva e vitalizzante.

Conviene, quindi, programmare questo viaggio, non senza, però, avere preso conoscenza, che all’inizio potrà anche essere sommaria, delle nostre reali necessità alimentari fisiologiche in modo da acquisire un minimo di cultura dietetica che consenta di regolarsi adeguatamente. Questo ci consente anche di difenderci dall’autentico agguato che ci tendono continuamente le industrie alimentari proponendoci il consumo di sostanze di dubbia convenienza o decisamente nocive. Tutto questo è necessario perchè noi, come sappiamo, abbiamo perduto gli istinti che ci ponevano in grado di orientarci, per effetto di un automatismo biologico, in modo ottimale nella scelta degli alimenti; oggi noi dobbiamo sopperire a tale perdita ricorrendo alla informazione, alla indagine conoscitiva e all’uso della ragione. Tale viaggio che noi vegetariani abbiamo già intrapreso, data la sua lunghezza deve forzatamente prevedere una serie di obiettivi (che possiamo chiamare anche “livelli” o “gradini”) intermedi da raggiungere. Il primo e più urgente di tali obiettivi è senza dubbio la eliminazione dalla propria dieta del cadavere di altri animali, cioè la eliminazione della più grossolana deviazione dalla nostra alimentazione naturale, che ci portiamo dietro dalla preistoria. Questo obiettivo, oltre ad essere il più urgente ai fini della salute fisica, è di basilare importanza sul piano etico perchè ci riscatta dall’onta della nostra partecipazione al massacro di tanti animali, innocenti e pacifici nostri compagni di vita, che dobbiamo invece amare e rispettare. Io dico sempre e a tutti che l’etica “è il fiore all’occhiello” dei vegetariani. Ma questa è solo una prima tappa giacchè non basta certo eliminare la carne per poter dire di aver ripristinato la alimentazione naturale. Operata tale prima “depurazione” della nostra alimentazione, restano, infatti, in vita le altre trasgressioni alle leggi alimentari naturali. In particolare occorrerà :

  • non uccidere i cibi con la cottura, ma mangiarli crudi, cioè “vivi”
  • eliminare tutti i cosiddetti “sottoprodotti” animali, pur sempre provenienti dal corpo degli animali che sfruttiamo, e certamente con finalizzati, biologicamente, a servire di nutrimento all’uomo (uova, latte di altri mammiferi, e derivati, miele). Sono convinto e sono in ottima compagnia) che i vegetariani “mitigati” (o “ovo latteo-vegetariani) elimineranno tutti dalla loro dieta questi sottoprodotti animali, divenendo, così, vegetaliani
  • imparare a masticare correttamente
  • imparare a respirare correttamente, dopo avere, naturalmente, eliminato il fumo e ripristinando, soprattutto, la funzionalità diaframmatica. Occorre ricordare sempre che l’aria è il nostro primo alimento e che la respirazione diaframmatica influenza `avorevolmente anche l’attività dell’apparato digerente e dell’apparato circolatorio
  • dare la massima importanza all’attività fisica, cioè al moto, che fra l’altro stimola la peristalsi intestinale e la circolazione
  • eliminare gli alcoolici (vino, birra, ecc:), i nervini (caffè, the, cacao, ecc.), il sale, lo zucchero industriale (bianco o scuro che sia), i grassi da estrazione, le spezie forti (pepe, mostarde, senape, ecc.)
  • aspettare la comparsa della fame per mangiare
  • praticare la massima temperanza nel mangiare, in quanto “tornare alla alimentazione naturale” significa non solo aderenza qualitativa ai nostri fabbisogni nutrizionali biologici, ma anche aderenza quantitativa a tali fabbisogni. Occorre in sostanza mangiare per vivere e non viceversa, in modo da evitare la sovralimentazione, che è causa primaria di molti gravi stati patologici che affliggono tanta parte dell’umanità
  • evitare di ingerire contemporaneamente cibi tra loro incompatibili a causa di diverse o addirittura opposte esigenze digestive. Ricordiamo che fra i tanti tristi primati dell uomo c’e quello di essere l’unico animale che mescola i cibi
  • imparare a seguire mentalmente, concentrandosi durante la masticazione, il trasferimento della energia vitale, accumulata, come si disse, nel cibo vivo, da questo al nostro organismo

Ora, quanti di noi hanno già realizzato tutte queste tappe?

Probabilmente nessuno! Altrettanto probabilmente nessuno sarà totalmente soddisfatto della propria condotta alimentare, ma questo, a mio parere, è un bene, perchè costituisce uno stimolo a migliorare. Chi sta più avanti e chi sta più indietro, in questo lungo viaggio. E, d’altra parte, che sia veramente necessario percorrere questo lungo cammino ascendente ce lo dice lo stesso termine di cui ci fregiamo .”vegetariani”. Chi è “vegetariano”?. Chi pratica Il vegetarismo. E che cosa vuol dire “vegetarismo”?. I termini “vegetariano” e “vegetarismo” originano etimologicamente dalla radice indoeuropea VAG, che significa “sospingere, accrescere, fare crescere, rendere gagliardo”. Tale radice si ritrova poi, nella lingua latina, nel sostantivo VIGor (vigore, salute, gagliardia) e nell’aggettivo VEGetus (sano, vigoroso. pieno di vita). TENUTO CONTO DELL’ETIMOLOGIA DEL TERMINE, PER “VEGETARISMO” SI DEVE INTENDERE QUINDI UN SISTEMA DI VITA CHE RENDE L’INDIVIDUO “VEGETUS”, CIOE SANO, VIGOROSO. Nel linguaggio comune, tuttavia, il termine “vegetarismo” indica semplicemente un regime alimentare dal quale sono esclusi i cadaveri di animali (carne) ed il termine “vegetariano” indica chi accetta e pratica tale esclusione. Le varianti “vegetalismo” (o “veganismo) e “vegetaliano” (o “vegan”) si riferiscono ad un regime strettamente vegetale, con esclusione, quindi, anche dei sottoprodotti animali (uova, latte e derivati, miele), sebbene abbiano la stessa etimologia di “vegetarismo” e “vegetariano”.

Domanda : basta escludere dalla propria dieta i corpi degli altri animali (pesci e volatili compresi) o, più radicalmente, anche i sottoprodotti animali per potersi dichiarare “vegetus”? Io sono d’accordo con coloro che rispondono a questa domanda con un “no”, che motivo, portando qualche esemplificazione.

Conosco molte persone che si ritengono vegetariane “perchè non mangiano carne”, ma sostituiscono l’apporto proteico dell’eliminato cadavere con formaggi e legumi; il che, in linea di principio, potrebbe anche andare, ma il guaio è che mangiano quantità enormi di formaggi e legumi, percentualmente, peraltro, spesso più ricchi di proteine della carne eliminata, per cui essi soffrono a causa di stati patologici molto più gravi di quelli che sarebbero a loro derivati se avessero continuato a mangiare 100 gr. di carne al, giorno; fatto salvo, si intende, il positivo aspetto etico della rinuncia alla carne.

La sola e semplice eliminazione della carne, se non è accompagnata da quelle altre modificazioni del proprio sistema di vita che gradualmente porteranno ad essere veramente “vegetus”, perde in effetti molto valore.

Occorre, quindi, non solo eliminare la carne (passo, ripeto di primaria importanza, anzi essenziale e che deve pertanto avere la precedenza) ma tradurre in pratica tutte le altre modifiche alimentari cui accennammo, sia pure lentamente e con molta gradualità.

Si può infatti verificare anche il caso di chi, eliminata la carne, e ritenendosi così assolto dalla colpa di uccidere altri animali, si appiattisce su questo risultato, ritenendo che, essendosi salvata l’anima, si sia salvato anche il corpo; continua, quindi, a bere vino e altri alcoolici, a mangiare tutto cotto, a ingozzarsi di formaggi e uova, a fare mescolanze orrende, a ingoiare senza masticare, a supernutrirsi, a fare poco moto. Questa persona, naturalmente, accuserà vari malanni e se ne meraviglierà. Dirà :”Ma come, eppure ho eliminato la carne!”.

Occorre perciò cercare di essere vegetariani cioè, aspiranti a diventare, col tempo e con la perseveranza, ‘vegetus”) a pieno titolo, PERCORRENDO GRADATAMENTE TUTTI I GRADINI CHE ABBIAMO PRIMA ELENCATO. Ritenere che il vegetarismo abbia esaurito il suo compito non appena sia stato eliminato il cibo carneo è gravemente riduttivo e costituisce in un certo senso un immiserimento dell’ideale vegetariano, anche perchè l’uomo nel percorrere il lungo cammino che va dalla necrefagia, e dall’onnivorismo di fatto attuale, alla alimentazione “viva’, realizza una crescente eticità della sua alimentazione.

In conclusione, il dettato etimologico dei termine ‘”vegetarismo” deve avere per ognuno di noi il valore di monito ideale e di affermazione di propositi.

Un’altra domanda si impone : dovremmo perdere forse il diritto di chiamarci oggi “vegetariani” solo perché non abbiamo ancora raggiunto lo stato di “vegetus”? Io ritengo di no, assolutamente. Noi aspiriamo a diventare “vegetus” e siamo in marcia per poterlo divenire in futuro : per questa nostra aspirazione siamo “vegetariani” e in tale prospettiva operiamo nella “Lega per l’alimentazione viva”. Dobbiamo pertanto considerare come una nostra doverosa missione il farci portatori e divulgatori della grandiosità del compito del vegetarismo, che non è solo un sistema dietetico, ma un sistema di vita e, se si vuole, una dottrina, una rivoluzione pacifica e pacificatrice. Dal vegetarismo, inteso in tutta l’ampiezza del termine, deriveranno infatti, inevitabilmente, col tempo, benefiche conseguenze modificatrici del carattere e del comportamento interpersonale dell’individuo. Questo perchè l’aggressività che era generata dal cibo carneo e dagli altri eccitanti, dall’eccesso di proteine e dalla superalimentazione verrà, abolendosi tali deviazioni e tali eccessi, gradualmente meno e cederà il posto al rispetto della vita in tutte le sue forme (biocentrismo), alla comprensione, all’amore. Concorrerà al raggiungimento di tale obiettivo il fatto che, nel contempo, a misura che si diffonderà il vegetarismo, si recupereranno i terreni incolti e quelli oggi coltivati a piante voluttuarie e dannose o male finalizzate (caffè, the, tabacco, vite da vinificazione, cereali per allevamento di bestiame da macello, ecc.), dedicandoli, invece, a piante alimentari appropriate all’uomo : si potrebbe, così, nutrire abbondantemente una popolazione almeno 15 volte superiore a quellà attuale, che è di oltre 5 miliardi, cioè oltre 75 miliardi di uomini!. Verrebbe meno, di conseguenza, la competitività e la conseguente aggressività fra gli uomini e, anche per questo, si instaurerebbe la pace duratura sulla terra e un naturale comportamento nonviolento. Mi piace riportare, a tal proposito, le parole illuminanti di Edoardo Bratina : “L’unica nostra possibilità di sopravvivenza consisterà nel radicale cambiamento dell’alimentazione. Se l’alimentazione “viva” venisse adottata universalmente sparirebbero la fame nel, mondo, le rivalità fra nazioni ricche e quelle povere, l’incubo della guerra per il possesso delle risorse alimentari ed energetiche, ecc. .”

C’è tuttavia da aggiungere che il vegetarismo (ed il nostro statuto lo mette nel giusto rilievo) non può andare disgiunto dal rispetto ecologico dell’intera natura, alla quale occorre riavvicinarsi, pur conservando le principali conquiste tecnologiche fondamentali e pertanto il vegetarismo deve anche comprendere l’istanza naturista, con tutte le sue implicazioni e deve collaborare con il movimento igienista e con tutte le entità associative che si richiamano all’alimentazione naturale. Si verrà così a fondere armoniosamente, in conclusione, razionalità scientifica e motivazione etica, soddisfacendo in tal modo, globalmente, tutte le esigenze psicofisiche dell’uomo. Solo così, mi sembra, potremo a giusto titolo fregiarci dell’appellativo specifico e sottospecifico di “sapiens sapiens”, che accompagna il nostro nome generico di “Homo”.

Permettetemi di terminare con una mia riflessione, che può sembrare immaginifica, ma che ritengo fermamente ancorata ad un reale divenire in atto. Mi piace, cioè, immaginare gli attuali oltre 5 miliardi di uomini disposti su una scala lunghissima, ogni gradino della quale sia occupato da un essere umano. Oltre cinque miliardi di scalini. Tutti questi uomini sono impegnati nel “viaggio di ritorno all’alimentazione naturale”, viaggio lunghissimo, che dura già da parecchio. Ogni gradino rappresenta il punto al quale l’uomo che lo occupa è giunto nel faticoso recupero di tale alimentazione. Questo recupero è faticoso perchè l’uomo deve superare pregiudizi, forza delle abitudini errate, ostilità, conformismi, suggestioni, tentazioni, disinformazione, cedimenti della volontà di andare controcorrente, ecc. E tuttavia tutto è in movimento e il ragionamento, completato e sostenuto dalla motivazione etica, subentrato al posto del soffocato istinto, fa perseverare l’uomo nell’azione di bonifica della propria alimentazione. A misura che un individuo realizza un sia pur modesto, o anche modestissimo, progresso alimentare o etico, passa da un gradino a quello superiore e poi da questo ad un altro ancora più alto, e così ancora.

Mi piace anche pensare che le zone terminali superiori della scala siano occupate dai fruttariani che sono riusciti a coniugare, nell’alimento, la massima eticità con l’optimum dei bisogni naturali nutrizionali dell’individuo, essendo il frutto carnoso e dolce l’unico alimento biologicamente adatto all’uomo.

Tutti siamo, così, impegnati, chi velocemente, chi lentamente a liberarci da una alimentazione irrazionale, antinaturale e cruenta, che ci ha portato la violenza, la infelicità, l’odio, la sofferenza dovuta alle malattie, la morte prematura, la guerra, ecc.

Siamo, quindi, tutti in viaggio, viaggio lunghissimo, lunghissimo….

Più alto è il gradino occupato in questa lunghissima scala da ognuno di noi, tanto più grande deve essere la nostra pazienza e la nostra comprensione nei riguardi di chi è ancora dietro di noi e che dobbiamo aiutare a salire, con amore, tanto più che c’è anche chi sta più avanti di noi e dal quale dobbiamo apprendere, con umiltà e con riconoscenza.

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Nonostante la manifestata intenzione di dare al presente lavoro i limiti di una breve, prima presentazione della “Lega per l’alimentazione viva”, non si può concludere tale presentazione senza le seguenti note. Abbiamo accennato prima, qua e là, al biocentrismo, da sostituire alla visione antropocentrica della vita che tanto ha danneggiato sinora l’uomo il quale da una siffatta distorta angolatura ha ritenuto di trarre il diritto di dominare e di sconvolgere tutta la natura, di schiavizzare gli altri animali, di ucciderli e di mangiarne i cadaveri. Ebbene, i tempi sono fortunatamente cambiati e le recentissime scoperte dei due biologi americani Sarich e Wilson hanno sancito anche sul piano scientifico la inaccettabilità dell’antropocentrismo, dopo che tale inaccettabilità era stata decretata da tempo su un piano squisitamente etico. Occorreva però in Italia una accettazione ufficiale del biocentrismo da parte di un ministro della Pubblica Istruzione ed è ciò che felicemente è avvenuto ad opera del ministro Galloni il quale con la famosa circolare n. 49 del 4.2.1989, stabiliva fra 1’altro che “L’educazione ambientale deve stimolare negli studenti una particolare sensibilità per i problemi legati all’ambiente, al fine di CREARE UNA NUOVA CULTURA CHE TRASFORMI LA VISIONE ANTROPOCENTRICA DEL RAPPORTO UOMO-NATURA IN QUELLA BIOCENTRICA CHE CONSIDERA L’UOMO QUALE COMPONENTE DELLA BIOSFERA”.

Questo documento è di portata veramente rivoluzionaria, perchè radicalmente innovativo nel campo della educazione delle future generazioni. Purtroppo esso è rimasto inspiegabilmente inattivato e, data la sua fondamentale importanza, la “Lega per l’alimentazione viva” si propone di renderlo operante al più presto possibile”.

Dicemmo che l’uomo preistorico fa costretto, da vegetariano, a diventare carnivoro a causa degli stravolgimenti climatici che colpirono le terre da lui abitate.

Esistono però ogi animali vegetariani che, a differenza dell’uomo, non si sono allontanatl così radicalmente dalla loro alimentazione vegetariana originaria, come purtroppo facemmo noi. Ebbene, dando un rapido sguardo a questi animali, ci accorgiamo che:

  1. Gli animali più forti e resistenti alle fatiche fisiche sono vegetariani. Ad esempio, quelli che 1’uomo ha sempre sfruttato per eseguire pesanti lavori: bue, cavallo, mulo, asino. Ed ancora : l’elefante, il rinoceronte, l’ippopotamo, le scimmie antropomorfe (gorilla, scimpanzè, ourang-utan, siamango), ecc.
  2. Gli animali più prolifici sono ve-getariani (ad es. il coniglio).
  3. Gli animali più longevi sono vegetariani (ad es. l’elefante).
  4. Gli animali più pacifici sono vegetariani: tutti gli erbivori e tutti i frugivori-fruttariani.

Torniamo ad occuparci dell’uomo per chiederci quale influenza ha il vegetarismo nel campo delle prestazioni fisiche e sportive. Constatiamo così che sono innumerevoli I VEGETARIANI CHE OCCUPANO I PRIMI POSTI IN TUTTE LE GARE 0 ESIBIZIONI ATLETICO-SPORTIVE CHE RICHIEDONO RESISTENZA. IL MEDAGLIERE DEGLI SPORTIVI VEGETARIANI E’ RICCHISSIMO ANCHE NEL SETTORE DEI PRIMATI MONDIALI.

Diamo solo alcuni esempi di sportivi vegetariani :

  • OLLEY, corridore ciclista, campione nazionale inglese (196 miglia in 12 ore). GRUBB, ciclista, inglese anch’egli, recordman nazionale dell’ora.
  • GREG LEMOND, americano, ciclista, ha nel suo “curriculum” incredibili prestazioni: campione mondiale ad Altenrhein (’83). Tour de France nell’86 e ’89. Vincitore poi nell’ultimo campionato mondiale 1989 a Chambery. La Gazzetta dello Sport del 24.7 89 ha scritto di lui : “L’americano sarebbe stato in grado di continuare per altri 20 Km. ad oltre 54 all’ora. Le sue condizioni hanno destato stupore negli stessi medici…”
  • MILES, campione deI mondo di tennis per 10 anni.
  • HULDA CROOKS, 90 anni, vegetariana dalla nascita, ha scalato il monte WHITNEY, (4000 mt.) negli U.S.A. per ben 26 volte … (Paese Sera del 12.7.86).
  • KOHELMANIEN, finlandese, campione di marcia su strada.
  • PAAVO NURMI, leggendario campione di marcia su strada, recordman mondiale.
  • EMIL DERIAZ, recordman del tiro alla fune.
  • ZBYSKO e CYGANEWITCH, polacchi, campioni di lotta libera.
  • FRANCOIS PARADIS, canadese, campione mondiale di lotta/pesi leggeri.
  • TAYLOR, marciatore, medaglia d’oro.
  • NEWMANN E PFLEIDERER, vegetariani dalla nascita, campioni inglesi di marcia.
  • DOSE, tedesco, resosi famoso perchè unico vegetariano fra i 16 partecipanti, nelle gare di Lipsia, fu primo con 30 minuti di anticipo sull’orario previsto.
  • VIVIE, corridore ciclista, famoso per le sue scalate sui Pirenei. Nella Berlino-Schoenholz, di 112 Km., i primi 6 posti furono occupati da vegetariani ed il primo dei mangiatori di cadaveri giunse 7° un’ora dopo. Il I° dei 6 vegetariani fu KARL MANN, tedesco, che coprì il percorso in 14 ore e II’. Sempre Karl Mann vinse strepitosamente la Dresda-Berlino di 202 Km. in 26 ore e 52′, battendo tutti i records mondiali nei primi 100 Km. e arrivando a Berlino 2 ore prima del secondo concorrente!
  • Nella Hadley-Buckden, andata e ritorno, 97 miglia, solo i due partecipanti vegetariani hanno terminato la gara, impiegando 6 ore e 15′, perchè tutti gli altri concorrenti si erano ritirati.
  • BORZOV, campione mondiale sui 100: e 200 m.t.
  • MOSES, medaglia d’oro Olimpiadi ’76 e primatista mondiale nel ’76 e ’80.
  • ARNOLD SCHWARZENEGGER, campione di culturismo.
  • MAURIZIO ZANELLA, trentino, famoso “free-climber” (scalatore di montagne senza attrezzi), vedi. “Il Messaggero” del 3.9.87, che ne descrive le straordinarie imprese.
  • R. MESSNER, scalatore alpinista famosissimo per aver conquistato una decina delle cime più alte: del mondo senza l’aiuto di bombole di ossigeno.
  • Nel giro d’Italia ’87, lo scozzese R. MILLAR, si è classificato 2° e nell’88 in marzo è stato anche, maglia verde.
  • LUCIO ONGARO, docente all’I.S.E.F. (Istituto Superiore di Educazione Fisica), ex nazionale di pallacanestro.
  • ALEX RABASSA, portoghese, partito il 12 febbraio ’83 da Barcellona, ha compiuto una impresa record : 32.000 Km di marcia in 500 giorni circa!
  • BILL WALTON, giocatore di pallacanestro di fama internazionale.
  • MARCIE SCHWAN, maratoneta di fama mondiale, vegetariana da dodici anni ZATOPEK, atleta leggendario.
  • ENZO MAIORCA, pluricampione mondiale di immersione in apnea.

In tempi più recenti altri campioni nelle varie discipline come : WRIGHT (basket), R. DONADONI, S. NELA, BERUATTO, GRAZIANI, VIALLI (calcioì, BEN JONSON, primatista del mondo dei 100 mt. ’87, tennisti come IVAN LENDL, YANNICK NOAH, GUGLIELMO VILAS, ANGELA BANDINI, che nell’89, ha strappato proprio a Maiorca il suo record di immersione in apnea, portandolo a, 1077 mt. GELINDO BORDIN, campione mondiale di maratona ecc.ecc.

Concludiamo l’argomento con le seguenti due note :

Gli atleti greci si nutrivano esclusivamente di fichi, di nocciole, di formaggio, di granturco; erano i vincitori dei giochi olimpici. I gladiatori romani, rimasti famosi per la loro forza fisica eccezionale, si nutrivano di, focacce d’orzo e olio in prevalenza, sapendo che questo era il nutrimento che li rendeva forti. Per non dire dei soldati che nel “De bello Gallico” di Giulio Cesare, ci vengono descritti come mangiatori di farro.

I Prof.ri Ioteko e Kipani, dell’Università di Bruxelles, hanno potuto dimostrare che i vegetariani riescono a protrarre alcune particolari prove di potenza fisica per un tempo doppio o triplo rispetto ai carnivori, prima di accusare stanchezza e si riprendevano dalla fatica in un quinto del tempo necessario agli altri. (Da “Cibo per la pace” – Associazione internazionale per la coscienza – Fìrenze, 1984). Il vegetarismo è assai diffuso nel mondo dello spettacolo: PAUL e LINDA Mc. CARTNEY, DONOVAN, YOKO ONO, MICHAEL JACKSON, GEORGE HARRISON, BOB DYLAN, MADONNA, STYNG, PETER GABRIEL, PETER TOSCH, BOB GELDOF, ORNELLA MUTI, ROMINA POWER, ALAN SORRENTI, SYDNE ROME, BRIGITTE NIELSEN, ELIZABETH TAYLOR, ENZO TORTORA, KA BIR BEDI, CARLO e DIANA d’INGHILTERRA, JEAN-PIERRE AUMONT, PAT BOONE, ILARIA OCCHINI, IVAN CATTANEO, PINO DANIELE, EDOARDO DE FILIPPO, PAOLA PITAGORA, GIORGIO ALBERTAZZI, MARGARET LEE, GRETA GARBO, GLORIA SWANSON, CLAUDIA MORI, SIDNEY POITIER, OTTO PREMINGER, MARIA GRAZIA BUCCELLA, ADRIANO CELENTANO, lo scrittore MORAVIA… Sono inoltre vegetariani illustri personaggi della medicina moderna come VERONESI, direttore dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano; RENATO DULBECCO, premio Nobel per la medicina, GABRIELE BIANCHI PORRO, primario gastroenterologo all’Ospedale Sacco di Milano; il Dott. DELOR che è stato Presidente dell’Associazione Vegetariana italiana (AVI), ecc. L’elenco potrebbe naturalmente continuare ancora per molte pagine…

I1 vegetarismo porta ad una vera e propria dilatazione della mente. Il pensiero diventa più lucido e penetrante. La capacità di autocontrollo e la resistenza al lavoro intellettuale aumentano notevolmente.

A parte la famosa frase di GIOVENALE, “MENS SANA IN CORPORE SANO”, sta di fatto che gli uomini più intelligenti, più colti, più aperti, gli spiriti più nobili e più tolleranti del mondo, in tutti i tempi, si annoverano fra i vegetariani, in tutti i campi della cultura : nelle scienze, nella filosofia, nelle arti, nella letteratura, nella medicina, ecc.

Diamo qui di seguito un elenco, largamente incompleto, in ordine alfabetico, di alcuni dei più illustri vegetariani e sostenitori del pensiero vegetariano che con le loro opere e con i loro esempi hanno dato all’umanità delle guide sicure.

ANDERSEN

ARISTOTELE

BACONE

BYRON

CALVINO

CAPITINI

CICERONE

CINCINNATO

DARWIN

DIOGENE

DOSTOJEVSKY

EDISON

EINSTEIN

EPICURO

ERODOTO

ESCHILO

ESIODO

EURIPIDE

FLAUBERT

FRANKLIN

FREUD

FROMM

GALENO

GANDHI

GIOVENALE

GOETHE

HUGO

IPPOCRATE

JUNG

KAFKA

LAMARTINE

LEIBNIZ

LEONARDO

LEVI-STRAUSS

LORENZ K.

LUCREZIO

MAHLER

MARCO AURELIO

MARCUSE

MONTESSORI

MORO TOMMASO

NEWTON

NIETZSCHE

ORAZIO

OVIDIO

PAGANINI

PASCAL

PITAGORA

PLATONE

PLINIO

PLUTARCO

ROUSSEAU

RUSSEL B.

SCHOPENHAUER

SCHWEITZER

SENECA

SHAW B.

SHELLEY

SHELLING

SIBELIUS

SINGER

SOCRATE

SOFOCLE

SPINOZA

TAGORE

TERTULLIANO

THOREAU

TIZIANO

TOLSTOI

VAN GOGH

VIRGILIO

VOLTAIRE

WAGNER

WASHINGTON

ZARATUSTRA

ZENONE

Editato da Marco Giai-Levra (https://marcogiailevra.wordpress.com)